<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Siamo Donne - le migliori video ricette di cucina &#187; Psicologia</title>
	<atom:link href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/category/salute/psicologia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.siamodonne.it/siamodonne</link>
	<description>ricette di cucina, video ricette, magazine, blog</description>
	<lastBuildDate>Fri, 24 May 2013 17:01:23 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.4.2</generator>
		<item>
		<title>BULLISMO: UNA CONDANNA PER VITTIME E CARNEFICI</title>
		<link>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2013/05/bullismo-una-condanna-per-vittime-e-carnefici/</link>
		<comments>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2013/05/bullismo-una-condanna-per-vittime-e-carnefici/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 May 2013 07:54:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fondazione Umberto Veronesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[condanne penali]]></category>
		<category><![CDATA[cyber bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[deficit dell’attenzione]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[mobbing]]></category>
		<category><![CDATA[panico]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.siamodonne.it/siamodonne/?p=29198</guid>
		<description><![CDATA[Le conseguenze del bullismo non spariscono con l’età. Non sempre, almeno. E stupisce apprendere, da una delle ricerche americane di più lungo periodo, che preoccupanti “conseguenze” persistono pure in chi fa il bullo, non solo in chi subisce. Tra i ragazzini (e ragazzine) che perseguitano i coetanei una volta adulti si riscontrerà, infatti, una percentuale quadruplicata di disturbi da personalità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/05/bullismo_femminile.jpg"><img class="size-full wp-image-29201 alignnone" title="bullismo_femminile" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/05/bullismo_femminile.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Le conseguenze del <strong>bullismo</strong> non spariscono con l’età. Non sempre, almeno. E stupisce apprendere, da una delle ricerche americane di più lungo periodo, che preoccupanti “conseguenze” persistono pure in chi fa il bullo, non solo in chi subisce. Tra i ragazzini (e ragazzine) che perseguitano i coetanei una volta adulti si riscontrerà, infatti, una percentuale quadruplicata di disturbi da <strong>personalità antisociale</strong>. Molti faranno anche “carriera” nella loro “specialità” – ci dicono esperti italiani – passando facilmente, da grandi, a praticare “<a title="IL MOBBING AL FEMMINILE" href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/2011/12/il-mobbing-al-femminile/" target="_blank"><strong>mobbing</strong></a>” contro sottoposti e colleghi di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Metà scuola coinvolta</strong> &#8211; Che il fenomeno non sia marginale lo dimostra un’indagine Censis in Italia, del 2008: oltre il 49% sono le classi toccate dal bullismo. La metà del totale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora nel Dipartimento di psichiatria e scienze del comportamento della <em>Duke University</em> studiosi guidati dal dottor William Copeland hanno seguito 1.420 ragazzi dai 9 anni ai 26, distinguendoli in vittime, vittime e autori del bullismo, solo bulli. Tra i primi è stato riscontrato da adulti, quando la “persecuzione” era cessata ormai da anni, livelli più alti del normale di <strong>depressione</strong> e <strong>ansia</strong>, addirittura una frequenza del disturbo di <strong>panico</strong> aumentata di 14 volte. Tra quelli classificati sia vittime sia a loro volta bulli, oltre ai disturbi dell’umore già citati, nell’età adulta spuntano idee di <strong>suicidio</strong> nel 25%.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Condanne precoci</strong> &#8211; La Procura di Milano ha informato recentemente che il 45% di loro verrà poi condannato entro i 24 anni per almeno tre <strong>crimini</strong>. «La ricerca della <em>Duke University</em> non ci stupisce con i suoi numeri. La nostra esperienza la conferma», osserva la responsabile del primo <strong>Ambulatorio per le vittime del bullismo</strong> sorto dentro una struttura pubblica come l’Ospedale Fatebenefratelli di Milano, nel 2008. Una struttura multidisciplinare dove si possono prenotare visite gratuite (tel.63.63.29.03).</p>
