MANIA E DEPRESSIONE

La ricerca di emozioni forti ed esperienze extrasensoriali ha affascinato gli uomini di tutti i tempi e di tutte le nazioni. Basti pensare all’uso dei funghi allucinogeni presso gli Inca, gli aztechi e i maya, all’uso dell’oppio nell’antico Egitto e in Cina, ai solventi usati dalle fasce più povere della popolazione sudamericana (e di recente anche dai nostri giovani), alle droghe dei poeti maledetti e alle più celebri pop stars contemporanee.

In tal senso si potrebbe quasi concludere che la ricerca dello “sballo” è un’esperienza intrinseca dell’esperienza umana. Gli stessi bambini imparano ben presto a trarre divertimento dall’azione di girare ripetutamente su sé stessi fino a perdere l’orientamento e ad avvertire stordimento. Ma cos’è che rende così attraente la ricerca di stati alterati della coscienza? Una caratteristica pressoché comune alla maggior parte delle esperienze da sballo è l’illusione dell’onnipotenza. Chi le vive sperimenta un senso di euforia e di esaltazione quasi maniacali: aumenta in modo smisurato l’autostima, si è presi da un senso eccessivo di ottimismo, aumenta la percezione della propria energia, si tende all’iperattività, e la mente è occupata solo da idee grandiose.

Ora in psicopatologia la mania è una condizione di alterazione dell’umore che solo raramente si presenta in forma pura (come nella schizofrenia) ma tende generalmente a comparire nel disturbo bipolare, come rovescio della medaglia delle fasi depressive. La fuga nella maniacalità permette, infatti, al depresso, di superare il senso di impotenza e di nullità che lo attanaglia, proiettandolo in una dimensione dove tutto è possibile e non esistono limiti.

Proprio per questo, la ricerca attiva di stati maniacali o di esaltazione dell’umore. attraverso lo sballo, è considerata dalla maggior parte degli specialisti, un modo per fuggire a tendenze depressive latenti o diversamente negate.

a cura di Psicologiapertutti

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Psicologa-Psicoterapeuta

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