SUPERARE UN ABBANDONO A TRENT’ANNI: FACILE COME DIGERIRE UN KEBAB DOPO LA MEZZANOTTE

A quest’età digerire un abbandono è decisamente più difficile di quanto non lo fosse appena cinque anni fa. E il motivo è molto semplice. L’apparato sentimentale funziona come quello digerente.

Fino a quota 25 resisti a tutto. Al kebab prima di andare a dormire, bevi chupiti nel peggiore bar del quartiere insieme ai peggiori avventori della regione fino alle cinque della mattina e poi via, con gli occhiali da sole 120 minuti dopo proiettata verso fantastiche nuove avventure.
Ti innamori una sera (verosimilmente quella dei chupiti nel peggiore bar del quartiere), trasferisci le tue cose, compreso il gatto, nello scannatoio dell’essere umano in questione.
Una notte (sì, sempre la stessa) vi giurate eterno amore in autogrill, lui ti dice che vuole tre figli, una casa con giardino e la recinzione bianca. Tu dici “Sì, chissenefrega di Indro Montanelli, non vedo l’ora di mettermi il grembiule e cucinare minestrine”. E poi, una notte (questa volta volta un’altra, probabilmente quella subito dopo), lui ti liquida. Le solite cose. “Non sei tu ma sono io”. Oppure cose diverse. “Non sono io ma sei tu”.
Fatto sta che dell’amore ti resta in gola solo il sapore amaro della rustichella di Povegliano est.
Due giorni di lacrime ed emicrania, congiuntivite da stress e colite nervosa. E poi via, con gli occhiali da sole verso nuove fantastiche avventure.
Che tanto c’hai 25 anni e a malapena puoi votare per il Senato. Non saranno mica anni importanti.

Scollinata questa quota, però, attenzione. Le merendine ti si depositano tutte sul culo, la dipartita del gentil sesso ti si incastra all’altezza dell’esofago.

Tanto per fare un esempio: la settimana scorsa ho mangiato una piadina cotto e fontina a mezzanotte e mezza, poi sono andata a letto. Mi sono svegliata in un bagno di sudore dopo aver sognato di essere rapita da una decina di cannibali che si cibavano del mio corpo, cellulite compresa. Senza nemmeno la grazia di un’anestesia o di un ultimo desiderio.

E lo stesso effetto di quell’agglomerato di carboidrati mal lievitati me l’ha fatto l’essere scaricata dall’ultimo agglomerato di organi mal assemblati con cui sono uscita.

No, bella mia, questa volta non ti passa in due notti di lacrime a spruzzo e dichiarazioni suicide.

Prima fase: la Rivoluzione.

Mi sono tagliata i capelli. Da lunghi lunghi a corti corti. Il parrucchiere non ha fatto domande. Mi ha dato solo una pacca sulla spalle, occhi al cielo, sussurrando un “passerà”. Poi ha preso le forbici.

Risultato: prima mi dicevano che assomigliavo alla principessa Kate. Adesso a Robert Smith, il cantante dei The Cure, per intenderci.

Seconda fase: l’Esagerazione.

Dieci ore di palestra alla settimana. Due al giorno, solo ed esclusivamente ed ossessivamente glutei.

Quando mi vedrà in costume (quando?) si pentirà amaramente della sua scelta.
E mentre il sudore ti esce anche dalle orecchie, la testa si affolla di immagini di te in perizoma che passi insistentemente sotto la finestra di casa sua.
Surreale.

Terza fase: la Negazione.

Tutti intorno a te capiscono che hai sguinzagliato il cervello. Ti guardano costernati. Tua nonna soprattutto, che vede il nipotino confinato nel regno dei bambini mai nati.
Tu, però, donna di ferro della gioventù hitleriana, hai una reputazione da difendere. Sorridi tantissimo a tutti quelli che incontri per strada, sfoderi anche il 38esimo dente. Accetti con entusiasmo, e gridolini di gioia, qualsiasi proposta, anche il resto di 40 centesimi che ti lancia sbuffando il tabaccaio. Cospargi il tuo profilo fb di frasi pregne di gioia estatica. E, quello che è peggio, inizi a inserire faccine sorridenti negli sms che mandi a parenti e amici. Parafrasando la nonna “a questo punto ormai hai scollinato” (verso il baratro, ovviamente).

Quarta fase: la Prostituzione.

Riprendo l’incipit della fase tre.

Tutti intorno a te capiscono che hai sguinzagliato il cervello. E allora tu, chiaramente per depistarli, decidi di sguinzagliare anche le mutande.
È la fase dell’accoppiamento carnale senza filtri in ingresso mascherata da liberazione sessuale. Ci metti dentro anche le suffragette per una scopata intrisa di dignità storica.
Quando poi incappi per più di tre volte (ed è questa l’asticella del rischio), in persone che hanno dieci anni meno di te significa che è il caso di fermarsi.

Non è più dignità, si chiama revisionismo.

Quinta fase: l’Autoconvinzione.

Sei uno schifo, e lo sai benissimo. Non ne puoi più del tapis roulant, di sorridere a quello stronzo del tabaccaio, di inviare simboli grafici epilettici via messaggio.
E non ne puoi più nemmeno di fare sesso con adolescenti che, beati loro, pensano che il punto G sia l’ultimo bar chiuso dopo una retata della polizia.

