Che cosa c’è di più dolce, romantico, appassionante, indimenticabile di un bacio. Se il bacio è d’autore, allora è un vero e proprio capolavoro.

Francesco Hayez - "Il Bacio" (1861)

Francesco Hayez - "Il Bacio" (1861)

Stiamo parlando, per chi non se ne fosse accorto, del celebre dipinto Il Bacio di Francesco Hayez, uno dei capolavori dell’arte italiana dell’800, uno tra i quadri più noti nel mondo, ora esposto nel Museo del Castello di Miramare a Trieste, nella mostra Il Bacio. Un capolavoro per l’Italia, che si inserisce nel quadro dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia ed è promossa dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Friuli Venezia Giulia, prodotta e organizzata da Alef di Milano con il patrocinio del Comune di Trieste.

La straordinaria fortuna del Il Bacio di Hayez, subito riconosciuto come icona popolare dalla duplice valenza, quale emblema delle sofferenze d’amore e portatore di messaggi libertari, non è mai tramontata e ancora oggi quando si nomina Il bacio l’opera di Hayez gareggia con quella di Gustav Klimt come riferimento immediato, e per fama e riconoscimento internazionale.

Preludio dell’atto politico da cui nacque l’Italia, l’opera nella versione del 1861 divenne il simbolo delle lotte risorgimentali, traducendo in una sintesi formale e artistica il clima di un preciso momento storico e culturale e le aspirazioni patriottiche di Hayez (si pensi alle parole di Dall’Ongaro: “Esca da quel bacio affettuoso una generazione robusta, sincera, che pigli la vita com’ella viene, e la fecondi con l’amore del bello e del vero” che fanno da commento all’opera) che dedicava il suo quadro forse alla Giovane Italia e alla generazione dei portatori degli ideali risorgimentali . Il Bacio rappresenta così il dialogo tra le due istanze, quella storico-politica e quella romantica: Hayez si trovò a operare proprio quando la pittura, alla stregua del romanzo storico a sfondo patriottico, divenne un mezzo per diffondere nell’animo degli Italiani una comune coscienza di nazione e di libertà. Alle sorti positive della nuova Italia si affianca anche il senso di disagio e di disincanto legato al compromesso di Villafranca, che nel lasciare Venezia e il Veneto in mano asburgica, al veneziano Hayez doveva sembrare piuttosto doloroso.

L'addio o l'ultimo bacio di romeo e giulietta (1830)

L'addio o l'ultimo bacio di romeo e giulietta (1830)

Il dipinto, emblematico dell’importante svolta storica che avrebbe avuto come esito di lì a poco l’unificazione d’Italia, a detta di Dall’Ongaro “correva l’Europa”, benché la versione “Visconti” dell’opera non si fosse mossa dall’Italia per entrare poi nelle collezioni di Brera nel 1886.

Le ragioni di una fortuna internazionale del dipinto si spiegano con l’esistenza di più redazioni dell’opera che, realizzate nel corso di pochi anni, seguirono passo passo l’evolversi della situazione storica italiana, dandone testimonianza. Si conoscono quattro versioni del Bacio. Della “redazione” di Brera si dà conto in mostra attraverso una copia ottocentesca di buona fattura. La seconda versione è custodita oggi in collezione privata ed è di modeste dimensioni; fu donata dall’artista alla sorella di Carolina Zucchi, sua modella e amante. Una terza versione fu custodita dall’autore per diversi anni e fu presentata all’Esposizione universale di Parigi del 1867. L’opera è poi ricomparsa in America, in una collezione privata.

La quarta versione del dipinto, la migliore anche dal punto di vista cromatico, è quella del 1861 – opera centrale della mostra – che esprime il raggiungimento dell’ideale unitario. Compresa nell’elenco manoscritto dei dipinti di Hayez e menzionata nelle sue Memorie, l’opera apparteneva all’anglo-tedesco Johan Frederich Mylius, pronipote del banchiere, filantropo e mecenate delle arti Enrico, vissuto a Genova a partire dal 1849 ed anch’egli appassionato collezionista d’arte antica e contemporanea, buon conoscitore della letteratura internazionale e romantica italiana, frequentatore dei circoli artistici d’avanguardia.

Il Bacio viene ora esposto in una residenza asburgica, importante vetrina della città di Trieste e sito romantico per eccellenza, luogo ideale per accogliere quast’opera, divenuta fin dalla sua realizzazione un’icona del Romanticismo italiano. Accanto ad essa sono presenti altri tre rari acquerelli dello stesso artista e, come s’è detto più sopra, una delle copie de Il Bacio nella versione del 1859.

Accompagna la mostra un catalogo edito da Silvana Editoriale.

Un pensiero malinconico (1842)

Un pensiero malinconico (1842)

L’esposizione di uno dei dipinti che più rappresenta il sogno patriottico risorgimentale rientra nell’ambito delle iniziative dedicate ai 150 anni dell’Unità d’Italia che si concluderanno nel 2011.

La mostra di Trieste si inserisce dunque in un complesso percorso espositivo che attraverserà l’Italia nel triennio 2009-2011, periodo che ci separa dall’Anniversario dell’Unità d’Italia. Dopo l’avvio a Trieste si articolerà, nella seconda parte del 2010, seguendo le tappe dell’unificazione nazionale, proponendo al pubblico il dipinto a Genova, a Palermo e successivamente, nel 2011, a Torino, Firenze e Roma, dove l’iniziativa si concluderà  con una rassegna finale che presenterà al pubblico le testimonianze più rilevanti che, nel corso dei vari appuntamenti espositivi del triennio, sono state di volta in volta affiancate a Il Bacio per contestualizzarne la presenza nelle sedi ospitanti.

IL BACIO. Un capolavoro per l’Italia

Trieste, Museo Storico del Castello di Miramare

Viale Miramare – Trieste

12 Dicembre 2009 – 15 Agosto 2010

Orari: tutti i giorni dalle 9.00 alle 18.30

Informazioni:

tel: +39 040 224143

fax +39 040 224220

info@castello-miramare.it

www.castello-miramare.it

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