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	<title>Siamo Donne - le migliori video ricette di cucina &#187; Alimentazione</title>
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		<title>I GERMOGLI: COME PRODURLI FACILMENTE IN CASA</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 16:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Martina Valenti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche tempo ho una nuova fissazione tutta naturale: i germogli. Immagino che, per molti, la produzione e la consumazione di germogli faccia un po&#8217; figlia dei fiori o, peggio, rappresenti la perversione di una salutista fissata e integralista. Voglio sfatare questo mito e voglio farlo invitandovi a provare: anticipo che crea dipendenza! Perché mangiare germogli? Perché sono un concentrato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29162" class="wp-caption alignright" style="width: 222px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/05/DK-Vegetable-Gardening-©-2007-Dorling-Kindersley-Limited.png"><img class=" wp-image-29162" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="DK - Vegetable Gardening © 2007 Dorling Kindersley Limited" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/05/DK-Vegetable-Gardening-©-2007-Dorling-Kindersley-Limited-236x300.png" alt="" width="212" height="270" /></a><p class="wp-caption-text"><em>(foto: Vegetable Gardening © 2007 Dorling Kindersley Limited)</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Da qualche tempo ho una nuova fissazione tutta naturale: i <strong>germogli</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Immagino che, per molti, la <strong>produzione</strong> e la consumazione di germogli faccia un po&#8217; figlia dei fiori o, peggio, rappresenti la perversione di una salutista fissata e integralista. Voglio sfatare questo mito e voglio farlo invitandovi a provare: anticipo che crea dipendenza!</p>
<p style="text-align: justify;">Perché mangiare germogli? Perché sono un <strong>concentrato di sostanze attive essenziali e minerali rari</strong>. Ogni varietà ha le sue peculiarità ma ogni germoglio custodisce in pochissimo peso proprietà straordinarie: ad esempio, i germogli di <strong>legumi</strong> sono epatoprotettori (cioè proteggono il fegato), aiutano la digestione e la produzione di bile mentre i germogli di <strong>grano</strong> offrono un pacchetto completo di metalli preziosi e sono <strong>depurativi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il procedimento è semplicissimo:</p>
<ul>
<li>Prendete dei <strong>semi alimentari</strong> (pochi, mi raccomando &#8211; germogliando il volume si moltiplicherà), sciacquateli con cura e lasciateli in poche dita di <strong>acqua</strong> dalle 3 alle 12 ore (a seconda delle dimensioni dei semi);</li>
<li>Quando saranno <strong>completamente idratati</strong>, scolateli e riponeteli, così come sono, in una ciotola. Coprite con un altro piatto o un coperchio;</li>
<li>Due volte al giorno, senza particolare attenzione all&#8217;orario, <strong>sciacquate i semi</strong> con un colino e poi rimetteteli nel nostro “germogliatore casalingo”;</li>
<li>In un paio di giorni, vedrete spuntare i primi germogli e verso il quarto o quinto giorno la <strong>germogliazione</strong> sarà completa.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">I <strong>germogli</strong> vanno consumati quando non hanno ancora sviluppato le foglioline &#8211; quando sono lunghi circa 2-3 centimetri: prima non hanno ancora tutte le loro preziose sostanze; dopo, invece, potrebbero aver sviluppato delle <strong>neurotossine</strong> (nulla che ci possa fare male ma comunque elementi sgraditi al nostro organismo).</p>
<p style="text-align: justify;">Per <strong>conservarli</strong>, riponeteli in un <strong>contenitore chiuso ermeticamente</strong> che lascerete per massimo 4 giorni in frigorifero. La germogliazione si arresterà ma sarà comunque necessario sciacquarli una volta al giorno. In ogni caso: prima si consumano, meglio è.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può germogliare di tutto: <strong>lenticchie, azuki, sesamo, soia, semi di papavero, semi di aglio, semi di porro, alfa alfa</strong>. Tutto! In commercio, in erboristerie e negozio di alimenti biologici si trovano, a circa un paio di euro, i semi più particolari ed esotici ma i <strong>comuni legumi secchi</strong> che abbiamo in casa vanno benissimo.</p>
<p style="text-align: justify;">I germogli si consumano <strong>preferibilmente crudi</strong> (in <strong>insalata</strong>, in combinazione con altre verdure, o in un panino) o leggermente <strong>saltati in padella</strong> con olio e condimenti a piacere.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/05/germogli.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-29163" title="germogli" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/05/germogli-e1368796007771.jpg" alt="" width="600" height="399" /></a></p>
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		<title>ENERGY DRINK: QUALI I RISCHI PER GLI ADOLESCENTI?</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 16:40:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fondazione Umberto Veronesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
