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	<title>Siamo Donne - le migliori video ricette di cucina &#187; Il nostro giardino</title>
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	<description>ricette di cucina, video ricette, magazine, blog</description>
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		<title>PRIMAVERA IN CUCINA: FIORI DA&#8230; MANGIARE!</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Apr 2013 14:17:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il nostro giardino]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
		<category><![CDATA[fiori]]></category>
		<category><![CDATA[fiori commestibili]]></category>

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		<description><![CDATA[Scegliere in che categoria mettere quest&#8217;articolo è stato difficile: è vero che si parla di cibo e cucina ma stavolta le protagoniste non sono la frutta e la verdura bensì&#8230; i fiori! Quindi abbiamo optato per la sezione giardinaggio, così potrete poi sfogliare i nostri consigli su come crescere piante meravigliose che daranno un tocco originale alla vostra tavola. Prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/04/rosa.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-28163" title="rosa" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/04/rosa.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Scegliere in che categoria mettere quest&#8217;articolo è stato difficile: è vero che si parla di cibo e cucina ma stavolta le protagoniste non sono la frutta e la verdura bensì&#8230; i <strong>fiori</strong>! Quindi abbiamo optato per la sezione giardinaggio, così potrete poi sfogliare i nostri consigli su come crescere piante meravigliose che daranno un tocco originale alla vostra tavola.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di cominciare, però, qualche raccomandazione: ricordiamoci che i fiori possono causare <strong>allergie</strong> e che sarebbe meglio non usare quelli di piante da vivaio perché trattati con pesticidi. Come sempre, il <strong>biologico</strong> e l&#8217;<strong>autoproduzione</strong> vincono nella gara della qualità. Inoltre usate <strong>SOLO fiori che sapete riconoscere al 100%</strong>: alcune varietà possono essere molto nocive e tossiche, proprio come i funghi!</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, a pensarci bene, i fiori in cucina non sono proprio una novità: pensiamo a quelli di <a title="RICETTA: I FIORI DI ZUCCHINA IN CUCINA" href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/2011/07/i-fiori-di-zucchina-in-cucina/" target="_blank"><strong>zucchine</strong></a> o alla <a title="SEGRETI DI BELLEZZA: LE VIRTÙ DELLA CAMOMILLA" href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/07/segreti-di-bellezza-le-virtu-della-camomilla/" target="_blank"><strong>camomilla</strong></a>, l&#8217;<strong>ibisco</strong> e il <strong>gelsomino</strong>, con cui si preparano infusi buonissimi &#8211; e alla lista potete anche aggiungere il <strong>caprifoglio</strong>!</p>
<div id="attachment_28164" class="wp-caption alignright" style="width: 280px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/04/cupcakes.jpg"><img class=" wp-image-28164" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="cupcakes" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/04/cupcakes-300x300.jpg" alt="" width="270" height="270" /></a><p class="wp-caption-text"><em>foto di <a href="http://www.byfryd.com/" target="_blank"><strong>www.byfryd.com</strong></a></em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Ma questi non sono i soli <strong>fiori commestibili</strong> che possiamo usare. Nei dolci è molto rinomato l&#8217;uso dell&#8217;<strong>acqua di rosa</strong> ma i suoi petali possono essere trasformati anche in dolci <strong>marmellate</strong> o in <strong>bevande</strong> profumate. Sempre per i <strong>dessert</strong> si usa spesso anche l&#8217;<strong>acqua di zagara</strong> e in effetti i <strong>fiori d&#8217;arancio</strong> e agrumi hanno un gusto intenso che, se usato con parsimonia, dona al piatto (anche salato) un tocco fresco del tutto originale!</p>
<p style="text-align: justify;">Le regine dei dolci però sono la <strong>violetta</strong> e la <a title="CUSCINI ALLA LAVANDA: UN TOCCASANA PER OCCHI E INSONNIA" href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/2013/02/cuscini-alla-lavanda-un-toccasana-per-occhi-e-insonnia/" target="_blank"><strong>lavanda</strong></a>: la prima la si trova anche <strong>candita</strong> nei negozi specializzati, pronta per decorare <strong>cupcake</strong> e <strong>torte</strong>, mentre la seconda è davvero deliziosa (senza esagerare nella quantità) nei biscotti di <a title="VIDEO RICETTA: PASTA FROLLA" href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/2011/12/video-ricetta-pasta-frolla/" target="_blank"><strong>pasta frolla</strong></a>!</p>
<p style="text-align: justify;">Le <strong>viole del pensiero</strong>, invece, sono ottime anche nelle <strong>insalate</strong>, così come i <strong>lillà</strong>, i <strong>trifogli</strong> (fiori e foglie) e i petali di <strong>tarassaco</strong>, cioè il <strong>dente di leone</strong>; quest&#8217;ultimo può anche trasformarsi in una gustosa marmellata e i fiori addirittura pastellati e fritti!</p>
<p style="text-align: justify;">Finiamo questa breve introduzione al magico mondo dei fiori da cucina con la <strong>calendula</strong>, famosa in erboristeria per le sue <strong>proprietà lenitive</strong> ma ottima anche in cucina: i fiori hanno un leggero <strong>sapore piccante</strong>, come il peperoncino, e grazie al suo acceso <strong>colore arancione</strong> può perfino sostituire lo <strong>zafferano</strong>!</p>
<div id="attachment_28162" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/04/calendula.jpg"><img class="size-full wp-image-28162" title="calendula" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/04/calendula.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Calendula</em></p></div>
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		<title>LA STELLA DI NATALE: COME CURARLA DOPO LE FESTE</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Dec 2012 10:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il nostro giardino]]></category>
		<category><![CDATA[Euphorbia pulcherrima]]></category>
		<category><![CDATA[fiore]]></category>
		<category><![CDATA[giardinaggio]]></category>
		<category><![CDATA[poinsettia]]></category>
		<category><![CDATA[stella di natale]]></category>

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		<description><![CDATA[Sicuramente molti l&#8217;avranno comprata come centrotavola per il pranzo di Natale oppure l&#8217;avranno ricevuta in regalo: stiamo parlando della poinsettia, meglio conosciuta come stella di Natale, quella pianta bellissima che colora di rosso, rosa o bianco le grigie giornate invernali. Di origini centroamericane, era usata già dagli Atzechi come colorante e anche come antipiretico ma diventa popolare come pianta natalizia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/12/poinsettia-1.jpg"><img class="alignleft  wp-image-25097" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="poinsettia 1" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/12/poinsettia-1-300x264.jpg" alt="" width="270" height="238" /></a>Sicuramente molti l&#8217;avranno comprata come centrotavola per il pranzo di <strong>Natale</strong> oppure l&#8217;avranno ricevuta in regalo: stiamo parlando della <strong>poinsettia</strong>, meglio conosciuta come <strong>stella di Natale</strong>, quella pianta bellissima che colora di rosso, rosa o bianco le grigie giornate invernali.</p>
<p style="text-align: justify;">Di origini centroamericane, era usata già dagli <strong>Atzechi</strong> come colorante e anche come <strong>antipiretico</strong> ma diventa popolare come pianta natalizia verso il Cinquecento grazie ad una leggenda: una ragazza messicana, troppo povera per portare doni in chiesa per festeggiare la nascita di Gesù, viene raggiunta in sogno da un angelo che le dice di portare all&#8217;altare delle semplici erbe di campo. Lei così fece e, miracolosamente, le piante si trasformarono in una splendida stella di Natale, a simboleggiare la <strong>cometa di Betlemme</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo un primo periodo rigoglioso, però, capita spesso che questa pianta sfiorisca velocemente nonostante i nostri sforzi. Quali sono i segreti, allora, per mantenerla bella e in salute durante tutto l&#8217;arco dell&#8217;anno?</p>
