IL MIO DIARIO A NEW YORK, UNA SETTIMANA DA SEX & THE CITY

Capodanno 2009

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31.12.2006

sex-and-the-cityArriviamo a New York JFK finalmente (finchè non atterriamo non ci pare vero!!). Io Pam e Ross. La mia gioia e il mio entusiasmo sono a 1000…. Finalmente nella città di Sex and The City, la capitale del mondo, la città ferita nell’orgoglio con l’attacco alle Twin Towers ma ciononostante intaccabile nell’estrema fierezza, la città simbolo della speranza per gli antenati di tutti i cittadini del mondo, la città dei sogni, il bengodi. Non vedo l’ora di posare gli occhi dappertutto, di essere per una settimana una Newyorkese, una Carrie… fare shopping, comprare in dollari, usare i verdoni che sono bellissimi… niente a vedere con gli austeri Euro… però meno male che ci sono gli Euro, con un opportunissimo cambio molto favorevole!

Arriviamo all’1, 2 p.m. e ci fiondiamo nel letto della camera d’albergo cercando di dormire perché siamo del tutto sfasate… io cerco disperatamente di rimettere al loro posto i miei lineamenti per la serata con un bel sonno ristoratore ma niente, l’adrenalina è a 1000 e non vedo l’ora di uscire, di vedere New York! Io e Pam ci facciamo quindi un giro fino alla 73esima strada, alla ricerca della casa di Carrie…ne vediamo un po’ che potrebbero esserlo ma nessuna sicurezza purtroppo!!

Torniamo in albergo e ci prepariamo per la serata del 31… vogliamo andare a vedere che si dice in Times Square per essere parte del cuore di New York l’ultimo dell’anno. Proviamo ad andare ma è impossibile addentrarsi nel centro.. prendiamo un Taxi (!!) e andiamo alla festa Made in Italy…

1.01.2007

Ci alziamo dal letto tardi. Io in realtà scalpito per uscire. È una brutta giornata invernale, fosca, umida. Andiamo per l’1, le 2 p.m. a fare un giro per Times Square e Rockefeller Center. Prima però ci fermiamo a pranzare in un ristorantino molto carino e curato, tipico newyorkese, tipico lunch in stile Sex and The City. Sono l’unica ad ordinare qualcosa di buono da mangiare: prendo un piatto con la carne (hanno una carne favolosa!), 2 uova fritte, patate. Pam prende un piatto non commestibile, ma probabilmente molto famoso in quel ristorante perché dopo vedevamo il suo panettone dappertutto!!!

nyc_times_squareAndiamo quindi in Times Square con i suoi grattacieli e le sue luci che bucano la nebbia. L’atmosfera è da film giallo, del genere “Seven”: quei thriller pieni di omicidi nella nebbia con tutti quei personaggi che girano sotto la pioggerellina umida e nel grigiore della città. È impressionante la grandiosità di quei grattacieli e delle luci delle pubblicità. Se penso a quello che ci sta dietro, al lavoro delle migliaia di operai che si arrampicavano per costruire edifici alti come il cielo. La magnificenza di questa città toglie il fiato.

Andiamo poi a Rockfeller Center. Riprendiamo le persone imbacuccate che pattinano sul ghiaccio e, sullo sfondo, il famoso albero di Natale.

Facciamo un giro per la 5th Avenue, la via dello shopping delle firme più importanti…i prezzi sono inaccessibili, pur essendo l’Euro forte sul dollaro e pur essendo in periodo di saldi…infatti gli stilisti europei (quasi tutti quindi) costano il triplo di quanto costano in Italia.

Cerchiamo disperatamente Prada per vederlo dentro, lì ci hanno girato Sex and The City (la puntata in cui Carrie, ricevuta la grossa paga per la pubblicazione del libro, regala al suo ragazzo – anche lui scrittore ma spiantato – quella stupenda camicia rossa di Prada) ma non lo troviamo. Però troviamo Jimmy Choo, dove Carrie compra le scarpe.

La sera vogliamo fare qualcosa di superfigo anche se siamo morte (come lo saremo tutti i giorni e tutte le sere comunque). Andiamo a downtown alla ricerca del “Cielo”, discoteca che viene indicata nei forum e nelle guide, da fuori sembra bella ma è chiusa. Il quartiere è molto particolare, sembra un po’ squallido ma ha il fascino del quartiere dei loft degli artisti bohémien. Per pura fortuna troviamo il Buddha Bar…è una figata, ristorante e lounge bar, musica di sottofondo molto carina, beviamo qualcosa, io e Ross. Mi ricordo di una scena di Carrie e Mr Big a cena in questo locale, con lo sfondo dell’enorme Buddha, che noi continuiamo a fotografare, mettendoci in posa…

02.01.2006

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Ci alziamo presto per andare a fare la fila all’Empire State Building, il grattacielo che dal 1940 al 1970 circa è stato l’edificio più alto del mondo. Nel ’70 sono poi state costruite le Torri Gemelle che hanno assunto il primato dei grattacieli più alti. La fila sembra non finire mai: è una “fila a sorpresa”, ad ogni ingresso ne inizia una nuova… 4 ore di fila, estenuante!!!!

