EURO 2012 E L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA: I BAMBINI E GLI ANIMALI IN UCRAINA.

Olympiyskiy Stadium, Kiev, domenica 1 luglio: il mondo freme per la partita Italia-Spagna, il gran finale di Euro 2012.
L’adrenalina sale. Si mettono le birre in frigo, si preparano scaramanticamente le bandiere tricolore, ci si organizza la tifoseria nel salotto di casa propria o al locale o all’aperto sotto i maxi-schermi, per godersi la partita insieme ai propri amici e parenti, bambini ed animali domestici compresi. Questa è la prassi di sempre, durante i grandi eventi sportivi che si disputano d’estate e segnano gol nella memoria collettiva e personale. Si ricordano con piacere momenti simili: le annate degli Europei e dei Mondiali, emozioni positive condivise, che si mescolano a frammenti di vita personale e, a seconda o meno della vittoria della Nazionale italiana, flashback che riportano a divani affollati davanti ai televisori, salti ed abbracci, corse in macchina per la città con clacson strombazzanti e bandiere al vento, bagni nelle fontane, risate e spensieratezza.

Lo sport, come dice l’etimologia stessa: divertimento ed anche intrattenimento, il calcio in particolare, con il suo potere mediatico ed aggregante. Senza retoriche e giudizi di merito, senza nessun tipo di critica verso chi è riuscito a vivere questi Europei come al solito,  in questo articolo si vuole semplicemente fare una breve panoramica sui motivi per i quali molte persone nel mondo stavolta non sono riuscite davvero a godersi il binomio pallone-divertimento e che vogliono dimenticare Euro 2012, per i sentimenti poco positivi che hanno provato.

Spettatori impotenti davanti ai grandi meccanismi del potere economico o politico, i quali  hanno permesso un accentuarsi di problematiche legate ai luoghi in cui si è scelto di realizzare EURO 2012, la Polonia e soprattutto l’Ucraina. Perchè  invece di cogliere l’occasione di apportare migliorie e soluzioni (a maggior ragione) è stato un ulteriore sfruttamento del disagio di queste nazioni? Questione di business. Paradossalmente, senza Euro 2012 il mondo non sarebbe venuto a conoscenza della situazione sociale dell’ Ucraina e al tempo stesso, l’opinione pubblica una volta informata, si è divisa in chi è capace, per sua fortuna, ad avere un atteggiamento in un certo senso schizoide, in una sorta di situazione traslata, riuscendo a guardare  la partita dissociando il pallone da tutte le scabrose tematiche guasta-feste connesse, tanto “là i cani sono sempre stati ammazzati e i bambini di strada ci sono sempre stati e ci saranno sempre“;  e chi invece è talmente disgustato che proprio non ce l’ha fatta a scindere le due cose. Come “euro-citizen” si sente direttamente coinvolto,  pensa che lo stesso mondo del calcio ci abbia rimesso in immagine, perchè la U.E.F.A. non poteva non sapere,  ma non è intervenuta per collaborare con i Paesi ospitanti e gli altri Stati europei, per non parlare delle grandi multinazionali che hanno fatto da sponsor (tra cui: ADIDAS – MC DONALDS – COCA COLA – CANON – HEINEKEN – CASTROL – SHARP – UNICREDIT – CONTINENTAL – ORANGE) ai fini di elaborare soluzioni concrete e civili e regalare ai tifosi un grande spettacolo senza spargimento di sangue, senza accentuare le gravi piaghe pre-esistenti, ai danni dell’ Ucraina stessa, perchè a guadagnarci non saranno di certo i poveri. Io personalmente speravo in un segnale, almeno in un parola spesa dagli Azzurri.

