LA SEPARAZIONE E IL DIVORZIO: UN EVENTO TRAUMATICO

Il divorzio è una delle esperienze più dolorose e laceranti che una persona possa sperimentare nel corso della propria esistenza. Accettare la fine di un amore è un processo psicologico complesso che ha molte affinità con quello che avviene alla morte di una persona cara.

Il paradosso del divorzio è la frase: “Con te sto male ma senza di te sto ancora peggio”. Nessun rapporto finisce di punto in bianco e nessun matrimonio soddisfacente finisce con un divorzio. Di solito, la decisione di separarsi è conseguente ad un periodo prolungato di profonda insoddisfazione:

1.      non si riesce più a stare bene insieme;

2.      si hanno valori e obiettivi diversi e inconciliabili;

3.      non si fa che litigare;

4.      nella coppia regna la distanza emotiva e la mancanza di comunicazione.

Ma persino quando il rapporto è ormai compromesso, la scintilla si è spenta da anni e la fiducia reciproca è incrinata, dirsi addio può essere tremendamente difficile. Persino quando il matrimonio è stato estremamente deludente e i due coniugi sono arrivati al punto di odiarsi, difficilmente la separazione viene vissuta come una liberazione. Anzi, la maggioranza delle persone dopo il divorzio sperimenta un periodo di insicurezza personale e di estrema fragilità emotiva a prescindere dalla durata del matrimonio.

Dal divorzio si esce in qualche modo “segnati” e cambiati sempre. Infatti, la dissoluzione del legame matrimoniale non costituisce solo la fine di una storia d’amore importante, ma anche di tutto quello che un matrimonio rappresenta a livello psicologico. È la fine di un progetto di vita in cui si era creduto e scommesso, dei sogni per il futuro, di una relazione che si sperava sarebbe durata per sempre.

Il divorzio è una perdita affettiva importante che racchiude in sé tante altre perdite (economiche, pratiche, sociali, familiari) e in quanto tale è in grado di scuotere in modo profondo l’identità e l’autostima del soggetto che lo vive.

La fine di una relazione è un processo doloroso anche per chi prende la decisione di lasciare; ma per chi viene lasciato lo è molto di più. Infatti, il partner che decide di interrompere la relazione, pur essendo costretto a sopportare il peso della responsabilità della decisione e dovendo fare i conti con il dubbio di aver fatto la scelta giusta e con i sensi di colpa, è quello che se la cava meglio perché è il meno coinvolto emotivamente. Chi viene lasciato vive, invece, una dolorosa esperienza di abbandono e di rifiuto che può intaccare in modo molto profondo l’autostima e la fiducia nell’amore e nel futuro.

Il coniuge che “subisce” il divorzio soffre molto più a lungo e molto più intensamente, ma se riesce a superare questa esperienza così devastante, esce dalla separazione con un Io più forte e con una rinnovata consapevolezza delle proprie capacità e delle possibilità che la vita può offrire.

Accettare l’abbandono della persona amata richiede tempo (un minimo di sei mesi) e un processo psicologico complesso per certi versi analogo a quello che avviene alla morte di una persona cara.

In genere, il processo dell’elaborazione del lutto avviene per fasi la cui durata e intensità varia da individuo a individuo.

Ciascuno vive il lutto a modo suo, in alcuni predomina la componente depressiva, in altri la rabbia per l’abbandono subito e il bisogno di risarcimento. Raramente la separazione avviene di comune accordo: di solito, quando la relazione finisce c’è un partner che prende l’iniziativa della rottura, cogliendo l’altro completamente di sorpresa. Non è infrequente che chi è stato lasciato, faccia commenti del tipo: “Avevamo un matrimonio felice e l’ultima cosa che mi sarei aspettato è che lui/ lei volesse divorziare” oppure “C’erano dei problemi ma non pensavo che lui/ lei fosse così infelice”.

