CUNEGONDA: IMPERATRICE DEL SACRO ROMANO IMPERO E SANTA.
Presente - Passato - Itinerari storici — di Lino Venturini il 3 marzo 2010 alle 19:50
Il 3 marzo 1039 moriva a Kaufungen, Cunegonda di Lussemburgo, imperatrice di Germania. Fu proclamata santa il 29 marzo del 1200 da Innocenzo III.
Era figlia di Sigfrido, primo conte di Lussemburgo discendente in linea diretta da Carlo Magno, e di Edvige di Nordgau. Le notizie che la riguardano si trovano in due cronisti contemporanei, Tietmaro di Mersburgo e Rodolfo il Glabro e in una vita scritta da un canonico di Bamberga, un secolo dopo la sua morte. Da queste fonti veniamo a sapere che ricevette una profonda educazione cristiana. A vent’anni sposò Enrico IV, duca di Baviera il quale, alla morte di Ottone III che non ebbe eredi, fu incoronato re di Germania dall’arcivescovo di Magonza Willigis, con il nome di Enrico II. Anche Cunegonda, due mesi più tardi nell’agosto del 1002, fu incoronata regina a Paderborn. Secondo quanto ci tramanda la tradizione, d’accordo con il marito, la regina fece voto di verginale continenza. Malgrado fosse sterile, infatti, il re non volle ripudiare la moglie, come gli avrebbe consentito il diritto matrimoniale germanico, tollerato anche da Roma. Per il grande amore che aveva verso la regina e per la comunanza di ideali di vita religiosa che li univa, preferì rinunciare ad avere eredi al trono pur di continuare la vita in comunione. Per un re fu certamente una rinuncia difficile, umanamente incomprensibile se non facendo riferimento anche alla religiosità sentita e vissuta da entrambi.
Nel 1007 fecero costruire la cattedrale di Bamberga, dedicata a san Pietro e a san Giorgio, e un’abbazia benedettina dedicata a san Michele. Alla morte di Sergio IV, papa dal 1009 al 1012, Enrico e Cunegonda scesero a Roma e diedero il loro sostegno all’elezione di Bendetto VIII dal quale furono, in seguito, incoronati imperatori il 14 febbraio 1014. Cunegonda con la sua dote costruì un secondo monastero dedicato a santo Stefano e un terzo, per religiose, nel 1021 a Kaufungen, dedicato alla Santa Croce, per adempiere a un voto fatto durante una grave malattia da cui era guarita e dove, quando rimase vedova, si ritirò a vita monastica.
Com’era tradizione dell’epoca, partecipò al governo dell’impero, sostituendo anche l’imperatore quando questi andò in guerra contro vari signori ribelli, come il cognato Federico conte di Lussemburgo, Enrico duca di Baviera e l’arcivescovo di Metz. Dopo la morte del marito, avvenuta il 13 luglio 1024, per quasi due mesi, governò come imperatrice il Sacro Romano Impero fino all’insediamento del nuovo imperatore Corrado II il Salico.
Nel primo anniversario della morte di Enrico II, Cunegonda, con una cerimonia solenne, alla presenza di numerosi vescovi per la dedicazione della chiesa del monastero di Kaufungen, cui donò la reliquia della Santa Croce, dopo la lettura del Vangelo, si fece tagliare i capelli, si spogliò degli abiti imperiali e vestì quelli monacali. Da quel momento, per quindici anni, si dedicò ad una vita di ascesi, di digiuni e di penitenze, assistendo le consorelle ammalate e dedicandosi a umili lavori manuali. Essendo stata una scelta volontaria, solo una profondissima fede poteva sostenere un cambiamento così radicale.
Quando sentì la morte avvicinarsi e venne a sapere che le sue consorelle stavano preparando per lei dei suntuosi abiti funebri, vietò che fossero utilizzati e volle essere seppellita con il suo saio di lana grezza.
Le sue spoglie mortali trovarono sepoltura presso quelle del marito nella cattedrale di Bamberga. Negli anni successivi, non fu oggetto di grande culto, ma dal XII secolo, la venerazione nei suoi confronti crebbe fino a superare quella tributata in precedenza al marito Enrico II. La causa di beatificazione fu introdotta da Celestino III e la canonizzazione avvenne con Innocenzo III.
Nella vita e nella bolla pontificia di canonizzazione si legge che Cunegonda fu oggetto di una grande calunnia d’infedeltà coniugale ed Enrico, per provarne l’innocenza, decise di sottoporla alla prova del fuoco. La moglie accettò e passò miracolosamente indenne a piedi nudi sopra vomeri infuocati, senza ustionarsi. L’imperatore, commosso, chiese perdono per aver dato credito ai calunniatori. L’episodio rafforzò la stima e l’amore che univa i due santi coniugi. Non sappiamo quale sia la validità storica di questo episodio, ma resta il suo alto valore simbolico.
Nella bolla è riportato anche un altro episodio miracoloso. Una notte, addormentatasi mentre leggeva la Bibbia alla luce di una candela, fu avvolta completamente dalle fiamme. Le consorelle accorsero e videro che le spense solo tracciando un segno di croce.
Durante la seconda guerra mondiale avrebbe salvato la città di Bamberga da un bombardamento alleato, suscitando un’improvvisa nebbia che avvolse rapidamente tutta la città.
Nelle raffigurazioni religiose Enrico e Cunegonda sono rappresentati con gli abiti imperiali, la corona sul capo e un giglio in mano, o con un modellino della cattedrale di Bamberga in mezzo a loro. Cunegonda viene anche rappresentata da sola, mentre cammina sui vomeri ardenti oppure mentre appende il suo mantello a un raggio di sole.
Quando, tra il 1499 e il 1513, lo scultore Thielmann Riemenschneider eseguì i bassorilievi del sarcofago che contiene le reliquie di santa Cunegonda e di Enrico II, la rappresentò nell’atto di distribuire elemosine ai poveri e mentre si sottopone alla prova del fuoco. Enrico, invece, mentre viene portato in cielo da san Lorenzo.
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