LO ZEN E L’ARTE DI DISPORRE I FIORI

“In Giappone non si studia un’arte per amore dell’arte, ma per ricevere l’illuminazione spirituale che essa può donare.
Se l’arte si limita alla dimensione esteriore, se non conduce a ciò che è più profondo e più essenziale; in altre parole se non diventa una forma di spiritualità, il giapponese non la ritiene degna di essere studiata”

Daisetz Teitaro Suzuki

L’arte di disporre i fiori è senz’altro interessante, affascinante – soprattutto, per i profani come noi, – per i suoi risultati di grande poesia, più che per il procedimento tecnico che a tali esiti conduce. Ci si accosta perciò al testo di Gusty Herrigel con curiosità, ma non si è pronti a coglierne la profondità che, inattesa, ci apre un mondo nuovo. Sulle prime si fatica a considerare il libro, che illustra la relazione tra l’ikebana o arte di disporre i fiori e la cultura zen, un testo-chiave, essenziale, sull’argomento che, comunque a noi occidentali, non è così familiare.

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Il bel volume scritto dalla Herrigel, però, una volta che ce ne addentriamo, ci induce ad un approfondimento che viene naturale. E’ un “racconto” che non ci lascia indifferenti e riesce a portare il nostro pensiero in una dimensione diversa, dove pratica e riflessione profonda si fondono. Per questo merita almeno due letture: la prima per entrare nell’argomento e la seconda per coglierne il profumo e, con esso, il significato.

L’Ikebana é l’arte giapponese della disposizione dei fiori recisi, anticamente conosciuta come Kadō. E’ un’arte molto antica, che ha le sue origini in India e Cina, ma solo nel complesso artistico e religioso del Giappone ha trovato il terreno fertile per il suo sviluppo trasformandosi, da iniziale offerta agli dei, in una multiforme espressione artistica, frutto e riflesso della cultura. La traduzione letterale della parola Ikebana è “fiori viventi”, ma l’arte dei fiori può essere anche indicata come Kadō, cioè “Via dei fiori”, intendendola come un cammino di elevazione spirituale secondo i principi dello zen.

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Il Kadō, o Via dei Fiori appunto, è una Via (Dō) capace di suscitare e far cogliereil vero significato della vita e della morte. L’origine del Kadō è legata all’antica usanza giapponese “di offrire fiori all’anima dei defunti”, successivamente trasformata in una Via praticabile in ambito zen. Quando il buddhismo zen fu introdotto dalla Cina (Buddhismo Ch’an), divenendo zenbukkyō (buddhismo zen giapponese), oltrepassò “i confini della religione, si unì strettamente all’attività artistica”.

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Questa unione segna una differenza tra il nostro modo di intendere l’arte e quello giapponese di ambito zen. L’Ikebana, il Sadō (chanoyu, ovvero la cerimonia del tè), il Kyudō (la Via del tiro con l’arco) e altre discipline sono considerate delle possibilità che abbiamo in questa vita per penetrare l’essenziale, per toccare la Verità che pone fine alla sofferenza esistenziale. L’esperienza artistica, attraverso l’imprescindibile guida di un Maestro, diviene così il medium per spogliarsi di tutti i convincimenti che nutriamo riguardo al fatto di ritrovarci ad esistere, per dar spazio a ciò che sentiamo e alle sue implicazioni, per farci guidare dalla ragione fino al limite di se stessa e della discorsività, “luogo” dove lo zen individua la possibilità del risveglio (satori, ovvero rendersi conto del dharma).ikebana-036

“Lo zen e l’arte di disporre i fiori”è una vera occasione per accostarsi a questo modo tutto giapponese di interrogare la vita e il mistero del nostro stesso esistere. Ti prende e ti fa riflettere. La Herrigel ci consegna una sorta di diario della sua stessa esperienza giapponese. La grande delicatezza espositiva e la cura che pone nella descrizione delle lezioni del Maestro Bokuyo Takeda rivelano tutta l’intelligenza e la sensibilità dell’autrice, la sua saggezza nel non voler negare alle richieste della razionalità occidentale una lettura tecnica del Kadō, pur continuando a sottolineare la dimensione sacrale della “dottrina non scritta” trasmessa dal Maestro all’allievo.

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Nella preziosa introduzione di Daisetz Teitaro Suzuki possiamo trovare un’utile chiave di lettura per accostarci correttamente all’opera della Herrigel e per avvicinarci un po’ meno impreparati (ovvero meno legati a precomprensioni che ci vengono dalla nostra appartenenza alla cultura occidentale) alla dimensione artistica giapponese di cui fa parte l’Ikebana.ikebana2

“In ogni tentativo di espressione artistica giunge un momento in cui è necessario prendere coscienza della duplice dimensione dell’arte: l’aspetto metafisico e quello pratico, il significato irrazionale e quello accessibile al ragionamento o, secondo la terminologia della filosofia indiana, prajna e vijnana. L’aspetto positivo e razionale della pittura, il suo vijnana, è l’uso del pennello, la mescolanza dei colori, il tracciato delle linee: in una parola: la tecnica.

Tuttavia, l’artista non può limitarsi a dominare la tecnica; noi sentiamo nel profondo della nostra coscienza che c’è dell’altro da raggiungere e da scoprire. L’insegnamento e l’esercizio non bastano e non possono rivelarci il segreto dell’arte; sin quando il suo mistero ci rimane nascosto, essa non è autentica arte. Questo mistero è l’ordine metafisico, è al di là della comprensione logica; proviene dalla prajna, la saggezza trascendentale. Lo spirito occidentale è ossessionato dalla tecnica e dalla precisione delle proprie strutture; lo spirito orientale, invece, ha una tensione mistica e il suo fine è soprattutto ciò che può venir definito il segreto dell’essere”.

ikebana-hLeggere Lo zen e l’arte di disporre i fiori si rivela un’esperienza significativa per tutti quelli che vogliono conoscere meglio la cultura giapponese e il suo legame con lo zen: in queste pagine troviamo il rapporto Maestro-allievo, la ricerca e la dedizione, la bellezza e la poesia intrise di intangibile sacralità che Gusty Herrigel trasferisce nei suoi Ikebana. Un testo che non vuole né può dire tutto sull’arte della disposizione dei fiori, ma che tenta di avvicinare il lettore, con semplicità e autenticità d’eloquio, a una dimensione in cui arte e ricerca della verità si compenetrano, trovando la propria forza l’uno nell’altra. Lasciamo però la conclusione alla Herrigel:

“(…) l’apprendimento di quest’arte non è sufficiente di per se stesso. Come si è detto, il Maestro veglia continuamente sull’allievo affinché possa accedere alla “dottrina non-scritta” con tutte le forze del suo essere, sin quando questa sia divenuta la regola naturale della sua vita, sin quando abbia modellato il suo carattere e “la via dei fiori” sia ormai per lui un modo di esistenza, il suo cammino di ogni giorno. Allora tutte le esitazioni e le incertezze scompaiono. La via è divenuta una realtà viva e creatrice. (…) dietro alla manifestazione concreta e visibile si cela l’intangibile, l’intangibile, il “mistero primo” che invano si tenta di penetrare, ma che può svelarsi all’improvviso”.

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Lo zen e l’arte di disporre i fiori
Gusty Herrigel
€ 13,00
ultima ed. 2009, 112 pg.
Piccola Enciclopedia, SE

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Autore:

Artista e osservatrice di moda e di costume

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1 Commenti

  1. laura scrive:

    mi sembra molto interessante, per chi vuole avvicinarsi a questa arte antichissima. L

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