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		<category><![CDATA[bevanda energetica]]></category>
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		<description><![CDATA[Ne bevono maggiori quantità gli adolescenti: tra gli 11 e i 18 anni. Ma in quanto a bevande energetiche, non si risparmiano nemmeno i bambini. A confermare la tendenza è l’Efsa, (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) attraverso uno studio statistico commissionato al Consorzio Nomisma-Areté allo scopo di analizzare i consumi europei di queste bevande. Si è trattato della prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/04/nergy-drink-child.jpg"><img class="alignright  wp-image-28535" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="nergy drink child" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/04/nergy-drink-child.jpg" alt="" width="214" height="320" /></a>Ne bevono maggiori quantità gli <strong>adolescenti</strong>: tra gli 11 e i 18 anni. Ma in quanto a <strong>bevande energetiche</strong>, non si risparmiano nemmeno i <strong>bambini</strong>. A confermare la tendenza è l’<strong>Efsa</strong>, (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) attraverso uno studio statistico commissionato al Consorzio Nomisma-Areté allo scopo di analizzare i consumi europei di queste bevande. Si è trattato della prima ricerca che ha valutato anche l’esposizione di bambini e adolescenti a tre particolari ingredienti presenti in tutti gli energy drink: <strong>caffeina</strong>, <strong>taurina</strong> e <strong>D-glucuronolattone</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Occorre prudenza</strong> – Lo studio ha preso in considerazione un campione europeo, ma in Italia i numeri sono leggermente più bassi. Il dato, però conferma quanto già sostenuto da precedenti pubblicazioni: gli <strong>adolescenti</strong> sono i più avvezzi al consumo di energy drink, <strong>analcolici</strong> contenenti <strong>zuccheri</strong> e <strong>sostanze eccitanti</strong>, principalmente caffeina.</p>
<p style="text-align: justify;">«Si tratta di bevande che agiscono a livello del <strong>sistema nervoso centrale</strong>: aumentano il tono dell’<strong>umore</strong> e lo <strong>stato di veglia</strong>. Di per sé non sono pericolose, a patto che i consumi siano moderati», spiega Andrea Ghiselli, medico nutrizionista dell’Inran, l’istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione. «La caffeina <strong>riduce la fatica muscolare</strong>, ma è un aspetto che non riguarda gli amatori. Chi va in palestra tre volte alla settimana non deve consumare queste bevande per avvertire meno la stanchezza».</p>
<p style="text-align: justify;">Una lattina da 250 millilitri di energy drink contiene la dose di caffeina equivalente a una tazzina di espresso: 80 milligrammi, un quinto della introito quotidiano raccomandato per un uomo di settanta chili. È questo il motivo per cui sono <strong>vietati ai bambini entro i tre anni</strong> e si consiglia prudenza nella prima decade di vita. Il peso ridotto e la difficoltà a metabolizzare la sostanza amplificano gli effetti della caffeina: tachicardia, palpitazioni e insonnia. Le precauzioni valgono anche per le <strong>donne in gravidanza</strong> e gli <strong>anziani</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>No al mix con l&#8217;alcol</strong> – Gli adolescenti sono i più a rischio, perché vivono nell’età in cui prendono confidenza con gli <strong>alcolici</strong>. Proprio il mix tra questi e gli energy drink è da evitare. «Il consumo combinato è associato a un più rapido assorbimento dell’alcol a livello del piccolo intestino e&#8230; <em>(<a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/alimentazione/energy-drink-quando-diventano-pericolosi/6064" target="_blank">continua a leggere</a>)</em></p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/04/energy_drink_alcol.jpg"><img class="size-full wp-image-28534 aligncenter" title="energy_drink_alcol" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/04/energy_drink_alcol.jpg" alt="" width="500" height="340" /></a></p>
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		<title>COSA MANGIARE DURANTE L&#8217;ALLATTAMENTO AL SENO?</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 16:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fondazione Umberto Veronesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I più recenti studi confermano che il regime alimentare, seguito durante l&#8217;allattamento e ancor prima in gravidanza, condiziona fortemente la secrezione lattea, con ripercussioni psicologiche sia sulla madre che sul bambino. Un neonato allattato al seno godrà di tutti i principi nutritivi necessari, grazie alla completezza e all&#8217;equilibrio nutrizionale di questo alimento, che rappresenta, tra l&#8217;altro, anche il veicolo più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/04/allattamento-seno.