LA SCELTA DELLE ROSE – QUALCHE NOTIZIA SULL’ORIGINE DELLE SPECIE ATTUALI – terza (e ultima!) parte

Facciamo però ancora un passo indietro: il problema della rifiorenza nel corso dell’ottocento aveva trovato dunque valide risposte in una cospicua percentuale di bourboniane e pressoché nella totalità degli ibridi perenni, ma gli ibridatori nel frattempo lavoravano anche per ottenere varietà a fiore giallo: le prime piante coltivate a fiore giallo facevano parte del gruppo delle “noisette” (nate negli Stati Uniti da successivi incroci fra la rosa moschata – una rosa specie di tipo sarmentoso con profumo di muschio – rose cinesi e tea, e commercializzate in Francia). Le “noisette” erano per lo più sarmentose e non sempre rustiche, proprio come la primissima rosa gialla non botanica apparsa in Europa: si trattava della rosa tea “Parks’ yellow tea-scented China”, introdotta da Park nel 1824, e diretta genitrice di una delle prime noisette dello stesso colore, “Desprez à fleur jaune”, profumata, rifiorente e con delicate sfumature nei toni del giallo e dell’ambra, ottenuta da Desprez nel 1830.

Le sfumature rosa albicocca della noisette "Desprez a fleur jaune".

Le sfumature rosa albicocca della noisette "Desprez a fleur jaune".

Le complesse e affascinanti vicende dell’ibridazione delle rose ci portano dunque a uno dei gruppi di piante più numerosi e più coltivati (a torto o a ragione) nel corso del novecento fino a oggi: i moderni ibridi di tea (anche detti, per brevità, HT). Questo gruppo di rose venne ottenuto incrociando fra loro le linee genetiche delle rose botaniche europee, con le loro caratteristiche di rusticità e sostanziale resistenza alle malattie, e quelle delle rose tea, poco rustiche ma ricche di nuove sfumature di colore e della capacità di ripetere la fioritura.

Nel 1867 nel vivaio di Guillot venne ottenuto un nuovo ibrido che venne denominato “la France”. In un primo tempo questa rosa fu classificata fra gli ibridi perenni, ma più tardi venne considerata da molti studiosi come la capostipite delle moderne rose tea.

Le sperimentazioni degli ibridatori e i loro tentativi di ottenere cultivar con caratteristiche sempre più vantaggiose all’interno di questo gruppo di piante si sono svolti senza interruzioni nella seconda metà dell’ottocento, lungo tutto il corso del novecento e oltre. Vennero man mano ottenuti miglioramenti nella gamma delle tonalità di colore, nella capacità di resistenza al freddo e alle malattie tipiche delle rose cercando al contempo di conservare le caratteristiche positive delle varietà che di volta in volta venivano utilizzate come genitrici. Sono molte migliaia le cultivar HT che, soprattutto nel novecento, sono state ibridate, commercializzate e coltivate in tutto il mondo.

Questo ibrido (La France) viene considerato capostipite delle moderne rose HT

Questo ibrido (La France) viene considerato capostipite delle moderne rose HT

Inutile dire che nel corso degli anni il corredo genetico delle rose tea, così come quello di altri nuovi gruppi di rose sviluppati in seguito, è diventato sempre più complesso, e in modo direttamente proporzionale si è fatto più difficile prevedere i possibili risultati delle ibridazioni: è forse questo fattore di casualità, insieme a tutte le difficoltà tecniche che connotano i vari passaggi dell’impollinazione controllata, ad aggiungere fascino ed aspettativa al lavoro dei creatori di rose.