Arriviamo in cima: la vista è da mozzare il fiato: vediamo tutta Manhattan: il Central Park, i grattacieli in Midtown come il Flatiron Building (il grattacielo fino come un “ferro da stiro”), i grattacieli in Downtown, la Statua della Libertà. Riconosco l’urbanistica della città: tutte le strade si intersecano parallele e perpendicolari, in Avenue (per il lungo) e Street (per il largo), un’eccezione è Broadway, via che in diagonale percorre quasi tutta l’isola, famosa perché pullula di teatri ad ogni angolo.

Oggi è decisamente un giorno estenuante per la fila che abbiamo fatto ma continuiamo nel nostro giro, andiamo a vedere meglio la 5th Avenue e la Madison (parallela alla 5th Av.) e soprattutto i negozi che il 1 dell’anno erano chiusi.

Entriamo in alcuni per poi uscirne subito con gli occhi bassi. Entriamo da Tiffany per sognare un po’ e tutte scegliamo il nostro anello di fidanzamento…

La sera usciamo, non possiamo non uscire. Fa molto freddo. Andiamo al Marriott Hotel per andare a prendere un drink all’ultimo piano girevole.. vediamo un bel panorama by night ma il conto è un salasso e fa un freddo cane.. rientriamo in albergo veramente a pezzi.

03.01.2007

La mattina del 3 avevamo in programma di prendere il traghetto per Ellis Island e la Statua della Libertà,imagesca6ur63w poi di fare un giro per Wall Street e risalire verso il ponte di Brooklin e attraversarlo a piedi. Arriviamo quindi con la metropolitana alla fermata capolinea della linea rossa, South Ferry. Ci dirigiamo a piedi verso Battery Park, da dove si prende il traghetto. È una bellissima giornata di sole. Però c’è una fila chilometrica, anzi, a dire il vero 2 file chilometriche: una per comprare il ticket, l’altra per salire sui boat, quando finalmente si avvicinano al molo. Ross non vuole fare le file, io e Pam cerchiamo di escogitare un modo per infiltrarci almeno a metà ma Ross non ne vuole sapere. Mi piange il cuore perché avevo tanto desiderato vedere Ellis Island ma ci rinunciamo. Io spero che un giorno la vedrò. Mi viene in mente l’immagine del film il Padrino II in cui un Vito Corleone bambino si registra nello stanzone principale, rispondendo al funzionario che gli chiedeva il nome e la città di provenienza “Vito Angiolini, Corleone”.. il funzionario capisce solo Vito Corleone e quello sarà il suo nuovo nome in America. Di conseguenza immagino tutti gli emigranti europei, italiani in particolare. Le valige fissate con la corda, le vesti nere di poveri, le facce invecchiate. Ed immagino la loro sorte; magari si sono fermati a New York e hanno tentato qui la loro fortuna oppure hanno proseguito altrove, nel cuore dell’America.

Facciamo delle foto con lo zoom all’isola e alla Statua della Libertà e indugiamo negli altri luoghi di accoglienza del porto di New York, la parte più antica della città, dove si è sviluppato tutto.

Risaliamo la città. La parte sud è molto più ampia e soleggiata…i grattacieli non sono in fila indiana. Mi piace di più, si vedono il mare e il sole. Arriviamo a Wall Street, alla Borsa, il tempio della finanza mondiale e tutto è così grandioso! Subito dopo siamo a Ground Zero e ho il cuore in gola.

Immagino le persone che si buttano dai palazzi in fiamme e la cenere, la gente che corre e piange e grida. Poi vedo una foto che sintetizza lo spirito americano United we stand. Provo un’ammirazione enorme per il popolo americano, patriota e generoso verso i propri simili.

Ci mettiamo poco ad arrivare al ponte di Brooklin: sono le 4:30…lo attraversiamo. All’andata è ancora giorno…

Al ritorno, invece, è il tramonto…

Torniamo in albergo. Stasera vogliamo andare a cena in un ristorante cool: andiamo allo Slate, dove hanno girato delle puntate di Sex and The City. Il locale è carino ma non c’è nessuno: mi dicono che non è serata, che il week-end invece si riempie. Ma mi sembra piuttosto strano: i locali di New York nel mio immaginario dovrebbero essere sempre pieni! Forse è vero che a New York i locali passano di moda come niente. Mangio un’ottima bistecca. Che nostalgia di quella carne!