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28246" title="allattamento seno" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/04/allattamento-seno-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>I più recenti studi confermano che il <strong>regime alimentare</strong>, seguito durante l&#8217;allattamento e ancor prima in gravidanza, condiziona fortemente la <strong>secrezione lattea</strong>, con ripercussioni psicologiche sia sulla madre che sul bambino. Un neonato allattato al seno godrà di tutti i <strong>principi nutritivi necessari</strong>, grazie alla completezza e all&#8217;equilibrio nutrizionale di questo alimento, che rappresenta, tra l&#8217;altro, anche il veicolo più efficace per il passaggio di <strong>anticorpi</strong> materni al lattante, mettendolo al riparo da alcune fra le malattie più comuni dell’infanzia quali otiti, gastroenteriti, infezioni respiratorie e urinarie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fabbisogno nutrizionale</strong> – Durante l’allattamento aumentano i fabbisogni nutrizionali della mamma in quanto la produzione di latte, più gravosa in termini nutrizionali rispetto alla gravidanza, richiede un <strong>maggior dispendio di energie caloriche</strong>. In ragione di questo, l’apporto giornaliero pari a circa 2100 &#8211; 2200 calorie, acquisite attraverso la dieta in una donna adulta e di corporatura media, durante l&#8217;allattamento dovranno essere aumentate di circa 200 calorie, fornite all’organismo sempre da <strong>cibi altamente proteici</strong>. Una condizione necessaria, dicono gli esperti, per mantenere in buona salute mamma e bambino. Quali sono, dunque, le regole della buona tavola durante l’allattamento? Si raccomanda che la dieta della mamma, particolarmente in questo periodo, sia <strong>ben bilanciata</strong> dalla presenza equilibrata di tutti i nutrienti: lipidi, proteine e glucidi, frutta e soprattutto verdura. Qualunque cibo potrà essere assunto in quantità ragionevole, evitando però di preferenza dolci, troppi grassi, fritti e spezie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Consigli dietetici</strong> – Per coprire l’aumentato fabbisogno di proteine e di calcio – rispetto alla dieta in gravidanza – gli esperti consigliano:</p>
<ul>
<li>Uno <strong>spuntino addizionale</strong> a base di latte, yogurt o formaggio.</li>
<li>Il consumo di <strong>frutta e verdura</strong>, in particolare di quelle di colore giallo-arancio e verde scuro, per il contenuto di sali minerali e vitamine; di <strong>pesce azzurro</strong> per l’apporto di acidi grassi omega 3, <strong>carne</strong>, <strong>uova</strong>, <strong>olio di oliva</strong> (in quanto l’acido oleico è fondamentale per la maturazione del sistema nervoso del lattante) e <a title="DIETA VEGETARIANA DURANTE E DOPO LA GRAVIDANZA: È POSSIBILE?" href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/08/una-dietra-vegetariana-durante-e-dopo-la-gravidanza-e-possibile/"><strong>legumi</strong></a>.</li>
<li><strong>Acqua</strong> in abbondanza: almeno 2,5 litri al giorno, aumentati a 3 litri nel periodo estivo;</li>
<li>L’<strong>esclusione di preparazioni elaborate</strong>, ricche di grassi saturi;</li>
<li>Il <strong>consumo moderato di caffeina</strong>, contenuta in caffè, the e bevande a base di cola, e alcool perché passando nel latte, queste sostanze potrebbero causare nel neonato irritabilità e insonnia. Preferire nel caso, prodotti decaffeinati o deteinati.</li>
<li>L’<strong>abolizione tassativa di superalcolici</strong> in quanto l’alcool etilico che passa nel latte, potrebbe inibire la montata lattea e provocare nel lattante sedazione, ipoglicemia, vomito e diarrea.</li>
<li>L’<strong>esclusione del vino</strong>, compreso quello a bassa gradazione alcolica. Nel caso lo si consumi, è bene limitarsi a quantità non superiori a un bicchiere, una o due volta massimo a settimana, esclusivamente ai pasti;</li>
<li>L’<strong>eliminazione della birra</strong> che non ha nessun ruolo nel favorire la secrezione di latte, ma che invece può passare nel latte e renderlo amaro e sgradito al lattante.</li>
<li>La <strong>riduzione del consumo di cioccolato</strong>.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cibi sconsigliati</strong> &#8211; <em><a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/alimentazione/la-dieta-che-promuove-l-allattamento/6035" target="_blank">Continua a leggere</a>&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/04/baby1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-28247" title="baby1" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/04/baby1.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
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		<title>PRODOTTI BIOLOGICI: COSA DICE L&#8217;ETICHETTA?</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Mar 2013 14:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fondazione Umberto Veronesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Neanche la ‘spending review’ frena in Italia la crescita delle esportazioni e del consumo dei prodotti biologici, più cari ma non sempre o non totalmente naturali come si potrebbe pensare. Secondo le stime fornite dalla CIA (Confederazione Italiana Agricoltori), sulla base di dati ISMEA (Istituto dei Servizi per il Mercato Alimentare), nel 2011 l’incremento dei prodotti bio sulle tavole è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/03/verdura-2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-26983" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="verdura 2" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/03/verdura-2-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Neanche la ‘<strong>spending review</strong>’ frena in Italia la crescita delle esportazioni e del consumo dei <strong>prodotti biologici</strong>, più cari ma non sempre o non totalmente naturali come si potrebbe pensare.