LE ORE DELLA DONNA: ANTICHI VASI GRECI NARRANO TEMPI E SPAZI ABITATI DALLE DONNE

Arte nel Mirino, Cultura — di Elisabetta Bovo il 7 febbraio 2010 alle 21:04

La storia della cultura ci sorprende sempre con il suo procedere: ha in serbo anche per noi donne importanti scoperte che producono allargamenti d’orizzonti in avanti e anche verso una più articolata conoscenza del passato. Ce ne offre un esempio la bella ed accurata mostra che Palazzo Leoni Montanari a Vicenza dedica significativamente a “Le ore della donna” esponendo in un percorso, che diventa narrazione e documento insieme, la straordinaria collezione di ceramiche attiche e magnogreche di Intesa Sanpaolo.file0383-x

Si squaderna così sotto i nostri occhi una pagina di archeologia e cultura materiale, ma anche cultura tout-court, che ci invita a partecipare ad un mondo altro, remoto nel tempo, eppure popolato di immagini femminili non idealizzate, anzi così ben connotate, da farci pensare a ritratti di donne “vere”, realmente esistite, e non tanto lontane dal nostro mondo, dal nostro sentire, soffrire, gioire, essere attive e preoccuparci per la quotidianità.

Innumerevoli le informazioni che emergono dalle immagini dipinte a figure rosse con grande abilità artistica sui vasi di provenienza greco/attica o apula, e tutti realizzati tra il V e il III secolo a. C. , e che riguardano la moda, l’arredo, la gioielleria, l’utensileria del tempo. Detto così può sembrare una nozione astratta, invece la ceramica attesta com’era realmente il costume del tempo e come cambiò nel corso del tempo. La moda, ad esempio, che passa dall’abbigliamento sobrio del tardo periodo classico ai ricchi costumi con sopravvesti e scialli, accompagnati da elaborate acconciature, nel primo ellenismo.file0394-xx

Nella tarda classicità l’indumento di base del vestiario greco antico era il chitone - una tunica di origine orientale, introdotta in Grecia dagli Ioni  -  che, per le donne, doveva essere lungo fino ai piedi, costituito da due teli in lino o, in epoca classica, in lana, sovrapposti e cuciti insieme lungo uno solo (chitone dorico) o entrambi i bordi dei lati lunghi (chitone ionico). Assumeva in questo modo la forma grosso modo di un tubo, fermato sulle spalle con due fermagli o spille e stretto al petto o in vita da un cordone,che a  partire dal V secolo diventa una doppia cinta, a cui a volte venivano attaccate delle bretelle che si incrociavano  davanti e dietro o solo sul retro e servivano a mantenere le pieghe del chitone aderenti alla persona. Inoltre il chitone era sempre accompagnato da un mantello, mentre in casa, le donne greche come veste quotidiana usavano tuniche più corte, pratiche e aderenti, senza cintura, spesso poi utilizzate anche come sottovesti (hipdolémata) sotto il chitone. Poi però la donna, entrando nell’età ellenistica, si trasforma in vera e propria “dama” e veste in modo più ricercato e complesso. Così attestano i vasi come fonti materiali di storia.file0384-x

E che dire dei gioielli? Anche quelli seguono l’impronta del periodo: semplici collane alla fine del V sec. a. C. e raffinatissimi monili - che nulla hanno da invidiare ai gioielli moderni - nel secolo successivo. E poi tanti sono gli oggetti legati al mondo femminile descritti, in quei “quadri di terracotta” che sono i vasi antichi, con dovizia di particolari: dagli arredi domestici ai ventagli, dai portagioie agli accessori come le corone, dagli elementi del corredo muliebre a quelli del contesto familiare. Perchè tanta minuzia di dettagli? Perchè ai committenti dei pregiati vasi piaceva ritrovare descritto puntualmente il proprio ambiente e il proprio decoro di cui gli oggetti erano il simbolo.file0387-x

Tanto più preziosa è la galleria di immagini con cui questa imperdibile mostra ci illustra lo svolgersi della vita quotidiana del V e IV sec. a. C., quanto miniori sono le tracce d’altro genere e i segni di quotidiana materialità che tale cultura ha lasciato dietro di sé.

Certo, la decodificazione di questi vasi dai nomi altisonanti oppure semplici - ci sono crateri, hydrie, bombylioi, pelikai, lekythoi, oinochoe, ma anche piatti e anfore -non è semplice nè immediata, ma la loro interpretazione dischiude al visitatore  un mondo affascinante e lontano più dal vista cronologico che umano.file0396-xx

E, dopo un po’, anche gli artisti e le scuole pittoriche e fittili ci diventano familiari, come “l’Officina del pittore di Baltimora” o “la cerchia del pittore di Karlsruhe” (tutte denominazioni che si rifanno alle provenienze moderne dei reperti o agli studi compiuti su di essi), come anche il pittore di Leningrado, o ancora i nomi derivati dall’oggetto della raffigurazione o dal luogo del  ritrovamento, come il pittore di Eupolis o quello di Ariadne.

file0385-xLa mostra, ideata dauna donna, la compianta Fatima Terzo, cuore e mente del Settore Beni Culturali di Intesa Sanpaolo, e dedicata alla sua memoria, attraverso la collezione vascolare greca e della Magna Grecia (proveniente dai corredi tombali di Ruvo di Puglia) del gruppo bancario - in tutto 522 ceramiche - apre tutto un mondo femminile del passato da scoprire, un orizzonte di microstoria che sfugge alle maglie della grande storiografia, della storia ufficiale, perché ignorata dalle fonti scritte coeve, e sa dirci - sul quotidiano - molto più dei grandi racconti epici degli antichi storici. E’ la prima di un ciclo di mostre che si articoleranno in successione sotto il titolo complessivo de “Il Tempo dell’Antico”.file0389-x

Referenze fotografiche: tutte le immagini che corredano il testo sono della Collezione di ceramiche attiche e magnogreche di Intesa Sanpaolo. Courtesy Intesa Sanpaolo.

Mostra: LE ORE DELLA DONNA

Sede: Gallerie di Palazzo Leone Montanari

Vicenza, contra’ Santa Corona 25

Durata: fino all’11 aprile 2010

Orari: ore 10-18 (da martedì a domenica)

 file0392file0393-xx

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

© di Elisabetta Bovo

Giornalista, storica e critica d'arte, filosofa, docente di Iconologia, Iconografia e Filosofia dell'arte. contatto: redazione.cultura(at)siamodonne.it


Lascia un commento

s