<div id="attachment_25099" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/12/poinsettia-3.jpg"><img class="size-medium wp-image-25099" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="poinsettia 3" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/12/poinsettia-3-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Una stella di Natale selvatica.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<strong><em>Euphorbia pulcherrima</em></strong>, questo il nome latino della pianta, ha origini messicane, dove cresce spontaneamente in ambiente selvatico (oltrepassando anche i due metri di altezza!) quindi il primo accorgimento è quello di tenerla in un <strong>ambiente caldo</strong>, possibilmente oltre i 14° o comunque non esposto al gelo.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre non preoccupiamoci se la sua fioritura finisce nel mese di gennaio: la poinsettia è una pianta strana, che ha bisogno di poca luce perché sboccino i suoi fiorellini gialli e perché le foglie assumano il caratteristico colore rosso (eh sì, quelle colorate sono foglie e non petali). Quindi d&#8217;inverno è necessario tenerla in un luogo <strong>senza luci artificiali</strong> e in cui la luce del sole (non diretta) arrivi per non più di 8 ore al giorno se la si vuol vedere di nuovo rossa fiammante.</p>
<p style="text-align: justify;">In primavera va potata e rinvasata in un contenitore più grande e d&#8217;estate può essere tenuta anche all&#8217;esterno, annaffiandola solo quando il terreno è asciutto e concimandola di tanto in tanto con <strong>potassio</strong> e <strong>fosforo</strong>. In inverno, invece, la concimazione va fatta più spesso, per permettere che la pianta fiorisca in tutta la sua bellezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi nessuna paura se, finite le feste, la vostra stella di Natale sembra decadere: seguendo i nostri consigli e quelli del vostro fiorista di fiducia, tornerà a splendere non appena tornerà il freddo!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/12/poinsettia6.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-25104" title="poinsettia6" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/12/poinsettia6.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a></p>
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		<title>IL RAMO D&#8217;ORO: LA LEGGENDA DEL VISCHIO</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Dec 2010 18:17:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Oddera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il nostro giardino]]></category>
		<category><![CDATA[druidi]]></category>
		<category><![CDATA[James G.Frazer]]></category>
		<category><![CDATA[Solstizio d'inverno]]></category>
		<category><![CDATA[viscum album]]></category>

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		<description><![CDATA[Proprio durante l’inverno, quando gli alberi hanno ormai perso le foglie, è possibile scorgere sui rami alti di alcuni grandi alberi un cespuglietto parassita che ha l’aspetto e le dimensioni di un grosso nido: si tratta del vischio (viscum album). [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo arrivati al momento del solstizio d’inverno, il giorno dell’anno in cui alle nostre latitudini le ore di soleggiamento diurno sono ridotte al minimo.   Quest’anno il solstizio si verifica il 21 dicembre, e oltre a indicare ufficialmente l’inizio dell’inverno, segna il momento a partire dal quale le giornate cominciano ad allungarsi e, con un po’ di ottimismo, si può anche dire che lentamente si ricomincia a procedere verso la primavera.    <a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2010/12/v-vischio3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8723" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2010/12/v-vischio3.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>Proprio durante l’inverno, quando gli alberi hanno ormai perso le foglie, è possibile scorgere sui rami alti di alcuni grandi alberi un cespuglietto parassita che ha l’aspetto e le dimensioni di un grosso nido: si tratta del vischio (<em>viscum album</em>). <a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2010/12/v-vischio4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8722" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2010/12/v-vischio4.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a> Ha piccole foglie, bacche traslucide biancastre o gialle, e, quando viene tagliato, seccando acquista un bel colore giallo intenso. Oggi questa pianta conserva per noi soltanto qualche traccia dei molti significati magici e religiosi che le venivano attribuiti in passato.   In alcuni paesi del nord e centro Europa viene ancora chiamato “scopa del fulmine” perché si ritiene cresca sulle piante che vengono colpite dalla folgore. Si credeva infatti che il vischio avesse una profonda affinità con il fuoco. Secondo James G. Frazer “…la vera ragione per cui i Druidi adoravano un albero portante il vischio più di tutti gli altri alberi della foresta, era la credenza che ciascuna di tali querce non soltanto fosse stata colpita dal fulmine, ma portasse sui suoi rami una visibile emanazione del fuoco celeste“. In effetti è comprensibile che in un lontano passato suscitasse stupore una pianta che non aveva bisogno di radicarsi nel suolo per crescere, ma poteva sopravvivere a mezz’aria, fra i rami di un’altra pianta, e fosse addirittura  in grado di conservare le foglie e le bacche quando invece le grandi latifoglie, vinte dal freddo, si erano spogliate del tutto e sembravano morte.  Erano innumerevoli le capacità magiche che venivano attribuite al vischio nelle tradizioni europee: in Boemia e in Russia si credeva che potesse far scoprire i tesori nascosti; in Svezia si pensava che avesse la capacità di proteggere le case dagli incendi, infatti “la sua natura ignea lo indica, secondo il principio della magia omeopatica, come la miglior cura possibile o la miglior difesa dai danni causati dal fuoco.”  Sono tradizioni anglosassoni quelle che legano i rami di vischio alla possibilità di conoscere in anticipo il futuro, di sognare il proprio futuro sposo, e forse deriva da qui la tradizione di baciarsi sotto il vischio: e non è affatto strano che in questo caso il ramo di vischio debba essere appeso (o meglio, sospeso fra cielo e terra); ancora più logica appare la consuetudine di cospargerlo di pigmenti dorati.    I giorni più indicati per raccoglier ritualmente il vischio erano proprio i due solstizi, d’inverno e d’estate.  I Druidi lo recidevano con un falcetto d’oro, e lo ritenevano in grado di guarire qualunque malattia.  Oggi i due giorni consacrati dalle antichissime festività del ciclo solare sono comunque anche per noi giorni festivi, trasposti all’interno della tradizione cristiana: il Natale di Cristo in prossimità del solstizio d’inverno e la festa di San Giovanni in corrispondenza del solstizio d’estate.      Voglio segnalare infine che forse i Druidi non avevano torto del tutto, perché esistono protocolli ufficiali, supportati già da molte fasi sperimentali, per la cura del cancro in fase terminale, in cui si utilizzano estratti fermentati di vischio.<a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2010/12/v-viscum-album.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8724" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2010/12/v-viscum-album.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>I virgolettati di questo articolo sono tratti da “Il ramo d’oro – Studio sulla magia e la religione” di James G. Frazer, edito da Bollati Boringhieri, 1998; traduzione dall’inglese di Lauro de Bosis.</p>
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		<title>VORREI DISEGNARE IL MIO GIARDINO: COMINCIAMO DALL&#8217;INIZIO</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 18:20:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Oddera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il nostro giardino]]></category>
