UN POSTO TRA GLI IMMORTALI SPETTA A GIUSEPPE VERDI

Contrappunto, Cultura — di Lino Venturini il 27 gennaio 2010 alle 14:55

Le Roncole Casa natale di G.Verdi

Le Roncole Casa natale di G.Verdi

Non possiamo dimenticare che il 27 gennaio 1901 a Milano moriva Giuseppe Verdi, uno dei più grandi compositori italiani, autore di melodrammi che fanno parte del repertorio operistico dei teatri di tutto il mondo. Si può dire che non ci sia giorno nel quale in qualche teatro del mondo non risuoni la sua musica.

 

 

 

 

Giuseppe Fortunino Francesco Verdi era nato nelle campagne di Roncole, una frazione di Busseto in provincia di Parma, il 10 ottobre 1813 da Carlo, oste e rivenditore di generi alimentari, e Luigia Ottini, filatrice.

Grazie al benvolere dell’organista di Roncole, Baistrocchi che lo iniziò allo studio della musica e alla pratica dell’organo e al mecenatismo di Antonio Barezzi, direttore della locale società filarmonica, riuscì a seguire la propria vocazione di compositore.

Dopo aver tentato invano di entrare al Conservatorio di Milano, fu allievo di Vincenzo Lavigna, maestro concertatore alla Scala. Nel 1832 sposò Margherita Barezzi, figlia del suo benefattore.

Nel 1839 riuscì finalmente a far rappresentare la sua prima opera alla Scala, Oberto, Conte di San Bonifacio. L’opera piacque al pubblico ed ebbe quattordici repliche. L’opera successiva, Un giorno di regno, andò in scena con un esito spaventoso, forse dovuto anche alle condizioni in cui fu composta. Nel 1838, a un anno dalla nascita, moriva la prima figlia Virginia Maria. Nel 1939 morì Icilio, il secondo figlio. Infine, nel 1940 scomparve anche la moglie Margherita.  Fu l’impresario Bartolomeo Merelli a convincerlo a non abbandonare la lirica e a mettergli in mano un nuovo soggetto, Nabucco. L’opera andò in scena il 9 marzo 1842 alla Scala e il successo fu trionfale con ben sessantaquattro repliche nel suo primo anno di esecuzione. Uno dei cori dell’opera, il celebre Va pensiero, finì con il diventare una sorta di canto doloroso contro l’occupante austriaco, diffondendosi rapidamente in Lombardia e nel resto d’Italia.

Seguirono altre dieci opere fra le quali I Lombardi alla prima crociata, Attila, Ernani e Macbeth, ma è con Rigoletto (Venezia 1851) che Verdi s’impose come il massimo operista italiano del suo tempo. Rigoletto fu seguito da altri due capolavori assoluti, Il Trovatore e La Traviata che formano la cosiddetta trilogia popolare.

Nel 1848 Verdi acquistò la villa di Sant’Agata, una frazione di Villanova sull’Arda (PC) dove tre anni più tardi si stabilì insieme alla sua nuova compagna, il soprano Giuseppina Strepponi che sposò nel 1859.

G.Verdi fotografato da Ecarjat

G.Verdi fotografato da Ecarjat

Intanto l’intero mondo musicale stava cambiando e il Simon Boccanegra del 1857 non appassionò il pubblico. Con Un ballo in maschera del 1859 riuscì a creare un dramma musicalmente raffinato, dallo stile elegante e delicato. Del 1862 è La forza del destino e del 1867 il Don Carlos, considerato uno dei suoi grandi capolavori. La massima maturazione di Verdi culminò con Aida andata in scena al Cairo la vigilia di Natale del 1871. Dopo Aida iniziò un periodo di silenzio interrotto dalla Messa di Requiem, scritta in occasione della morte di Alessandro Manzoni. A farlo uscire dall’isolamento fu Arrigo Boito, il compositore che lo aveva pubblicamente offeso nel 1863 ritenendolo causa dell’arretratezza della musica italiana. Riconciliatisi con l’aiuto dell’editore Ricordi, iniziò la loro collaborazione che fruttò due opere memorabili: Otello (1887) e Falstaff (1893). Boito si occupò della stesura dei libretti, Verdi della musica.

 

 

 

 

Nel 1897 morì la moglie Giuseppina lasciandolo solo nella sua lunga vecchiaia. Nel 1899 istituì l’Opera Pia – Casa di Riposo per i Musicisti. Verdi morì a Milano il 27 gennaio 1901, dove si era trasferito per trascorrere l’inverno, come faceva da tempo. Aveva ottantasette anni. Volle semplici esequie, senza sfarzo né musica. Le volontà del compositore furono rispettate ma almeno centomila persone seguirono il feretro, in silenzio. Nei giorni che precedettero la morte di Verdi, via Broletto e le strade circostanti vennero cosparse di paglia affinché lo scalpitio dei cavalli e il rumore delle carrozze non ne disturbassero il sonno.

 

Milano Statua di Verdi

Milano Statua di Verdi

Verdi scrisse poca altra musica, oltre le opere: la già citata e celeberrima Messa di Requiem, un Tantum ergo, l’Inno alle Nazioni composto per l’esposizione universale di Londra del 1862, un Pater noster, un’ Ave Maria, uno Stabat Mater, Laudi alla Vergine, un Te Deum e sei romanze per voce e pianoforte.

 

 

 

 

Fu un patriota convinto, anche se nell’ultima parte della vita rimase disilluso nei confronti della nuova Italia unita. Fu eletto membro del primo parlamento del Regno d’Italia e fu, poi, senatore a vita dal 1874.

Compositore meticoloso, Verdi fu per tutta la vita uno sperimentatore, proteso verso traguardi sempre più alti e dotato di un senso critico fuori del comune che gli permise di andare incontro ai gusti del pubblico sempre più esigente. Orgoglioso della propria estrazione contadina, ma al tempo stesso uomo colto e osservatore della realtà e dell’ambiente che lo circondavano, fu personaggio inquieto e protagonista di un’epoca memorabile. Nella storia del teatro musicale, quello eretto da Verdi, sembra il monumento più saldo e inattaccabile e con Giacomo Puccini è l’operista più rappresentato al mondo. Senza subbio, un posto privilegiato nell’olimpo dei più grandi compositori musicali di tutti i tempi.

Di seguito il link dello straordinario Dies Irae dalla Messa di Requiem, diretta da Arturo Toscanini con la NBC Symphony Orchestra. Ogni commento è superfluo.

http://www.youtube.com/watch?v=jDbMzp86tOc

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© di Lino Venturini

Scrittore e musicista


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