<div id="attachment_29202" class="wp-caption alignright" style="width: 280px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/05/Cyber-Bullying.jpg"><img class=" wp-image-29202" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Cyber-Bullying" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2013/05/Cyber-Bullying-300x283.jpg" alt="" width="270" height="255" /></a><p class="wp-caption-text"><em>Il cyber-bullismo permette di attaccare la vittima su molti fronti.</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">Aggiunge la dottoressa Cecilia Sterpa, psicologa clinica, che vi lavora con psichiatri e pediatri: «Noi naturalmente vediamo solo le vittime delle <strong>persecuzioni</strong> a scuola perché i bulli di sicuro non cercano aiuto. L’unica prevenzione che si può attuare con loro è fatta di interventi sul gruppo classe».</p>
<p style="text-align: justify;">Incuriosisce la figura di adolescenti sia vittime sia bulli. Che profilo hanno? «Sono bambini molto provocatori, spesso con <strong>deficit dell’attenzione</strong>, e sono quelli a più alto rischio psicosociale. Subiscono angherie e hanno i sintomi classici delle vittime (compromissione della resa scolastica, ansia, depressione, disturbi del sonno) e a loro volta torturano altri compagni e presentono perciò l’antisocialità tipica dei bulli: furti, risse, vandalismi. Molti di questi disturbi, in tutti i ragazzi colpiti, possono diventare cronici ed irreversibili», continua la dottoressa Sterpa. «A meno che questi bambini e adolescenti non vengano trattati medicalmente. Perciò è importante un ambulatorio come il nostro».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un amico per chattare</strong> &#8211; Per meglio intercettare il disagio da bullismo nel maggio del 2011 la dottoressa Sterpa e la sua équipe hanno inventato sul web la figura di <a href="http://www.zhengunamico.it" target="_blank"><strong>Zheng</strong></a>, mitico navigatore cinese precedente all’era di Cristoforo Colombo, attraverso il cui richiamo, il suo ideale “dare la rotta” , è nato il primo servizio di ascolto e aiuto via chat tra coetanei.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai ragazzi in difficoltà sotto i 20 anni che scrivono a Zheng rispondono infatti altri ragazzi un filo più grandi e, soprattutto, formati dagli specialisti dell’ambulatorio. E a proposito di internet, dal Fatebenefratelli segnalano della pericolosità del <strong>cyber bullismo</strong>, la persecuzione elettronica via telefonini, mail, blog, messaggistica istantanea che ferisce non meno chi è preso di mira. «La vittima non rimane vittima solo una volta, ma rimane “catturata” dall’infinito spazio virtuale&#8230;<em> (<a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/mente-e-psiche/bullismo-sia-le-vittime-sia-i-carnefici-sono-a-rischio-psichiatrico-da-adulti/6016" target="_blank">continua a leggere</a>)</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Ecco come funziona il servizio Zheng:</em></p>
<p><center>http://youtu.be/nBQ15YvNaxw</center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2013/05/bullismo-una-condanna-per-vittime-e-carnefici/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LAVORO: SE HAI POTERE, SEI MENO STRESSATO</title>
		<link>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/11/lavoro-se-hai-potere-sei-meno-stressato/</link>
		<comments>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/11/lavoro-se-hai-potere-sei-meno-stressato/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Nov 2012 14:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fondazione Umberto Veronesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro ed economia]]></category>
		<category><![CDATA[leader]]></category>
		<category><![CDATA[potere]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.siamodonne.it/siamodonne/?p=23746</guid>