Nel corso del novecento comparvero molti altri nuovi gruppi di rose, sui quali si potrebbe scrivere a lungo, ma che per brevità verranno qui di seguito per lo più soltanto elencati: i cosiddetti “ibridi muschiati”,ottenuti in Inghilterra negli anni venti grazie al lavoro del reverendo Joseph Pemberton, e ancora oggi molto coltivati per la loro bellezza; il gruppo delle rose “floribunda” che è stato ottenuto attraverso incroci successivi derivati dalle rose “multiflora” e poi dalle “poliantha” con lo scopo di dare origine a piante di taglia medio-piccola caratterizzate dalla presenza di fiori raccolti in grappoli o mazzi (molti ibridatori hanno lavorato in passato e continuano a farlo per ottenere miglioramenti all’interno di questo gruppo, ad esempio Poulsen in Danimarca o McGredy in Nuova Zelanda); gli ibridi di rosa “rugosa” che, a partire dalla pianta specie, autoctona in Siberia e nel Giappone settentrionale e quindi estremamente rustica ed adattabile a terreni difficili e sabbiosi, hanno permesso agli ibridatori di ottenere nuove piante robuste, rustiche e sane, adatte soprattutto alle zone del nord Europa ma non solo. Vorrei dare qualche informazione in più riguardo a questo gruppo, che permette di coltivare le rose con successo anche ai giardinieri più incostanti e distratti, per quanto a fronte delle buone qualità di vigore e salute gli ibridi di rosa rugosa abbiano il difetto di portare fiori un po’ disordinati, spesso soltanto semplici o doppi, forse non del tutto rispondenti alle aspettative di molti amanti delle corolle “perfette” (in compenso quasi tutte le varietà producono bellissimi cinorrodi).

Una delle più belle rose rugose, “blanc double de Coubert”, venne ottenuta in Francia nel 1892 da Cochet-Cochet, ed è caratterizzata da fiori bianchi semidoppi e profumati prodotti lungo tutta la stagione su una pianta forte dal fitto fogliame scuro e sano, e seguiti da bacche arancioni. Nel corso della prima metà del novecento vennero ottenuti moltissimi ibridi di rugosa, soprattutto grazie al lavoro di ibridatori olandesi e tedeschi, fra cui Wilhelm Kordes, che, attraverso un ibrido fra due rose-specie, la rugosa e la wichuraiana, ottenne la cosiddetta “rosa kordesii”: gli incroci fra questo ibrido e altri tipi di rose permisero a Kordes di creare piante che conciliavano le virtù delle rugose con fioriture soddisfacenti.

L’elenco dei gruppi di rose sviluppati nel corso del novecento potrebbe continuare a lungo, ma per non annoiarvi troppo mi limiterò a citarne ancora due. Per prime le cosiddette “rose inglesi” create da David Austin fra gli anni sessanta e settanta attraverso incroci fra diverse categorie di rose antiche, rose tea e floribunde. Si tratta per lo più di piante caratterizzate dalla presenza di fiori dalla forma molto bella, spesso inquartati e con molti petali, quasi tutti profumati, portati su cespugli di dimensioni medio-grandi e di portamento armonico, un po’ lasso, quasi mai rigido (come avviene spesso negli ibridi HT). Infine le “rose miniatura”: una categoria utilissima nei piccoli giardini, sviluppate da molti ibridatori in Europa (Meilland, Tantau soprattutto per le tappezzanti, Noak, Kordes, Barni) e negli Stati Uniti (con il lavoro di Ralph Moore in testa). Le ultime generazioni di rose miniaturizzate superano in molti casi i difetti della maggior parte delle piante di questa categoria (quasi totale assenza di profumo, scarsa qualità delle corolle) e permettono di coltivare in spazi limitati e persino in vaso rose molto soddisfacenti con fioriture abbondanti e prolungate. (fine)

Ecco uno degli ibridi muschiati selezionati dal reverendo inglese Joseph Pemberton: "Felicia".

Ecco uno degli ibridi muschiati selezionati dal reverendo inglese Joseph Pemberton: "Felicia".

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Architetto del paesaggio e dei giardini: ho due cani e quattro gatti, mi piace leggere romanzi molto lunghi, mi piace perdere tempo, guardare vecchi film. Non mi piace: dover fare tutto in fretta, parlare al telefono (lo odio!), viaggiare seguendo itinerari e programmi prestabiliti.

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