LA SCELTA DELLE ROSE: COME CONSULTARE I CATALOGHI SPECIALIZZATI – seconda parte

Ad esempio, nel catalogo tedesco delle bellissime rose di Wilhelm Kordes e figli (sottotitolo: le più belle rose del mondo), le didascalie sono sempre assolutamente complete e corrette, perché seguono uno schema costante che consiste nell’elenco (più o meno in questo ordine) dei dati relativi a:

1.      nome dell’ibridatore e data dell’ibridazione (o più facilmente della commercializzazione);

2.      caratteristiche del fiore (tonalità di colore, dimensione, forma della corolla, quantità di petali, se i fiori sono portati a mazzi o singolarmente);

3.      profumo (se è assente, presente, debole, forte);

4.      caratteristiche del fogliame (foglie chiare, scure, colore delle foglie giovani, dimensioni delle foglie, grado di lucentezza eccetera);

5.      caratteristiche della pianta (portamento, altezza e a volte larghezza massima ipotizzabile, consistenza dei rami);

6.      resistenza alle malattie:  che è un’indicazione utilissima (anche se a volte rischia di farci mettere da parte rose più delicate con fiori spettacolari a favore di rose robustissime con fiori meno belli).

7.      generalità: categoria sotto la quale finalmente la sistematicità e la razionalità che sono vanto e limite del popolo tedesco possono lasciare spazio a qualche informazione più istintiva e sentimentale, note descrittive quasi poetiche sebbene sempre molto brevi, consigli sul migliore possibile utilizzo in giardino.

8.      prezzo:  ogni singola rosa appartiene a un “gruppo di prezzo” indicato con un numero che rimanda a un elenco posto a fine catalogo.

  Non si può negare che il rigore di questo tipo di indicazioni risulterà molto utile per l’acquirente consentendo un rapido confronto dei dati a disposizione sulla base di parametri di confronto costanti.  L’aspetto grafico del catalogo è pulito e piacevole, le immagini molto corrette, le piante sono chiaramente divise in sezioni (rampicanti, coprisuolo, nane, selvatiche eccetera) e all’inizio di ogni sezione un breve testo introduttivo descrive le caratteristiche generali delle rose di ogni gruppo e dà informazioni sul loro migliore utilizzo.

Rimanendo nel nord Europa andiamo in Gran Bretagna per dare un’occhiata al catalogo di David Austin: anche qui troveremo una suddivisione in gruppi, con qualche minima diversità di impostazione rispetto al catalogo descritto prima, immagini fotografiche accattivanti e una grafica più ricercata e coinvolgente.  La differenza più rimarchevole rispetto al catalogo Kordes è però rappresentata dalle descrizioni delle rose, composte come veri e propri brevi testi narrativi, con diversi registri a seconda della pianta che viene di volta in volta descritta.  Alcune di queste didascalie risultano molto più lunghe di altre, e fra le righe si scorge facilmente un reale entusiasmo nel presentare le rose (soprattutto quelle ibridate da poco) e quasi una vera e propria partecipazione psicologica. Paradossalmente da questo tipo di descrizione così coinvolgente e priva di schematismi un lettore attento potrà ricavare utilissime indicazioni per le sue scelte.   Anche  i nomi delle rose ibridate all’interno del vivaio di David Austin (e dei suoi figli) in molti casi sono con evidenza stati scelti basandosi su riferimenti letterari, oppure storici – quindi legando le caratteristiche delle piante alle connotazioni dei personaggi di romanzi o testi teatrali, o di vicende realmente avvenute.  Anche questo tipo di scelta fa pensare a un forte coinvolgimento emotivo, della memoria e della cultura personale, fra l’ibridatore e le sue creazioni  (oltre che, per i più smaliziati fra i lettori, a una specifica politica aziendale).   Tutti gli ibridatori comunque mantengono, dai secoli precedenti, la piacevole tradizione di dedicare  alcune varietà di rose a persone viventi, o da poco scomparse, scelte fra familiari e collaboratori, stimabili professionisti in vari campi della cultura, oppure membri di stirpi regnanti (dove ancora continuano a regnare).