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		<description><![CDATA[Vuoi creare un giardino a casa tua? Ecco qualche consiglio di Nicoletta Oddera su Siamodonne]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_28483" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://www.gardensofthewildwildwest.com/"><img class="size-full wp-image-28483" title="amaca" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2010/11/amaca.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a><p class="wp-caption-text"><em>via &#8220;<a href="http://www.gardensofthewildwildwest.com/" target="_blank">Gardens of the wild wild west</a>&#8220;</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Ecco, immaginiamo che il sogno della nostra vita si sia realizzato: finalmente, dopo anni di lavoro, siamo riusciti a comprare (o a costruire) una <strong>casa con il giardino</strong>! È stato necessario molto denaro per completare la casa, per finirla e arredarla, ma ora, guardando dalle finestre, alle soglie dell’inverno, abbiamo davanti agli occhi uno spazio aperto vuoto e spoglio, spesso disastrato dalla lunga permanenza del cantiere, presumibilmente pieno di residui della costruzione, frammenti di piastrelle, sciacquature di calce, pezzi di mattoni &#8211; il tutto appena celato da uno strato di terreno giallastro che regolarizza i piani.</p>
<p style="text-align: justify;">Quali saranno adesso le scelte giuste da fare? Spesso in queste circostanze gli esausti (psicologicamente ed economicamente) proprietari della casa nuova si limitano a far <strong>seminare il prato</strong> e acquistano un certo numero di giovani esemplari che vengono disposti poi più o meno a casaccio nello spazio disponibile.  Tutti conosciamo questa tipologia di <strong>giardino suburbano</strong>, nel quale vengono utilizzate per lo più sempre le stesse piante: aceri giapponesi, gruppetti di betulle, qualche liquidambar, l’immancabile conifera (per fare l’albero di Natale), spesso la magnolia grandiflora, le forsizie (che fanno subito primavera…) e per i più coraggiosi l’esotica <em>araucaria araucana</em>.</p>
<div id="attachment_8366" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2010/11/C-abete-piccolo-giardino1.jpg"><img class="size-full wp-image-8366 " style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="C abete piccolo giardino" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2010/11/C-abete-piccolo-giardino1.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Le conifere dopo pochi anni crescono troppo, riempiono tutto lo spazio disponibile, ombreggiano troppo e possono anche diventare instabili e pericolose.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Il risultato è quasi sempre quello di ottenere un <strong>giardino poco utilizzabile</strong>, privo di punti focali, sia visivi che funzionali, in cui pieni e vuoti si alternano in modo anonimo e monotono. Eppure nello scegliere la distribuzione interna e gli arredi della nuova casa siamo stati molto attenti a calibrare gli spazi in rapporto alle funzioni, al numero dei componenti della famiglia e alle loro necessità, e abbiamo avuto cura di bilanciare pieni e vuoti, di armonizzare i colori fra di loro, e scegliere ogni minimo dettaglio delle finiture…</p>
<p style="text-align: justify;">Facciamo ancora un piccolo sforzo e pensiamo anche agli spazi esterni. La prima cosa da fare consiste nel porsi la seguente domanda: “Quale tipo di <strong>attività</strong> faremo nel giardino?”  Ognuno dei nostri familiari avrà esigenze diverse: i bambini hanno bisogno di spazio per giocare, così come gli animali domestici; le persone anziane di angoli freschi di sosta e contemplazione, ma anche di piccoli orti da coltivare; noi forse avremo voglia soltanto di prendere il sole, o di coltivare le nostre rose preferite, o semplicemente di riposarci dondolando su un’amaca con un bel libro a portata di mano.</p>
<p style="text-align: justify;">Elenchiamo tutte queste possibili attività su un foglio di carta, e cerchiamo di immaginare come articolare gli spazi del giardino per rispondere alle diverse esigenze. Sarà sufficiente a questo punto <strong>immaginare concretamente</strong> l’aspetto che le diverse parti del giardino potrebbero assumere per consentirci di giocare, oziare o coltivare l’orto nel modo più piacevole possibile.    Consideriamo una serie di esempi pratici: se abbiamo un bambino in tenera età, potremmo mettergli a disposizione un <strong>tappeto erboso</strong> in piano non troppo grande, in prossimità della casa, protetto tutto attorno da una bassa siepe che, limitando i movimenti di nostro figlio, garantisca la sua incolumità fisica e diminuisca i nostri livelli di stress.  La siepe dovrà essere formata con <strong>piante prive di spine</strong> e di parti velenose (<em>lonicera pileata</em>, per esempio), il prato dovrà essere pianeggiante ma ben drenato, sul suo lato sud potremo mettere a dimora piante che proiettino  ombre leggere almeno su una parte del prato dedicato al bambino.</p>
<div id="attachment_8367" class="wp-caption alignleft" style="width: 290px"><img class=" wp-image-8367 " style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2010/11/C-jardin-potager-299099.jpg" alt="" width="280" height="186" /><p class="wp-caption-text"><em>Il &#8220;jardin potager&#8221; che si trova all&#8217;interno del parco pubblico di Bercy, a Parigi.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Se invece desideriamo conciliare la <strong>gradevolezza estetica</strong> del giardino con l’<strong>utilità pratica</strong> e il divertimento di coltivare da sé qualche ortaggio, in una parte ben esposta al sole del nostro terreno potremmo disegnare una serie di <strong>aiuole di forma regolare</strong>, intervallate da stretti sentieri e bordate con bossi potati; nella zona centrale delle aiuole seminiamo o disponiamo in file gli <strong>ortaggi</strong>,  dividendoli per tipi: un’aiuola tutta di insalata riccia, una di carote, una di melanzane e così via.In questo modo otterremo un <strong><em>jardin potager</em></strong>, una specie di giardino all’italiana-con-verdure, bello, utile e sempre ordinato.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ci piacciono i <a title="ARRIVANO I PARASSITI DELLA PRIMAVERA: PROTEGGIAMO I NOSTRI ANIMALI!" href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/2013/02/parassiti-primavera-animali/" target="_blank"><strong>cani</strong></a>, animali meravigliosi ma generalmente grandi distruttori di giardini, proviamo a farci aiutare proprio da loro nel nostro lavoro di progettazione.  Cominciamo mettendo a dimora le piante più grandi (siepi, alberi) e, prima di seminare il prato e scegliere la posizione delle piante più delicate, osserviamo i comportamenti del nostro cane in giardino: se vedremo che il suddetto quadrupede appartiene alla terribile schiera dei “cani scavatori”, che senza pietà fanno buchi dappertutto, dovremo giocoforza dividere il giardino in <strong>parti dedicate al cane</strong> e <strong>parti dedicate ai fiori</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Anziché formare le separazioni con tristi reti metalliche usiamo <strong>siepi di piante molto spinose</strong> e di conseguenza impenetrabili: ad esempio rose rugose, <em>berberis</em> di taglia media, piracante (e soprattutto non facciamoci mai vedere da lui quando saremo intenti a nostra volta a scavare buche in giardino!).</p>
<p style="text-align: justify;">Se invece il nostro cane preferisce presidiare il suo (e nostro) territorio percorrendolo in lungo e in largo soprattutto in prossimità dei confini (e questo è il caso della maggior parte dei cani da guardia, o che semplicemente <em>si sentono</em> da guardia), noteremo facilmente che i suoi percorsi sono sempre gli stessi, e presto il nostro alacre guardiano avrà tracciato da sé una <strong>serie di sentieri</strong>, in questo modo definendo la forma delle parti di terreno che potremo allestire come tappeti erbosi e aiuole fiorite.  Non ci resterà altro che <strong>pavimentare</strong> i sentieri del cane nel modo che preferiamo e, nei limiti del ragionevole, adottarli anche per i nostri spostamenti!</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora, se il giardino per noi deve essere soprattutto un <strong>luogo di contemplazione</strong>, riflettiamo sui punti di vista da privilegiare (dalle finestre della casa per esempio), sui punti di sosta all’ombra per l’estate e relative <strong>panchine</strong>; se oltre alle piante ci piace osservare l’<strong>avifauna</strong> scegliamo essenze attraenti per i volatili: dalla semplice edera che produce bacche commestibili per molti uccelli, alla piracanta per lo stesso motivo, ai gruppi di bambù che forniscono un ottimo rifugio per i piccoli pennuti grazie ai fusti così lisci da rendere impossibile ai predatori arrampicarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli esempi potrebbero continuare molto a lungo: saranno le nostre esigenze specifiche a determinare la forma e la caratterizzazione del nostro <strong>giardino</strong> e, almeno in parte, anche il suo aspetto!</p>
