SEGNALI DAL FUTURO
Un film di Alex Proyas con Nicolas Cage.

Il professore di astrofisica John Koestler non crede nel destino ed inoltre, rimasto vedovo in un tragico incendio, sembra non avere più neppure fede in Dio.
Il protagonista dovrà tuttavia ricredersi quando scoprirà che il suo unico e giovanissimo figlio è in possesso di un messaggio cartaceo, scritto da una bambina che frequentava la sua stessa scuola cinquant’anni prima, contenente una serie numerica che in sé cela le date e le coordinate geografiche dei giorni e dei luoghi dove e quando si tennero i più terribili massacri di massa ed inoltre dove e quando ve ne saranno altri in futuro.
L’innocenza pare essere la chiave del film, quel modo unico di approcciarsi alla vita che soltanto i bambini possiedono, il loro guardare libero da preconcetti e convenzioni, sempre pronti a lasciarsi stupire da tutte le cose, come una tela immacolata dove la vita ancora non sa tracciare il suo percorso, dove l’errore, il rimorso, il rimpianto ancora non si definiscono. Senza macchie insomma, come l’anima di chi ancora non sa e perciò è ancora aperto a tutta la conoscenza e allo stesso tempo quel medesimo sapere può ancora essere controllato perché non osi troppo oltre il limite del giusto trascendente, oltre la linea che divide il mortale dall’immortale.
Le tragedie preannunciate sembrano essere circoscritte e fini a se stesse ma in realtà non sono che un preludio ad un disastro che coinvolge la terra intera e che non può essere evitato; prende corpo così sullo schermo una moderna alluvione universale, ma questa volta i peccati dell’uomo non vengono affogati dalle lacrime del cielo, ma sono annichiliti dal fuoco del sole, ieri vita, oggi morte, ieri luce ed inizio, oggi buio e fine di tutte le cose.
I bambini diventano così i messaggeri, i tramiti attraverso cui entità extraterrestri, i veri artefici delle particolari premonizioni, possono esprimersi nel preannunciare l’inevitabile. Tali entità tuttavia non si limitano soltanto a questo, ma scelgono,similmente alla biblica arca di Noè, una coppia di bambini maschio e femmina per ogni parte del mondo, per poterli così salvare e far ricominciare da capo il genere umano.
Si realizza così una sorta di secondo inizio, un’altra possibilità che riparte dall’innocenza, si sceglie il bambino e questo potrebbe voler dire che l’adulto si è spinto troppo oltre, ha addosso non soltanto il peso della zavorra del peccato originale, ma, ciò che più conta, ha la presunzione di un sapere pressoché assoluto abusando così della sua intelligenza, autoproclamandosi implicitamente in troppi casi un pari del creatore, dimenticando di essere soltanto cenere animato da un alito divino.

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