MAPPLETHORPE – MAN RAY: UNA SFIDA TRA TITANI IN NOME DELLA FOTOGRAFIA

Resterà aperta fino al 5 giugno, presso la Fondazione Marconi di Milano, la mostra “Man Ray-Mapplethorpe“, realizzata in concomitanza con la mostra “Robert Mapplethorpe. La perfezione della forma” (fino al 13 giugno) organizzata dal Museo d’Arte di Lugano diretto da Bruno Corà, in collaborazione con la Mapplethorpe Foundation di New York.

La mostra permetterà di identificare analogie e differenze tra le opere e i punti di vista dei due poliedrici artisti americani, tra loro distinti per generazione, ma accomunati dalla magistrale capacità di rendere le forme e la bellezza dei soggetti scelti: dai fiori, agli oggetti, ai nudi maschili e femminili.

Nel 1920 a Parigi, Man Ray inizia a lavorare come fotografo per il mondo dell’arte e con il tempo diviene un collaboratore di “Harper’s Bazar“, “Vogue“, “Vu“, “Vanity Fair” e altre riviste famose. Man Ray, noto soprattutto per i ritratti, è allora riconosciuto come artista della fotografia grazie ai suoi rayographs e alla solarizzazione.

Man-Ray- Le violon d'Ingres

Il suo assistente, Lucien Treillard, diceva di Man Ray: “Man Ray fotografo? No, si è servito della fotografia come di altri mezzi espressivi: matita gouache, pittura a olio, ecc. Ha creato opere d’arte con l’ausilio del mezzo fotografico. Man Ray è un artista e rivendica questa etichetta. Certo, ha realizzato opere commerciali per la moda o per clienti occasionali. Ma spesso queste fotografie diventano, grazie a lui, opere d’arte.

Come Man Ray anche Robert Mapplethorpe, nella sua breve carriera, dopo essersi inizialmente dedicato alla pittura, rivolge la sua attenzione alla fotografia, attraverso la quale ricerca ed esalta la bellezza e la sensualità della forma, in un equilibrio complementare tra bianco e nero, linee angolari e non, classicità e contemporaneità.

Robert Mapplethorpe- autoritratto - 1980

In un’intervista del 1988 con Janet Kardon, Robert Mapplethorpe risponde: “Credo che uno potrebbe sfogliare una quantità delle mie fotografie e dire: «Ecco, questa somiglia all’artista tale, questa somiglia all’artista talaltro». Ma mi piacerebbe pensare che le influenze non siano poi troppo forti“.

Tra le molteplici influenze – di artisti moderni e contemporanei – da cui Mapplethorpe ha saputo trarre spunto c’è sicuramente Man Ray, profondamente stimato e considerato dall’artista il più importante fotografo mai esistito.

Nella mostra alla Fondazione Marconi, al primo e secondo piano della sede, sono esposti – oltre alle fotografie – dipinti e oggetti realizzati da Man Ray tra i primi anni ’20 e i primi anni ’70, a confronto con una selezione di 25 lavori di Robert Mapplethorpe, eseguiti tra il 1975 e il 1986. Tra questi ultimi si segnalano un ritratto dei primi anni Ottanta di Lisa Lyon, atletica musa e collaboratrice di Mapplethorpe, giustapposto a “Woman in Bondage” del 1928-29 di Man Ray; le “Calle” di valore iconico di Mapplethorpe del 1983 accostate a quelle di Man Ray del 1931, realizzate con la tecnica della solarizzazione.

E ancora il nudo “Ken, Lydia, Tyler” del 1985, una delle sigle di Mapplethorpe,  a confronto con “Target” del 1933: fotografia di un assemblaggio di oggetti, in cui Man Ray accosta arte classica a geometria. Infine il ritratto di Jennifer Jakobson del 1981 da guardare in contrappunto con “La chevelure” di Man Ray del 1929. Una sfida tra titani!

Uno dei famosi Nudi di Robert Mapplethorpe

Fino al 5 giugno 2010-05-21

Orario: da martedì a sabato, 10.30-12.30, 15.30-19.00

Ingresso gratuito

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Autore:

Giornalista, storica e critica d'arte, filosofa, docente di Iconologia, Iconografia e Filosofia dell'arte. contatto: redazione.cultura(at)siamodonne.it

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