KIEV DEGLI INVISIBILI. Il pallone di Euro12, come fosse la luna, svela l’altra faccia, quella in ombra che così doveva restare. Tuttavia, per quanti sforzi siano stati fatti in Ucraina per nascondere tutta l’immondizia che non si doveva vedere sotto il grande tappeto verde del campo di calcio, gli armadi sono scoppiati e gli scheletri sono usciti tutti fuori, sotto gli occhi dell’opinione pubblica. Gran parte della  stampa italiana ed estera ne ha parlato, pur se non troppo, il protagonista doveva rimanere comunque il pallone. In ogni caso, questi aspetti secondari, grazie a foto e video realizzati in loco, sono passati velocemente anche attraverso internet. L’apparenza glamour ed europea che Kiev ci teneva tanto a dare, è caduta miseramente, l’incantesimo si è spezzato, la bella principessa moderna e ben vestita in realtà era la vecchia megera con i soliti stracci ed il ghigno putrido.

Via i baracchini dei venditori di caffè dalle strade del centro, ci sono sempre stati, ma non sono fashion. Via i mendicanti ed i bambini orfani,  allontanati nelle periferie a colpi di manganello. Uno scenario distopico che purtroppo è verità, non una fantascientifica leggenda metropolitana gonfiata dai media. Vivono come topi, ma sono esseri umani di una fascia di età compresa tra infanzia ed adolescenza,  anche se sembrano molto più vecchi. Sniffano colla, raccolgono ferrovecchio, vivono di accattonaggio, molti di loro hanno l’HIV. Per certi aspetti, sembrano quasi usciti da un romanzo di Charles Dickens. Involontariamente, gli Europei di calcio hanno il merito di ricordare al mondo l’esistenza di questi minori, presenti in tutte le città dell’ Ucraina, non solo Kiev…

( Guarda la gallery) Le tristi vite dei bambini di strada senza famiglia e a volte pure senza nome, invisibili ed inesistenti per le autorità,  tornano a far parlare di sè. Le loro manine sporche e callose toccano i cuori, non possono non rimanere non impresse le loro espressioni, con le bocche sorridenti in contrasto con gli sguardi tristi, rugosi, troppo vissuti per la loro tenera età. Ti verrebbe voglia di abbracciarli tutti e portarteli via, lontano da quell’inferno. Durante il giorno i ragazzini accattoni non fanno pendant con i negozi griffati delle vie dello shopping: disturbano il ricco turista mentre fa gli acquisti, però se tutto va bene possono sempre servire per la prostituzione, ma solo quando calano le tenebre e gli orfani di strada  escono allo scoperto, insieme ai randagi, per cercare qualcosa da mangiare. (Se vuoi saperne di più leggi qui l’articolo di Repubblica).

Non soltanto le pagine della stampa italiana nè tanto meno solo piccoli blog e siti in cerca di lettori hanno dedicato articoli agli aspetti più scabrosi e poco piacevoli correlati ai luoghi degli Europei di calcio. L’informazione è stata trasversale un po’ ovunque.  La BBC4  ha messo in onda un controverso documentario di 90 minuti che parla proprio della situazione degli orfani sociali dell’Ucraina. The Observers,  The Guardian e molte altre importanti testate estere, cartacee ed on-line,  non sono stati in silenzio, ma hanno dato voce a chi la voce in Ucraina non ce l’ha. Bambini, animali, poveri, donne e tutte gli anelli deboli della società. L’impatto turistico è stato notevole con un conseguente e consistente giro di affari, si parla anche di centinaia di prostitute che sono migrate in Ucraina per lavorare in questo periodo. E cosa dire del caso di Yulia Tymoshenko? Un’altra orripilante scandalo venuto alla ribalta è che siano stati utilizzati per l’evento Euro 2012 anche dei fondi destinati ai bambini malati di cancro. Quasi ci si augura che siano notizie false per quanto dolorose.

