Un mese fa leggevo Vanity Fair, guardavo il gran pezzo di ragazza in copertina, completamente ricoperta d’oro, tacchi a spillo e tutto il resto. Ovvero pose sexy e sguardi ammiccanti. E poi me la rivedevo, in vasca, a Pechino. Con la medaglia d’oro in bocca e un record del mondo in tasca. Con quella faccia un po’ strafottente, un po’ maliziosa, un po’ bambina. Ah, la Federica Nazionale!

La blasonatissima nuotatrice di Spinea si confessava al settimanale, poco prima di partire per i mondiali di Roma. Fu così che scoprii che anche l’imbattibile della vasca era un essere umano.

Sai, quando una viaggia a velocità disumane, passa i tre quarti della sua vita in vasca, ha delle braccia più forti di quelle di tuo padre, non necessariamente te l’aspetti.

E invece, la bionica Federica, ha raccontato un suo sogno ricorrente.

In gara, con l’accappatoio, non riesce a toglierselo, man mano che avanza pesa sempre di più.

Non può vincere, ma riesce ad arrivare in fondo.

Ha paura anche lei, quindi. Federica “prigioniera dell’accappatoio”, un po’ delle enormi aspettative che gravano sulle sue spalle, forse.

Spalle grandi, sì, ma non a sufficienza.

Ma la parte più terribilmente umana è quella in cui dice di non piacersi proprio tanto. Vorrebbe essere “sottile come una modella”. Ed eccola lì, anche lei ci casa. Quasi “affoga” nello stereotipo della silfide da giornale patinato. Ma come? Lei, che è bella, contesa da giornali patinati e passerelle, che è straordinariamente brava, lei che ha un fisico eccezionale.

Quasi mi ha fatto tenerezza. E quella tenerezza mi è rimasta anche adesso, mentre la sto guardano sul podio di Roma con la seconda medaglia d’oro al collo. Oro nei 400 e nei 200. Record del mondo nei 400 e nei 200. Due record che in totale fanno 10. Tra un po’ avrà più record che medaglie, c’è da crederci.

E allora, lasciatemelo dire. Lascitemi colorare di femminismo quest’ennesimo podio che sento un po’ anche mio. Lasciatemi dire che lei, che non a tutti è simpatica, che non è molto espansiva, per niente di tante parole, che ha un fidanzato che, per forza di cose, è sempre nelle retrovie. Che è stata criticata, per il carattere, per le storie d’amore, per le foto discinte, persino tacciata di volgarità dal parroco di Spinea. Le hanno detto che si è montata la testa, senza pensare che –nel caso- avrebbe tutti i diritti di farlo.

Eccola lì, ricoperta di un oro diverso da quello di Vanity Fair, ma non meno sexy. Che si mette a piangere, confessa la stanchezza, la si vede umana, insieme all’accappatoio troppo pesante e al fisico non sottile come vorrebbe. Umana ma di una forza disumana.

E allora grazie, Federica, perché su quel podio, alla fine, è come se ci fossero anche tutte le donne in cerca di un riscatto.

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