TAMARA DE LEMPICKA, LA REGINA DEL MODERNO A ROMA

Fino al 3 luglio 2011 la mostra “Tamara de Lempicka. La regina del moderno” è ospite al Vittoriano, a Roma. Ho avuto la possibilità di vedere l’allestimento e consiglio caldamente a tutti quelli che riescono di farci un salto.

La mostra ripercorre la carriera di questa eroina dell’arte moderna, dai suoi inizi al suo apice, fino alla sua uscita dai salotti mondani. Nata ufficialmente a Mosca nel 1899, mentre lei diceva invece di essere nata a Varsavia nel 1902, proviene da una famiglia aristocratica russa. La persona a lei più vicina è sicuramente la nonna Clementine, che la accompagna in numerosi viaggi nel Sud dell’Europa, in Italia e in Francia. Qui si accosta pur giovanissima all’arte, che diventa la sua passione principale e successivamente la professione che la porta ad un travolgente successo.

Dettaglio di "Ritratto di una bambina con il suo orsacchiotto", 1922 ca

La mostra si apre con dei pannelli esplicativi sullo stile artistico innovativo dell’artista, che rendono chiaro allo spettatore cosa ha reso Tamara de Lempicka la famosa artista che era (e che è tuttora). Il suo tratto, così geometrico e rigoroso, richiama vagamente il primo cubismo ed il futurismo, che la de Lempicka personalizza rendendo i suoi quadri unici e facilmente riconoscibili al grande pubblico. Pennellate piene, colori sfumati ad arte, forme erculee e volumi si susseguono nelle quattro sale del Vittoriano che fanno da sfondo alle opere.

Sua modella preferita era la figlia Kizette, avuta con il conte e avvocato polacco Tadeus Lempicki nel 1916, quando lei era ancora giovanissima. La bimba, dapprima svogliata di posare continuamente e per lunghe ore per la madre, si abitua poi all’idea e si presenta in pose sempre più ammiccanti e partecipi.

Tamara de Lempicka comincerà ad essere ossessionata anche da altre modelle: dapprima Ira Perrot, con la quale visita l’Italia di nuovo e con cui inizia una relazione sentimentale, poi Rafaëla, la prostituta che Tamara incontra nel 1927 a Parigi e con cui realizza alcuni dei suoi più noti dipinti come “La tunica rosa” e “La bella Rafaëla”.

Negli anni ’20 e ’30 Tamara de Lempicka si gode la vita da star che il successo le ha portato: sperimenta droghe e trasgressioni, posa come una vera diva per riviste  come “Vanity Fair” ed espone assiduamente alle principali esposizioni francesi. Il suo successo e la sua vita senza freni la rendono ricca ed affermata, una vera e propria icona della modernità.

“Cerco di vivere e di creare in modo tale da imprimere sia alla mia vita sia alle mie opere il marchio dei tempi moderni.”

Pian piano nello sfondo dei suoi celebri ritratti ecco che compaiono allora i simboli di questa modernità: palazzi, grattacieli, cornette del telefono, automibili, …

Ma la fortuna ed il successo durarono solo pochi anni: già attorno al 1950 e successivamente negli anni ’60, le opere di Tamara de Lempicka sono considerate poco innovative e non riscuotono un favore positivo dalla critica. Tamara esce quindi dai salotti, si isola e cambia il suo stile. Si dedica a numerose nature morte, a quadri tromp l’oeil e parallelamente ripropone di quando in quando dei ritratti, che non hanno però la verve dei quadri precedenti.

Dettaglio di "Brocca su una sedia I", 1941

L’artista muore a Cuernavaca, in Messico, nel 1980 circondata da amici ed artisti. Le sue ceneri sono state gettate nel cratere del vulcano Popocatèpetl, come lei stessa aveva espressamente chiesto: un’uscita da vera diva, quale lei era.

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Designer laureata al Politecnico di Milano, con una passione per la grafica, la fotografia, la video art e l'illustrazione.

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