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo le stime fornite dalla CIA (Confederazione Italiana Agricoltori), sulla base di dati ISMEA (Istituto dei Servizi per il Mercato Alimentare), nel 2011 l’incremento dei prodotti bio sulle tavole è stato di quasi il 9%, favorendo la scalata del nostro Paese sul più alto gradino del podio in tema di commercializzazione in Europa. Per migliorare la qualità dei prodotti bio, stimolare la domanda e certificare la qualità degli alimenti la <strong>Commissione UE ha aperto una <a href="http://ec.europa.eu/yourvoice/ipm/forms/dispatch?form=orgagric2013&amp;lang=it" target="_blank">consultazione pubblica</a> on-line, attiva fino al 10 aprile</strong> prossimo, in cui dire la propria sulla normativa, misure, richieste, decisioni da adottare per il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prodotti bio</strong> – Sulla necessità di aumentare il <strong>rigore</strong> sulle norme UE per i prodotti e le bevande biologiche e di rafforzare la fiducia dei consumatori sulle proprie scelte alimentari, trova tutti d’accordo. Non sempre acquistare la qualità è così facile o scontata, complice da un lato il flusso crescente di informazioni a disposizione sui prodotti, i processi di produzione e le filiere di provenienza e dall’altro gli <strong>scandali del settore agro-alimentare</strong> che vanno dalle mozzarelle blu di qualche tempo fa fino alla recentissima carne di cavallo nelle lasagne surgelate. «Questi sono solo alcuni degli aspetti – spiega il Professor Giacinto Miggiano, Direttore del Centro Nutrizione Umana, Università Cattolica, Roma – che hanno innalzato l’attenzione verso la <strong>qualità dei prodotti</strong>, compreso quelli biologici. Da qui la decisione di rilevare con una indagine la sensibilità dei consumatori verso questi prodotti, conoscere le loro opinioni, i comportamenti alimentari e le preferenze».</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi oltre il 53% delle famiglie italiane consuma sia prodotti naturali sia tradizionali e poco più del 2% esclusivamente cibi da agricoltura bio. «Perché un prodotto sia definito tale – continua il nutrizionista – occorre che almeno il 95% degli ingredienti provenga da culture naturali, nelle quali si faccia basso uso di <strong>prodotti chimici</strong> di sintesi, quali fertilizzanti, pesticidi, additivi e medicinali e che gli organismi geneticamente modificati (<strong>OGM</strong>) non siano entrati neppure accidentalmente nella catena alimentare biologica».</p>
<p><strong>L’etichetta </strong>– Fondamentale, per riconoscere i <strong>cibi bio</strong>&#8230; <em>(<a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/alimentazione/occhio-all-etichetta-per-i-prodotti-bio/5862" target="_blank">continua a leggere</a>)</em></p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/03/verdura1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-26984" title="verdura1" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/03/verdura1-e1362396720980.jpg" alt="" width="600" height="338" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>ATTENTI AL POMPELMO SE ASSUMETE FARMACI</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jan 2013 08:36:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fondazione Umberto Veronesi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[medicinali]]></category>
		<category><![CDATA[pompelmo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il pompelmo fa bene, ma… Si sospetta da tempo che possa interferire con molti medicinali, aumentando la biodisponibilità del principio attivo presente nel farmaco, il che equivale a creare un effetto di sovradosaggio. Questa azione è dovuta alle furanocumarine, sostanze organiche che alcune piante producono contro i predatori. Ora un gruppo di ricercatori canadesi ha presentato sul Journal of Canadian [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/01/pompelmo-3.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-25712" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="pompelmo 3" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/01/pompelmo-3-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Il <strong>pompelmo</strong> fa bene, ma… Si sospetta da tempo che possa interferire con molti <strong>medicinali</strong>, aumentando la <strong>biodisponibilità</strong> del principio attivo presente nel farmaco, il che equivale a creare un effetto di <strong>sovradosaggio</strong>. Questa azione è dovuta alle furanocumarine, sostanze organiche che alcune piante producono contro i predatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora un gruppo di ricercatori canadesi ha presentato sul <em>Journal of Canadian Medical Association</em> una sintesi della letteratura scientifica su questo problema, che può interessare molte persone. In particolare gli <strong>anziani</strong>, che sono in genere in trattamento con farmaci, e che consumano volentieri il pompelmo. Non cambia nulla che il frutto venga consumato intero, o sotto forma di succo, oppure in confettura. Le interazioni tra medicinali e pompelmo sono specifiche dei prodotti e non sono un effetto della classe terapeutica. I farmaci ai quali fare attenzione devono avere la caratteristica di possedere una biodisponibilità intrinseca per <strong>via orale</strong> e di essere metabolizzati da un <strong>enzima</strong> (il P4503A4) che viene inattivato dalle furanocumarine.