COMPLEANNI, IRONIA E MESSAGGI (NON TROPPO) SUBLIMINALI

Per il mio compleanno mia madre mi ha regalato una terapia dimagrante in un centro di diagnosi e cura dell’obesità.

Ho accettato, perplessa, onde evitare recriminazioni di sorta sul “non ti va mai bene niente”.

Volevo perdere un paio di chili eliminando l’alcol in eccesso e mi trovo ingabbiata in un’associazione a delinquere legittimata da una laurea in medicina.

Dieta senza cibo, pastiglie dall’aspetto sospetto di cui ho ignorato l’esistenza e tre sedute settimanali con saune da arresto cardiaco e  pesa dei manzi dotata di pubblico pagante.

L’altro giorno mi sono trascinata fino al centro, quasi quaranta gradi sul cranio, per infilarmi a quota novanta insieme ad una ragazza che aveva tutto l’aspetto di una balena spiaggiata e ad una signora di settant’anni con evidenti problemi di deambulazione.

Credo facessero, insieme, all’incirca trecento chili.

Dopo 45 minuti mi sudavano anche le pupille.

Sono uscita strisciando sul muro e imprecando contro la vita, mia madre, il grasso e il masochismo alimentare.

La secca maledetta mi ha messa sulla bilancia.

-“È disgustoso! Hai perso solo due chili!”
-“Penso sia ritenzione di liquidi. Temo di aver ritenuto una bottiglia di prosecco, ieri sera”.

Lei se ne va, pensando a come si faccia a non uccidersi per aver perso solo due chili in quattro giorni.

Io me ne vado, pensando a come si faccia a non ucciderla e a cibarsi delle sue ossa e del suo sangue dopo aver digiunato per quattro giorni interi.

Torno a casa e mi auguro che la generosità di mia madre sia annuale.
Non sopporterei un altro regalo.

Ma la dolorosa inflizione estetica, a quanto pare, non era sufficiente.
Mancava l’aspetto introspettivo.

Infatti.

Per il mio compleanno i miei colleghi mi hanno regalato una pianta grassa.
Un enorme cactus a sei palle.

“Non hai un uomo e nemmeno un cane. Una pianta grassa è molto facile da gestire,  magari ci riesci pure tu”.

No, non ci riesco. Di piante grasse ne ho già fatte morire tre.
E come regalo non è affatto divertente.

Mi consola unicamente la somiglianza.
Tra portatori di spine ci s’intende.

Comunque devo rimediare. Credo mi comprerò un cane.

Penso che da questo momento smetterò di compiere gli anni.
Per farsi del male si trova sempre un modo alternativo.


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Autore:

Giornalista, laureata in Scienze Giuridiche Europee e Transnazionali, redattrice e conduttrice dell'emittente regionale privata Telenuovo.

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7 Commenti

  1. Matteo scrive:

    Bellissimo leggere i tuoi articoli..la cosa che più si può apprezzare di te è che sei amare un buon bicchiere di vino come un accanito fumatore assapora la sigaretta dopo una lunga astinenza..tu ami le serate in compagnia come poche persone sanno fare (se posso permettermi da veronese doc)…

  2. Alice Cristiano scrive:

    Quindi dici che la predisposizione al bicchiere abbia qualcosa a che vedere con un cactus a sei palle?

  3. Luca scrive:

    Non credo intendesse quello, anche perchè se hai predisposto i tuoi cactus al bicchiere… ora capisco perchè ti siano morti. Suggerisco per il nuovo arrivato una sigaretta. Magari fumata la prima tenderà a restare in vita per averne un’altra.

  4. Alice Cristiano scrive:

    Immagino non intendesse quello, appunto per quello chiedevo delucidazioni. E in ogni caso non darei mai del vino al cactus. Di compagni di bevute ne ho a sufficienza, e li preferisco con poche spine. Per la suddetta pianta, però, è ormai troppo tardi. Si è tolta la vita.

  5. Luca scrive:

    Condoglianze per l’ennesimo cactus caduto alla causa. Forse sarà la crisi che imperversa a togliere loro anche le spine! Ad ogni modo coplimenti per gli articoli, davvero acuti ed, a volte, pungenti!

  6. Alice Cristiano scrive:

    Sì, credo sia la crisi. Quella dei valori. Anche le piante hanno capito che spesso ritirare gli aculei, e quindi battere in ritirata, è l’unica via per limitare i danni.

  7. Luca scrive:

    Quindi dici che persino le povere piantine tendono a darsela a gambe? (metaforicamente parlando). Ti sconsiglio dunque soluzioni canine per non alimentare come dici, una crisi di valori. Casomai un pesce rosso, non sporca e soprattutto..non parla! =) e se prorpio finisce male anche con lui, beh resta sempre la soluzione tira lo sciacquone!

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