LA REGINA DI SABA (SHEBA) – terza parte

Makeda, grazie alla testimonianza  di Kebra Nagast (Il libro dei Re), appare come la regina che ha rappresentato il passaggio tra la società matriarcale e quella patriarcale in Etiopia. L’anello di congiunzione dalla dinastia delle Regine a quella dei Re.

Guido Cagnacci - La morte di Cleopatra

Già nel mito greco di Andromeda, risalente probabilmente al neolitico (2000  a.C.), si parla di Regina d’Etiopia e non viene nominato un re. La notte prima di concepire il figlio di Salomone e Makeda, si svolse questo dialogo: “… Il Re si alzò e andò verso la Regina, e le disse – ora erano soli insieme – «Prendetevi le vostre comodità a vantaggio dell’amore fino allo spuntare del giorno.». Ed essa gli rispose, «Giuratemi sul vostro Dio, il Dio di Israele, che non mi prenderete con la forza. Perché se io, che per la legge degli uomini sono una vergine, fossi sedotta, dovrei tornare in dolore, afflizione e tribolazione.»” La verginità della regina, nelle società matriarcali e ricordata anche nei miti delle amazzoni. Tuttavia nel racconto fatto di Kebra Nagast il punto che segna questo storico passaggio è successivo ed è situato al ritorno di Makeda in patria. In un primo momento la Regina reagisce a una domanda del figlio, proprio come la sovrana di una società matriarcale, infatti leggiamo: “E il figlio raggiunse l’età di vent’anni, e chiese a coloro che furono stati educati con lui: «Chi è mio padre?». E loro risposero: «Salomone il Re». E lui andò dalla Regina sua madre, e disse a lei, «O Regina, fammi sapere chi è mio padre». E la Regina parlò con lui tristemente, sperando di spaventarlo così lui non avrebbe desiderato di andare da suo padre dicendo, «Perché mi chiedi di tuo padre? Io sono tuo padre e tua madre; non devi sapere nient’altro».  Sembrerebbe un ritorno al vecchio sistema sociale. Poco dopo tuttavia apprendiamo di un discorso, una promessa fatta da Makeda a Salomone: “Ora c’era una legge nel paese di Etiopia, che solo una donna avrebbe potuto regnare, e che lei doveva essere una vergine che non avesse mai conosciuto uomo, ma la Regina disse a Salomone, «D’ora in poi un uomo che è del tuo seme regnerà, e una donna non regnerà mai più; solo tuo seme regnerà e il suo seme dopo di lui, di generazione in generazione. E questo tu inciderai nei documenti dei rotoli nel Libro dei loro Profeti in color ambra, e tu lo metterai nella Casa di Dio, che sarà costruita come memoriale e profezia degli ultimi giorni».” Proseguiamo nella racconto del “Il libro dei Re” (Kebra Nagast) e scopriamo la Regina che al suo ritorno in patria partorisce un maschio, come riorganizza lo stato e come educa il figlio.

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Come la Regina partorì e tornò nel suo Paese

E la Regina partì e arrivò nel suo paese nove mesi e cinque giorni dopo che si separò dal Re Salomone. E i dolori del parto erano ancora con lei, e partorì un bambino, e lo diede alla nutrice con grande orgoglio e gioia. E attese fino a che i giorni della sua purificazione finissero, e dopo tornò nel suo paese con grandi cerimonie. E i suoi ufficiali che rimasero la portarono regali alla loro signora, e le fecero riverenze, e le portarono omaggi, e tutti gli abitanti del paese gioirono di nuovo per la sua venuta. Tra coloro che erano nobili la ornarono in uno splendido vestito, e ad alcuni donò oro e argento, e giacinti e broccati; e diede loro tutte le cose potessero essere desiderate. E organizzò il suo regno, e nessuno disobbedì ai suoi comandi; per la sua amorevole saggezza e Dio rafforzò il suo regno. E il bambino crebbe e lo chiamò Bayna-Lehkem. E il figlio raggiunse l’età di vent’anni, e chiese  a coloro che furono stati educati con lui, “Chi è mio padre?” e loro risposero, “Salomone il Re”. Lui andò dalla Regina sua madre, e le disse “O Regina, fammi sapere chi è mio padre”. E la Regina parlò con lui tristemente, sperando di spaventarlo così lui non avrebbe desiderato di andare da suo padre dicendo, “Perché mi chiedi di tuo padre? Io sono tuo padre e tua madre; non devi sapere nient’altro”. E il ragazzo si allontanò dalla sua presenza, e si sedette. In un secondo momento, e in un terzo lui le domandò, e la importunò nel dirglielo. Un giorno, comunque, lei gli disse, “Il suo paese è molto lontano, e la strada è molto difficoltosa, non vuoi restare qui? E il giovane Bayna-Lehkem era bello, e il suo intero corpo e i suoi membri, e la postura delle sue spalle assomigliava a quella del Re Salomone suo padre, e i suoi occhi, e le sue gambe, e tutta la sua postura assomigliava a quella di Salomone il Re. E quando ebbe 22 anni lui era abile in tutte le arti della guerra e del cavalcare, e nella caccia e nell’intrappolare delle bestie selvatiche, e in tutte quelle cose che un giovane uomo deve imparare. E lui disse alla Regina, “Andrò e guarderò in faccia mio padre, e tornerò qui secondo la Volontà di Dio, il Signore di Israele.” (Kebra Nagast)