		<description><![CDATA[Il potere non logora. Noi italiani lo sapevamo già: ce l’aveva detto (e dimostrato) Andreotti, ma ora la conferma viene dalla scienza e precisamente dall’autorevole Università di Harvard: più si ha potere e meno si soffre di stress. Un gruppo di ricercatori guidati dalla dottoressa Jennifer Lerner ha smentito l’impressione comune che avere più responsabilità e più impegni alla lunga faccia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_23752" class="wp-caption alignleft" style="width: 276px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/11/devilwearsprada_streep.jpg"><img class=" wp-image-23752" title="devilwearsprada_streep" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/11/devilwearsprada_streep.jpg" alt="" width="266" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Meryl Streep in &#8220;Il diavolo veste Prada&#8221;</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il potere non logora. Noi italiani lo sapevamo già: ce l’aveva detto (e dimostrato) Andreotti, ma ora la conferma viene dalla scienza e precisamente dall’autorevole Università di Harvard: <strong>più si ha potere e meno si soffre di stress</strong>. Un gruppo di ricercatori guidati dalla dottoressa Jennifer Lerner ha smentito l’impressione comune che avere più <strong>responsabilità</strong> e più impegni alla lunga faccia saltare i nervi e danneggi la salute. L’ha proprio ribaltata, mettendo sotto esame un gruppo di leader dell’amministrazione statale e del mondo militare e un gruppo di capi di grado inferiore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Leader superuomini?</strong> - Paragonando i due gruppi, gli studiosi di Harvard hanno rilevato nei <strong>supercapi</strong> un livello più basso dell’<strong>ormone dello stress,</strong> il <strong>cortisolo</strong>, e minore <strong>ansia</strong> rispetto al gruppo dei vice e degli altri sottocapi. L’elemento fondante di questa maggiore resistenza nervosa sarebbe un forte <strong>senso di controllo</strong> della situazione, fattore psicologico noto per la sua capacità di tamponare lo stress.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma allora sono davvero superuomini quelli che ascendono ai posti di leader? Giriamo la domanda al professor Massimo Biondi, direttore del Dipartimento di Psichiatria e Medicina psicologica all’Università Sapienza di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">«No, la capacità di <strong><em>coping</em></strong>, come si dice, di far fronte, è un insieme di abilità che si apprendono. Certo, non in modo passivo», risponde. «Lo <strong>stress</strong> è una specie di sfida, di sollecitazione, che chiama in causa le capacità di controllo. Facciamo l’esempio di un domatore di leone. Se una persona vede un leone si spaventa. Ma se viene addestrata a gestirlo, la conoscenza e la capacità acquisite riducono lo stress. Così, nella giungla sociale, quando uno arriva in un posto di preminenza aumenta il senso di padronanza, ha maggiori <strong>capacità di gestione</strong>, di conseguenza si spaventa e si preoccupa di meno, dunque il cortisolo cala».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il maschio alfa</strong> - Il paragone arriva al maschio alfa, il <strong>capobranco</strong> per selezione naturale. «Il maschio alfa ha il<strong> cortisolo più basso</strong> degli altri componenti del gruppo, anche tutti gli altri ormoni dello stress più bassi e spesso il <strong>testosterone</strong>, l’ormone maschile, più alto. Tutto un assetto neuroendocrino e anche immunitario sono modificati in senso favorevole. Più stabili. Questo è documentato in molti studi»</p>
<p style="text-align: justify;">Ma chi sta più in basso nella scala di comando, non ha il pieno controllo al proprio livello, dunque meno stress? <em>(<a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/mente-e-psiche/chi-ha-pi-potere-ha-meno-stress/5454" target="_blank">Continua a leggere</a>)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/11/impiegata.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-23751" title="impiegata" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/11/impiegata.jpg" alt="" width="575" height="270" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/11/lavoro-se-hai-potere-sei-meno-stressato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>DEPRESSIONE IN GRAVIDANZA: COME RICONOSCERLA E CURARLA</title>
		<link>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/10/depressione-in-gravidanza-come-riconoscerla-e-curarla/</link>
		<comments>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/10/depressione-in-gravidanza-come-riconoscerla-e-curarla/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Oct 2012 13:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fondazione Umberto Veronesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[Maternità]]></category>