Non sempre il coniuge che decide di porre fine al matrimonio ha il coraggio di esplicitare i suoi dubbi e la sua infelicità. In molti casi il partner che lascia, fino al giorno della rivelazione, continua a comportarsi normalmente, senza lasciare trapelare esplicitamente la propria insoddisfazione. Ma anche quando tutto procede come di consuetudine, il partner che non ama più manda senza volerlo una serie di messaggi sotterranei di noia e di disinteresse che l’altro sembra incapace di cogliere. Ma anche quando il partner mostra in modo inequivocabile il suo disamore, il coniuge più innamorato nega l’evidenza.

La ragione di tale cecità psicologica sta nel meccanismo della negazione, un meccanismo di difesa che ci permette di proteggerci dall’impatto di eventi traumatici, semplicemente negandoli e allontanandoli dalla coscienza. Nelle prime fasi della separazione, la negazione è l’aspetto predominante. Chi viene lasciato non riesce a credere che sia veramente finita, che l’altro lo voglia lasciare e che non lo ami più, perciò continua a sperare contro ogni logica e ogni evidenza.

Quando la negazione è particolarmente forte (più intenso è il coinvolgimento emotivo più intensa è la negazione) si vive un temporaneo stato di choc. Chi è in stato di choc, quando viene lasciato non ha alcuna reazione e non sperimenta nessuna emozione. Va avanti come se niente fosse e come se il divorzio lo lasciasse perfettamente indifferente. Contrariamente a quello che può sembrare, questa reazione nasconde un profondo turbamento emotivo e può essere il preludio ad un tracollo psicologico successivo. La maggior parte delle persone, quando cominciano a rendersi conto che è finita e che il partner vuole veramente lasciarle, sperimentano un’intensa sensazione di ansia e disorientamento. Tale incertezza deriva dal rendersi conto di dover affrontare, forse per la prima volta, il mondo da soli.

Una relazione amorosa consolidata è un punto di riferimento importante e rappresenta in un certo senso una fonte di sicurezza. Proprio per questo, quando una relazione significativa si conclude, si ha la sensazione che il proprio mondo vada in pezzi e ci si sente sperduti e vulnerabili. I cambiamenti sono sempre faticosi, anche quando sono voluti e desiderati; chi subisce la separazione è costretto ad affrontare suo malgrado una serie di cambiamenti piccoli e grandi in tempi molto rapidi.

In un periodo così stressante, dopo una separazione non voluta, la probabilità di ammalarsi aumenta vertiginosamente e molte persone cominciano ad accusare una serie di sintomi psicofisici quali insonnia ostinata, disturbi alimentari, estremo nervosismo, disturbi psicosomatici, alterazioni dell’umore. Altre persone, nel tentativo di gestire l’ansia legata al radicale cambiamento di vita, ricorrono a comportamenti compulsivi come spese sconsiderate, fumare o bere in eccesso, guidare in modo spericolato, ricerca ossessiva di nuovi partner.

Non appena le questioni pratiche si sono sistemate e ci si ritrova a dover fare i conti con il letto vuoto, la casa silenziosa, e con tutti i cambiamenti che comporta la nuova vita da single, la maggioranza delle persone inizia a sperimentare una profonda sensazione di depressione. La depressione deriva dal fatto che ci si comincia a rendere conto della perdita subita, ma non si riesce e non la si vuole accettare.

Durante la fase depressiva, la persona che è stata lasciata si addossa tutta la responsabilità del fallimento del matrimonio e si macera nel rimorso e nel senso di colpa. In altre parole, continua a credere che se non avesse fatto certi errori, se avesse avuto un carattere diverso, sarebbe ancora felicemente sposata. Paradossalmente, questi dubbi sono la prova dell’attaccamento verso il partner e della buona volontà di far funzionare il matrimonio.