Ti senti uno schifo per uno a cui di te gliene fregava meno di quanto a te importi chi vincerà il Giro d’Italia. Uno che ti ha detto “bella ciao”, senza peraltro nessun animo partigiano.

E allora vai all’attacco della tua autostima.

“Dai, sii ragionevole”, ti dici davanti allo specchio. “Uno come lui non si merita una come te. È come se Rita Levi Montalcini avesse voluto avere una storia con Silvio Piola”. Poi, però, pensi. “Io non sono Rita Levi Montalcini”. E qui la teoria inizia a scricchiolare.
Ma infine, il colpo di reni dell’orgoglio. “Lui non è nemmeno Silvio Piola”. E allora i conti tornano.

In questo caso la fase sei non è prevista. Perché non mi piacciono i numeri pari e perché il sistema nervoso di un essere umano non potrebbe sopportarne una in più.

Fasi che, è bene specificarlo, durano un mese ciascuna. Prolungabili ma non cumulabili.

Ora conservo, dopo aver metabolizzato la teoria sulla torbida storia tra la Montalcini e Piola, la speranza di poter metabolizzare anche l’ultimo addio.

Con una convinzione, sacrosanta, finalmente sedimentata.

Se dopo essere scaricata stai male come un cane, non necessariamente si trattava di amore. È solo questione di metabolismo sentimentale rallentato.

Nel dubbio, però, stanotte mi limiterò ad una galletta di riso.


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Autore:

Giornalista, laureata in Scienze Giuridiche Europee e Transnazionali, redattrice e conduttrice dell'emittente regionale privata Telenuovo.

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10 Commenti

  1. andrea scrive:

    semplicemente fantastica

  2. dony scrive:

    Buona prosa, ora scatenati sull’abbandono alla soglia dei 50, dopo 20 e + anni di matrimonio e una suqadra di calcetto di figli da gestire. qui c’è più da ridere e gli spunti non mancano. Ti regalo un altra idea fare una raccolta delle scuse maschili di fronte al tradimento, ovviamente scoperto sul fatto.

  3. Alice Cristiano scrive:

    Ti ringrazio per il suggerimento ma nonostante io sia di fondo psicopatica non credo di riuscire ad immedesimarmi in una cinquantenne con figli a carico e marito in vacanza perenne. Però, chissà, potrei anche provarci. Oppure, cosa più facile, potrei raccogliere esperienze altrui. Materiale non manca. Per quello che riguarda l’elenco di scuse maschili di fronte alla flagranza di reato, posso considerarmi una quasi esperta in materia. Il materiale non manca nemmeno in questo caso.

  4. Seba scrive:

    La fase sei a mio personale parere è il menefreghismo totale verso qualsiasi forma umana del sesso opposto, relegando ogni sensazione o impulso in un “non ne ho bisogno vivo lo stesso”. La fase sette invece è la disperata ricerca di qualcuno, e la consepevolezza che ne matura con le fasi precedenti: la negatività porta solo altra negatività. Per cui Alice, se questa è realmente una tua esperienza attuale, lasciami consigliarti di essere radiosa, felice e sicura di te. Solo in questo modo attrai l’attenzione di persone positive che possono darti qualcosa.
    Un saluto e complimenti per la tua rubrica ed i tuoi articoli.

  5. Alice Cristiano scrive:

    Né menefreghismo né disperazione. Io credo di essermi fermata a quel discorso sulla Montalcini e l’autostima… E se per impossibilità genetica non potrò mai essere radiosa, sicura di me lo sono abbastanza. Almeno al punto di fare, sempre, un sacco di sciocchezze con un sacco di consapevolezza.

  6. Seba scrive:

    Parlavo di personale parere.. in quasi tutto ciò che hai scritto mi ci sono ritrovato e a forza di sbatterci la testa ho capito che, come si dice “tempo e paja maura anca le nespole” e quindi ho elaborato la positività come spirito per andare avanti. Che ci perdi? nulla, anzi. Ammetto che di base sono espansivo e positivo come indole, comunque sia, per me non è poi così difficile, ma sono sicuro che pur essendo sicuri di se (in teoria…o autoconvincimento)l’essere, o per lo meno mostrare di essere radiosi, da una forza e un messaggio che scoraggia ogni avventore con intenzioni diametralmente opposte a quelle che abbiamo. Poi può essere solo effetto placebo, ma nel dubbio..ghe spero!

  7. Alice Cristiano scrive:

    Trovo molto interessante il concetto del maura anca le nespole. O forse è solo che si tratta di una mia grande speranza…

  8. Seba scrive:

    recondito concetto racchiude in sè il fatto che, anche le nespole maturano… ma restano sempre nespole! potrei sbizzarrirmi con detti tipici che racchiudono grandi verità.. Meglio di no ti risparmio! torno a spulciare le ricette, per poi alla fine cadere sempre nelle pennette più classiche con scatoletta di tonno.

  9. Alice Cristiano scrive:

    Capisco ora cos’abbiamo in comune. La scatoletta di tonno.

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