		<category><![CDATA[post partum]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.siamodonne.it/siamodonne/?p=23174</guid>
		<description><![CDATA[Dicono che le donne in gravidanza sono più felici, anche più attive. Per me, invece, è stato l’inferno. Avevo già sofferto di depressione anni prima. Sono rimasta incinta a 24 anni, mi preparavo a un’attesa felice, invece…. Cercavo di nascondere i miei pianti ‘immotivati’. Alla fine ne sono venuta fuori (e ho scritto qui la mia storia), ma ancora mi domando perchè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/10/pregnancy1.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-23178" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="pregnancy1" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/10/pregnancy1.jpeg" alt="" width="211" height="300" /></a>Dicono che le donne in gravidanza sono più felici, anche più attive. Per me, invece, è stato l’inferno. Avevo già sofferto di depressione anni prima. Sono rimasta incinta a 24 anni, mi preparavo a un’attesa felice, invece…. Cercavo di nascondere i miei pianti ‘immotivati’. Alla fine ne sono venuta fuori (e ho<a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/le-vostre-storie/aspettare-un-bambino-e-non-vedere-un-futuro/5439"> scritto qui</a> la mia storia), ma ancora mi domando perchè sia accaduto. Poi spero di non aver fatto danno al mio bambino con gli antidepressivi che mio malgrado ho dovuto assumere&#8230;</em></p>
<p style="text-align: right;">Letizia, Pescara</p>
<p style="text-align: justify;">Risponde <strong>Mauro Mauri</strong>, direttore dell’Unità Operativa 2 di Psichiatria all’<strong>Università di Pisa</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si parla quasi sempre della <strong>depressione post partum</strong>, successiva alla nascita del bambino, ma la depressione può insorgere anche durante la <strong>gravidanza</strong>. Gli studi in generale sono non molti e poco uniformi, purtroppo. Per il <strong>post partum </strong>si parla di un 10-13% di casi, mentre per il periodo della gravidanza si tendeva, e si tende ancora, quasi a non ammettere che la depressione possa insorgere. Piuttosto si parla di tristezza, di stanchezza, di un’ansia ‘comprensibile”… Sembra. invece, che questa condizione della donna possa favorire il <strong>disturbo dell’umore</strong>, soprattutto se ci sono <strong>fattori di rischio</strong>. Fra i più significativi, sembrano essere: 1) la familiarità, se cioè in famiglia ci sono già stati casi di depressione; 2) la storia personale di una depressione precedente; 3) la carenza di sostegni sociali, vale a dire il supporto o meno di una famiglia, di un ambiente favorevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante la<strong> maternità</strong> si ritiene generalmente che una donna sia più positiva, più gioiosa. Si pensa, forse, che gli ormoni la aiutino a tener su il morale. Tutti in effetti le dicono che deve essere contenta, al massimo della <strong>gioia</strong>. Glielo ripetono molto spesso anche il medico di famiglia e il ginecologo. Ma la depressione è una malattia e può insorgere anche in gravidanza. Si ritiene che si presenti in un <strong>10% delle maternità</strong> e che fino ad un 20% delle donne manifesti qualche sintomo depressivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/10/Postpartum-Depression.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23181" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Postpartum-Depression" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/10/Postpartum-Depression-300x241.jpeg" alt="" width="300" height="241" /></a>Dal 2004 noi qui a Pisa stiamo conducendo un’indagine su questo problema: abbiamo seguito e stiamo seguendo un migliaio di donne dal  terzo mese di gravidanza fino a un anno di età del bambino. Il gruppo australiano con la Marcé Society ha osservato che il rischio di sviluppare depressione postpartum va ben al di là dei tradizionali tre mesi dalla nascita del bambino, e può manifestarsi invece fino ad un anno di vita dello stesso, e a volte oltre.</p>
