BACIAMI ANCORA
Pillole di Cinema — di Barbara Squarcia il 2 febbraio 2010 alle 11:59Dopo dieci anni torna il secondo film di Muccino, proiettato nell’ottica di farci vivere il seguito della vita di quegli allora trentenni ormai quarantenni dell”ultimo bacio”.
Sempre alle prese con le loro storie finite, gli amori mancati e una vita che non li rende felici fino in fondo.
Sala gremita di spettatori, forse troppa attesa su un film che, allora, ci aveva tenuti attaccati allo schermo perché lasciava immedesimare lo spettatore nei personaggi, un po’ rispecchiandosi nella propria quotidianità.
A mio parere Muccino ha lasciato poco spazio alla spontaneità e ha, invece, cercato troppo di arricchire, di forzare la trama.
Film di una durata di 2 ore e 30 circa che sinceramente poteva durare molto meno. Alla fine è risultato lento, facendolo apparire più lungo di quanto già fosse.
Troppo piatto, senza colpi di scena, eccetto il suicidio di Paolo (Claudio Santamaria) il quale ha movimentato un po’ il film distaccandosi dalla ripetizione esageratamente descrittiva dei problemi delle varie coppie.
I temi toccati fanno sicuramente parte della nostra vita quotidiana, con la possibilità di ritrovarsi in queste storie. Per esempio la figura dell’uomo che, dopo essersi comportato come molti, si pente del tradimento e rivorrebbe la sua tranquillità e certezza che gli può dare una moglie e non l’amante o la storia occasionale, per non rimanere solo.
Oppure la storia di un padre che scompare e perde la completa infanzia di un figlio mai conosciuto con l’attesa e la pretesa di essere accettato da questo figlio che non sa neanche della tua esistenza.
O ancora la storia di una famiglia felice rovinata dall’ossessione di avere un figlio che non vuole arrivare per cui si giunge alla rottura e al tradimento.
Storie comuni, storie, a mio parere, già viste e toccate in abbondanza.
Un plauso va invece a due attori secondari, ma non per questo meno importanti.
Marco (Pierfrancesco Favino), che interpreta benissimo il ruolo del marito ferito e deluso di sé per non poter aver saputo dare la felicità a una moglie, ossessionata dall’idea di diventare madre. Con questo passaggio da uomo adirato e ferito che vorrebbe vendicarsi ma è talmente accecato dall’amore per la moglie che riesce perfino a perdonarla del tradimento e accettare di avere quel figlio, mai avuto, seppur… di un altro uomo.
Paolo (Claudio Santamaria) ottimo interprete dello stereotipo di persona depressa, trascorre una vita piena di psicofarmaci anche se vorrebbe ricominciare a vivere ma si lascia talmente affligere da questa malattia che arriva ad uccidersi, rispecchiando la realtà delle persone depresse dei giorni nostri.
Forse, a differenza dell’altro film, viene dato più spazio alla figura femminile. La donna non è più solo un elemento secondario ma prende una parte decisiva in questa pellicola.
Giudizio finale: Credo che Muccino abbia un po’ sforato con questo film, sicuramente di meno importanza e bellezza dei suoi precedenti.
Film abbastanza lento, trama un po’ troppo ripetitiva, voto finale 5,5.

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