LA PERFEZIONE NON ESISTE (FORSE)

Un perizoma leopardato con una scritta di paillettes rosa fucsia: “Perfect Moment”.
L’ho avvistato, afferrato, portato alla cassa.
Il tutto in un millesimo di secondo di trance estatica.
E al momento di pagare, lo ammetto, un po’ mi sono vergognata.
Ma, d’altra parte, il trash è il mio mestiere. E la mia innata predisposizione.
Adesso però mi trovo con un luccicante Momento Perfetto appoggiato sul letto.
E non so cosa farmene.
Di momenti perfetti da condividere con una controparte maschile non ce ne sono, di momenti perfetti in sé nemmeno.
E abbagliata dal kitsch intimo non posso far altro che ripercorrere l’idea di perfezione sedimentata nella mia breve memoria storica.
O, per lo meno,di qualcosa che a quella possa assomigliare.

Un esempio perfetto di “Perfetto”?

L’amore terreno (pure troppo, aggiungerei).

Era agosto.
La cornice un prato buio, un fuoco, qualche djembé in sottofondo.
-“Voglio stare con te”.
-“Anch’io”.
Ed ecco l’idillio che prende quota, uno sfavillare grafico nella testa, proliferazione di cuori bi e tridimensionali.
La passione estiva che sedimenta per trasformarsi in dignitosa relazione invernale.
Poi è finita, pochi mesi dopo.
Me ne sono andata come alce antropomorfa.
I segni delle corna pesano ancora, ad un anno di distanza.
Quindi no, non rientra in categoria.

Fatemi pensare.

Ah, sì.

L’avvio della carriera di reporter da strada.
È metà febbraio, sono appena rientrata dall’Argentina.
Suona il telefono. È la redazione del giornale a cui ho mandato otto curriculum usando tutti i formati e i colori possibili di Word.
Mi vogliono vedere.
Ci si vede.
Vogliono che faccia un periodo di prova.
Faccio un periodo di prova.
Mi prendono come free lance.
Bevo tre bottiglie di vino per festeggiare l’ingresso nel mondo del giornalismo assennato.
Adesso faccio la free lance, scrivo tutti i giorni.
Gli assessori comunali iniziano a conoscermi.
Gli assessori comunali iniziano a ricordarsi il mio nome e a non volerlo vedere in coda ad una loro intervista.
Ma, ripeto, faccio la free lance.
Parafrasando, faccio la schiava di penna.
Un articolo vale meno di un pacchetto di Chesterfield light.
No, senza nemmeno l’usufrutto del sussidio non posso annoverare la mia professione all’interno dell’insieme “Perfetto”.

Allora, pensiamo meglio.

Forse il giorno del mio primo esame.
Diritto privato. Studiato in solitaria in tre settimane.
Di cui due senza capire il significato giuridico del verbo “alienare”.
Ero ferma, in modo commovente, all’accezione filosofica.
Ma portai a casa un rispettabile 26. E uno spettacolare 41.
Un paio di stivali di Giancarlo Paoli.
Le tasse universitarie, al confronto, una semplice marca da bollo.
Di 41 adesso ne ho abbastanza, ma non tutti.
Mancano ancora quei quattro che mi dividono dalla “scarpa dell’anno”.
Ma il giornalismo da strada e l’abbietta necessità di denaro mi allontanano dall’obiettivo.
Quindi depenno anche l’ateneo. Almeno per rispetto dell’incompiuto.

Ecco, adesso ci sono.


La scoperta del “fantastico mondo dell’accoppiamento carnale”.
Ma, riflettendo, anche quello è durato poco.
Dopo la prima entusiastica accoglienza del nuovo si è cominciato a parlare di aids, di malattie trasmissibili di ogni sorta e denominazione, di cavoli, cicogne, reputazione.
E la trance sessuale si è arrestata a metà via tra un banco di ortaggi fantasma e il fantasma dei facili costumi.
Adesso va tutto fatto con ponderazione, meditazione e morigeratezza.
O, quanto meno, stretta riservatezza.
Quindi no. L’inquisizione non apre la strada della perfezione.
E non mi sono mai augurata di finire i miei impavidi giorni sul rogo del perbenismo.
Cancellato.

Detto questo, non saprei.

Anzi, ho trovato.
E non uno, bensì due emblemi del niente di meglio.

Verona-Juventus, 24 maggio 1992.

Girone di ritorno. Tre pari. A segno Kohler al 92’ del secondo tempo.
E subito dopo, aggrappata alla mano del mio papi, tutta di bianco e nera vestita, negli spogliatoi juventini.
La mia sudata icona infantile mi aspettava. Roberto Baggio e il suo codino.
Il mio momento perfetto. Sine Dubio.

Juventus-Udinese, 8 novembre 1992.

Girone di andata. 5 – 1. Quattro reti del Mio Roberto Personale.
Il suo momento perfetto. E un po’ anche il mio.
La mia coscienza innamorata mi spiegò che almeno una mi era stata dedicata.

Ah, bell’annata il 92.

Adesso Baggio non gioca e  la Juventus è in discesa ponderale.
Io, coerentemente, al seguito.
Mi restano i segni delle corna passate e l’aspettativa di quelle future.
Mi restano 4 paia di scarpe da comperare e, a spanne, dodici mila articoli da scrivere per uscire dalla fascia di reddito minimo.
Restano i cavoli, i preservativi e la persecuzione del moralmente scorretto.
E mi resta un perizoma sul letto.

La perfezione non esisterà, forse, ma le mie mutande dicono il contrario.


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Giornalista, laureata in Scienze Giuridiche Europee e Transnazionali, redattrice e conduttrice dell'emittente regionale privata Telenuovo.

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