TI PIACE LA PELLICCIA?

L’opinione pubblica da diverso tempo ormai è più sensibilizzata ed informata:
L’equazione pelliccia uguale status symbol di ricchezza e prestigio non convince più, l’associazione sempre più frequente che si fa oggi è pelliccia uguale morte e orrore.
Non bisogna essere vegani o fruttariani o animalisti attivi per comprendere quanto la pelliccia intesa come capo di lusso sia un indumento assolutamente inutile, è palese che sia soltanto una crudeltà infinita e gratuita pagata a caro prezzo: la vita e la sofferenza di esseri viventi;  e tanto denaro, speso stupidamente, da chi ancora si ostina ad indossarla.
Non ne sapete ancora abbastanza? Ancora non siete convinte? Leggete con attenzione questo articolo, in cui cercherò di trattare l’argomento da vari punti di vista.


Eppure molte donne, non per cattiveria, ma per disinformazione e superficialità, ancora acquistano ed indossano questa atrocità, a mio avviso molto lontano da ogni tipo di eleganza. La pelliccia rende goffe anche le più alte, magre o statuarie, ingrassa, involgarisce, invecchia e ha sempre un odore strano, per quanto possiate coprirlo con litri di profumo o naftalina, puzza sempre di morto e quando piove vi fa sembrare come un cane bagnato, attira le tarme negli armadi, è ridicola ed inutile a qualsiasi latitudine, con tutte le alternative molto più calde, pratiche o eleganti, proposte dalla moda.



  • SE PROPRIO VI PIACE INDOSSARE CAPI IN PELO, SCEGLIETE TASSATIVAMENTE LA PELLICCIA SINTETICA.
    Ma imparate prima a riconoscerla e a distinguerla da quella vera.

Conveniente sotto ogni profilo, da quello economico personale a quello sociale, ambientale e soprattutto a quello etico. Viene prodotta con “pelo finto finto” (il cosidetto “pelouche”, che può anche essere di colori di fantasia) o con “pelo finto vero”, che grazie alla ricerca in campo tessile è molto simile al manto di un vero animale e senza spargimento di sangue. Rispetto a quella vera, la pelliccia sintetica è decisamente più ECONOMICA (e vi siete chieste perchè pagate tanto per indossare un animale morto?)  è a prova di tarma, è impermeabile, è calda come o più del vero pelo animale. “Questo è stato posto in evidenza nelle spedizioni antartiche e sul Monte Everest fin dai lontani anni cinquanta quando il sintetico fu considerato quanto di più caldo, leggero ed impermeabile esistente per le temperature polari”.(Fonte: L’Animal Welfare Istitute degli Stati Uniti d’America)

La pelliccia sintetica è ECOLOGICA. Viene prodotta con il petrolio ed i suoi derivati. Dalle stime di Gregory Smith, ingegnere della Ford:  si consumano 5 litri di benzina per fabbricare una pelliccia sintetica, 15 l per quella di animali selvatici (compresi cattura, trasporto e lavorazione), se parliamo di allevamenti e si considera addirittura dalla materia prima al prodotto finito, serve l’energia prodotta da 280 l di benzina. Un disastro per l’ambiente.

  • A PARTE LE CASE DI ALTA MODA e quindi grandi firme, boutiques, media di settore, etc.;
    QUALE ALTRO “BUSINESS” METTE IN MOTO LA PRODUZIONE DI PELLICCIA VERA?

Catturare animali selvatici e gestione di allevamenti da pelliccia contempla l’uso (e quindi la produzione, la vendita) di congegni di cattura e contenzione, assunzione di personale, spese per lo smaltimento dei cadaveri (derrate inutilizzabili ovviamente per l’alimentazione umana), spese di scorticatura, essiccazione, pulitura, concia; trasporto; etc.
Tutto ciò non serve per la fabbricazione di una pelliccia sintetica.

Agnellini broadtail: 30-45. Agnellini karakul: 18-26. Bob Cat: 16-22. Castori: 16-20. Nutrie: 26-34. Cavallini: 6-8Cincillà: 130-200. Criceti: 120-160. Ermellini: 180-240. Foche Blu Black: 5-7. Gatti domestici: 20-30. Linci: 8-12. Lontre: 10-16. Lupi: 3-5. Martore: 40-50. Opossun: 30-40. Procioni: 20-30. Moffette: 60-70. Ocelot: 12-18. Scoiattoli: 200-400. Tassi: 10-12. Topi muschiati: 60-120. Visoni: 35-45. Volpi: 10-24. Marsupiali: 20-30. Zibellini: 60-80.

  • FERMARE L’IMPORTAZIONE DAGLI U.S.A. DI PELLICCE DI ANIMALI SELVATICI. LESI GLI ACCORDI CON LA COMUNITA’ EUROPEA IN TEMA DI SOFFERENZA E METODI DI CATTURA.

