A SAN GREGORIO ARMENO SI RINNOVA LA TRADIZIONE DEL PRESEPE NAPOLETANO

Fecero il giro del mondo le immagini di Maradona… nel presepe! Con i pastori, il bue e l’asinello, la statuina dell’idolo dei tifosi napoletani accanto alla Sacra Famiglia segnò la glorificazione di un campione e l’espressione del genio e dell’inventiva dei napoletani.

Un intero quartiere a San Gregorio Armeno rinnova ogni anno la magia del Natale nel solco di una tradizione che affonda le sue radici molto lontano…

Il primo regno cristiano della storia nacque nel 301 in Armenia grazie alla predicazione di San Gregorio: fu lui a diffondere il messaggio della nuova fede alla corte del re armeno Tiridate e a convertirlo miracolosamente insieme al popolo tutto, rafforzando nel contempo l’unità dello stato stesso. Il punto focale della storia armena è questo e Gregorio, che ne fu l’artefice, è l’ “Illuminatore”, il fulcro da cui si irradiarono cultura, arte e vita politica. Ma le spoglie del santo non rimasero in quella terra, nelle regioni del Caucaso: in seguito a drammatiche vicende e fra mille peripezie, approdarono infine a Napoli dove furono custodite nella bella chiesa di San Gregorio Armeno. Perché dunque, verrebbe da chiedersi, le reliquie del santo, protagonista della conversione di questo popolo, da sempre animato da un profondissimo sentimento di identità nazionale cristiana, non riposarono alle falde del biblico monte Ararat, simbolo dell’Armenia? Il fortunoso “trasferimento” si deve ad  alcune monache che fuggirono da Costantinopoli a Napoli, per scampare alla persecuzione da parte di un imperatore bizantino e per mettere in salvo le preziose reliquie minacciate da una furiosa iconoclastia che stava sconvolgendo l’Impero Romano d’Oriente. Le coraggiose suore decisero di salvare le spoglie del santo protettore della loro chiesa, rifondandola lontano in un luogo più sicuro, dove egli avrebbe riposato in pace. Sorse così, nel cuore della città partenopea, una splendida chiesa con l’attiguo monastero, di rara bellezza, da cui si domina l’intero golfo.

Dall’ottavo secolo le reliquie di San Gregorio erano rimaste qui, onorate e venerate, fino a quando nel 2001 Papa Giovanni Paolo II° decise di restituirle al giovane stato armeno, che aveva trovato finalmente libertà e pace e celebrava solennemente i 1700 anni della sua cristianizzazione. Nel quartiere in cui sorge la chiesa di San Gregorio Armeno si è perpetuata la tradizione del Presepe artistico: la via San Gregorio è infatti il cuore della Napoli artigiana, dove la lavorazione e l’intaglio del legno fioriscono da secoli, ed è soprattutto la più celebre strada specializzata nella lavorazione e creazione dei presepi. Qui a novembre e dicembre gli artisti espongono le loro originali creazioni rinnovando e innovando quella tradizione che fin dal 1200, quando San Francesco a Greccio depose in un’umile mangiatoia le immagini della Sacra Famiglia, continua ad affascinare il mondo. E chi visita la storica chiesa può ripercorrere al suo interno la storia di San Gregorio negli splendidi affreschi di Luca Giordano e nei numerosi dipinti che ornano le cappelle laterali; il chiostro del convento, elegante e scenografico, sebbene ricostruito nel 1500, ci riporta a quei secoli lontani in cui si compirono terribili drammi e in cui emerse luminoso il coraggio delle monache armene.

Wilma Malucelli

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