<p style="text-align: justify;">Per curare le donne con sintomi depressivi abbiamo usato i farmaci in pochissimi casi. Piuttosto abbiamo fatto molti colloqui, e non solo con loro. Perché già <strong>far conoscere il problema alla donna e ai suoi familiari</strong> cambia le cose. Di recente abbiamo seguito una ragazza al quarto mese pronta al suicidio allargato, con la famiglia che sottovalutava il suo stato e il compagno che era fieramente contrario ad ogni intervento psichiatrico. Dopo che abbiamo parlato e discusso con loro, si sono convinti che la ragazza non stava facendo i capricci e che era in una vera condizione di malattia. Lei si è rassicurata capendo la sua situazione e la famiglia ed il compagno l’hanno sostenuta dandole più forza.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso si ritengono gli <strong>antidepressivi</strong> incompatibili con una gravidanza. Molte donne in cura interrompono immediatamente appena si accorgono di essere incinte. Il guaio è che così facendo per loro il rischio di una depressione aumenta di cinque volte. Eppure&#8230; <em>(<a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/le-vostre-domande/depressione-e-gravidanza-quali-legami-ci-sono-/5440" target="_blank">continua a leggere</a>)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/10/pregnancy2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-23179" title="pregnancy2" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/10/pregnancy2.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/10/depressione-in-gravidanza-come-riconoscerla-e-curarla/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>STRESS POST-TRAUMATICO: COME SI VIVE DOPO UN TERREMOTO</title>
		<link>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/09/stress-post-traumatico-come-si-vive-dopo-un-terremoto/</link>
		<comments>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/09/stress-post-traumatico-come-si-vive-dopo-un-terremoto/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 06 Sep 2012 13:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fondazione Umberto Veronesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[emilia-romagna]]></category>
		<category><![CDATA[l'aquila]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[trauma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.siamodonne.it/siamodonne/?p=21936</guid>
		<description><![CDATA[Nel terremoto dell’Emilia per ora nessuno risulta colpito dal disturbo da stress post-traumatico (Dspt), quella patologia psichiatrica che nasce dai grandi traumi e che, non curata, insegue ancora qualche italiano gambizzato dal terrorismo 30 anni fa o i famosi veterani Usa del Vietnam. «Ma non risulta soltanto perché questo disturbo si struttura da 3 a 6 mesi dopo il trauma e il nostro terzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/09/Terremoto-Finale-Emilia.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-21938" style="border: 10px solid white;" title="Terremoto-Finale-Emilia" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/09/Terremoto-Finale-Emilia-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a>Nel terremoto dell’Emilia per ora nessuno risulta colpito dal <strong>disturbo da stress post-traumatico (Dspt)</strong>, quella patologia psichiatrica che nasce dai <strong>grandi traumi</strong> e che, non curata, insegue ancora qualche italiano gambizzato dal terrorismo 30 anni fa o i famosi veterani Usa del Vietnam. «Ma non risulta soltanto perché questo disturbo si struttura<strong> da 3 a 6 mesi dopo il trauma</strong> e il nostro terzo “compleanno” è stato solo il 29 agosto, ricorrenza del terribile 29 maggio che, a differenza della prima scossa del 20, ha portato i morti. E distruzione non solo di capannoni, ma anche di case vecchie di cinque anni. In settembre, cominceremo a raccogliere i rilevamenti per il Dspt».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>15 psicologi sotto gli alberi -</strong>A parlare è Nora Marzi, psicologa dalla prima ora sul campo anche perché lei stessa abita lì, «in una casa fortunatamente non caduta», responsabile dell’Area Nord dell’Azienda sanitaria locale di Modena, con 200mila abitanti che comprende nomi tristemente divenuti noti: <strong>Carpi, Mirandola, Finale Emilia. </strong>Con i 15 psicologi alle sue dipendenza, anche quelli rimasti senza tetto, hanno dato subito inizio a interventi psicosociali sulla popolazione allo scopo di prevenire il fissarsi del Disturbo da stress post-traumatico. «Abbiamo seguito 1.500 persone e tutto è stato fatto<strong> sotto gli alber</strong>i, per fortuna il tempo ci ha aiutato», ricorda ridendo la Marzi. Pericolo sventato per queste persone? «Non si può dire, &#8211; è la risposta. – L’intervento precoce