<div id="attachment_8368" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-8368" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2010/11/C-passeri-Bambu-I-97866.jpg" alt="" width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">Mei, &#8220;Bambù I&#8221;</p></div>
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		<title>LA SCELTA DELLE ROSE: COME CONSULTARE I CATALOGHI SPECIALIZZATI &#8211; seconda parte</title>
		<link>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2010/09/la-scelta-delle-rose-piccola-guida-alla-consultazione-dei-cataloghi-specializzati-seconda-parte/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 15:37:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Oddera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il nostro giardino]]></category>
		<category><![CDATA[Barni]]></category>
		<category><![CDATA[David Austin]]></category>
		<category><![CDATA[Meilland]]></category>
		<category><![CDATA[Wilhelm Kordes]]></category>

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		<description><![CDATA[Nicoletta Oddera spiega su Siamodonne come consultare un catalogo specializzato per la scelta delle rose, ricordando che navigando su internet troverete un’imponente massa di informazioni e di possibilità di svuotare il portafoglio riempiendo proporzionalmente le aiuole del vostro giardino.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ad esempio, nel catalogo tedesco delle bellissime rose di Wilhelm Kordes e figli (sottotitolo: le più belle rose del mondo), le didascalie sono sempre assolutamente complete e corrette, perché seguono uno schema costante che consiste nell’elenco (più o meno in questo ordine) dei dati relativi a:</p>
<p>1.      nome dell’ibridatore e data dell’ibridazione (o più facilmente della commercializzazione);</p>
<p>2.      caratteristiche del fiore (tonalità di colore, dimensione, forma della corolla, quantità di petali, se i fiori sono portati a mazzi o singolarmente);</p>
<p>3.      profumo (se è assente, presente, debole, forte);</p>
<p>4.      caratteristiche del fogliame (foglie chiare, scure, colore delle foglie giovani, dimensioni delle foglie, grado di lucentezza eccetera);</p>
<p>5.      caratteristiche della pianta (portamento, altezza e a volte larghezza massima ipotizzabile, consistenza dei rami);</p>
<p>6.      resistenza alle malattie:  che è un’indicazione utilissima (anche se a volte rischia di farci mettere da parte rose più delicate con fiori spettacolari a favore di rose robustissime con fiori meno belli).</p>
<p>7.      generalità: categoria sotto la quale finalmente la sistematicità e la razionalità che sono vanto e limite del popolo tedesco possono lasciare spazio a qualche informazione più istintiva e sentimentale, note descrittive quasi poetiche sebbene sempre molto brevi, consigli sul migliore possibile utilizzo in giardino.</p>
<p>8.      prezzo:  ogni singola rosa appartiene a un “gruppo di prezzo” indicato con un numero che rimanda a un elenco posto a fine catalogo.</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne2/wp-content/uploads/17_a_int.jpg"><img class="size-full wp-image-7849 alignleft" title="17_a_int" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/17_a_int.jpg" alt="  " /></a>Non si può negare che il rigore di questo tipo di indicazioni risulterà molto utile per l’acquirente consentendo un rapido confronto dei dati a disposizione sulla base di parametri di confronto costanti.  L’aspetto grafico del catalogo è pulito e piacevole, le immagini molto corrette, le piante sono chiaramente divise in sezioni (rampicanti, coprisuolo, nane, selvatiche eccetera) e all’inizio di ogni sezione un breve testo introduttivo descrive le caratteristiche generali delle rose di ogni gruppo e dà informazioni sul loro migliore utilizzo.</p>
<p>Rimanendo nel nord Europa andiamo in Gran Bretagna per dare un’occhiata al catalogo di David Austin: anche qui troveremo una suddivisione in gruppi, con qualche minima diversità di impostazione rispetto al catalogo descritto prima, immagini fotografiche accattivanti e una grafica più ricercata e coinvolgente.  La differenza più rimarchevole rispetto al catalogo Kordes è però rappresentata dalle descrizioni delle rose, composte come veri e propri brevi testi narrativi, con diversi registri a seconda della pianta che viene di volta in volta descritta.  Alcune di queste didascalie risultano molto più lunghe di altre, e fra le righe si scorge facilmente un reale entusiasmo nel presentare le rose (soprattutto quelle ibridate da poco) e quasi una vera e propria partecipazione psicologica. Paradossalmente da questo tipo di descrizione così coinvolgente e priva di schematismi un lettore attento potrà ricavare utilissime indicazioni per le sue scelte.   Anche  i nomi delle rose ibridate all’interno del vivaio di David Austin (e dei suoi figli) in molti casi sono con evidenza stati scelti basandosi su riferimenti letterari, oppure storici – quindi legando le caratteristiche delle piante alle connotazioni dei personaggi di romanzi o testi teatrali, o di vicende realmente avvenute.  Anche questo tipo di scelta fa pensare a un forte coinvolgimento emotivo, della memoria e della cultura personale, fra l’ibridatore e le sue creazioni  (oltre che, per i più smaliziati fra i lettori, a una specifica politica aziendale).   Tutti gli ibridatori comunque mantengono, dai secoli precedenti, la piacevole tradizione di dedicare  alcune varietà di rose a persone viventi, o da poco scomparse, scelte fra familiari e collaboratori, stimabili professionisti in vari campi della cultura, oppure membri di stirpi regnanti (dove ancora continuano a regnare).</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne2/wp-content/uploads/17_c_int.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-7851" title="17_c_int" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/17_c_int.jpg" alt=" " /></a>Comunque, nel catalogo di David Austin è l’estetica a prevalere sulla praticità: le fotografie sono tutte molto belle, la veste grafica affascinante, arricchita da molte immagini a tutta pagina di veri e annosi giardini con esemplari di rose ben ambientate che risultano particolarmente invitanti.   Se siamo riusciti, scorrendolo, a mantenere vivo almeno in parte il nostro spirito critico, potremo essere comunque in grado di operare delle scelte oculate.  Se nella didascalia della rosa che ci piace non si fa cenno alla sua capacità di resistere impavidamente alle terribili malattie da crittogame, per esempio, questo significa quasi sicuramente che la rosa va soggetta almeno a una di esse.  Se nella didascalia non viene descritto in termini positivi il portamento e la ricchezza di ramificazioni saremo autorizzati a pensare che la pianta abbia una crescita rigida o sgraziata.  Quando il testo descrive in termini poetici la morbidezza dei rami inarcati sotto il peso dei fiori potremo temere che il nostro cespuglio fiorito rivolgerà tutte le corolle verso terra costringendoci ad intervenire con forcelle, tutori e legature.   Insomma, leggere fra le righe sarà il modo più giusto per prendere in considerazione tutte le caratteristiche che ci interessano prima di acquistare le piante.  Naturalmente nessuno può sensatamente pensare che esista una pianta perfetta, dato che la perfezione non è di questo mondo, ma è ragionevole che ognuno vada in cerca del tipo di imperfezione che si adatta di più alle sue necessità in quel momento.</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne2/wp-content/uploads/17_int.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7852" title="17_int" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/17_int-150x150.jpg" alt=" " /></a></p>
