ASTROLOGIA E MITO

Claudio Tolomeo

L’astrologia, quale è in uso oggi nel mondo occidentale, ha origine dai “Quattro libri sull’influenza delle stelle” dell’astrologo alessandrino Claudio Tolomeo. L’astrologia tolemaica è, a sua volta, il prodotto finale della cultura greco-mediterranea la cui radice arcaica è costituita dalla mitologia, linfa vitale dello stesso simbolismo astrologico. Gli Dèi dell’Olimpo si ritrovano tutti nell’oroscopo individuale, parafrasati dai dieci pianeti e dai dodici segni zodiacali nei loro specifici ‘intrecci’.

Il pensiero greco è pervaso dal senso del destino. Questo destino, di cui parlano i Greci, è Moira, legato alla giustizia, che salda i conti; ovvero, vendica ogni trasgressione contro le leggi dell’evoluzione naturale. Questo destino punisce chi trasgredisce i confini stabiliti dalla Necessità.

Quando un individuo è in preda all’hubris, cioè vuole travalicare il potere degli dèi, in realtà vuole valicare i confini posti per lui, da ciò che è implicitamente rappresentato dalle posizioni planetarie nel suo tema di nascita.

Forzando i limiti imposti dal destino, l’uomo pone in essere un destino eroico, ma deve pagare un prezzo alle Erinni. Questo retaggio ancestrale ha legato per secoli l’astrologia a oscure predizioni del futuro.

Oggi, che contempliamo un più ampio spettro delle esperienze degli uomini ad un diverso stadio evolutivo, diamo una valenza più squisitamente psicologica al simbolismo astrologico correlato a tali esperienze.

Malgrado questo nuovo approccio interpretativo, Plutone è il pianeta che più degli altri viene vissuto come ‘la forza del destino’, perché rappresenta ‘le ricchezze’ derivanti dalla profonda trasformazione psichica che la sua terribile energia induce in colui che sta subendone un transito. Plutone, legato agli inferi e alle forze ctonie del sottosuolo,  porta sempre con sé il suo carico di sofferenza e rappresenta lo scatenarsi di energie, quando una problematica profonda deve essere affrontata e di grazia, superata. L’intuizione sola non basta per evitare la sofferenza, ma può impedire che si soffra alla cieca. Per questo motivo è considerato il ‘grande malefico’ dello Zodiaco, come lo era Saturno per l’astrologia medioevale.

Plutone e Persefone

Il ratto di Persefone rappresenta la metafora della caduta negli abissi che Plutone porta con sé ad ogni transito: il suo ratto è crudele eppure è cosa di necessità. Persefone collude con il proprio destino, anche nel gesto di mangiare volontariamente il frutto del melograno, frutto del mondo degli Inferi e simbolo di fertilità. Ella è un’immagine di quell’aspetto dell’individuo che pur impaurito, per non dire angosciato, cerca quell’unione con l’esperienza terrifica, che è tanto un ratto quanto un annullamento. Non c’è da stupirsi quindi che lo Scorpione, segno in cui Plutone è in domicilio, abbia sempre avuto una dubbia reputazione. Attraverso i crepacci dell’inconscio, attraverso l’erompere incontrollabile delle nostre emozioni e dei nostri fantasmi, noi precipitiamo negli abissi aperti da Plutone, vieppiù deprivati di ogni pretesa. Ciò che muore non può più rinascere, ma la rinascita che ne segue è latrice del nuovo, con una più profonda consapevolezza di sé. Il Lete è anche dono di Plutone, ovvero la capacità di dimenticare il dolore, dopo che si è giunti alla rigenerazione.

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Giornalista...e amante della letteratura e del simbolismo astrologico

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1 Commenti

  1. bosco690 scrive:

    Ormai sono un affezionato di quesa rubrica che credo sempre più interessante e originale!!

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