TESTIMONIANZE DIRETTE DI MEDICI SENZA FRONTIERE

Appena ho saputo che nella mia città si sarebbe tenuto un incontro di Medici senza Frontiere intitolato “L’altra faccia della terra – Storie di donne a confronto” ho subito deciso di auto-inviarmi a nome di SiamoDonne, perché l’argomento mi incuriosiva e per poter rendervi partecipi di quello che sarebbe stato detto.

Parto con il pensiero che sarà difficile trasmettervi le emozioni e la profondità delle testimonianze a cui ho potuto assistere di persona. Ci proverò, se non altro per rispetto all’impegno che le operatrici umanitarie di Medici Senza Frontiere (MSF) e le altre ospiti hanno saputo mettere nei loro interventi.

Le donne che hanno parlato all’evento e che ci hanno offerto la loro testimonianza hanno visto con i loro occhi e vissuto realtà problematiche in zone del mondo devastate da guerre, carestie, terremoti e povertà e sono: l’ostetrica di MSF Laura Latina, la speaker radiofonica africana di “AfriRadio” Malice Omondi e Monica Triglia, autrice del libro “L’altra faccia della terra. Storie di donne senza diritti e di donne che lottano per ridar loro dignità” e caporedattore della rivista Donna Moderna.

Per iniziare a raccontarvi prendo in prestito le parole di Stella Egidi, medico di MSF che scrive nella prefazione del libro:

Medici senza Frontiere non è un’organizzazione femminista, e sbrodolarsi in elogi ed apologie del genere femminile sarebbe qui inappropriato e poco sincero. Non abbiamo un interesse particolare per il genere femminile, non più di quello che abbiamo per il genere umano in generale. E curiamo le donne esattamente come curiamo chiunque altro, se ha bisogno delle nostre cure, uomo o donna o bambino o vecchio che sia.

(…) Una donna malata o peggio deceduta è una risorsa in meno per la cura dei figli, degli anziani, per la gestione della casa, per il lavoro. Una donna malata sarà probabilmente madre di figli che dovranno lavorare precocemente, e che non riceveranno istruzione. Al contrario, curare una donna, restituirle la salute, significa irrobustire tutta la sua famiglia, significa dare una chance in  più ai suoi figli, significa rafforzare la sua comunità, rafforzarne la rete sociale. Una donna sana e in salute può lavorare, può occuparsi dei suoi figli, può mantenerli.

Laura a soli 27 anni vanta già numerosi viaggi con Medici senza Frontiere: dopo essere stata molto giovane in Brasile, ha deciso di dare una mano come ostetrica in Burundi, Malawi e Sud Sudan. Sua prossima meta sarà il Kenia. Nella sua testimonianza ci descrive con grande emozione parte di questi suoi viaggi. Aiutata dalle foto che lei stessa ha scattato, ci racconta che quello che porta nel cuore al ritorno dalle missioni a cui partecipa è il sorriso e le risate delle donne che, anche se malate o torturate, portano sempre sui loro visi.

Laura racconta che le realtà in cui si è immersa sono spesso difficili da capire e da accettare: un esempio è che in Sud Sudan è tradizione partorire in casa. Spesso alle donne viene negato dal marito e dalla propria madre il permesso di partorire negli ospedali di MSF anche se ci dovessero essere complicazioni. Una donna deve partorire in casa e deve morire in casa se il parto non va a buon fine. Laura ha iniziato a lavorare con Medici senza Frontiere proprio perché non ha mai accettato l’idea che in gran parte del mondo delle donne muoiano di parto.

Malice Omondi, ragazza africana che vive in Italia dal 2005, è da anni sensibile al tema della violenza sui bambini (nel Nord Uganda si è impegnata nella causa dei bambini soldato, feriti dalle mine antiuomo) e attualmente lavora con i missionari comboniani, facendo la speaker per la web-radio “Afriradio”. Parla di donne africane che vivono nella povertà e nell’ignoranza e crede che l’aiuto migliore che si può dare a queste persone sia l’istruzione. Troppo spesso infatti l’ignoranza e la cultura “sbagliata” sono causa di diffusione di malattie terribili come l’AIDS.

L’ultima testimonianza, quella di Monica Triglia, ripercorre le 5 tappe del viaggio di questa donna che ha voluto seguire in prima persona alcune delle missioni umanitarie di MSF nel mondo. Partendo dal Pakistan, passando per Haiti ancora devastata dal terremoto dopo un anno e mezzo, andando in Guatemala dove le donne sono flagellate da violenze sessuali considerate normali data la mostruosa frequenza con cui si verificano, fermandosi a Lampedusa per accogliere con MSF le persone che sbarcavano in condizioni pietose e finendo il suo viaggio in Malawi, paese distrutto dalla povertà, dall’AIDS e dalla malaria.

Il suo obiettivo era dare voce a donne che non ne hanno e che nascono, crescono e muoiono con la sola prospettiva di sofferenza e fatica. Spezzare il loro silenzio. Ed è proprio quello che questo libro fa: racconta le testimonianze delle donne che l’autrice ha conosciuto e con cui ha parlato, presentandole ciascuna con il proprio nome e trascrivendo la loro storia, spesso tragica e segnata dalla violenza.

Dal libro: “Con tenacia e delicatezza (le operatrici umanitarie MSF, NdR) curano le ferite del fisico e anche dell’anima e aiutano queste donne a rotrovare il coraggio delle parole, spesso a denunciare, quasi sempre a ritornare a vivere serenamente (…) Senza la presunzione di risolvere situazioni che nessuno, forse, potrà mai cambiare“.

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Designer laureata al Politecnico di Milano, con una passione per la grafica, la fotografia, la video art e l'illustrazione.

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