MARISA MERZ E L’ARTE DELLE PICCOLE COSE

"Senza titolo" 2012

Se si vuole sapere qualcosa di più su Marisa Merz nel mondo di internet, la prima pagina che si apre è quella di Wikipedia. In inglese, però. La versione italiana non esiste. Come se la sua fosse un’arte minore, un semplice riflesso di quella del ben più famoso marito, Mario Merz. È difficile anche il mestiere di artista, in Italia, se sei nata donna, e tutto ciò nonostante si sia stati acclamati sia dal Centre Pompidou di Parigi che dalla Tate Gallery di Londra, per arrivare (finalmente) alla Biennale di Venezia.

Per fortuna non tutti si sono totalmente dimenticati di lei, allestendo una grande mostra dedicata proprio alla scultrice italiana in quel di Torino (aperta fino al 16 settembre presso la Fondazione Merz). La mostra porta il titolo di Disegnare disegnare ridisegnare il pensiero immagine che cammina, un fluire di parole che già prefigura l’atmosfera dell’arte di Marisa Merz, molto intima e sospesa tra immaginazione e realtà.

Untitled (Living Sculpture), 1966

Un po’ scultura, un po’ pittura e un po’ installazione, il mondo dell’artista torinese coincide con lo spazio domestico, tradizionalmente (e spesso forzatamente) femminile, dove sculture eteree e fragili si intrecciano a fili di metallo ritorti e in continuo movimento. I materiali e le tecniche che Merz usa non sono solo comuni, come vuole il movimento dell’Arte Povera di cui fa parte, ma anche casalinghi: c’è l’alluminio delle posate, il rame delle pentole, il legno dei mobili, gli aghi per fare la maglia, l’altalena dedicata alla figlia Bea. Accanto alle diafane figure femminili delle tele, alle sculture di terra e alle opere create sovrapponendo i materiali più vari, questi materiali normali formano una realtà apparentemente tranquilla e silenziosa ma al contempo destabilizzante nelle sue forme bizzarre, che ci costringe a ripensare a noi stessi e a mettere in discussione la nostra vita nella sua quotidianità dove, anche se non ce ne accorgiamo, si nascondono le grandi domande sul significato dell’essere vivi, qui e ora.

È una mostra antologica non solo sulla Marisa Merz artista, quindi, ma anche sulla Marisa Merz essere umano e, nello specifico, donna. D’altronde l’aveva detto lei stessa qualche anno fa: “Non c’è mai stata divisione tra il mio lavoro e la mia vita”.

(Per informazioni, visitate il sito della Fondazione Merz)

L'altalena per Bea (1968)

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