è efficace, lo si è visto anche all’Aquila, ma l’esito non è garantito per tutti». Nora Marzi racconta dall’inizio il manifestarsi delle reazioni al terremoto. Dal professor  Massimo  Casacchia, ordinario di psichiatria all’Università dell’Aquila, ci faremo descrivere gli esiti lasciati nel tempo, tre anni dopo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sintomi da choc -</strong> Subito, a livello fisico, molti manifestano<strong> disturbi del sonno, dell’alimentazione, iperattività, calo delle risposte immunitarie </strong>quindi una maggior facilità ad ammalarsi. Gioca anche lo stress  da promiscuità, venti sfollati in una tenda. A livello emotivo, la dottoressa elenca <strong>shock con scatti di rabbia e improvvise chiusure, paura, disperazione, insicurezza.</strong> «Ma su tutto prevale la<strong> confusione mentale</strong> data dal non capire, dal non poter realizzare quanto è accaduto. Vi sono dei pensieri intrusivi, come dei flashback continui del terremoto in atto, che irrompono mentre la persona parla, pensa. E gli occhi, gli occhi spaventati, mente dialogano con te, è come se fossero fissi dentro quell’immagine, il muro che si sbriciola, il rumore dei crolli… È lì che occorre intervenire subito psicologicamente, ma non si tratta di psicoterapie. Bisogna aiutare a liberare il cervello da questo pensiero-immagine, le persone hanno bisogno di “scaricare” il racconto per poter ritrovare in sé energie positive».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Improvvise cadute -</strong> «Non deve ingannare il primo momento», interviene il professor  Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento di Salute mentale dell’Ausl di Modena, «perché in molti nelle ore e nei giorni seguenti al disastro vi è una <strong>prima “fase eroica”</strong>, in cui prevalgono altruismo e ottimismo, quando non euforia (“l’importante è essere vivi”) , a volte anche un rifiuto risentito di qualsiasi aiuto psicologico (“vi sono molti altri che hanno più bisogno”), seguita poi dalla <strong>“fase della disillusione”</strong>con sentimenti di frustrazione e rabbia»,</p>
<p style="text-align: justify;">A volte a far scattare quest’improvvisa caduta può essere un fatto minimo, accorgersi per esempio di aver perso una certa catenella quando a crollare è stata tutta la casa. D’un tratto, allora, possono subentrare <strong>depressione o attacchi di panico</strong>. In questi casi, dice Nora Marzi, al sostegno psicologico si unisce l’intervento degli psichiatri con i farmaci.</p>
<p style="text-align: justify;">Per alcuni servono <strong>anche psicoterapie individuali</strong>: «Usiamo la psicologia cognitiva-comportamentale – continua la dottoressa Marzi &#8211; oppure facciamo interventi di Emdr (da <em>eyes movement desensitization and reprocessing</em>), una tecnica che usa i movimenti oculari o tattili per impedire la fissazione del pensiero su certi vissuti negativi. È un metodo impiegato per le grandi catastrofi, è stato usato anche dopo il terremoto dell’Aquila».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/09/terremotoaquila3.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-21943" title="terremotoaquila3" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/09/terremotoaquila3.jpeg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il terremoto dell&#8217;Aquila -</strong> Ed eccoci proprio sullo scenario dell’Aquila dopo tre anni dal terremoto &#8211; 6 aprile 2009 la data scolpita nella mente di tutti gli abitanti  – a colloquio con il professor Massimo Casacchia, psichiatra anch’egli fin dalla prima ora sul campo con i suoi assistenti. <strong>Centro operativo</strong> non sotto gli alberi, questa volta, ma <strong>sotto una tenda. </strong>Tre anni dopo la catastrofe, qual è lo strascico lasciato? Partiamo dal <strong>Disturbo da stress post-traumatico</strong>. «Nei primi due anni si registrava un tasso del 20% tra la popolazione, uno su 5», racconta il professore. «<strong>Ora la quota è del 7-8%,</strong> non troppo alta se si considera che 3-4% è il tasso tra la popolazione normale. A questi vanno aggiunti il <strong>30-40% degli abitanti che hanno solo una parte dei sintomi del Dspt</strong>».