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Come viaggiò il Re di Etiopia

E la regina chiamò Tâmrîn, il responsabile degli uomini e dei mercanti della sua carovana, e gli disse, “Preparati per un viaggio e porta questo ragazzo con te, perché mi importuna giorno e notte. Lo porterai dal Re Salomone, e lo riporterai qui sano e salvo, se a Dio, il Signore di Israele, piacerà”. E fece preparare un seguito appropriato alla loro ricchezza e alla loro onorevole condizione, e fece approntare tutti i beni che erano necessari per il viaggio e che potevano essere presentati come doni al Re, e tutto ciò che sarebbe potuto essere necessario di benessere e conforto lungo la via. Fece preparare tutto per mandarlo via, diede ai funzionari che dovevano accompagnarlo tanto denaro quanto ne avrebbero avuto bisogno per lui e per loro durante il viaggio. Comandò loro che non lo avrebbero lasciato lì in Israele, ma che lo avrebbero soltanto portato dal Re, e poi lo avrebbero riportato di nuovo da lei, in tempo per assumere la sovranità della sua terra. (Kebra Nagast).

Ora c’era una legge nel paese di Etiopia, che solo una donna avrebbe potuto regnare, e che lei doveva essere una vergine che non avesse mai conosciuto uomo, ma la Regina disse a Salomone, “D’ora in poi un uomo che è del tuo seme regnerà, e una donna non regnerà mai più; solo tuo seme regnerà e il suo seme dopo di lui, di generazione in generazione. E questo tu inciderai nei documenti dei rotoli nel Libro dei loro Profeti in color ambra, e tu lo metterai nella Casa di Dio, che sarà costruita come memoriale e profezia degli ultimi giorni. E la gente non venererà il sole nella magnificenza dei cieli, o le montagne e le foreste, o le rocce e gli alberi del deserto, o gli abissi e ciò che è nell’acqua, o immagini scolpite e figure d’oro, o uccelli piumati che volano; e non li useranno per la divinazione, e non faranno loro atto di adorazione. Questa legge resterà per sempre. E se ci sarà qualcuno che trasgredirà questa legge, il tuo seme lo giudicherà per sempre. Dacci soltanto le frange della copertura della santa divina Sion, il Tabernacolo della Legge di Dio, che noi  saluteremo. Pace sia alla forza del tuo regno e alla tua brillante saggezza, che Dio, il Signore di Israele il nostro Creatore, ha dato a te”. E la Regina prese il giovane da parte e quando fu solo con lei gli diede quel simbolo che Salomone le aveva dato, cioè, l’anello che portava al dito, così che egli avrebbe potuto riconoscere suo figlio, e ricordare la sua  parola e il patto che lei aveva fatto, che lei avrebbe venerato Dio tutti i giorni della sua vita, lei e coloro che erano sotto la sua sovranità, con tutto il potere che Dio le aveva dato. E la Regina lo mandò via in pace. E il ragazzo e il suo seguito presero decisamente la loro via e viaggiando arrivarono nel paese dei dintorni di Gâzâ. Ora questa è la Gâzâ che Salomone il Re diede alla Regina di Etiopia. (Kebra Nagast) E negli Atti degli Apostoli l’Evangelista Luca scrisse, dicendo, “Egli era il governatore dell’intero paese di Gâzâ, un eunuco della Regina Hendakê, che aveva creduto alla parola dell’Apostolo Luca.”.

Abbandoniamo per un momento Makeda per ricordare una recente scoperta per quanto riguarda il matriarcato in Palestina.

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L’emblema imperiale etiopico con il “Leone di Giuda”, la “Stella di Davide” e la “Croce”.
Secondo alcune interpretazioni di etnologi, la “Stella di Davide”
è la sintesi tra il simbolo matriarcale (il triangolo con il vertice in basso)
e il simbolo patriarcale (il vertice in alto).

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La “signora delle leonesse” era un re dell’antica Canaan?

