IL PRIMO APPUNTAMENTO: UNO SPORT DA VELOCISTI

Ieri sera mi sono infilata nell’ennesimo primo appuntamento.
L’ho fatto con lo stesso entusiasmo con cui affronto il primo giorno di lavoro dopo le ferie.
Con la stessa perizia con cui cerco di struccarmi, da ubriaca, la sera prima di andare a letto.

Ho seguito alla lettera le mie regole. Una birra, dopo cena. Situazione ideale per poter battere facilmente in ritirata dovesse mai capitare qualcosa di spiacevole.
Ipotesi più frequente del recente “Berlusconi faccia un passo indietro” targato Bersani.

E infatti, a onor di statistica, il luppolo dopo ore pasti si è rivelato provvidenziale.

Il mio ennesimo primo appuntamento è durato esattamente un’ora e trentasette minuti.

Ci siamo seduti, in un bar. E questo prototipo di uomo over trenta con un complesso di Elettra appeso ai genitali mi ha detto, nell’ordine:

  • Assomigli a mia madre da giovane. E io ho pensato “Ah si? Anche lei era ninfomane?
  • “Sai cucinare?”. Ecco, ci risiamo. Ancora all’esame dei fornelli. No, diavolo, non so cucinare. Non me ne frega niente di broccoli e soffritto. Nel tempo libero mi diletto torturando ragazzini, picchiando omosessuali, dando fuoco ai barboni.
  • “Con quanti uomini sei andata a letto?”. Classica intramontabile. E’ da stabilire se si tratti dell’infoiato da racconto o dell’affetto da possesso retroattivo. Della serie “prima di me nessuno”. Rispondo, sguardo basso e voce flebile, “qualcuno, mica tanta roba”.  Annuisce soddisfatto. Beccato, è proprio quello del possesso retroattivo. Dovessi uscirci un altro paio di volte mi costringerà a raccontargli che sono vergine, che ho un’educazione cattolica, che non lo farò mai prima del matrimonio. Ma per lui, ovviamente, sarò disposta a fare un’eccezione.

Siamo arrivati alla terza birra. Che in un’ora e venti non è mica male come media. E me la piazza lì, l’ultima.

  • “Sai, il mio sogno è farlo a tre”. Fisso il luppolo, è confortante, e penso. “Sì, anche il mio. Con il barista che mi sta fissando da quando sono entrata e tua madre, quella ninfomane”.

A quel punto scatta l’ora del salvalaminchia beghelli, un meraviglioso sistema di cui è dotato il mio telefono. Schiaccio un pulsante di lato, dopo esattamente trenta secondi mi suona il telefono. Sul display compare “Sconosciuto”.  Prima di scoprirne l’esistenza ho passato due settimane a credere di essere vittima di un molestatore con l’ossessione per lle telefonate mute. Una mia amica, con il mio stesso cellulare, è andata diretta in Questura a denunciare un caso di stalking.

Digressioni a parte, il salvalamichia beghelli funziona sempre.

  • “Pronto? Cosa? No, non ci posso credere! Dove hai detto che sei? A San Zeno di Montagna con la macchina in panne, ti hanno picchiata, derubata, minacciata, questa è l’ultima telefonata che puoi fare? Ok, non ti muovere. Parto subito, tra un minuto sono lì”.

Lo osservo di traverso. Sguardo ebete e sorrisino assorto.
E’ chiaro, sta ancora pensando al sesso a tre.
Non gli lascio il tempo di proferire verbo, dico “ciao-scusa-un imprevisto- devo scappare”.

Vado al banco, pago anche per lui e me ne vado. Più veloce della Fiat da Confindustria.

E in tasca mi restano due cose: l’ennesimo primo appuntamento da buttare nel cestino e il numero di telefono del barista.

Che sarà sicuramente il prossimo.

Tags:

 

Autore:

Giornalista, laureata in Scienze Giuridiche Europee e Transnazionali, redattrice e conduttrice dell'emittente regionale privata Telenuovo.

Altri articoli di

 

0 Commenti

Puoi essere il primo a lasciare un commento.

Lascia un commento