<p>In questa brevissima guida alla consultazione dei cataloghi scendiamo ora verso sud e torniamo verso l’Italia passando per la Francia. Resta infatti da prendere in esame ancora una tipologia molto diffusa, quella che si potrebbe sintetizzare con la definizione di “cataloghi semplificati”. Non è detto affatto che i vivai e gli ibridatori che utilizzano questo tipo di strumento di comunicazione con i loro clienti siano in qualche modo di serie B rispetto agli altri: spesso anzi si tratta di professionisti di grande valore e di consolidata tradizione, che scelgono di affidarsi a un catalogo di tipo più snello e meno sofisticato rispetto a quelli di cui vi ho parlato poche righe sopra.   Come avrete già capito la mia preferenza personale va ai cataloghi che, in un modo o nell’altro, danno il maggior numero di informazioni possibile sulle rose: quando trovo una pianta che mi interessa vorrei poter leggere qualunque notizia che sia in grado di descriverla, e questa conoscenza è utilissima quando si mettono a confronto alcune varietà apparentemente simili per sceglierne una sola (scegliere fior da fiore, è proprio il caso di dirlo!). Invece le aziende di due famose dinastie di ibridatori, Meilland in Francia e Barni in Italia, hanno entrambe adottato dei cataloghi piuttosto sintetici, forse giustamente considerando che la maggior parte dei loro clienti non ha voglia di leggere un romanzo a puntate quando sceglie le piante.  Giustizia vuole che io dica a chiare lettere che le didascalie dei due summenzionati cataloghi contengono in poche righe tutte le informazioni fondamentali, e che a una forse maggiore ricchezza delle immagini nel catalogo francese risponda l’utilizzo di icone informative (riguardo al profumo, alla possibilità di tagliare i fiori per metterli nei vasi, eccetera) in quello italiano.  Infine non posso non accennare al fatto che a tutti i cataloghi cartacei di produttori di rose (e di piante in generale) ormai si affianca un catalogo informatico, e che navigando su internet troverete un’imponente massa di informazioni e di possibilità di svuotare il portafoglio riempiendo proporzionalmente le aiuole del vostro giardino.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/17_b_int.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7850" title="17_b_int" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne2/wp-content/uploads/17_b_int.jpg" alt=" " /></a></p>
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		<title>LA SCELTA DELLE ROSE:  PICCOLA GUIDA ALLA CONSULTAZIONE DEI CATALOGHI SPECIALIZZATI  &#8211;  prima parte</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 10:53:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Oddera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il nostro giardino]]></category>
		<category><![CDATA[cataloghi di rose]]></category>
		<category><![CDATA[David Austin]]></category>
		<category><![CDATA[ibridatori]]></category>

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		<description><![CDATA[Eccoci qui, comodamente seduti su una panchina del nostro giardino, o in una veranda in vista del medesimo, oppure davanti al computer, ma avendo in mente con chiarezza attendibile la reale quantità di spazio che abbiamo a disposizione. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Eccoci qui, comodamente seduti su una panchina del nostro giardino, o in una veranda in vista del medesimo, oppure davanti al computer, ma avendo in mente con chiarezza attendibile la reale quantità di spazio che abbiamo a disposizione.  La stagione è quella estiva, durante la quale tutte le nostre piante sono nel momento del massimo sviluppo e non lasciano dubbi sulla reale presenza di spazi vuoti o fra una e l’altra, e in questo momento (assai più che in inverno) ci rendiamo conto di quanto tempo siamo “obbligati” a dedicare alla cura (e al semplice godimento e contemplazione) delle piante che abbiamo già: dunque, siamo qui, con un piccolo prezioso bottino di cataloghi illustrati di vivai specializzati nella coltivazione delle rose, con tutti i pro e i contro legati alle ancora ipotetiche nuove acquisizioni chiari nella mente, ansiosi di cominciare a sfogliare e finalmente a scegliere.</p>
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
<div id="attachment_7695" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/y-garden-roses-summer.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-7695" title="y-garden-roses-summer" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/y-garden-roses-summer-150x150.jpg" alt=" " width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Ci sono diversi tipi di cataloghi, italiani e stranieri.  La prima grande distinzione da fare separa i cataloghi degli ibridatori dai cataloghi che comprendono selezioni di piante: vere e proprie “collezioni” cartacee.  Non bisogna pensare che il catalogo composto da un ibridatore, con una logica preponderanza di rose create da lui (e dai suoi figli, come spesso accade) sia automaticamente da preferire: il catalogo “collezionista”, infatti, pur presentando piante che vengono soltanto riprodotte e commercializzate, ma non create ex novo, gode spesso di una maggiore libertà di scelta nella sua composizione, e offre in molti casi una rassegna super partes in cui l’unico vero condizionamento è rappresentato dai gusti personali e dalle inclinazioni di chi lo compone (molti cataloghi “collezionisti” comprendono ad esempio soprattutto rose antiche, ed essendo rivolti ad un pubblico di conoscitori sono spesso piuttosto sobri e spartani, con lunghi elenchi di piante, poche descrizioni e rare o nessuna fotografia).</p>
<div id="attachment_7700" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/y-rosita.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-7700" title="y-rosita" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/y-rosita-150x150.jpg" alt=" " width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Detto questo non si può negare che il fascino suscitato (sugli amanti del genere) dal lavoro di un singolo ibridatore sia indubbiamente molto forte.  Sfogliandone qualcuno ci renderemo conto che i cataloghi degli ibridatori sono quasi sempre riccamente e fascinosamente illustrati, e ci sono fotografie di (quasi) ogni singola pianta.</p>
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Cominciamo allora da una breve analisi sulle fotografie delle rose: come ovvia premessa vale la considerazione che le immagini dei cataloghi tenderanno sempre a mettere in risalto tutti i maggiori pregi delle piante che illustrano e a minimizzarne i difetti.  Ma il tipo di fotografia scelto ci potrà dare alcune importanti indicazioni: se l’inquadratura si limita a comprendere una singola corolla (quando addirittura il fiore non risulti del tutto scontornato e staccato dal suo contesto) saremo autorizzati ad avere dubbi sulla gradevolezza e sull’armonia della pianta nel suo insieme. Anche l’immagine di un mazzo di fiori composto ad hoc potrà lasciarci dei dubbi in questo senso. Logicamente il primo piano ci farà apprezzare appieno la bellezza del singolo fiore, la forma e la quantità dei petali, entro certi limiti (che dipendono dalla fedeltà della stampa) le sfumature dei colori, ma non ci potrà dare nessun’altra indicazione sulla forma dell’arbusto, la quantità di foglie e l’armonia della pianta in generale.</p>
<div id="attachment_7696" class="wp-caption alignleft" style="width: 164px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/y-david-austin.jpg"><img class="size-full wp-image-7696" title="y-david-austin" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/y-david-austin.jpg" alt=" " width="154" height="180" /></a><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Questo tipo di inquadratura viene usato nella quasi totalità dei casi per rappresentare i moderni ibridi di tea (rose HT), proprio perché si tratta di piante spesso piuttosto rigide, rade, con ramificazioni grossolane e grosse spine.  Il loro punto di forza come ormai sapete è rappresentato invece dalla forma pulita e simmetrica delle corolle, dalla presenza di molti petali, spesso dal profumo e dalla durata dei fiori una volta recisi.</p>
<p class="MsoEndnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Il miglior tipo di inquadratura che possiamo aspettarci di trovare è una sorta di “piano americano”, una fotografia cioè scattata da una media distanza che ci possa far apprezzare le qualità del cespuglio insieme a quelle dei fiori (oltreché il loro numero).  Sono spesso fotografate in questo modo le rose floribunde, le rose patio, qualche esemplare di rosa antica, molte sarmentose, e le rose arbustive inglesi di David Austin.  Se una pianta di rose viene rappresentata a una media distanza potremo avere un’idea abbastanza chiara sul suo portamento e sulla possibilità che abbiamo di allevarla in primo piano in una bordura oppure in un’aiuola che non avrà bisogno di elementi di schermo al piede delle rose.  In alcuni buoni cataloghi troveremo insieme alle fotografie anche utili schemi grafici del portamento (soprattutto nel caso delle rose classificabili come tappezzanti o striscianti) che non ci potranno lasciare dubbi sul rapporto fra altezza e ampiezza di ogni singola varietà.</p>
