L’OTTO MARZO, IL FIORE CHE PUZZA E IL ROGO DEI BOXER

Sono una donna, single, l’anagrafe direbbe giovane, indipendente, laureata, con una cultura che il buon senso direbbe media e le statistiche, invece, decisamente alta. Ho un lavoro, saprei affrontare discorsi impegnativi se qualcuno mi considerasse un interlocutore, conosco più cose di quante la gente abbia voglia di immaginare. Ma, come dice l’incipit della frase, sono una donna. E quindi che posso fare? Buttarmi addosso un vestito striminzito, abbastanza ma non tanto da lasciare intendere di aver scollinato quota 25, tacco 12 e via. Mimose e striptease per festeggiare degnamente l’indegna ricorrenza. Otto marzo, festa dell’essere umano meno considerato sulla faccia della terra. Talmente ai margini da essere in qualche caso contento che il governo gli abbia concesso 24 ore per fare il protagonista di una commediola rosa di serie D.
Ecco la scena. Locale in apertura, donne in coda, addosso tutto il cattivo gusto che l’abbigliamento made in china possa offrire, risatine eccitate e chiacchiere a ultrasuoni. Poi le porte si aprono, le donne si riversano, i cubisti in perizoma imperversano. Come a dire: “Volete la parità? Ecco anche per voi un po’ di carne giovane in offerta”. Che però, visto che l’età media della donna in uscita libera è troppo alta, non si tocca ma si guarda e basta. Perchè loro, gli uomini in svendita, sono meno democratici delle donne a pagamento.

Certo, non vedo l’ora di andare a brindare con uno spumante scadente il crollo di tutte le mie ambizioni. Di guardare quel fiore orribile e maleodorante (solo una società sessista poteva mettere la mimosa come simbolo di femminilità) e rendermi conto che tutto quello che ho fatto, studiato, tentato in questa vita non mi servirà assolutamente a niente.

Magari scenderò anch’io in piazza con le altre, quelle che di uomini oliati non ne vogliono sentir parlare, però poi domani mattina sarò sempre seduta qui, accerchiata da testosterone, schiacciata tra chi sa che un pisello vale più di un curriculum e una vagina di una condanna a morte.
Alla fine andrà come tutti gli anni passati. Me ne starò a casa, a rimuginare. Magari a fare il conto delle donne in posizione di potere nel nostro paese (due secondi, operazione terminata), a fare il conto delle mie gratificazione (due secondi, operazione terminata), a fare il conto delle possibilità che mi si prospettano (due secondi, operazione terminata).
Mi rimarrà così tutta la sera per leggere gli ultimi dati illuminanti che dicono che in tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea il tasso di occupazione femminile diminuisce con l’aumentare del numero dei figli (mentre, stranamente, per gli uomini accade il contrario). Dati che dicono che su tutti i 27 paesi i due nei quali le donne fra i 25 e i 54 anni se la passano peggio sono Malta e l’Italia.

Mah, non l’avrei mai detto.

Bene, allora buon otto marzo a tutte. E, se vi va, accettate un consiglio.

In piazza scendete. Ma non a bruciare reggiseni, quelli vi servono per tenere su le tette che spesso valgono un posto di lavoro.
Al rogo si mettano i boxer e le mutande con il pacco rinforzato.
E per l’otto marzo, per favore, niente fiori. Solo opere di bene.

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Giornalista, laureata in Scienze Giuridiche Europee e Transnazionali, redattrice e conduttrice dell'emittente regionale privata Telenuovo.

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2 Commenti

  1. Patty Comino scrive:

    Ah, io manco la prendo in considerazione questa giornata-lapide messa lì giusto per ricordarci che non abbiamo ancora fatto il passo per metterci di fianco all’uomo. (Chissà come mai non lo abbiamo ancora fatto, forse perché l’uomo ci sbarra la strada o perché ancora non abbiamo imparato ad alzare la testa veramente?)

  2. [...] significa l’otto marzo oggi? Tra mimose e striptease maschili da una parte e tentativi di recupero della memoria storica dall’altra, la confusione è [...]

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