 Comunque, nel catalogo di David Austin è l’estetica a prevalere sulla praticità: le fotografie sono tutte molto belle, la veste grafica affascinante, arricchita da molte immagini a tutta pagina di veri e annosi giardini con esemplari di rose ben ambientate che risultano particolarmente invitanti.   Se siamo riusciti, scorrendolo, a mantenere vivo almeno in parte il nostro spirito critico, potremo essere comunque in grado di operare delle scelte oculate.  Se nella didascalia della rosa che ci piace non si fa cenno alla sua capacità di resistere impavidamente alle terribili malattie da crittogame, per esempio, questo significa quasi sicuramente che la rosa va soggetta almeno a una di esse.  Se nella didascalia non viene descritto in termini positivi il portamento e la ricchezza di ramificazioni saremo autorizzati a pensare che la pianta abbia una crescita rigida o sgraziata.  Quando il testo descrive in termini poetici la morbidezza dei rami inarcati sotto il peso dei fiori potremo temere che il nostro cespuglio fiorito rivolgerà tutte le corolle verso terra costringendoci ad intervenire con forcelle, tutori e legature.   Insomma, leggere fra le righe sarà il modo più giusto per prendere in considerazione tutte le caratteristiche che ci interessano prima di acquistare le piante.  Naturalmente nessuno può sensatamente pensare che esista una pianta perfetta, dato che la perfezione non è di questo mondo, ma è ragionevole che ognuno vada in cerca del tipo di imperfezione che si adatta di più alle sue necessità in quel momento.

In questa brevissima guida alla consultazione dei cataloghi scendiamo ora verso sud e torniamo verso l’Italia passando per la Francia. Resta infatti da prendere in esame ancora una tipologia molto diffusa, quella che si potrebbe sintetizzare con la definizione di “cataloghi semplificati”. Non è detto affatto che i vivai e gli ibridatori che utilizzano questo tipo di strumento di comunicazione con i loro clienti siano in qualche modo di serie B rispetto agli altri: spesso anzi si tratta di professionisti di grande valore e di consolidata tradizione, che scelgono di affidarsi a un catalogo di tipo più snello e meno sofisticato rispetto a quelli di cui vi ho parlato poche righe sopra.   Come avrete già capito la mia preferenza personale va ai cataloghi che, in un modo o nell’altro, danno il maggior numero di informazioni possibile sulle rose: quando trovo una pianta che mi interessa vorrei poter leggere qualunque notizia che sia in grado di descriverla, e questa conoscenza è utilissima quando si mettono a confronto alcune varietà apparentemente simili per sceglierne una sola (scegliere fior da fiore, è proprio il caso di dirlo!). Invece le aziende di due famose dinastie di ibridatori, Meilland in Francia e Barni in Italia, hanno entrambe adottato dei cataloghi piuttosto sintetici, forse giustamente considerando che la maggior parte dei loro clienti non ha voglia di leggere un romanzo a puntate quando sceglie le piante.  Giustizia vuole che io dica a chiare lettere che le didascalie dei due summenzionati cataloghi contengono in poche righe tutte le informazioni fondamentali, e che a una forse maggiore ricchezza delle immagini nel catalogo francese risponda l’utilizzo di icone informative (riguardo al profumo, alla possibilità di tagliare i fiori per metterli nei vasi, eccetera) in quello italiano.  Infine non posso non accennare al fatto che a tutti i cataloghi cartacei di produttori di rose (e di piante in generale) ormai si affianca un catalogo informatico, e che navigando su internet troverete un’imponente massa di informazioni e di possibilità di svuotare il portafoglio riempiendo proporzionalmente le aiuole del vostro giardino.

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Architetto del paesaggio e dei giardini: ho due cani e quattro gatti, mi piace leggere romanzi molto lunghi, mi piace perdere tempo, guardare vecchi film. Non mi piace: dover fare tutto in fretta, parlare al telefono (lo odio!), viaggiare seguendo itinerari e programmi prestabiliti.

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