LA STRAGE DEI RANDAGI. In questo clima oggettivamente molto più vicino alla corruzione e al poco rispetto della vita altrui, ci si poteva aspettare tolleranza per esseri inutili come gli animali randagi? Via cani e gatti, straziati in modo brutale. Il restyling delle città in vista degli Europei si è servito di mezzi ben poco moderni, come la sterilizzazione ed il controllo delle nascite, la costruzione di rifugi. Troppo avanti. La bonifica delle strade prevista dalle autorità ucraine è iniziata già da un anno e ha utilizzato i mezzi consueti, solo in modo ancora più accentuato. Non a caso si è parlato di vera e propria strage. Un massacro senza precedenti condotto come normale routine dagli impiegati comunali, i dog hunter, che non hanno risparmiato nemmeno i cani che un padrone ce l’avevano. Animali morti alla fine di strazianti agonie per le polpette avvelenate sparse strada e nei parchi pubblici,  cani e gatti ammazzati a colpi di fucile o a coltellate, bastonate, sbattuti al muro, lasciati poi per strada, o buttati nei cassonetti e nei forni crematori ambulanti fatti apposta per l’operazione. Tra l’altro sono stati stanziati dei soldi per fare tutto ciò, ma dove l’illegalità è all’ordine del giorno le stime sui randagi da sterminare sono state appositamente pompate dagli impiegati delle pubbliche amministrazioni, per poterci guadagnare sopra.

Questo pure è vero, ma da qui a dire che è tutto falso che siano stati massacrati migliaia di animali e non solo in Ucraina, che è tutta una bufala, ce ne passa!

NON SOLO CANI E GATTI. Un’altra usanza molto diffusa in Ucraina e, guarda caso,  sempre a discapito di esseri innocenti ed indifesi, è quella strappare i cuccioli d’orso dalle loro madri, in modo da poter piegare la loro natura fiera e selvaggia fin da piccini e trasformarli in “vodka bears“:  gli orsi passeranno il resto della loro vita prigionieri nei locali dove si beve, a divertire i clienti. Si fanno ubriacare i poveri plantigradi con la vodka e poi si mostrano,  ridicolizzati ed alcoolizzati, a  mo’ di fenomeno da baraccone per attirare gli avventori, ma ora l’Ucraina pare che voglia mandarli in riabilitazione. Lacrime di coccodrillo? Per habitat speriamo che almeno i rettili siano stati risparmiati.

 

UNA STORIA A LIETO FINE, MAMMA CILIEGIA. Ciliegia, Viscnia in ucraino, è uno splendido esemplare di pastore tedesco femmina che è diventato simbolo della strage di cani randagi ucraini. La sua unica colpa è quella di esistere ed intralciare con la sua inutile vita il passaggio del turista tifoso approdato a Kiev per andare allo stadio e per portare soldi. I dog hunter ucraini le hanno sparato colpi di arma da fuoco mentre stava allattando i suoi sei cuccioli, che non ce l’hanno fatta, mentre Ciliegia è rimasta per sempre paralizzata alle zampe, ma è viva. Grazie all’intervento dell’associazione OIPA, è’ stata salvata, curata e portata in Italia ed ora vive con la sua nuova famiglia.

E con questa storia voglio terminare l’articolo, sperando che siano sempre di più le persone che credono ancora in un mondo migliore. E per stasera: Forza Azzurri, comunque. Scusatemi se non lo dico con la verve di un tempo.

Sappiamo per certo, ma lo abbiamo istintivamente sempre saputo, che gli animali possono soffrire esattamente come gli esseri umani. Le loro emozioni e la loro sensibilità sono spesso più forti di quelle umane. Diversi filosofi e capi religiosi hanno cercato di convincere i loro discepoli e seguaci che gli animali non sono altro che macchine senz’anima, senza sentimenti. Chiunque però abbia vissuto con un animale – sia esso un cane, un uccello o persino un topo – sa che questa teoria è una sfacciata menzogna, inventata per giustificare la crudeltà.

Isaac Bashevis Singer

 

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Amo scrivere, non solo di moda. Cool hunter per indole, semiologa per formazione. So anticipare e cogliere le tendenze, decifrare codici e linguaggi. Ho una passione per la stampa periodica, attuale ed antica, i magazine internazionali femminili e di life-style e la storia del costume. shoesaholics.style.it pinkthinktankmagazine.wordpress.com

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