RECENSIONE: “LA MOGLIE AFGHANA”

Da una parte Fariba, giovane afghana che, dopo 19 anni negli Stati Uniti, vuole riscoprire le sue origini; dall’altra, l’oppio e tutti i traffici oscuri e distruttivi che in Medioriente girano attorno ad esso. In mezzo, improbabile ambasciatrice tra i due mondi, c’è Darya, la moglie-bambina di un trafficante di droga molto più vecchio di lei. Attraverso i suoi occhi, la giovane giornalista di ritorno in patria scopre la realtà crudele in cui sono costrette le donne come lei, prigioniere e serve degli uomini ma con un intenso desiderio di riscatto e di lotta per la propria dignità.

Ma la lotta per i diritti non è semplice in un luogo come l’Afghanistan, dilaniato da guerre disastrose che rendono difficile anche lottare per la stessa vita. E a rendere tutto ancora più complicato c’è l’oppio, l’angelo-demone di quei territori: perché, se è pur vero che alimenta traffici illeciti internazionali e lotte interne all’ultimo sangue, per gli afghani è spesso l’unico, triste modo per sopravvivere. Grazie a Darya, Fariba scoprirà presto che l’oppio non ha solo conseguenze tragiche in campo economico ma anche in quello sociale, arricchendo solo pochi uomini e impedendo a tutti gli altri (le donne soprattutto) di riscattarsi e di avere i diritti più elementari.

Per la giornalista è un Afghanistan nuovo quello che le si presenta davanti: non più solo tradizione e religione ma realtà nuda e cruda, da indagare, sviscerare e rivelare al mondo. “La moglie afghana” è un libro sospeso tra narrazione e reportage, tra fatti concreti ed emozioni: è lo specchio di Fariba, donna sospesa a metà tra due mondi opposti (quello occidentale e quello afghano) ma profondamente decisa ad unirli in nome della giustizia e della libertà, per far risplendere veramente tutta la bellezza della sua terra di origine che è racchiusa negli occhi della piccola Darya.

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redazione di siamodonne.it

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