LA REGINA DI SABA – ultimo episodio

Kebra Nagast (Il libro dei re etiopico) rappresenta la fonte dalla quale abbiamo attinto per conoscere la figura di Makeda, la Regina. L’incontro tra Re Salomone e la Regina di Saba, oggetto di molti capitoli del Testo Sacro etiope, rappresenta simbolicamente la fine del matriarcato in Etiopia e il passaggio al patriarcato. Dopo il viaggio di Menelik, il figlio, in Israele e la sua designazione ad erede di Salomone per le terre etiopiche, la Regina sparisce letteralmente dai testi. Il passaggio è compiuto. Anche Eschilo nella trilogia “Orestea” ricorda il passaggio tra i due tipi di società con l’uccisione della madre Clitennestra da parte di Oreste. Rudolf Steiner in una conferenza e J.J.Bachofen nella sua opera più famosa “Il matriarcato” affrontano il tema. Infine, esiste a Ravenna, un’associazione “La Regina di Saba“, presieduta da una giovane etiope.

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La regina di Saba - Fedele Boffoli

Improvvisamente, nel ventunesimo capitolo di Kebra Nagast, appare Makeda, la Regina di Saba con queste parole:

E come questa Regina nacque, io l’ho scoperto scritto in quel manoscritto, e in questa maniera anche gli Evangelisti fanno menzione di quella donna. E nostro Signore Gesù Cristo, nel condannare il popolo ebraico, coloro che vivevano in quei tempi e lo crocifissero, parlò dicendo:
«
La Regina del Sud si ergerà nel Giorno del Giudizio e contrasterà, condannerà e sconfiggerà questa generazione che non ha ascoltato la predicazione delle Mie parole, perché ella venne dai confini della terra per ascoltare la saggezza di Salomone.»
E la Regina del Sud di cui Egli parlò era la Regina d’Etiopia.»
Nelle parole «i confini della terra» Egli alludeva alla delicata costituzione femminile, alla lunghezza del viaggio, al sole cocente, alla fame lungo la via ed alla sete. E questa Regina del Sud aveva un viso meraviglioso, e la sua statura era superba, e l’intelligenza e la comprensione, che Dio le aveva donato, erano di tale livello che ella si recò a Gerusalemme ad ascoltare la saggezza di Salomone; questo avvenne per comando di Dio e fu per Suo buon compiacimento. E inoltre Ella era enormemente ricca, perché Dio le aveva donato gloria e ricchezze, oro ed argento, e splendidi paramenti, e cammelli, e schiavi, e mercanti. Essi si presero cura dei suoi affari e commerciarono in sua vece per terra e per mare, in India e ad Assuan.” (Kebra Nagast)

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Altrettanto improvvisamente, dopo dodici capitoli (21 – 32) di cui Makeda è protagonista con Salomone, è fatta scomparire e si parla soltanto del figlio. In totale i capitoli, nella traduzione di E.A.Wallis Budge sono 118 e questo ci fa capire l’importanza data a questa figura di regina. Al suo posto diventa protagonista il figlio della regina e di Salomone, come per legittimare due fatti:

  • La legittimità del passaggio dal matriarcato al patriarcato.
  • La discendenza della dinastia etiope da Salomone

Nel capitolo sessantaquattro, vi è un passaggio che esprime una sorta di messa in guardia nei confronti della donna, seduttrice dall’origine dell’umanità in poi. L’esistenza della Regina di Saba risale presumibilmente all’anno mille prima di Cristo e il “Libro dei Re” è stato scritto nel 419 dopo Cristo. Dopo circa quindici secoli si sentiva ancora la necessità di giustificare il patriarcato come forma sociale e per ottenerne il “crisma” si sottolinea le arti di seduzione della donna corruttrice nei confronti di saggi ed eroi. Si tratta, in fondo, di un segno di debolezza dell’uomo che in qualche maniera si sente inferiore. Per riuscire nell’intento si scomoda persino Dio.

“Ora Dio aveva comandato ai figli di Israele, dicendo, «Voi non sposerete donne straniere affinché non siate corrotti da esse attraverso i loro dei, dalla depravazione delle loro arti e dalla dolcezza delle loro voci; esse rendono molli i cuori dei giovani semplici con la dolcezza delle loro voci gentili, e
con la bellezza delle loro fattezze esse distruggono la saggezza degli uomini stolti». Chi era più saggio di Salomone? eppure fu sedotto da una donna. Chi era più retto di Davide? eppure fu sedotto da una donna. Chi era più forte di Sansone? eppure fu sedotto da una donna. Chi era più avvenente di ‘Amnôn? eppure fu sedotto da Tamar, la figlia di Davide suo padre. E Adamo fu la prima creatura di Dio, eppure fu sedotto da Eva sua sposa. E con quella seduzione fu creata la morte per ogni cosa creata. E questa seduzione dell’uomo da parte della donna fu causata da Eva, e per questo noi tutti siamo figli di Eva.”
(Kebra Nagast)

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Non a caso, il passaggio dal matriarcato al patriarcato ci è stato tramandato, nella sua forma più intensa e sensibile, da Eschilo, nella trilogia dell’Orestea, dove il protagonista, per vendicare il padre Agamennone, uccide la madre Clitennestra.

