“FESTIVAL” DI CANNES: BERLUSCONI FUORI CONCORSO, COME L’ITALIA

Festival di Cannes. Madrina d’eccezione, Christine Lagarde. A sfilare sul tappeto rosso il Debito Pubblico italiano, immortalato dai fotografi in atteggiamenti intimi con lo Spread. Grande attesa poi per la Signora Credibilità, arrivata fasciata in un tricolore stinto, diadema di euro a incorniciare il capo e troppi sorrisi a favore di flash. Fuori luogo, quantomeno. C’era anche il Maxi Emendamento, protagonista nella sezione film comici. Non una grande prestazione: la giuria di qualità l’ha definito poco credibile.

Berlusconi gareggiava invece fuori concorso.

Ed eccoci qui, al G20, sul tappeto rosso delle borse a picco. Ad inaugurare una nuova fase della politica. Perché, nessuno provi a dirmi il contrario, Cannes non è mica stata scelta a caso per la riunione dei Grandi.
Quando ho letto sul Corriere “Tremonti a Cannes con le sue proposte”,  un brivido ghiacciato mi è sceso lungo la schiena. Me lo sono immaginato nei panni di Vera, la cavia vestita di body color carne del film “La pelle che abito” di Almodovar (in concorso a Cannes, lapalisse). E vi assicuro che il brivido non è nemmeno più di tanto legato al body.
Il G20 2011, tra boutade e commissariamenti, è stato il trionfo della politica nell’era della spettacolarità.
Fotografia, montaggio, costumi, dialoghi e scenografia hanno passato l’esame. Incerto il giudizio sulla regia. Occulta, come dire. Bocciata la trama, invece. Troppi passaggi oscuri.

Non è mancato nemmeno il giallo, a questo festival. La Signora Credibilità è scomparsa senza lasciare traccia. Non si è presentata nemmeno alla proiezione del suo film, quello girato con il Maxi Emendamento. L’ultima volta, dicono i testimoni, è stata individuata in un ristorante italiano. Pare affollatissimo.

E così, tra defezioni (Cristo, la Carlucci è passata all’Udc!) e colpi di scena (Tremonti, in body rosa, ha vinto come miglior attore non protagonista), si è chiuso il G20.
Fosse durato un giorno solo si sarebbe chiamato G Day e avrebbe fatto più ridere del programma di Gepi Cucciari.

E intanto la borsa crolla, il governo c’è ma non si vede, alla David Copperfield.
Si parla di larghe intese, elezioni anticipate, governo tecnico. E poi ci sono i malpancisti, i falchi tiratori, gli scajolani (per una brutta malattia), i responsabili, i meritocratici, i maroniani.

Un Sei Nazioni, senza palla ovale. E il cucchiaio di legno, chiaramente, agli italiani.

E a chiudere il tutto l’appello, lanciato dalle pagine del Corriere da un imprenditore toscano: “Italiani, sottoscriviamo i nostri titoli di Stato e compriamoci il debito”. Hanno aderito Vigni, direttore generale del Gruppo Montepaschi. E pure Corrado Passera. Gente con problemi di liquidità, insomma.

Ma per strada, nelle cucine che sanno di cavolfiore lesso, nelle case di quelli che non vanno al ristorante e neppure prendono l’aereo, cos’è che si pensa?

Un signore m’ha detto: “Pure il debito mi devo comprare, cosa sono, scemo?”.

Ecco. L’Italia, un paese di scemi. Di Cornuti e Mazziati. Un paese in cui la crisi non c’è, Berlusconi almeno non la sente. Un paese in cui la responsabilità è solo il nome di una corrente che ha rotto l’alleanza di Governo. Un paese in  cui una città è stata distrutta dall’acqua ed è stato tutto “imprevedibile”.

Un paese in cui tutto capita per caso, come un orzaiolo. Con la differenza che l’orzaiolo passa con gli antibiotici, il male dell’Italia nemmeno con le elezioni.

Tags:

 

Autore:

Giornalista, laureata in Scienze Giuridiche Europee e Transnazionali, redattrice e conduttrice dell'emittente regionale privata Telenuovo.

Altri articoli di

 

0 Commenti

Puoi essere il primo a lasciare un commento.

Lascia un commento