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ampiezza dell’effetto è individuale, ma ovviamente è legata anche alle abitudini, come per esempio quella di bere più volte al giorno il succo di pompelmo. Il succo di un pompelmo intero (200-250 ml) ha un potenziale sufficiente a produrre un’interazione. Ma che consigli ci sono? I ricercatori suggeriscono che si potrebbe cambiare il trattamento farmacologico, oppure…rinunciare al pompelmo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per l&#8217;elenco completo dei farmaci che danno interazione, <a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/alimentazione/attenti-al-pompelmo-se-si-assumono-certi-farmaci/5625" target="_blank">clicca qui</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/01/pastiglie.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-25710" title="pastiglie" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/01/pastiglie.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a></p>
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		<title>SEI A DIETA? LA MEMORIA TI PUÒ AIUTARE</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2013 14:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fondazione Umberto Veronesi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[neurologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Sentire la pancia piena non dipende solo da un menu soddisfacente, ma anche da meccanismi neurologici estremamente complessi come i processi del ricordo. La memoria di un lauto pasto fa sì che ci si senta sazi, mentre al contrario avere in mente un piatto scarso induce a dichiararsi affamati. Diversi studi di psicologia e neurobiologia hanno provato lo stretto legame [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/01/donna_cibo.jpg"><img class="size-medium wp-image-25476 alignnone" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="donna_cibo" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/01/donna_cibo-235x300.jpg" alt="" width="235" height="300" /></a>Sentire la <strong>pancia piena</strong> non dipende solo da un menu soddisfacente, ma anche da meccanismi neurologici estremamente complessi come i processi del <strong>ricordo</strong>. La memoria di un lauto pasto fa sì che ci si senta sazi, mentre al contrario avere in mente un piatto scarso induce a dichiararsi affamati.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversi studi di psicologia e neurobiologia hanno provato lo stretto legame fra <strong>appetito e memoria</strong>. È nota da tempo ad esempio la presenza di iperfagia, o fame esagerata, in persone colpite da amnesia. Ora un gruppo di ricercatori dell’Università di Bristol, nel Regno Unito, ha cercato di capire fin dove arrivi il potere del ricordo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo studio</strong> &#8211; A un centinaio di volontari è stato mostrato un piatto di minestra, a una metà 300 ml e all’altra 500 ml. Poi, con un sistema di pompe nascoste che sottraevano o aggiungevano minestra di nascosto, i ricercatori hanno fatto sì che all’interno di ciascuno dei due gruppi di 50 persone, 25 consumassero 300 ml e 25 500 ml. In tutto, sono stati creati 4 gruppi con diverse quantità di cibo consumato, reale o percepito. Subito dopo il pranzo, la sazietà dichiarata corrispondeva alla quantità di minestra effettivamente mangiata.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma a distanza di due o tre ore, il rapporto si è invertito: «La <strong>fame</strong> è stata influenzata dalla <strong>quantità percepita</strong>, non da quella reale: i partecipanti che credevano di aver mangiato mezzo litro di zuppa dichiaravano di avere molta meno fame» hanno spiegato gli autori. Lo stesso è accaduto nei giorni successivi. «Ciò dimostra il contributo importante e indipendente dei processi della memoria alla sazietà. C’è la possibilità di sfruttare queste scoperte per <strong>ridurre l’assunzione di calorie</strong> negli individui».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non si chatta a bocca piena&#8230;</strong> <em>(<a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/alimentazione/anche-la-memoria-ci-aiuta-a-dimagrire/5671" target="_blank">continua a leggere</a>)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/01/memoria_alimentazione.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-25477" title="memoria_alimentazione" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/01/memoria_alimentazione.jpg" alt="" width="600" height="399" /></a></p>