Direi che non tutti gli uomini hanno questo timore della Donna, che si manifesta in un rozzo tentativo di sopraffazione fisica, intellettuale e morale (come descritto nel “Libro dei Re“). Vorrei citare due eminenti figure di filosofi e storici.

Rudolf Steiner Filosofo austriaco (Kraljević1861 – Dornach, Basilea,1925). Fondatore della Società antroposofica. Studiò al politecnico di Vienna e s’accostò alle dottrine gnoseologiche di Goethe. Nel 1894 scrisse Die Philosophie der Freiheit (La filosofia della libertà), ove pose le fondamenta della «scienza dello spirito», affermando il primato delle idee-immagini sulla realtà sensibile. Agli inizi del Novecento Steiner si avvicinò alla Società teosofica. Fu segretario generale della sezione tedesca, pur avendo esplicitamente affermato di essere portatore di un messaggio autonomo, già individuabile nell’opera Theosophie (1904; Teosofia, Milano 1938). Nel 1913 ruppe col movimento teosofico dando impulso alla costruzione della Società antroposofica. Steiner a testimonianza dei suoi molteplici interessi ha lasciato vari libri e numerosissime conferenze sui soggetti più disparati: dalla filosofia all’agricoltura, dalla medicina alla pedagogia e all’architettura. Il fondatore dell’Antroposofia, in una conferenza del 1911 dal titolo  ”L’eterno femminile“, scrive:
“«Sono perseguitato dalle Madri, dalle Madri!» urlava Nikias, fingendosi pazzo, mentre fuggiva, inseguito dalla folla inferocita per avere indotto a venire a patti con i Romani gli abitanti di una città cartaginese della Sicilia, dove era stato eretto, in circostanze misteriose, un Tempio alle Madri.
L’episodio, descritto da Plutarco, colpì la fantasia di Goethe che riprese questo tema nel “Faust” facendo intraprendere al protagonista un percorso iniziatico nel Regno spirituale delle Madri. Goethe aveva colto la vera portata del significato dell’episodio comprendendo che Nikias «non era pazzo, ma un essere umano divenuto veggente in un Regno di realtà spirituale» che lo atterriva con tutta l’incombente e misteriosa potenza del femminile. Egli descrisse le Madri quali esseri divini appartenenti ad un mondo che sta dietro la realtà sensibile, dove viene generato maternamente tutto ciò che è fisico e terreno perché nel Regno delle Madri si trovano l’essenza divina di tutte le cose e la matrice prima dell’esistenza.
Il viaggio, iniziato sotto i cattivi auspici di Mefisto, lo spirito demoniaco che demotiva Faust con le parole
«Tu vai alla ricerca del puro Nulla» a cui egli risponde «Nel tuo Nulla io spero di trovare il mio Tutto», lo porterà al risveglio della sua anima: l’eterno femminino presente in ognuno di noi a prescindere dalla differenza di genere, retaggio del mondo delle origini, cui ci lega «la perenne ricerca di quell’Osiride che si può ritrovare solo grazie all’iniziazione o alla morte»”.

Johann Jakob Bachofen, Storico delle religioni svizzero (Basilea 1815 – 1887). La sua grande opera “Das Mutterrecht: Il diritto matriarcale”: un saggio sulla ginecocrazia del mondo antico nella sua natura religiosa e giuridica (1861) è appunto dedicata alla ricostruzione dell’antico mondo mediterraneo negli aspetti che attestarono il prevalere dell’archetipo femminile; tesi che sarà la base delle teorie sul martriarcato (Nova Enciclopedia, UTET Torino).

