5 DOMANDE A…PAOLO GRUGNI

5 domande a... flash sul mondo della cultura e dell'attualità — di Michela Franco Celani il 24 marzo 2010 alle 09:57

Hina e Sanaa. Due ragazze, due volti, due storie.

Ma un solo destino, una sola morte. Per mano di chi avrebbe dovuto amarle, curarle, proteggerle: la loro famiglia.

Un’ottica primitiva e tribale che punisce la sola colpa di amare un italiano e di volere un futuro diverso dal passato e dal  presente delle loro madri.

La loro tragedia ha invaso per giorni le pagine dei giornali, poi ce ne siamo dimenticati.

Ma ecco che una voce - ed è la voce di un uomo e di un occidentale - ce la riporta con prepotenza alla mente, e soprattutto solleva il problema delle tante ragazze fatte tornare a forza nei loro Paesi per seguire, presumibilmente, la stessa sorte.

Per le lettrici di siamodonne abbiamo intervistato lo scrittore Paolo Grugni, autore di Italian Sharia (Perdisa).

Perché un uomo sceglie di scrivere di donne, e soprattutto di donne di un’altra cultura?

Non credo ci debba essere un’esclusiva su un argomento come i diritti umani, nello specifico i diritti delle donne. Il fatto è che nel 2006 rimasi particolarmente colpito dall’omicidio di Hina in provincia di Brescia. E decisi di scriverne per capire e, se possibile, far capire cosa ci fosse dietro un crimine che mescolava valori familiari, religiosi, tradizioni arcaiche. Il caso ha voluto che scoprissi che altre ragazze avevano condiviso lo stesso destino di Hina, solo che erano prima state riportate nei loro paesi d’origine. Mi è sembrato importante incentrarci il romanzo come atto di denuncia. Anche se poi il testo si può considerare uno spaccato sulla condizione degli immigrati in Italia.

A che punto è, secondo Lei, l’integrazione nel nostro Paese, in particolare quella femminile?

Comincio con il dire che la parola integrazione è una parola che non mi piace, sa di qualcosa di forzato, di imposto, di cultura dominante che fagocita la cultura ospite. Il termine di cui si dovrebbe fare uso è interazione, ovvero l’agire insieme per il bene comune. Detto questo, vedo che le immigrate di seconda generazione hanno fatto degli enormi passi avanti rispetto alle loro madri che hanno vissuto l’impatto, credo traumatico, dell’emigrazione.

Come si può conciliare il desiderio di emancipazione di tante giovani con le tradizioni dei luoghi di origine?

Credo mantenendo la loro identità culturale (per esempio indossando il velo - inteso come hijab  e solo senza costrizione - che ha un forte valore simbolico), ma allo stesso tempo riprendendo alcuni aspetti della civiltà occidentale che permettano loro di vivere nel paese ospitante senza sentirsi escluse.

Prato e Brescia, due città simili per grandezza ma soprattutto per la comune realtà di fortissima immigrazione: in quale delle due, a Suo giudizio, c’è maggiore integrazione?

A Prato la comunità cinese ha formato una specie di ghetto in una zona semiperiferica della città.  A Brescia, i senegalesi, che sono la comunità di immigrati numericamente più importante, sembrano far maggiormente parte del tessuto della città.  Ma la differenza più importante sta nel fatto che i cinesi a Prato rappresentano un potere economico che non ha rivali in altre città d’Italia.

Come vede la nostra civiltà occidentale, dominata dal relativismo etico, nell’incontro/scontro  con culture forti come quella islamica?

Nella domanda si trova la risposta. Ovvero, se la si mette sul piano dell’incontro, e le civiltà capiscono che la diversità è ricchezza e bellezza, allora entrambe ne troveranno giovamento ed arricchimento culturale. Se la si mette sul piano dello scontro, dove la diversità è vista come minaccia o pericolo, allora le civiltà rischiano di minare definitivamente i loro valori fondanti.

Paolo Grugni è nato a Milano nel 1962. Ha pubblicato i romanzi Let it be (Mondadori, 2004; Alacran, 2006; Jackson Libri, 2008; Giallo Mondadori, 2009), Mondoserpente (Alacran, 2006; Giallo Mondadori, 2010), Aiutami (Barbera, 2008). Il suo racconto 12/9 è apparso nella raccolta Anime nere reloaded (Mondadori, 2008).

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© di Michela Franco Celani

Giornalista, ha pubblicato: Ucciderò mia madre (Salani 2005) La stanza dell'orso e dell'ape (Mursia 2006) La casa dei giorni dispersi (Salani 2009) Mai dire ormai (Mursia 2010)


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