LO SCUDO DI ACHILLE E IL SOGNO DELLA GEOMETRIA

Il Cantiere della Bellezza — di Riccardo Cecchini il 23 novembre 2009 alle 10:44

Attraversando i luoghi convulsi e soprassaturi della città contemporanea, tecnologica e virtuale, incrociamo il pensiero debole che ne governa l’aspetto e ne configura il fragile contenuto, transeunte e leggero.
Siamo così quotidianamente immersi nelle luci, nei colori, nei dettagli e negli sfondi effimeri degli impianti funzionali e mutevoli, che occupano senza profondità gran parte del campo visivo della nuova espressione urbana.

Emergono allora le immensità dei segnali, delle indicazioni e delle promozioni che affermano unicamente i valori del tempo presente: non c’è passato né futuro in questi siti, avulsi dalla memoria, dalla bellezza e dall’immaginazione.

Palmanova

Palmanova

Negli ambiti uniformi della desolazione estetica, che ricorrono oggi per disegnare la sagoma banale o transitoria dei nostri paesaggi artificiali, vorremmo sgomberare dalla coltre dell’oblio le radici e le suggestioni di quella feconda geometria e di quel disegno profetico che furono appannaggio della smarrita fonte classica del nostro sapere visivo.
In tal caso, la linea cosmica e naturalistica delle forme primarie potrebbe nuovamente favorire il disegno implicito dei paesaggi, delle città, degli edifici, degli arredie degli oggetti, fornendo spunti d’inedita figurazione ai linguaggi e alle culture dei nostri giorni.
E’ appena il caso di richiamare, in proposito, lo schema d’ordine della Città del Sole di Tommaso Campanella, così come l’armonia utopica dello spazio di Tommaso Moro o il cuore della città ideale di Piero della Francesca e di Luciano Laurana, che qui raffiguriamo nella prima immagine. In altra rappresentazione, il canone stellare e poligonale, che nel secondo esempio il sito manierista di Palmanova coerentemente raffigura, tramanda l’accurata esattezza dei suoi margini e dei suoi confini, misurando i profili e addirittura i suoni ritmici dell’urbanistica visionaria del maturo Rinascimento.
Vorremmo ricordare peraltro, e più incisivamente, la cosmesi universale riprodotta dal fulgore dello scudo di Achille.

La lirica di Omero ne rende la descrizione immaginifica nel racconto dell’Iliade, durante l’intermezzo e la pausa letteraria e poetica della guerra acheo – troiana, arrecando non casualmente consistenza e profondità alla sospensione del tempo, in cui il bilancio degli eventi è spesso sostenuto dai simboli costanti che ne sovrastano la successione e la stessa storia; questi sembrano infatti  vivere autonomamente, nei fondamenti mitologici che si distanziano dagli eventi dell’uomo, emarginandone le emozioni e gli occasionali  ed alterni accadimenti materiali.

Capitello Ionico

Capitello Ionico

Cosicché, la schiera delle corone abitate e dipinte, che si alternano fino a campire l’intera sagoma della superficie convessa, scandisce con gli smalti del bronzo (oceano e cosmo), dello stagno (labirinto e città ideale) e dell’oro centrale (vita della natura), i toni e i colori di questo magico pentagramma, di cui non abbiamo ferme tradizioni figurative.
Certamente l’estetica universale dei luoghi astratti così rappresentati è permanentemente governata da quella geometria d’invenzione e di figura che permane, da egizia tradizione, nel linguaggio degli eletti, in cui la perfezione e l’inquietudine si saldano nell’espressione unica e misteriosa di cui gode il demiurgo architetto dell’universo.
Da questi miti e da queste immagini primarie la geometria medesima ha costruito e tramandato, attraverso il tempo, il mistero e il fascino della bellezza occidentale, affrontando ed avvolgendo la visione dell’uomo per il tramite del suo fantasmagorico linguaggio.
Non a caso  il mondo classico ha costantemente tratto riferimento e vantaggio dall’idea universale di questi segni e di questi tracciati, che dagl’impulsi profetici dello scudo producono l’ornato classico dei simboli e dei significati permanenti, proprio assecondando il codice  e il programma delle forme di natura.

Rileviamo questo ultimo aspetto negli insiemi e nei particolari costruttivi e decorativi dello straordinario patrimonio storico – architettonico che ancora ci perviene, osservando come a questa legge inventiva non siano soltanto ascrivibili gli schemi meramente strutturali delle forme, ma anche i canoni della loro pura decorazione, che autonomamente campiscono le lacune delle disposizioni o anche, più felicemente, ne sottolineano e ne valorizzano  la portata linguistica ed espressiva.

Riportare qui la suggestione della voluta ionica, così come ad esempio resa ed esaltata nella pagina ornamentale tardo - barocca della chiesa di Santa Lucia di Siracusa (1705), o ricondurre il gusto radicale del bello all’ammirazione degli inanellamenti circolari cosmateschi della chiesa di Santa Maria in Trastevere a Roma, è soltanto un irrilevante riferimento fortuito all’infinito dizionario ornamentale che l’idea di decoro ha determinato e costruito nel corso della nostra storia pregressa.
Tuttavia ci chiediamo se nella costellazione disordinata del fracasso visivo e sonoro dei nostri spazi sia ancora possibile pensare all’alternativa dei sereni e simbolici giorni agresti di Esiodo, leggendo le configurazioni stellari ed anche ricorrendo alla purezza geometrica della divisione musicale dell’aura pitagorica.
Ci chiediamo se la ricostruzione delle armonie dei pentagrammi e dei tetragrammi visivi e sonori possa ancora fornire emozione e stimolo all’umanità senza baricentro che oggi popola i luoghi della terra.
Ci chiediamo infine, se in nome di una moderna bellezza e di uno stabile riferimento universale dei nostri pensieri, possa essere immaginato e realizzato un nuovo ordine ed un nuovo impulso  nei sentimenti e nelle cose del mondo,  proprio evocando l’insigne ricordo estetico, etico e simbolico, che immaginiamo di leggere ancora nell’atlante e nell’antologia fantastica del perduto scudo di Achille.

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© di Riccardo Cecchini

Architetto e docente di decorazione e di design


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