8 MARZO RIFLETTIAMO UN PO’

Come ogni anno, l’8 marzo è festa. Festa delle donne e per le donne, ma poi? Messe via le mimose, la donna spesso e volentieri rimane una figura violata e discriminata. Si sta facendo tanto sopratutto in politica, per emanare leggi, in difesa della donna che la protegga dalla violenza sessuale dagli abusi e dai soprusi.

Ma non è sufficiente. Sono poche  però le donne che hanno il coraggio di denunciare le violenze, non solo fisiche, ma anche psicologiche… e lo vedo nel mio lavoro, quando incontro donne impaurite che mi chiedono ricette magiche per uscire dall’incubo, senza “toccare” il colpevole. Solo il 4% delle donne denuncia il colpevole degli abusi sessuali, e perchè? Perchè le donne hanno paura, di ricevere ritorsioni dal proprio aguzzino anche dopo l’uscita dalla prigione, tanto, o per buona condotta o per l’indulto, esce rapidamente dalla galera. Ecco dove lo Stato deve ancora lavorare, per colmare una lacuna gravissima: la certezza della pena; e per le donne invece, aumentando atteggiamenti di autoprotezione, evitando luoghi a rischio, atteggiamenti provocatori, alcool e droghe che riducono la lucidità personale. E’ vero, così la nostra libertà personale è fortemente limitata, ma finchè sono le vittime a doverla pagare anche dopo, non abbiamo scelta.

Anche la paura di essere abbandonate e di restare sole, porta molte donne ad un attaccamento affettivo e ad una dipendenza verso persone sbagliate e violente; scarsa autostima, paura e sfiducia di sè sono le componenti per una dipendenza negativa e velenosa. Per affrontare un legame malato, la donna ha bisogno di cercare di capire quali sono i sentimenti che confonde con l’amore, quali i bisogni che mantengono il legame e di rivolgersi al più presto ai centri antiviolenza donna, presenti in tutto il territorio nazionale. Sono gratuiti e forniscono consulenze psicologiche e legali.

L’educazione all’amore verso sé stessi, ai sentimenti, al rispetto dell’altro, sono componenti fondamentali di un’ educazione che deve iniziare fin da piccoli; non solo, ma deve essere presente un’ educazione al vivere civile, e qui devono essere i genitori a iniziare un lavoro alla base, genitori che oggi  hanno perso il valore di una punizione, capaci di giustificare i figli sempre e comunque.

Tutti siamo coinvolti, i genitori, le donne, i legislatori, lo Stato… ma alla base sopratutto un’ educazione al sentimento, al rispetto dell’altro, della vita, per un vivere civile ormai raro… non scoraggiamoci e auguri a tutte!

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Autore:

Psicologa e consulente sessuologico

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