La leggenda vuole che i grandi re di Canaan, l’antica terra d’Israele, fossero tutti uomini. Un recente scavo compiuto dagli archeologi della Tel Aviv University a Tel Beth-Shemesh fa balenare però la possibilità di una misteriosa regina. Gli archeologi della Tel Aviv University Prof. Shlomo Bunimovitz e Dr. Zvi Lederman del Department of Archaeology and Ancient Near Eastern Civilizations hanno scoperto una strana piastra di terracotta (riprodotta di fianco) di una dea in abiti femminili e pensano che si possa trattare d’una regina che governava la città. Se ciò fosse vero, essi dicono, mostrerebbe l’evidenza di un antico matriarcato che comandava sulla regione. “La porta del tempo“, un sito archeologico molto interessante e aggiornato pubblica, citando la fonte (Tel Aviv University), un resoconto circa la scoperta di un sito archeologico che confermerebbe che nel secondo millennio prima di Cristo anche in Palestina si conosceva il matriarcato. Questo fatto confermerebbe quanto citato nelle Bibbia a proposito della Regina di Saba:  il passaggio dal matriarcato al patriarcato, da collocarsi tra la fine del secondo millennio all’inizio del primo. Ecco quanto si può leggere nella “Porta del tempo” (aprile 2009).

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Una donna che governava nella Canaan da prima dell’Esodo

La piastrina mostra una figura abbigliata come i re e le divinità dell’arte Egizia e Cananea. La capigliatura, tuttavia, è femminile e le mani impugnano fiori di loto, tipici attributi femminili. Questa piastra, pensano gli storici dell’arte, può essere una rappresentazione artistica della “Signora delle Leonesse”, una regnante cananea conosciuta perché inviò messaggi al Faraone d’Egitto per scongiurare la distruzione del proprio regno. “Abbiamo mostrato la nostra scoperta ad uno storico dell’arte che ha confermato la nostra ipotesi, che la figura rappresenti una donna” ha detto il Dr. Lederman. “Ovviamente in questa città accadeva qualcosa che non conosciamo bene, Possiamo aver trovato la «Signora delle Leonesse», che mandava messaggi da Canaan all’Egitto. La distruzione che abbiamo scoperto nel sito, durante gli scavi dell’estate scorsa, insieme a questa immagine, potrebbe costituire la chiave di soluzione dell’enigma”.

Verso il 1350 a.C., i re Cananei scrivevano su tavolette d’argilla messaggi ai Faraoni egizi, per chiedere il loro aiuto militare. Tra questi messaggi ci sono due rare lettere, travate vari decenni fa a el Amarna, da contadini egiziani, che erano state spedite dalla “Signora delle Leonesse” di Canaan. Ella scriveva che due bande d’invasori e di ribelli erano entrate nella regione e che la sua capitale non era più sicura. “Non si sapeva però di quale città ella fosse a capo” ricordano il Dr. Lederman ed il Prof. Bunimovitz. Gli archeologi pensano che ella regnasse come un re (piuttosto che come “regina“, termine che indicherebbe più facilmente la moglie d’un re maschio) sopra una città di circa 1500 persone. Pochi anni fa, il Prof. Nadav Naaman della Tel Aviv University suggerì che ella potesse aver regnato sulla città di Beth Shemesh. Tuttavia non c’era alcuna prova di ciò.“La città fu distrutta con violenza, in un modo che vediamo raramente negli scavi archeologici”, dice il Prof. Bunimovitz, che mette in luce parecchi ritrovamenti esotici sepolti sotto le rovine, come un sigillo regale egiziano, punte di freccia di bronzo ed un grande corredo di vasellame. Essi suggeriscono l’esistenza di una città-stato grande e importante, ben inserita nel sistema geo-politico ed economico del Mediterraneo orientale.

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È tempo di una nuova interpretazione della storia biblica?

Gli archeologi della Tel Aviv University dicono che le nuove scoperte potrebbero cambiare l’interpretazione della storia pre-biblica. Il popolo che qui viveva era pagano, con un sistema religioso molto elaborato.

“Era una città importante e bella”, dice Lederman. “Stranamente, una distruzione tanto estesa, come quella ritrovata nei nostri scavi è una gran gioia per gli archeologi perché la gente non ha avuto il tempo di portar via le proprie cose. Hanno lasciato tutto nelle case e il sito è ricco di ritrovamenti”. Egli aggiunge che gli oggetti di lusso ritrovati fanno di questa città la più importante tra tutte quelle studiate in terra di Canaan. La scoperta della piastrina, e l’evidenza della distruzione che trapelava dai messaggi ritrovati a el-Amarna, sembrano confermare che la donna raffigurata fosse la misteriosa “Signora delle Leonesse” e governasse la città cananea di Beth Shemesh. “Non conosciamo altre donne che comandassero una grande città in questa zona”, dicono Lederman e Bunimovitz. “Lei sarebbe l’unica. Speriamo di scoprire di più su di lei durante nuovi scavi”

Il prossimo episodio parlerà soprattutto della discendenza della Regina Makeda, la cui dinastia è durata oltre la metà del secolo scorso.

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