A volte, i rimorsi e i rimpianti vengono rinforzati dall’ex partner. Chi lascia, per sentire meno il peso del senso di colpa, si difende scaricando la responsabilità su chi viene lasciato. Questa fase è molto delicata dal punto di vista psicologico perché se non adeguatamente elaborata può portare chi sta vivendo la separazione a vivere il divorzio come la prova della propria inadeguatezza personale. Dal punto di vista psicologico, questo ritenersi completamente responsabili della fine della relazione ha un altro risvolto; inconsciamente crediamo che se tutto dipende da noi e se la relazione è fallita per colpa nostra, se ci impegniamo abbastanza la relazione potrà essere riportata in vita. Purtroppo questo non si verifica quasi mai: infatti, nel momento in cui l’altro non vuole più vivere il rapporto e non vuole neppure fare un tentativo per salvarlo, è evidente che la relazione non esiste già più. Quello che c’è è solo una persona che si illude che il rapporto esista ancora.

Dopo alcuni mesi o settimane di depressione, comincia ad insorgere verso l’ex partner un sentimento di rabbia. Mentre prima ci si dava tutte le colpe del mondo, adesso tutti i torti vengono attribuiti al partner. Ci si percepisce come la vittima di una persona indegna che ci ha rovinato la vita. In questa fase è normale provare un sentimento di rancore nei confronti del proprio ex, nutrire dei desideri di vendetta o avere delle fantasie aggressive. È una reazione normale e assolutamente necessaria per il processo di guarigione psicologica, tuttavia se questi sentimenti non vengono elaborati in modo adeguato, si finisce per trascorrere tutta la vita sentendosi delle vittime e precludendosi la possibilità di amare di nuovo.

Dopo aver attraversato tutte le emozioni dolorose che l’elaborazione della rottura comporta, la persona che ha subito la separazione si rende conto che la vita gli offre numerose prospettive al di là del matrimonio. Inoltre, molte persone escono dalla separazione con una rinnovata autostima e con una maggiore consapevolezza delle proprie capacità proprio perché hanno dovuto cavarsela da sole e padroneggiare sfide che ritenevano di non essere in grado di affrontare.

Tutte le esperienze negative offrono una possibilità di crescita e uno dei possibili doni che la fine del matrimonio comporta è quello di potersi riappropriare del proprio Io. Non sono poche le persone che si rendono conto di desiderare uno stile di vita molto diverso da quello che conducevano con il loro partner. Una tipica reazione che si prova dopo la fine di una relazione è la consapevolezza di quanto di se stessi si è sacrificato nel matrimonio. Infatti, spesso per tenere in piedi un rapporto, specialmente quando non funziona, si è costretti ad accantonare sogni, interessi, preferenze ed aspirazioni.

Con la separazione gradualmente si comincia a diventare consapevoli e a riscoprire aspetti della propria personalità che erano stati annullati nella coppia. Questo riprendere possesso di interessi e potenzialità dimenticate è sempre un momento entusiasmante. Si ha l’impressione di vivere una seconda adolescenza e di poter fare delle scelte, anche in campo affettivo, più in sintonia con i propri bisogni profondi. Anche se nessuno deciderebbe di sua spontanea volontà di vivere un’esperienza devastante come il divorzio, molti quando riescono ad elaborare il lutto si rendono conto che la separazione ha segnato l’inizio del loro sviluppo come persone e sono quasi grati al partner per averli lasciati.

Quando il lutto che consegue la fine di un rapporto significativo viene superato, si è in grado di riconoscere tutti i doni che la passata relazione ci ha lasciato. Tutti i rapporti, anche quelli più negativi e più autodistruttivi, hanno qualcosa da insegnarci, anche solo a diventare più consapevoli dell’importanza della propria dignità personale. Quando diventiamo in grado di pensare al nostro ex senza dolore e senza rabbia, ma augurandogli ogni bene e felicità, siamo pronti per innamorarci di nuovo.

a cura di Psicologiapertutti

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Autore:

Psicologa-Psicoterapeuta

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2 Commenti

  1. Ilaria Cardani scrive:

    Eccellente articolo. Non manca niente. Poche righe per dire tutto. Complimenti!

  2. antonietta scrive:

    Nulla da dire e’ tutto vero, ho una figlia in questa situazione spero che venga fuori in maniera forte.Io sono impotente rifiuta il mio aiuto, si è rifugiata nella famiglia del compagno che l’ha lasciata.

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