<div id="attachment_7704" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/y-kif_0566.jpg"><img class="size-full wp-image-7704" title="y-kif_0566" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/y-kif_0566.jpg" alt=" " width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Quando invece una rosa viene raffigurata soltanto in una vista d’insieme piuttosto da lontano che da vicino ci troveremo di fronte a un tipo di pianta generalmente molto generosa nel numero dei fiori, ma questi ultimi potrebbero avere corolle piccole, o di qualità non eccezionale; pochi petali (il che non è detto affatto che sia un difetto) e gli stami visibili: si tratta per lo più di rose tappezzanti, di alcune rose patio o miniaturizzate, di molte sarmentose del tipo “rambler”.   Le immagini delle rose nei cataloghi di vendita sono sempre affiancate da brevi descrizioni o semplici didascalie.  Nella quasi totalità dei casi le piante sono presentate divise per gruppi varietali, e troveremo una descrizione generale del gruppo e descrizioni delle singole varietà che potranno limitarsi a poche righe oppure essere decisamente più corpose. Naturalmente gli amanti delle rose apprezzeranno molto di più una descrizione lunga e completa rispetto a qualche dato sintetico di base: mi sembra interessante confrontare queste didascalie, e l’impostazione generale dei materiali divulgativi dei vivai, facendo un paragone fra cataloghi di ditte appartenenti a diverse nazioni europee.   (continua…)</p>
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		<title>I GIARDINI DEL PRINCIPE GENJI</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 21:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Oddera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il nostro giardino]]></category>
		<category><![CDATA[giardino giapponese]]></category>
		<category><![CDATA[Heian]]></category>
		<category><![CDATA[Murasaki Shikibu]]></category>
		<category><![CDATA[Principe Genji]]></category>

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		<description><![CDATA[Il racconto della storia di Genji: principe imperiale di bell’aspetto e impenitente libertino, le cui vicende, pubbliche e personali, si svolgono sempre in relazione a quelle delle sue numerose amanti, mogli e concubine. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoFooter" style="margin: 0cm 0cm 0pt; tab-stops: 35.4pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/g-japanese_garden1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7465" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/g-japanese_garden1.jpg" alt="g-japanese_garden1" width="150" height="113" /></a>Mi è capitato di recente di leggere un libro assai affascinante, scritto da una dama di corte giapponese, Murasaki Shikibu, a cavallo dell’anno mille.<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Si tratta di una sorta di biografia romanzata, il racconto della storia di Genji: principe imperiale di bell’aspetto e impenitente libertino, le cui vicende, pubbliche e personali, si svolgono sempre in relazione a quelle delle sue numerose amanti, mogli e concubine.<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>E’ davvero notevole l’interesse di un libro come questo che permette di scoprire a quale livello di raffinatezza intellettuale fosse pervenuta la civiltà giapponese in un periodo storico che per noi Europei invece era caratterizzato da un generale ripiegamento artistico e culturale.<span style="mso-spacerun: yes;"> <a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/g-murasaki.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7466" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/g-murasaki.jpg" alt="g-murasaki" width="215" height="300" /></a></span>Non si può non considerare che l’autrice faceva parte di un ambito sociale ristrettissimo e di <em>elite</em>, ma certo è davvero notevole che una donna, in prossimità dell’anno mille, potesse ricevere un livello di istruzione tale da permetterle di scrivere un libro.<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>A quanto pare si trattava pur sempre di un’educazione di qualità inferiore rispetto a quella che era riservata agli uomini, ma Murasaki non rappresenta affatto un’eccezione, e molte altre dame della stessa epoca della nostra autrice (epoca <em>Heian, </em>quando la capitale venne spostata a Heian-kio cioè Kioto) hanno lasciato scritti, poesie e diari, tutti vergati in caratteri giapponesi (<em>kana</em>), mentre gli uomini riservavano a sé la conoscenza e l’utilizzo dei caratteri cinesi. </span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il microcosmo descritto da Murasaki si dispiega dunque in un ambito assolutamente privilegiato, dove la maggior parte dei suoi personaggi è in grado di suonare uno o più strumenti musicali, di danzare, di comporre e improvvisare poesie, e soprattutto di scrivere lettere, brevi o lunghe che fossero, ricche di riferimenti religiosi, di citazioni da antichi poeti, di metafore e riferimenti legati al mondo naturale.<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Questi messaggi erano tutti vergati a mano, i supporti cartacei venivano scelti per l’occasione, così come il colore dell’inchiostro o la decorazione di frutti, foglie o fiori che il più delle volte accompagnavano queste missive, e ne costituivano parte integrante. </span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Le decorazioni floreali venivano scelte in rapporto alle stagioni, e la materia prima per comporle era fornita dagli splendidi giardini che facevano, e fanno ancora oggi,<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>parte integrante dell’architettura giapponese. </span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il principe Genji, a un certo punto della sua vita, fa costruire una residenza per sé e per quattro delle dame che avevano, nel corso del tempo, stabilito con lui legami di affetto, di amore passionale, o anche di semplice affinità elettiva. Seguendo il tipico schema architettonico dell’epoca il palazzo di Genji si articola in padiglioni uniti fra loro da passaggi coperti, orientati secondo i punti cardinali e avvolti da giardini che dal periodo Heian in poi sono unificati da un tema.<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>I giardini di Genji vengono legati ai quattro padiglioni in cui vivono le quattro dame, e ognuno dei giardini è dedicato a una stagione dell’anno.<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Ciascuna delle dame quindi presiede a quel giardino la cui stagione di riferimento è maggiormente affine alla sua personalità.  <a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/g-japanese-garden2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7467" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/g-japanese-garden2.jpg" alt="g-japanese-garden2" width="300" height="243" /></a> </span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">I quattro Giardini, di Primavera, d’Estate, d’Autunno e d’Inverno vengono allestiti con le piante che fioriscono nel modo migliore, o che danno miglior prova di sé, durante la stagione che ognuno di essi è chiamato a rappresentare. </span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">(Fra parentesi, la progettazione del giardino in base a un tema, è ancora oggi uno strumento di eccezionale utilità a disposizione di dilettanti e professionisti, che permette di raggiungere risultati spesso sorprendentemente belli). </span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ogni pagina di questo libro è permeata di immagini e metafore ispirate dai giardini in cui si svolge la maggior parte delle vicende raccontate da Murasaki, e l’alternarsi delle ore, dei giorni e delle stagioni<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>ritma costantemente la narrazione contribuendo a connotarne l’atmosfera, e intrecciandosi alle emozioni dei protagonisti.</span></p>
<p class="MsoFooter" style="margin: 0cm 0cm 0pt; tab-stops: 35.4pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Per finire di annoiarvi riporto una breve citazione dal testo: premettendo che forse non a caso le preferenze dell’autrice vanno al Giardino di Primavera, in cui vive la concubina più amata da Genji, di nome Murasaki…</span></p>
