DA DOVE VIENE BABBO NATALE?

Ci sorride con il suo faccione rotondo e bonario, con una candida barba chilometrica e lanosa, con lo sguardo tra l’ingenuo e l’ironico di Totti nello spot di un gestore telefonico, ha le sembianze corpulente e la capacità di fare a botte di Bud Spencer nella pubblicità di un pandoro, e in altri messaggi televisivi e pubblicitari può non essere visibile ma è evocato, come là dove è mostrato un bambino preoccupato che Babbo Natale, nella notte Santa, scendendo dal camino possa farsi male piombando su una superficie dura, e allora gli prepara un soffice panettone ad attutirgli l’atterraggio. E il berretto da Babbo Natale, in prossimità delle feste, se lo mettono un po’ tutti in TV, da Enzo Iachetti ed Ezio Greggio, alle veline di turno.

Babbo Natale rappresenta il simbolo del Natale laico, e oggi lo ritrova ovunque anche in Italia, ha preso piede, come già a tempo negli USA e nei paesi del Nord Europa. Ma da dove viene e dov’è nato? Quali sono le sue origini? Impossibile dare una risposta univoca. Babbo Natale vanta diverse provenienze e diverse date di nascita che vanno dalla notte dei tempi fino agli anni Trenta. Com’è possibile?

La ragione è che Babbo Natale è una figura nata gradualmente dalla sovrapposizione di personaggi diversi, è il risultato di una stratificazione di immagini, da una mescolanza di figure sacre e profane, alcune di pura fantasia, altre realmente esistite.

In Europa tre Paesi del Nord scandinavo se ne disputano l’origine e la sede ufficiale: la Norvegia con la cittadina di Drabak, situata sul fiordo di Oslo, la Svezia con Tomteland, nella zona geografica a nord-est di Stoccolma, in riva al lago Siljan, e infine la Finlandia con Rovaniemi – forse la più attraente tra le ipotesi, per la sua collocazione – posta proprio sul Circolo polare artico.

Tre sedi con uffici postali appositi dove recapitare le letterine dei bimbi al “Grande Vecchio” vestito di rosso.

Il motivo della triplice origine è presto svelato: tutti e tre i Paesi vantano nel loro patrimonio mitologico, fatto di leggende, tradizioni e racconti favolosi, l’esistenza di folletti presenti nelle campagne scandinave -così narra il mito – al di sotto della terra abitata dagli umani e viventi grazie agli avanzi della cena e resti di cibo messi dai bambini fuori dalla porta di casa alla sera del giovedì. Questi folletti benevoli a loro volta ricambiano, portando i doni ai bambini, nella stagione invernale. Sono chiamati “nissen” in Norvegia e “tomten” in Svezia, mentre in Finlandia a recare i doni è una capra di nome Joulupukki che – come vuole una vecchissima leggenda lappone – vive su un’altura dall’originale forma di orecchio, situata sul confine con la Russia.

Ma anche il mondo cristiano ha le sue figure di “portatori” di doni, quand’anche non sia lo stesso “Gesù Bambino” – come avviene in alcune città e regioni d’Italia -indicato come colui che premia i fanciulli buoni con i doni che fa trovare davanti al presepe la mattina del Natale. Nella cultura slava c’è San Basilico, che visita le case lasciando regali per i piccini nella notte di Capodanno, mentre nell’area germanica c’è San Nicola che, vestito in abito episcopale e accompagnato da un diavolo, fa il suo giro a lasciare doni il 6 o l’8 dicembre. E proprio San Nicola è una figura chiave per la genesi di Babbo Natale. La vicenda storica è lontana sia nel tempo che nello spazio, perché San Nicola – in olandese Sinterklaas, da cui “Santa Claus”- fu un vescovo della città turca di Myra, vissuto nel IV secolo d. C., la cui icona(di un santo emaciato, quasi calvo, in abiti talari) fu portata in Occidente da una principessa di Bisanzio, mentre le sue spoglie, trafugate da alcuni mercanti nel 1807, furono traslate come reliquie a Bari, dove sono tuttora venerate.

La sovrapposizione tra San Nicola – St. Nicholas ovvero Santa Claus – e i folletti generosi latori di doni avvenne in America, dove i protestanti olandesi introdussero l’usanza di fare i regali ai bimbi nel giorno della festa di questo santo, attribuendogliene il merito. Da quel momento ha inizio la “fortuna” della tradizione laica del Natale e la fusione della figura di santa Claus con il Natale stesso. Si attua una sorta di sincretismo che si nutre di immagini successive,  che sovrappongono sempre più il Santo, raffigurato ormai con la barba e viaggiante su una slitta trainata da renne, coi folletti scandinavi. Tappa fondamentale per arrivare all’odierna figura del pasciuto e ridente Babbo Natale è la raffigurazione che ne diede nel 1875 una pittrice svedese- Jenny Nistrom – che lo rappresentò tutto vestito di verde in una serie di cartoline d’auguri, finché non fu la Coca-Cola a fissarne, per una campagna pubblicitaria, l’iconografia ben nota, con l’abito bianco-rosso come i colori della lattina in cui era venduta la famosa bibita.

Ad opera dell’illustratore statunitense  Sundblom nacque così, nel 1930, l’immagine di Babbo Natale che è ormai diffusa in tutto il mondo, la cui “codificazione” avvenne proprio per rispondere alle esigenze dello “sponsor”, e insieme col marchio di cui era il testimonial permanente babbo Natale conquistò il mondo.

Non mi resta, al termine di questo percorso, che augurare Buon Natale e Buone Feste a tutte le lettrici e i lettori del nostro magazine.

Prendendo a prestito le parole del poeta-scrittore Gianni Rodari: “Non ho che auguri da regalare: di auguri ne ho tanti, scegliete quelli che volete, prendeteli tutti quanti!”

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Giornalista, storica e critica d'arte, filosofa, docente di Iconologia, Iconografia e Filosofia dell'arte. contatto: redazione.cultura(at)siamodonne.it

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