L’Editore Einaudi, ha il merito di aver pubblicato, nella collana “I millenni” la prima edizione completa del monumentale Mutterrecht (1861) nella traduzione il titolo è “Il matriarcato” (prezzo in promozione € 37,32). L’opera è la più significativa e più nota di J.J.Bachofen, mai tradotta per intero neppure in altre lingue. Ecco la presentazione nei risvolti della copertina: “Rassegna enciclopedica di miti e di simboli di ogni parte del mondo, questo testo classico dell’antropologia e della storia delle religioni, più citato che effettivamente letto, è basato sulla scoperta di uno stadio dell’evoluzione della civiltà, durante il quale il potere sarebbe stato in mano alle donne anziché agli uomini. Nel matriarcato e nell’amore della madre per i figli (riscontrato in innumerevoli figure di Grandi Madri, prima fra tutte Demetra) Bachofen esalta una sorta di «poesia della storia», e una fase di grande elevazione morale della vita e del costume. Secondo Bachofen, l’umanità si sarebbe sviluppata da una fase primordiale di promiscuità sessuale e da uno stadio matriarcale, improntato a stabilità, sicurezza e serenità, a una fase contrassegnata dalla vittoria del diritto maschile, o “paterno”, che avrebbe trovato i suoi paladini in Apollo e in Augusto. Alimentato dalla costante tensione dialettica fra le società di tipo ginecocratico e i nuclei sociali che affermano il principio paterno, lo studio di Bachofen riesamina il contrasto fra le due concezioni (materiale l’una, spirituale l’altra; notturna la prima, solare la seconda) da un’angolatura inconsueta rispetto alle pubblicazioni scientifiche dell’epoca, tanto da scatenare l’ostracismo degli accademici. Con una erudizione sbalorditiva, Bachofen si muove ben al di là dell’orizzonte europeistico allora in voga, per indagare la situazione sociale della donna non solo nel mondo greco-romano classico ma anche in aree meno frequentate, come l’India e l’Asia centrale, l’Egitto, la Libia, le terre degli Incas… Apprezzata da Marx e Engels (che vi ravvedevano la transitorietà della vita borghese), finita al centro di un vivace dibattito antropologico, amata da poeti come Rilke e Hofmannsthal o da narratori come Broch, Hesse e Thomas Mann, difesa da pensatori come Benjamin, Adorno e Fromm, sovente ripresa dalla letteratura femminista, l’opera di Bachofen resta, pur con tutte le sue ambivalenze, un seducente filo di Arianna teso attraverso i regni del maschile e del femminile. Anche se alcuni suoi dati possono risultare oggi superati o inesatti, essa continua a restare l’esempio di un incontro straordinario con una figura mitica, la mater, con cui ogni generazione si incontra e si misura, come rileva Furio Jesi, iniziatore di questa traduzione, nel saggio che accompagna il volume.”

Come spesso m’accade, mi affeziono ai personaggi che incontro nelle mie ricerche, rendendomi tuttavia conto d’aver sfiorato e certamente non approfondito la conoscenza. Sono convinto dell’esistenza di Makeda, oltre tremila anni fa. Sono certo della sua fama sopravissuta sino ai nostri giorni anche se poi abbiamo involgarito la storia con produzioni cinematografiche di chiaro stampo Hollywoodiano. Rimane tuttavia per me un mistero la ragione vera che ha indotto la Regina, volontariamente alla rinuncia dell’assetto sociale matriarcale. Rimanendo un arcano per me, non riesco certamente a spiegarlo alle lettrici e ai lettori. E di questo chiedo scusa, lasciando ad ognuno la propria interpretazione.

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Regina di Saba  Associazione Interculturale Italia – Etiopia

Regina di Saba – ONLUS è un’associazione nata a Ravenna in seno alle attività promosse dall’Endas Provinciale e iscritta all’Albo Regionale del Volontariato.

Con lo scopo di favorire scambi culturali fra Italia ed Etiopia, l’associazione darà vita a conferenze e pubbliche manifestazioni al fine di avvicinare il pubblico ravennate ed emiliano romagnolo, alla storia delle varie civiltà succedutesi in Etiopia e nei territori confinanti, con particolare attenzione alle vicende contemporanee ed alla individuazione delle risorse che possano fornire reciproco vantaggio (pensiamo, ad esempio, alle potenzialità che il paese africano può avere per le imprese operanti in Emilia Romagna e in tutta Italia ed alle risorse turistiche e culturali etiopi). Regina di Saba sta inoltre cercando di realizzare un centro informazioni utile per chiunque abbia interessi in Etiopia e sarà lieta di ricevere vostro apporto.
( – Per informazioni: Tel. 0338/3427768 – 0544/405108 – Fax 0544/590928 Via Pola  16 – 48100 Ravenna – )

Il Presidente dell’associazione Regina di Saba è Meseret Yilma Dagn, nata ad Addis Abeba capitale dell’Etiopia, cittadina italiana dal 1993, sposata con un ingegnere ravennate, e madre di due bambine.

Secondo Meseret, (nella foto, ritratta nei pressi della Basilica di Sant’Apollinare in Classe)

È necessario recuperare le ragioni della millenaria attrazione che l’Etiopia ha esercitato sul bacino mediterraneo e sull’Italia, e viceversa; l’Etiopia è infatti la culla di un’antica e affascinante civiltà, di cui ancora oggi ci restano imponenti vestigia. La presenza di queste memorie, di un ambiente naturale unico in tutto il pianeta, di un’antichissima Chiesa cristiana, di un Islam colto e tollerante, di un arcaico insediamento ebraico (i Falascià) rendono l’Etiopia idonea a costruire un messaggio di integrazione e di pace. Credo che sia tempo, per gli italiani, di riscoprire e di valorizzare questi legami, che per noi etiopici residenti in Romagna costituiscono una naturale vocazione“.

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Giornalista, scrittore, editore, esperto di marketing

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