<p class="MsoFooter" style="margin: 0cm 0cm 0pt; tab-stops: 35.4pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">“…<em>Si può quindi immaginare che incanto quei primi giorni di primavera, dovunque così deliziosi, gettassero sui giardini del palazzo di Genji, coi loro sentieri di polvere di giada, i loro laghi e boschetti. Qui sarebbe impossibile descrivere, in un modo che non fosse tedioso quanto inadeguato, le bellezze dei quattro dominii che Genji aveva concessi alle sue favorite.<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Ma posso dir questo: che il Giardino di Primavera, coi suoi grandi frutteti, in quel momento superava di gran lunga tutti gli altri, e anche da dietro i suoi paraventi di gala Murasaki respirava un’aria fortemente impregnata del profumo dei fiori di susino. Il posto era proprio un Paradiso in terra; ma un Paradiso che l’aggiunta di numerosi agi e conforti adattava alle esigenze umane…</em>”<a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/g-libro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7468" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/g-libro.jpg" alt="g-libro" width="200" height="334" /></a></span></p>
<p class="MsoFooter" style="margin: 0cm 0cm 0pt; tab-stops: 35.4pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">La citazione è tratta dal volume edito da Einaudi “Storia di Genji il Principe splendente” di Murasaki Shikibu; tradotto in italiano (dalla versione inglese di Arthur Waley) da Adriana Motti.</span></p>
<p class="MsoFooter" style="margin: 0cm 0cm 0pt; tab-stops: 35.4pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;OLEANDRO (NERIUM OLEANDER)</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 20:54:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Oddera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il nostro giardino]]></category>
		<category><![CDATA[arbusto]]></category>
		<category><![CDATA[giardinaggio]]></category>
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		<category><![CDATA[nerium oleander]]></category>
		<category><![CDATA[oleandro]]></category>
		<category><![CDATA[pianta]]></category>

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		<description><![CDATA[Splendido arbusto o piccolo albero sempreverde da fiore diffuso in tutte le zone prossime alle coste, e anche nelle zone interne dalla Toscana in giù. In realtà è più rustico e robusto di quello che comunemente si crede: io stessa ne allevo da più di cinque anni un esemplare in Piemonte: è collocato in piena terra contro una parete esposta a sud, e ha superato felicemente già parecchi inverni. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/w-800px-nerium_oleander_flowers_leaves-e1369038808955.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7440" title="w-800px-nerium_oleander_flowers_leaves" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/w-800px-nerium_oleander_flowers_leaves-e1369038808955.jpg" alt="" width="600" height="438" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">L&#8217;<strong>oleandro</strong> è uno splendido arbusto o piccolo albero <strong>sempreverde</strong> da fiore diffuso in tutte le zone prossime alle coste, e anche nelle zone interne dalla Toscana in giù.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">In realtà è più rustico e <strong>robusto</strong> di quello che comunemente si crede, io stessa ne allevo da più di cinque anni un esemplare in Piemonte: è collocato in piena terra contro una parete esposta a sud e ha superato felicemente già parecchi inverni.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Tradizionalmente invece si usa coltivarlo in <strong>grossi vasi</strong> o mastelli di legno per tenerlo all’aperto nella bella stagione e poterlo spostare in serre fredde o grandi verande alla fine dell’autunno.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">È una pianta robusta e richiede <strong>poche cure</strong>: tollera qualsiasi tipo di terreno, anche sabbioso o ghiaioso, è resistente alla siccità &#8211; infatti ama sì essere annaffiato in modo abbondante, soprattutto in primavera, ma non con troppa frequenza. Allo stato spontaneo infatti cresce sul greto dei <strong>torrenti</strong>, dove si alternano fasi siccitose a periodi di grande abbondanza d’acqua.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Esiste in moltissime <strong>varianti di colore</strong> e può fiorire con corolle semplici o doppie. La sua <strong>fioritura</strong> si prolunga per tutta l’<strong>estate</strong> con grande abbondanza: le varietà a fiore doppio vanno mondate dai fiori sfioriti, mentre quelle a fiore semplice non ne hanno bisogno.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-spacerun: yes;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/w-nerium_oleander1.jpg"><img class="size-full wp-image-7441 aligncenter" style="margin-left: 20px; margin-right: 20px;" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/w-nerium_oleander1.jpg" alt="w-nerium_oleander1" width="425" height="589" /></a></span></span></span></p>
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		<title>LE ROSE DURANTE L&#8217;ESTATE</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 10:41:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Oddera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il nostro giardino]]></category>
		<category><![CDATA[irrigazione]]></category>
		<category><![CDATA[riposo vegetativo]]></category>
		<category><![CDATA[rosa]]></category>
		<category><![CDATA[solfato di potassio]]></category>

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		<description><![CDATA[Come comportarsi durante l'estate con le rose? Nicoletta Oddera su Siamodonne ci aiuta con qualche consiglio efficace da seguire. Buon giardinaggio! ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></span></p>
<div id="attachment_7240" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/arroser.jpg"><img class="size-full wp-image-7240" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/arroser.jpg" alt="La pianta di rose che i gatti Semolino (a sinistra) e Polifemo (a destra) mi stanno aiutando ad innaffiare è una novità del 2001 dei vivai Kordes e si chiama &quot;Parole&quot;." width="300" height="299" /></a><p class="wp-caption-text">La pianta di rose che i gatti Semolino (a sinistra) e Polifemo (a destra) mi stanno aiutando ad innaffiare è una novità del 2001 dei vivai Kordes e si chiama &quot;Parole&quot;.</p></div>
<p>E’ importante ricordare che per innaffiare bene una rosa bisogna utilizzare almeno sei litri di acqua alla volta (in piena terra) e versarla lentamente alla base della vegetazione, cercando di non bagnare le foglie: bagnare troppo spesso con piccole quantità d’acqua potrebbe portare più danni che vantaggi, e aumenterebbe le possibilità che le rose si ammalino.<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Generalmente in primavera e in autunno è sufficiente una buona bagnatura ogni circa quindici giorni.<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>In estate la situazione si fa un po’ più complessa: intanto bisogna dire che il ritmo delle irrigazioni va rapportato anche a quello delle concimazioni: in media sono sufficienti tre concimazioni all’anno: una a marzo, alla ripresa vegetativa, che si fa zappettando la pacciamatura organica invernale per incorporarla al terreno e aggiungendo una certa quantità di concime minerale con oligoelementi; la seconda durante il mese di giugno (sostanze organiche come la cornunghia più gli oligoelementi), la terza, a base di solfato di potassio, non oltre la fine di agosto con il doppio scopo di aiutare la fioritura autunnale e migliorare la formazione del legno nei rami verdi dell’anno: tutte le concimazioni si effettuano “a terreno bagnato” (due giorni dopo un’irrigazione o una bella pioggia) perché concimare a terreno completamente asciutto significa costringere le piante ad assorbire subito la maggior parte dei nutrienti insieme all’acqua che avremo usato per diluirli. Quando il caldo di luglio comincia a farsi sentire (in un’ipotetica estate “normale”), le nostre rose avranno appena superato il momento della più intensa fioritura dell’anno, che generalmente si verifica durante il mese di giugno, e saranno quasi tutte prossime a prendersi un periodo di pausa (anche la maggior parte delle rifiorenti e delle varietà descritte come rose “a fioritura continua”).