ALLA RICERCA DEL PRIMO ROBOT…

Dal mondo, Repubblica Ceca — di Nicoletta Pillon il 9 gennaio 2010 alle 23:07

Volontariamente sottopostami al faticoso pellegrinaggio verso l’immancabile centro commerciale della zona, mi sono ritrovata all’interno di un negozio di elettronica che nell’area riservata agli elettrodomestici di casa offriva una quiete ed un silenzio degno della piú austera biblioteca pubblica. Capisco d’altronde che sia indubbiamente piú interessante osservare l’ultimo modello Apple che un ferro da stiro ma di un onesto, solido ed affidabile ferro da stiro avevo bisogno in quel momento e capisco anche che i ragazzi fossero rapidamente scomparsi dalla mia vista per trovare sollievo nell’area del negozio riservata ai vari Apple, X Box ed altre amenitá del genere….

Dunque sola e concentrata nella mia ricerca, in questo microcosmo tranquillo e quasi asettico, mi sono ritrovata a guardare con sincero interesse gli elettrodomestici di uso quotidiano, dall’aspirapolvere alla macchina del caffé, dal forno a microonde alla macchina da cucire portatile, che hanno reso la nostra vita infinitamente piú confortevole e comoda al punto che farei fatica, lo confesso, a fare a meno di questi piccoli amichevoli robot.

Un attimo, un attimo solo, ma … ci ricordiamo come e quando nasca la parola robot?

Karel Capek (1890-1938)

Uno scrittore ceco, Karel Capek, uno dei maggiori protagonisti della scena culturale dell’indipendente Cecoslovacchia a cavallo fra le due guerre, introdusse questo termine per la prima volta in una sua opera teatrale intitolata R.U.R. (Rossum’s Universal Robots), composta nel lontano 1920 e divenuta immediatamente un successo internazionale, tanto che appena due anni piú tardi venne rappresentata sui palcoscenici di Broadway.

La parola robot deriva da una espressione dialettale ceca che indica lavoro duro, lavoro da schiavo, e fu suggerita al nostro autore dal fratello maggiore, Josef, al quale era legato da una grande comunanza di interessi e sensibilitá artistica.

I robot nell’opera di Karel sono costruiti per lavorare e lo fanno molto bene. Da un punto di vista meccanico sono perfetti e hanno una vita media di circa vent’anni, ma non posseggono anima, non conoscono cosa sia il dolore, l’amore, la paura, non piangono né ridono. Perfetti ingranaggi e niente piú. Quando diventeranno ’umani’ e saranno dotati di un’anima anche loro, allora da aiuto si trasformeranno in incubo e annientamento per l’intera umanita’.

Fra i tanti elettrodomestici in bella mostra sugli scaffali del negozio non ho potuto non notarne uno, dal simpatico aspetto circolare, di cui non faccio il nome – perché altrimenti farei pubblicitá, dico bene? – ma che le note caratteristiche descrivono come un robot che pulisce alla perfezione, sempre pronto e disponibile all’impiego, che sa dove pulire e dove no. Lunga é la strada che ha percorso il robot dalle pagine del suo Autore fino ai nostri giorni. C’é solo da sperare che i robot che ci portiamo a casa rimangano tali!

Tags: , , , , ,

© di Nicoletta Pillon

Corrispondente dalla Repubblica Ceca


Lascia un commento

s