04.01.2007

In mattinata ci dirigiamo verso Chinatown china-towne Little Italy. Sono 2 quartieri limitrofi, che un tempo erano divisi da Hudson Street: col tempo Chinatown ha inglobato una buona parte di Little Italy (purtroppo) tanto che quest’ultima ormai si riduce solo a Mulberry Street. Andiamo con ordine: Chinatown è la via Paolo Sarpi di New York solo che è molto più caratteristica, storica e molto viva. Ci sono le tipiche insegne verticali dei negozi, scritte in cinese, c’è il mercato del pesce, ci sono molti negozi di cineserie, molti palazzi col tetto a pagoda, colorati di rosso… i Cinesi hanno nel tempo cercato di riprodurre la propria architettura e i propri usi e costumi in questo quartierino al sud di New York. Allo stesso modo, gli Italiani, qualche isolato più in là, hanno riprodotto i negozietti di alimentari, i bar e le pasticcerie tipici del sud Italia. Ci prendiamo un cappuccino e una pasta (io prendo un pasticcino alla frutta e 2 cannolicchi davvero squisiti) da Ferrara’s in Mulberry Street e risaliamo tutta la via. Ci sono tanti ristorantini con le caratteristiche tovaglie a quadri. Entriamo nel ristorante “Umberto’s Clam House” dove negli anni 70 un famoso boss mafioso venne assassinato mentre festeggiava qui il suo compleanno: facciamo qualche foto all’interno del locale ma ce ne andiamo via subito perché i ristoratori (i figli dei figli degli immigrati italiani) ci guardano male. Entriamo in una tipica bottega con gli auricchi appesi che vengono giù dal soffitto e chiacchieriamo un po’ con il proprietario, figlio di un emigrante della Basilicata che aveva messo su la bottega negli anni ’20. E’ molto gentile e felice di parlare con noi 4, che gli ricordiamo la genuina bellezza della sua terra d’origine. Questi italoamericani, che mi ispirano familiarità, tenerezza ed anche un po’ d’invidia per la vita intensa che hanno vissuto e per il sentimento di italianità che continuano a provare che non ha più nessun riscontro negli Italiani d’Italia.

Quanti italiani hanno fatto la storia dell’America!

Non ci resta che dedicarci allo shopping visto che ancora non abbiamo acquistato niente nella Grande Mela: i quartieri di Nolita (North of Little Italy), Soho e Tribeca sono decisamente i quartieri più trendy della città: entriamo ed usciamo da ogni negozio, sono molto particolari, molto curati, viene voglia di fotografarli.. l’atmosfera è indubbiamente quella di Sex and The City!! È decisamente la città che fa tendenza nel mondo, si vede chiaramente da questi negozi e dai locali.

Ci fermiamo a cenare in un localino alla buona, il cibo è buono: proviamo le alette di pollo fritte!

5.01.2007

Oggi pioviggina e andiamo al Moma (Museum of Modern Art).. ciò che mi colpisce di più sono le istallazioni luminose che rendono questo museo surreale e unico al mondo. C’è ad esempio la ripresa “in tempo reale” dell’Empire State Building di Andy Warhol: è geniale: è la ripresa dell’Empire State Building per svariate ore (precisate nella spiegazione dell’opera) di un giorno negli anni ‘60, è molto insolito perché riprende dalla stessa cinepresa il grattacielo, l’immagine ovviamente non cambia ma si scorge qualche avvenimento insolito, come il volo di un uccello, la notte e poi l’alba..

Il museo è strutturato su 5 piani: fotografia, installazioni luminose, opere di design, e quadri (molto Picasso).

Oggi è l’ultimo giorno, domani si riparte per Milano: vogliamo fare seratona. Andiamo a cena al Bice, il celebre locale di Gianni Versace, mangiamo bene ma non c’è nessuno, sembra che anche questo ristorante sia passato di moda. Andiamo a ballare a Marquee’s: si riempie, è una bella discoteca: forse Madonna in Ray of Light ha ballato proprio sulla pista sotto la palla luminosa!!

06.01.2007

Stamattina si riparte. Mi fiondo a fare la valigia ed esco per vedere quanto ancora più posso: vado a Central Park, è una bellissima giornata di sole calda, cammino senza giubbotto. Per fortuna riesco a fare una passeggiata nel parco bellissimo di Manhattan, arrivo fino al lago più grande. Ci sono tantissimi Newyorkesi in maglietta e pantaloncini che fanno jogging… quante volte ho visto foto di Madonna fare jogging a Central Park tra un piccolo esercito di bodyguard! Ed io sono qui a passeggiare beatamente!

Riesco a fare in tempo per l’ultima colazione in uno dei tanti Starbucks: il cappuccino è decisamente il migliore di New York e le torte sono buonissime, molto flavoured.

Sono le 12:00 e ci mettiamo in taxi, direzione aeroporto, la vacanza è finita..i-love-new-york1 E’ stata la vacanza più bella della mia vita, perché è stato il posto nel mondo che finora mi è piaciuto di più.. senza alcun dubbio ho lasciato il mio cuore a New York.

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Consulente di viaggi

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