paris-hiltonE’ andata a letto con duemila uomini e poi ha deciso un’inversione di rotta. Paris Hilton in odore di santità rinnega i suoi festini a base di sesso, i suoi video hard “amatoriali”, girati con esperti ammiccamenti alla telecamera, i tempi in cui l’ “utero (con annessi e connessi) è mio e me lo gestisco io” e si converte alla verginità postuma. Sciocchezze!, si potrebbe pensare. E invece no. Perché se la Muti può rifarsi la faccia, la sua cosa più preziosa, Paris Hilton può rifarsi tranquillamente la vagina. Che, va da sé, rappresenta il suo tesoro.

Rinvirgination si chiama l’amena pratica. Una ricostruzione dell’imene, in termine medico. A me, personalmente, viene in mente un Terminator cattolico sceso sulla terra per mettere un pezzo di scotch sulle membrane delle donne promiscue. Una pezza e via, tutto come nuovo.

Lei lo fa per amore, chiaramente. Il suo nuovo boy friend, il giocatore di baseball Doug Rheinardt (il cui nome potrebbe peraltro cambiare nel lasso di tempo in cui io passerò dalla scrittura alla pubblicazione) non ha piacere che lei si sia tolta le mutande davanti a infinite schiere di uomini. Ricucendole l’imene avrà così la straordinaria sensazione di essere il primo. Non so se poi il chirurgo plastico gli fornirà anche garanzia di essere l’ultimo. Ma non possiamo pretendere troppo.

Così, dunque, dopo aver dichiarato di dormire con un maiale, dopo aver vestito Luis Vuitton il suo pseudo cane, dopo aver girato filmini hard ed essersi convertita al lesbismo, ora Paris si presenterà nel 2010 in versione vergine. Suicida. Ricomperata la verginità sul tavolo di qualche oculato chirurgo, appoggiato definitivamente il buon senso di fianco a un bisturi da buttare. Ma, come dire, se una macchina di chilometri ne ha fatti parecchi non è che cambiando le gomme il motore possa tornare come nuovo. E che la Hilton il suo rodaggio se lo sia fatto tutto mi sembra inconfutabile.

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