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		<title>ADOLESCENTI E ALIMENTAZIONE: SE SALTI LA COLAZIONE, ARRIVA IL MAL DI TESTA</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2013 14:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fondazione Umberto Veronesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Licia Grazzi, neurologa presso l’Irccs Carlo Besta di Milano, vede molti adolescenti nel suo ambulatorio. «L’emicrania, episodi di dolore intenso, spesso con nausea e vomito, che durano circa da 45 minuti a 2 ore e poi regrediscono, può insorgere fin dall’età prescolare, ma in genere si manifesta più tardi. Per le ragazze è tipico in una fase delicata come quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/01/emicrania_studenti.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-25325" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="emicrania_studenti" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/01/emicrania_studenti-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>Licia Grazzi, neurologa presso l’Irccs Carlo Besta di Milano, vede molti adolescenti nel suo ambulatorio. «L’<strong>emicrania</strong>, episodi di dolore intenso, spesso con nausea e vomito, che durano circa da 45 minuti a 2 ore e poi regrediscono, può insorgere fin dall’età prescolare, ma in genere si manifesta più tardi. Per le ragazze è tipico in una fase delicata come quella della prima mestruazione. Tant’è vero che fino all’età del menarca il rapporto maschi/femmine è di 1:1, dopo è di 1:3.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche le <strong>cefalee di tipo tensivo</strong> iniziano per la maggior parte verso i 10-12 anni. In questo caso il dolore è sordo, tende a durare per più giorni, a volte settimane. Tensione e <strong>stress</strong>, spesso per motivi scolastici, influiscono, anche attraverso un aumento della tensione muscolare nell’area del capo e del collo».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A scuola</strong> - Come vivono i doveri scolastici i giovanissimi che transitano in un <strong>centro cefalee</strong>? «I ragazzi emicranici sono spesso i primi della classe, puntigliosi, precisi; il ragazzo con cefalea può avere performance scadute, richiesta di attenzione, disagio scolastico». Cefalea e tensione da richieste scolastiche: qual è delle due a provocare l’altra? «È un po’ come chiedersi se è nato prima l’uovo o la gallina. Probabilmente non lo sapremo mai».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mai saltare la colazione</strong> -  Il <strong>dolore alla testa</strong> nell’adolescenza è spesso legato alle <strong>abitudini di vita</strong>, anche se nell’emicrania esiste una certa predisposizione familiare. Da evitare – ed è una parola, a quell’età &#8211; tutte le irregolarità, a partire da quelle a tavola. «Mai saltare i pasti, specie la <strong>colazione</strong>! – raccomanda Licia Grassi -. I ragazzi che sistematicamente si espongono a una lunga mattinata a pancia vuota vanno in <strong>ipoglicemia</strong>&#8230; <em>(<a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/preview/adolescenti-a-scuola-senza-colazione-e-il-mal-di-testa-assicurato/5635" target="_blank">continua a leggere</a>)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/01/girl-studying.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-25326" title="girl-studying" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/01/girl-studying.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
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		<title>IL SEDANO, AMICO DELLA LINEA E DELLA SALUTE</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Dec 2012 16:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fondazione Umberto Veronesi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[colesterolo]]></category>
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		<category><![CDATA[sedano]]></category>

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		<description><![CDATA[Aroma intenso, poche calorie (solo 20 in 100 grammi), tanta acqua, potassio e vitamina A: tutto a vantaggio della leggerezza e del controllo del peso. Sono proprio queste caratteristiche a rendere il sedano uno degli alimenti più apprezzati nelle diete. Mentre poco conosciute restano le reali proprietà (benefiche) di questo ortaggio, capace fra l’altro di contrastare i grassi, specie quelli cattivi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_24744" class="wp-caption alignright" style="width: 274px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/12/succo_sedano.jpg"><img class=" wp-image-24744" title="succo_sedano" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/12/succo_sedano.jpg" alt="" width="264" height="320" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Cotto al vapore, crudo o anche come centrifuga: il sedano è un alimento davvero versatile.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Aroma intenso, <strong>poche calorie</strong> (solo 20 in 100 grammi), tanta acqua, <strong>potassio</strong> e <strong>vitamina A</strong>: tutto a vantaggio della leggerezza e del <strong>controllo del peso</strong>. Sono proprio queste caratteristiche a rendere il <strong>sedano</strong> uno degli alimenti più apprezzati nelle diete. Mentre poco conosciute restano le reali proprietà (benefiche) di questo ortaggio, capace fra l’altro di contrastare<strong> </strong>i grassi, specie quelli cattivi, e combattere la ritenzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le proprietà</strong> – <strong>Le fibre</strong> di cui il sedano è ricco, aiutano a<strong> ridurre trigliceridi e colesterolo</strong>; la sedanina, una sostanza aromatica stimolante e altre molecole (fenolo, mannite, inositolo) ne potenziano le <strong>capacità digestive</strong> e di<strong> assorbimento dei gas</strong> nell’apparato digerente. Mentre gli ftalidi, dei