“Un nuovo scioccante filmato diffuso in Italia dalla LAV rivela le atrocità delle catture in natura di animali per farne pellicce: una pratica che rappresenta il 15% dell’approvvigionamento mondiale di pellicce e condanna a morte circa 10 milioni di animali all’anno. Si tratta di una recente investigazione realizzata negli Stati Uniti (la prima di questo genere in territorio americano), dall’associazione Born Free U.S.A. con la quale la LAV collabora da anni. E proprio secondo le indagini condotte dalla LAV, tra il 2006 e il 2011 (***) l’Italia avrebbe importato dagli Stati Uniti pelli di animali di cui non esistono allevamenti (es. coyote) e dunque una parte di queste pelli non possono che derivare da catture in natura. Linci, lontre, procioni, opossum, coyote, donnole, topi muschiati e altri animali finiscono in micidiali trappole, vengono annegati o finiti sotto i piedi dei “cacciatori di pellicce”: una fine che sopraggiunge dopo indicibili sofferenze. La documentazione video-fotografica allegata mostra una realtà incredibilmente drammatica, che nulla ha a che fare con gli Accordi Internazionali tra Unione Europea e Stati Uniti per la regolamentazione di catture “senza crudeltà”: gli animali vengono uccisi con sfondamento del torace, colpiti ripetutamente con un bastone e annegati, oppure strangolati con lacci metallici. Il video mostra che vittime delle trappole sono anche animali “non-target”, ovvero animali protetti, come tutti gli animali “d’affezione” quali cani e gatti; ma nell’ elenco delle vittime “non-target” pubblicato dall’associazione Born Free U.S.A. compaiono anche altri animali particolarmente protetti, addirittura le aquile, attirate dalle esche.” (Fonte LAV)

  • OCCHIO ALLO SHOPPING FACILE ED ALLE ETICHETTE.

ATTENZIONE quando entrate nei negozi e chiedete alla commessa se il bordo di un cappuccio è di pelo vero o finto, ovviamente la maggior parte delle volte non vi saprà rispondere oppure non vi dirà la verità per potervi indurre all’acquisto. Se un cappottino di pelliccia, un cappello o altro costano poco, spesso non è perchè il pelo è sintetico, ma perchè proviene da un’altra orribile realtà, il massacro di cani e gatti in Cina, milioni e milioni di animali catturati in modo barbaro, amputati e scuoiati vivi per alimentare il mercato cinese e mondiale delle pellicce low-cost, soprattutto quelle che “adornano” cappotti, giacconi, maglioni, accessori.

Fate la prova: strofinate il pelo tra le dita per provocare attrito, se si surriscalda è finto, se rimane freddo, è pelo vero. Leggete le etichette, spesso sono molto vaghe, ci sono codici o nomi da cui è difficile dedurre di cosa si tratti, le diciture sono fuorvianti per il consumatore medio. In ogni caso nel dubbio cercate di boicottare tutto ciò che è “made in China”, sulle bancarelle e pure nei negozi di marca ed evitate di comprare capi di abbigliamento ed accessori (anche quelli per capelli!) con bordature o rifiniture in pelo.

  • FINALMENTE L’ETICHETTATURA OBBLIGATORIA DIVENTA REALTA’.

Grazie ad un nuovo provvedimento comunitario, il consumatore sarà guidato con più trasparenza verso veri acquisti fur-free. Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il Regolamento UE 1007/2011 che, all’articolo 12, dispone: “La presenza di parti non tessili di origine animale nei prodotti tessili è indicata con la frase “Contiene parti non tessili di origine animale” sull’etichetta o sul contrassegno di tali prodotti al momento della loro messa a disposizione sul mercato”. ”L’etichettatura obbligatoria si applicherà ai nuovi prodotti immessi sul mercato a partire dall’8 maggio 2012, quindi a tutti i prodotti delle nuove collezioni di abbigliamento (accessori compresi) che contengano pelliccia, piume o pelle, mentre i prodotti immessi sul mercato prima dell’8 maggio 2012 potranno essere commercializzati senza etichettatura sino al 9 novembre 2014.”Alcune aziende della distribuzione organizzata hanno deciso di eliminare i capi con pelliccia vera dalla vendita scegliendo solo quelli sintetici. Scegli di fare shopping nei negozi e di marchi che utilizzano solo eco-fur.
Hai una pelliccia vera nell’armadio, ereditata dalla nonna? Non rivendertela come capo “vintage” e non indossarla, perchè tanto non l’hai comprata tu, se le tarme non se la sono ancora divorata, bruciala…

Dopo aver letto e visto tutto questo, pensi ancora che la pelliccia sia “fashion”?

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Amo scrivere, non solo di moda. Cool hunter per indole, semiologa per formazione. So anticipare e cogliere le tendenze, decifrare codici e linguaggi. Curiosa, ironica e creativa, leggo molto di tutto. Ho una passione per la stampa periodica, attuale ed antica, i magazine internazionali femminili e di life-style e la storia del costume. Vado pazza per le scarpe, amo gli animali e la natura, l'arte, il mare ed i viaggi. Mi occupo di formazione/educazione, comunicazione, marketing. Sono laureata in Lingue e Letterature Straniere e ho un master universitario in Editoria, Comunicazione e Relazioni Pubbliche Internazionali.

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1 Commenti

  1. cristina squaranti scrive:

    Ti ringrazio per aver sollevato il problema . Sono assolutamente d’accordo con tutto quanto hai scritto . Chiunque voglia indossare pellicce deve sapere quante e quali atrocità sono commesse contro gli animali . Mi chiedo quando tutto ciò sarà solo un orribile ricordo .

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