<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Durante i periodi dell’anno climaticamente sfavorevoli, infatti, le rose (come molte altre piante) entrano in una fase di riposo: questo si verifica sempre, d’inverno, nelle zone fredde, e spesso, d’estate, nel caso di periodi di caldo intenso e prolungato, in tutta Italia e soprattutto al sud. Le rose smetteranno di fiorire e di produrre nuovi germogli, e in qualche caso perderanno le foglie anche in estate.<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Il problema diventa quello di decidere se vogliamo assecondare questo periodo di riposo delle nostre rose oppure se saremo indotti a seguire l’istinto che ci porterà a intensificare le irrigazioni.<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Bisogna innanzi tutto distinguere fra il caso di piante messe a dimora da poco tempo e quello invece di rose ben affrancate con un apparato radicale ben sviluppato: le rose piantate di recente vanno comunque irrigate (questo vale anche per quelle allevate in contenitori). La scelta più saggia per le rose che abbiamo già da qualche anno consiste nel cercare di moderarsi: così come siamo disposti ad accettare il fatto che durante l’inverno tutte le piante, anche le sempreverdi – che infatti smettono di crescere – entrano in una fase di riposo vegetativo, dobbiamo anche permettere all’estate di fare il suo lavoro, di scatenarsi con le temperature elevate e la scarsità di piogge (i giardinieri saggi sostengono che tutto ciò aiuta le piante a irrobustirsi, soprattutto nelle parti legnose), e aspetteremo la fine di agosto o l’inizio di settembre per fare qualche irrigazione in più che ci farà ottenere una bella fioritura autunnale.</p>
<div id="attachment_7241" class="wp-caption alignleft" style="width: 476px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/z-little_white_pet_x_3.jpg"><img class="size-full wp-image-7241" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/z-little_white_pet_x_3.jpg" alt="Questa bella immagine invece ritrae la rosa arbustiva nana &quot;Little white pet&quot;, (Henderson 1970). Si tratta di un ibrido anomalo della grande sarmentosa &quot;Félicité et Perpétue&quot; (Jacques, 1827). E' altrettanto bella ma molto più facilmente gestibile e si può coltivare anche in vaso. " width="466" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Questa bella immagine invece ritrae la rosa arbustiva nana &quot;Little white pet&quot;, (Henderson 1970). Si tratta di un ibrido anomalo della grande sarmentosa &quot;Félicité et Perpétue&quot; (Jacques, 1827). E&#39; altrettanto bella ma molto più facilmente gestibile e si può coltivare anche in vaso. </p></div>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
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		<title>INTRECCI DI ROSE E CLEMATIDI</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 21:08:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Oddera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hobby]]></category>
		<category><![CDATA[Il nostro giardino]]></category>
		<category><![CDATA[clematis]]></category>
		<category><![CDATA[clematis montana]]></category>
		<category><![CDATA[The President]]></category>
		<category><![CDATA[Ville de Lyon]]></category>

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		<description><![CDATA[Poche fioriture nel giardino di maggio e giugno possono reggere il confronto con quella delle rose quando sono coltivate in associazione con le clematidi.  Forse non proprio tutti gli appassionati di giardinaggio conoscono queste particolari piante rampicanti che appartengono alla famiglia delle ranuncolacee [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoFooter" style="margin: 0cm 0cm 0pt; tab-stops: 35.4pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/b-clematis-e-rosa-1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6594" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/b-clematis-e-rosa-1.jpg" alt="b-clematis-e-rosa-1" width="300" height="225" /></a>Poche fioriture nel giardino di maggio e giugno possono reggere il confronto con quella delle rose quando sono coltivate in associazione con le clematidi.<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Forse non proprio tutti gli appassionati di giardinaggio conoscono queste particolari piante rampicanti che appartengono alla famiglia delle ranuncolacee: venivano scambiate nell’antichità per piante di vite, e il loro nome infatti deriva dal greco “<em>klema</em>”, che significa viticcio.<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Le piante coltivate oggi derivano dagli incroci fra specie europee e orientali, e ne sono scaturite molte varietà e innumerevoli ibridi, con fiori bellissimi e abbondantissimi, nelle tonalità fra il bianco, l’azzurro, rosa, rosso ciclamino, viola e blu, in corolle spesso bicolori; che possono essere piccole ma anche molto grandi, semplici, ma anche doppie e stradoppie, portate su rami molto sottili ma assai tenaci, e prodotte da piante di dimensioni assai variabili. Esistono infatti clematidi ricadenti che possono essere coltivate in contenitori, ma anche poderose rampicanti come l’himalayana <em>clematis montana</em>, che arriva a un’altezza di otto metri.<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Il periodo della loro fioritura varia per lo più fra aprile e ottobre.<a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/b-clematis-e-rosa-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6595" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/b-clematis-e-rosa-2.jpg" alt="b-clematis-e-rosa-2" width="300" height="245" /></a></span></p>
<p class="MsoFooter" style="margin: 0cm 0cm 0pt; tab-stops: 35.4pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Le clematidi più adatte per essere coltivate in associazione con le rose sono quelle cosiddette a grandi fiori, che fioriscono abbondantemente una prima volta a fine primavera per poi ripetersi nel corso dell’estate, e hanno dimensioni medie, variabili per lo più fra i due e i quattro metri di sviluppo.<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Sono fra le più semplici da coltivare perché portano i fiori sia sulla vegetazione dell’anno in corso sia su quella degli anni precedenti, e quindi non richiedono potature particolari se non l’eliminazione dei rami secchi o troppo deboli al termine dell’inverno.<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Tutte le clematidi danno i migliori risultati nei climi freschi, di collina, o di montagna: crescono anche in pianura ma in questo caso richiedono un buon substrato ricco di humus, abbondanti annaffiature estive, e una posizione che consenta di ombreggiare le piante al piede mantenendo un buon livello di soleggiamento per la chioma.</span></p>
<div id="attachment_6596" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/b-clematis-e-rosa-3.jpg"><img class="size-full wp-image-6596" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/b-clematis-e-rosa-3.jpg" alt="Particolarmente bella l'associazione fra la rosa muschiata Nimphenburg (Kordes 1954) e la clematide a grandi fiori &quot;Vivyan Pennell&quot;" width="300" height="268" /></a><p class="wp-caption-text">Particolarmente bella l&#39;associazione fra la rosa muschiata Nimphenburg (Kordes 1954) e la clematide a grandi fiori &quot;Vivyan Pennell&quot;</p></div>
<p class="MsoFooter" style="margin: 0cm 0cm 0pt; tab-stops: 35.4pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Se avete anche soltanto una minima speranza di riuscire a coltivarle con successo non rinunciate a loro: vi consiglio di provare inizialmente con ibridi di facile reperimento, come le splendide “Ville de Lyon” dai fiori rosa carico e stami gialli, o la “The President” dai fiori enormi color indaco. Lasciatele crescere aggrappandosi ai rami delle vostre rose sarmentose, o a quelli di una grande rosa arbustiva: scegliete l’accostamento di colori che preferite ricercando un certo contrasto e godetevi il risultato…</span></p>
<div id="attachment_6597" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/b-clematis-e-rosa-4.jpg"><img class="size-full wp-image-6597" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/b-clematis-e-rosa-4.jpg" alt="L'ibrido perenne &quot;Baron Girod de L'Ain&quot; (Reverchon 1897) a fiore rosso carminio bordato di bianco, coltivato assieme alla clematide &quot;The president&quot;." width="300" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;ibrido perenne &quot;Baron Girod de L&#39;Ain&quot; (Reverchon 1897) a fiore rosso carminio bordato di bianco, coltivato assieme alla clematide &quot;The president&quot;.</p></div>
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