particolari fitonutrienti, permettono di controllare gli ormoni che regolano la pressione del sangue e lo rendono adatto nel trattamento di molti casi di <strong>ipertensione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Consumato crudo, fresco o in succo (anche sotto forma di centrifugato) questo ortaggio contrasta la ritenzione idrica grazie al suo alto <strong>potere diuretico</strong>. «Questa sua capacità <strong>disintossicante</strong>, unita al ricco quantitativo di vitamina A – spiega Pier Luigi Rossi, Professore di Nutrizione Clinica all’Università Bologna  – ne fanno un prezioso alleato anche contro le <strong>infiammazioni</strong>». Prime fra tutte l’acne, i bruciori urinari o le infezioni agli occhi. E non ultimo aiuta anche l’<strong>amore</strong>, stimolando l’attività delle ghiandole surrenali e sessuali, grazie alla presenza degli ormoni steroidi delta-16.<strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In tavola</strong> – Per beneficiare di un così prezioso cocktail di poteri terapeutici completamente naturali non resta che metterlo in tavola. «Per conservarne inalterate le caratteristiche di sapore e le proprietà vitaminiche – dichiara Pier Luigi Rossi &#8211; è sempre preferibile <strong>cuocere il sedano a vapore o stufato</strong>&#8230;<em> (<a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/alimentazione/le-molte-propriet-nascoste-del-sedano/5600" target="_blank">continua a leggere</a>)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/12/sedano.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-24743" title="sedano" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/12/sedano.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
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		<title>GRANO E ORZO CONTRO DIABETE E TUMORI</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Nov 2012 14:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fondazione Umberto Veronesi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[grano]]></category>
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		<category><![CDATA[pasta]]></category>
		<category><![CDATA[spaghetti]]></category>

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		<description><![CDATA[Utilizzare al meglio i valori nutritivi del grano duro e dell’orzo, sfruttando le fibre in essi contenute, per prevenire il tumore del colon, una patologia fra le più diffuse al mondo. È con questo obiettivo che più centri di ricerca – l’Università del Molise e di Bari e l’Università di Adelaide &#8211;  nell’ambito di due progetti dell’ARC Center of Excellence [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/11/wheat.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-23932" title="wheat" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/11/wheat.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Utilizzare al meglio i <strong>valori nutritivi</strong> del <strong>grano duro</strong> e dell’<strong>orzo</strong>, sfruttando le <strong>fibre</strong> in essi contenute, per prevenire il <strong>tumore del colon</strong>, una patologia fra le più diffuse al mondo. È con questo obiettivo che più centri di ricerca – l’Università del Molise e di Bari e l’Università di Adelaide &#8211;  nell’ambito di due progetti dell’<em>ARC Center of Excellence in Plant Cell Walls</em>, stanno provando a creare super-spaghetti super-sani.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La ricerca</strong> – Gli <strong>spaghetti</strong> del futuro non saranno né più lunghi né più saporiti di quelli tradizionali, ma <strong>più salutari</strong>, grazie ad una<strong> semola</strong> dalla formulazione speciale. L’università di Bari sta, infatti, investigando su come <strong>potenziare</strong>, durante il processo di crescita, le proprietà nutritive delle fibre di grano, capaci di <strong>ridurre il rischio di malattie cardiovascolari</strong>. Nel Molise, invece, in un secondo progetto, si studierà come e se due molecole fondamentali delle fibre presenti nel frumento e nell’orzo (arabinoxilano e i betaglucani) possano migliorare la <strong>qualità della pasta</strong> e di altri prodotti a base di cereali che giungono sulla nostra tavola. «Queste informazioni – spiega Emanuele Marconi, ordinario di Scienze e Tecnologie Alimentari dell’Università del Molise &#8211; verranno utilizzate per <strong>sviluppare</strong> poi <strong>una pasta ‘su misura’</strong> in grado di sprigionare, una volta cucinata, proprietà benefiche sia per la circolazione e il cuore <strong>con effetti anticolesterolemici</strong> che per favorire il metabolismo glucidico (<strong>antidiabete</strong>)». Con ricadute positive sull’<strong>allontanamento </strong><strong>del rischio di tumore del colon-retto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La pasta</strong> – Perché puntare proprio sulla pasta? Le statistiche confermano che si tratta del piatto principe della dieta mediterranea con un consumo fra gli italiani di circa 27 kg pro capite. Dunque, se davvero la ricerca confermasse le auspicate premesse, <strong>la pasta potrebbe rientrare </strong>con tutti gli onori a<strong> far parte di quei super-cibi che fanno bene alla salute</strong>&#8230;<strong> </strong><em>(<a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/alimentazione/super-spaghetti-per-battere-tumore-e-diabete/5516" target="_blank">continua a leggere</a>)</em></p>
