LE STORIE DEGLI ALTRI
Il club di Anne Tyler — di E.B. il 18 dicembre 2009 alle 12:11Quando si legge un libro si può partire da un soggetto che incuriosisce, oppure dalla curiosità suscitata da pochi stralci letti qua e là scorrendo più o meno velocemente le pagine in libreria, o invece si può scegliere un libro “sulla fiducia”, fidandosi cioè del consiglio di qualcuno che l’ha letto prima di noi (può trattarsi di un amico, di un esperto, di una recensione favorevole letta su un giornale o una rivista) o in base alle aspettative che il nome dell’autore ci ispira: dopo aver letto un testo “valido” - saggio o romanzo che sia - interessante, ben scritto, piacevole, che ci ha entusiasmato, andiamo alla ricerca di altri libri dello stesso autore o autrice, nel desiderio di riprodurre l’esperienza appagante, dal punto di vista intellettuale, emotivo, psicologico, umano, che già abbiamo sperimentato.
È il caso di Anne Tyler, valente scrittrice statunitense di Minneapolis, cresciuta nel North Carolina, attualmente residente a Baltimora. Personaggio abbastanza misterioso: non concede interviste, custodisce gelosamente il suo isolamento, non mette la sua foto in quarta di copertina dei suoi romanzi, è gelosa della propria privacy, non gira gli Stati Uniti - e tantomeno il mondo - per promuovere il suo ultimo libro. Incuriosisce, come persona, anche per questo suo essere schiva. Ma a ispirare la fiducia di cui parlavo è la qualità dei suoi intrecci narrativi, lo spessore psicologico che sa dare ai personaggi che vivono (sì, il verbo non è scelto a caso) nei suoi romanzi, la capacità che ha, come pochi altri narratori contemporanei, di cogliere lo spirito del nostro tempo attraverso una galleria di figure inquiete, imprevedibili, a tutto tondo, dotate di umanità e di doti d’introspezione.
Se questo vale per tutti i personaggi cui dà vita, tanto più è vero per i protagonisti delle sue opere narrative, tra cui figurano titoli che sono molto conosciuti, come Turista per caso (poi trasposto in film con Geena Davies e William Hurt), Lezioni di respiro (con il quale vinse il Premio Pulitzer nel 1988), La figlia perfetta, il suo romanzo più venduto assieme a Ragazza in giardino e La bussola di Noè, ma anche altri forse meno noti eppure altrettanto significativi, alcuni un po’ surreali, altri enigmatici, ma tutti intensi e poetici: Quando eravamo grandi, L’amore paziente, Per puro caso, e ancora, cito alla rinfusa, Ristorante nostalgia, Una donna diversa, La moglie dell’attore, Se mai verrà il mattino, Possessi terren, Quasi un santo, Le storie degli altri.
Prendiamo, per esempio quest’ultimo romanzo, che deve il titolo al fatto che il protagonista, Barnaby Gaitlin, fin dall’adolescenza ha l’ “abitudine” di introdursi nelle case degli altri. Non per rubare, ma per “viverne” un po’ la vita, aprire e leggere la loro posta, sbirciare negli album di fotografie, rovistare nei cassetti, appropriarsi di qualche oggetto personale di nessun valore, in modo di partecipare, appunto, alle storie degli altri, perché la sua - di esistenza - non gli basta, è come sospesa…
Per capire la mentalità del personaggio, scegliamo uno dei tanti passi che costellano il romanzo riportando, in una sorta di discorso indiretto libero, le riflessioni di Barnaby. Cito da p. 45 dell’edizione Tea del 2001(edita su licenza di Guanda Ed.): “Alla televisione stavano trasmettendo delle interviste ai passanti, ai quali venivano chiesti quali fossero i loro buoni propositi per l’anno nuovo. C’era chi diceva di voler perdere cinque chili, smettere di fumare o di bere. Chi voleva andare in palestra, chi a correre. Tutti propositi legati al corpo, a quanto pareva. Tranne quello di un uomo, un nero alto e dinoccolato con addosso un parka col cappuccio, che disse: “Non riesco proprio a decidermi. Magari dovrei riprendere ad andare in chiesa. Oppure potrei prendere la patente per guidare il camion. Non so…” Come se avesse diritto a un solo buon proposito per tutto l’anno.”
A trent’anni Barnaby appare, agli occhi dei suoi benestanti genitori di Baltimora, un fallito: ha un divorzio alle spalle, una figlia che ormai chiama papà qualcun altro, vive in una stanza d’affitto, frequenta amici inetti, non è mosso da nessuna ambizione e svolge un lavoro non qualificato.
Eppure a Barnaby non dispiace lavorare in un’associazione per l’assistenza agli anziani (il cui nome dice già tutto: “Due braccia per te”), aiutando i suoi “clienti”, per lo più anziani, a liberarsi delle vecchie cose che ingombrano casa, a ripulire solai e cantine, a spostare mobili, curare il giardino, portare le camicie in tintoria, fare la spesa e altri piccoli servizi e lavoretti, come allestire l’albero di natale con palle colorate e luminarie. E loro - pensionati impigriti, nonne preoccupate di far bella figura con i nipoti, vecchiette con gli acciacchi e rese un po’ aspre dall’età - lo adorano, gli aprono volentieri la porta di casa, i loro armadi e i cassetti dei ricordi. Per loro è proprio quel “bravo ragazzo” che Barnaby in realtà non è mai stato. Questo fa sì che per l’uomo che aveva sempre vissuto le storie altrui si apra la possibilità di incontrare il momento giusto o la persona giusta per cominciare a vivere la propria vita, di diventarne finalmente il protagonista.
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4 commenti
E’ la prima volta che mi inserisco in questa pagina; sono stata attratta dalla definizione “club Anne Tyler”. Poichè ho letto quasi tutto di questa scrittrice davvero coinvolgente e profonda, della quale si acquistano i libri “sulla fiducia”, come ben è stato detto, mi interessa sapere chi si occupa di questo club, o, meglio, in generale come funziona.Perdonate l’ignoranza, ma chi è E.B? Cordialità
Cara Edera, il club di Anne Tyler è un salotto in cui si possono ritrovare le appassionate e gli appassionati di questa grande scrittrice.
E.B. è una giornalista che cura rubriche di letteratura.
Cara Edera,
le fans di Anne Tyler sono molte in tutto il mondo, ed anche in Italia. Noi vorremmo aprire il blog ad amiche che ne conoscono bene i romanzi, proprio come te, per parlare di trame, personaggi, per sondarne la profondità dell’analisi psicologica, la riuscita di intrecci e conclusioni, etc. Se vuoi essere tu ad iniziare con le tue osservazioni, sei la benvenuta.
PS: E B è la sigla per sintetizzare il mio nome. Anch’io, oltre che giornalista e critica d’arte e letteraria, sono una lettrice ammirata di Anne Tyler.
Cara Elisabetta,
grazie dell’invito.Mi farà piacere partecipare all’attività che avete pensato.Scrivere di A.Tyler e, magari,anche di altre ottime “scrittrici” è sempre un piacere.
Buona serata