COCADA – DOLCETTI AL COCCO (UNA STORIA DI DIRITTI, DI LAVORO E DI DONNE)

Le storie di Francesca — di Francesca Terren il 8 marzo 2010 alle 12:39

Ingredienti: 5 tazze di cocco fresco grattugiato fine, 4 tazze di latte, 3 tazze di zucchero, 4 tuorli d’uovo, 2 cucchiai di mandorle o arachidi tostati e tritati, cannella a piacere

Cuocere a fuoco basso, in una casseruola, il cocco, il latte, lo zucchero e la cannella, mescolando di continuo per amalgamare il composto. Togliere dal fuoco e lasciare riposare per 15 minuti. Aggiungere a filo i tuorli sbattendo costantemente. Una volta mescolati bene gli ingredienti, rimettere sul fuoco e fare addensare. Depositare delle piccole quantità della pasta ottenuta, della grandezza opportuna per ottenere dei biscotti, su una lastra unta o carta da forno, quindi spolverare con le mandorle o gli arachidi tritati e mettere in forno a dorare.

La cocada è un tipico dolce esmeraldeño, di Esmeralda, città e provincia costiera, sulle sponde del Pacifico, nel nord-ovest dell’Ecuador, e da qualche anno è diventata una forma di sostentamento per molte famiglie della provincia verde.

Decine di abitanti delle località di Esmeralda si sono uniti in associazioni di produttori, dedicandosi alla preparazione di questo dolce e, grazie all’intervento di Maquita Cushunchic Comercializomos Como Hermanos (MCCH), all’esportazione mondiale. La collaborazione con CTM – Altromercato, permette di trovare la cocada e altri prodotti anche in Italia, negli scaffali dei negozi del circuito del commercio equo.

Il nome dell’organizzazione da già una chiara idea della sua identità e del suo spirito: Maquita Cushunchic Comercializamos como Hermanos. Questo nome, metà in quechua e metà in spagnolo, significa più o meno: “Uniamo le mani e commerciamo come fratelli“.

MCCH è un’organizzazione nata nel 1985 da un’esperienza di commercializzazione comunitaria nei quartieri a sud di Quito. L’obiettivo principale è di rendere più giusti i rapporti di scambio e di commercializzazione dei prodotti sia in città che nelle zone rurali. Il problema maggiore per gli artigiani di queste zone è rappresentato infatti dagli intermediari che acquistano i prodotti finiti a prezzi a volte inferiori ai costi di produzione.al mercado

I gruppi artigiani da cui acquista MCCH sono costituiti prevalentemente da donne. Partendo dal concetto di uno sviluppo umano sostenibile, MCCH si adopera affinché si raggiungano efficienza efficacia e competitività nel campo economico; partecipazione, giustizia e diritti sociali nel campo sociale ed, infine la sostenibilità nel settore ambientale.

Oggi MCCH è una grande onlus di consumatori e di commercializzazione di prodotti di numerosi gruppi, in tutto l’Ecuador, ma non solo. Nel momento in cui un’organizzazione entra in contatto con artigiani, agricoltori, comunità, famiglie, i settori di intervento diventano molteplici.

Uno dei più importanti è il “coordinamento delle donne” che, oltre ad organizzare la produzione dell’artigianato e altre attività connesse, come la consulenza tecnica e la commercializzazione, offre corsi di formazione nei campi dell’educazione e della sanità.

Uno degli obiettivi di sviluppo del millennio dell’ONU è quello di “Promuovere la parità dei sessi e l’autonomia delle donne”.

sierraLa povertà ha un volto femminile. Il benessere globale e la pace potranno essere raggiunti solo quando tutte le persone del mondo avranno il potere di disporre delle proprie vite, e di provvedere al sostentamento delle proprie vite e di quelle dei loro familiari. Le società nelle quali le donne sono trattate in modo più equo si riservano un’opportunità molto più alta di raggiungere gli Obiettivi del Millennio entro il 2015. Ogni singolo Obiettivo di Sviluppo del Millennio è direttamente collegato ai diritti delle donne, e le società in cui le donne non godono degli stessi diritti degli uomini non riusciranno a raggiungere lo sviluppo in modo sostenibile.

Ricordiamolo, donne, stasera, mentre festeggeremo la nostra festa ridendo e ballando. Ricordiamo che per festeggiare davvero c’è bisogno che quell’obiettivo del millennio sia raggiunto, c’è bisogno che non esista una giornata per “festeggiare” le donne o per sensibilizzare il mondo sui “diritti delle donne lavoratrici”. Quando quell’obiettivo sarà raggiunto, basterà la festa del Primo Maggio.

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