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		<title>FATE UN PIENO DI ENERGIA E SALUTE CON LE CASTAGNE</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Nov 2012 14:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[autunno]]></category>
		<category><![CDATA[castagna]]></category>
		<category><![CDATA[cosmesi]]></category>
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		<category><![CDATA[Mente e Corpo]]></category>

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		<description><![CDATA[La castagna è il frutto dell&#8217;autunno per eccellenza: pensiamo solo a quanto è bello cuocerne un po&#8217; da condividere con amici e parenti assieme ad un bicchiere di vino o al calore del cartoccio di caldarroste comprate per strada! Le castagne, però, non sono solo buone ma racchiudono tantissime proprietà benefiche per il nostro organismo. Sono innanzitutto ricche di amido [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/11/chestnuts.jpeg"><img class="alignright  wp-image-23608" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="chestnuts" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/11/chestnuts-300x300.jpeg" alt="" width="240" height="240" /></a>La <strong>castagna</strong> è il frutto dell&#8217;<strong>autunno</strong> per eccellenza: pensiamo solo a quanto è bello cuocerne un po&#8217; da condividere con amici e parenti assieme ad un bicchiere di vino o al calore del cartoccio di <strong>caldarroste</strong> comprate per strada!</p>
<p style="text-align: justify;">Le castagne, però, non sono solo buone ma racchiudono tantissime <strong>proprietà benefiche</strong> per il nostro organismo. Sono innanzitutto ricche di <strong>amido</strong> (cioè carboidrati complessi) proprio come i <strong>cereali</strong>, diventando un elemento insostituibile nella dieta delle popolazioni montane del passato; questo, unito alla <strong>scarsa percentuale di acqua</strong>, ne fa però un frutto <strong>molto calorico</strong> (attorno alle 150 calorie per 100 grammi): sarebbe meglio, quindi, consumarle sotto forma di pasto vero e proprio e non alla fine come la frutta ordinaria. Questa alta <strong>proprietà nutritiva</strong>, sconsigliata ai diabetici, torna invece molto utile in caso di <strong>anemia</strong> o magrezza, agli <strong>sportivi</strong> e agli <strong>studenti</strong> proprio per la sferzata di <strong>energia</strong> che può regalare. Inoltre la sua <strong>farina</strong> può essere utilizzata per dolci e minestre anche da chi è intollerante ai cereali.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a tutto ciò, dentro questo piccolo frutto si concentra anche un vero e proprio arsenale di <strong>sali minerali</strong>: il <strong>potassio</strong> per i muscoli, il <strong>sodio</strong> per una corretta digestione, il <strong>cloro</strong> (ebbene sì) per la salute di tendini e denti e poi ancora <strong>zolfo, fosforo, ferro e magnesio</strong>. Per non parlare dell&#8217;<strong>acido folico</strong>, particolarmente indicato in gravidanza per prevenire malformazioni al feto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/11/castagna_riccio.jpeg"><img class="alignleft  wp-image-23611" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="castagna_riccio" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/11/castagna_riccio-300x300.jpeg" alt="" width="192" height="192" /></a>E i benefici non finiscono qui! Perché le <strong>castagne</strong> sono amiche anche della <strong>bellezza</strong> esteriore, oltre che della salute: per donare <strong>morbidezza</strong> e <strong>luminosità</strong> alla <strong>pelle spenta</strong> o a <strong>capelli opachi</strong>, infatti, basta applicare per una decina di minuti una <strong>maschera emolliente</strong> preparata con le <strong>castagne bollite</strong>, schiacciate e lasciate raffreddare (con eventualmente l&#8217;aggiunta di un goccio di miele, se la spalmerete sul viso). Si possono poi fare anche <strong>decotti di bucce</strong> di castagna da utilizzare come <strong>ultimo risciacquo per i capelli</strong>, ravvivando così i riflessi e donando lucentezza alla chioma.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi l&#8217;avrebbe mai detto che questo frutto così familiare (o, meglio, seme: il frutto tecnicamente sarebbe il <strong>riccio</strong>!) fosse anche così prezioso?</p>
<p style="text-align: justify;">Per concludere un&#8217;ultima curiosità: sapete distinguere <strong>castagne</strong> e <strong>marroni</strong>? No? Bene, allora vi sveliamo noi la differenza: la castagna è frutto di una <strong>pianta selvatica</strong>, è piccolina, un po&#8217; schiacciata ed ha la polpa marrone scuro; il marrone, invece, è più grande, ha la buccia più chiara, una buffa <strong>forma a cuore</strong> e cresce su <strong>piante coltivate</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, a voi la scelta!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/11/heart_chestnut.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-23615" title="heart_chestnut" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/11/heart_chestnut.jpg" alt="" width="600" height="413" /></a></p>
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