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nostalgia del futuro</strong> - Piuttosto, col centro chiuso, gli aquilani dispersi in 19 newtowns, si assiste all’avanzare di una <strong>«psicopatologia della normalità»</strong>,  a una crescente <strong>«nostalgia del futuro mancante»</strong>, una visione frantumata del mondo che possono essere l’anticamera della <strong>depressione</strong>. «C’è un profondo bisogno di ristrutturazione cognitiva, di ripristinare l’ordine, la consequenzialità del pensiero», continua Casacchia. «E si è visto che di grande aiuto può essere “<strong>scrivere il racconto”</strong>: così, come una sorta di<strong> auto-medicazione spontanea </strong>si è diffusa la “scrittura emotiva”  con 70 libri pubblicati  sul terremoto, tra diari, romanzi, riflessioni, denuncia, da chi ha vissuto il sisma. A questo si aggiungono l’apertura di centinaia di web-blog e più di <strong>8.800 video caricati e condivisi su Youtube</strong> . Per non parlare dell’<strong>aumento vertiginoso di Facebook</strong> per ritrovarsi, comunicare. Il gruppo, la comunità aiutano. Si constata anche un aumento della partecipazione alla cosa pubblica».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I giovani smarriti</strong> - Ma c’è pure chi fruisce di tutti questi mezzi, ma non vi trova soluzione al trauma e alle sue conseguenze&#8230; <em>(<a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/mente-e-psiche/le-patologie-da-terremoto-dall-emilia-a-l-aquila/5080" target="_blank">continua a leggere</a>)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/09/terremotoaquila2.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-21940" title="terremotoaquila2" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/09/terremotoaquila2.jpeg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/09/stress-post-traumatico-come-si-vive-dopo-un-terremoto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>QUANDO ESTATE VUOL DIRE DEPRESSIONE</title>
		<link>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/08/quando-estate-vuol-dire-depressione/</link>
		<comments>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/08/quando-estate-vuol-dire-depressione/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Aug 2012 10:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fondazione Umberto Veronesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[demoralizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[mania]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.siamodonne.it/siamodonne/?p=21637</guid>
		<description><![CDATA[Esiste il Christmas Blues, quella depressione – vera – che prende all’avvicinarsi del Natale: tutti sono felici, tutti hanno progetti per il gran giorno e per  le altre feste, tutto luccica di luci e di carte colorate e noi, noi ci sentiamo esclusi dalla Festa, messi in un angolo (dalla vita vera o dalla psicologia) e affondiamo nell’atmosfera melmosa del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/08/8975080-silhouette-ragazzo-seduto-sul-muraglione-sera-vicino-mare-libro-letture.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-21745" title="8975080-silhouette-ragazzo-seduto-sul-muraglione-sera-vicino-mare-libro-letture" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/08/8975080-silhouette-ragazzo-seduto-sul-muraglione-sera-vicino-mare-libro-letture.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Esiste il <em>Christmas Blues</em>, quella depressione – vera – che prende all’avvicinarsi del Natale: tutti sono felici, tutti hanno progetti per il gran giorno e per  le altre feste, tutto luccica di luci e di carte colorate e noi, noi ci sentiamo esclusi dalla Festa, messi in un angolo (dalla vita vera o dalla psicologia) e affondiamo nell’atmosfera melmosa del male oscuro. Perché per alcuni è solo tristezza, ma per altri &#8211; che sono predisposti- un reale disturbo dell’umore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Niente &#8220;blues&#8221; estivo</strong> -Esiste anche il <em>Summer Blues</em>? Perché tanti lo presentono fin da maggio quando pian piano si  vedono partenze di amici, chiusure di negozi, sospensioni di attività culturali, spariscono tutti punti di riferimento abituali e <strong>la vita sembra “chiudere” per riaprire a settembre. È il panico del vuoto</strong>, che prende tanti. O per un “semplice” malessere o per sprofondare in un patologico umor nero che sembrerebbe fuori stagione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Esiste dunque un Summer Blues?</em></p>
<p style="text-align: justify;">«No, non esiste questa codificazione nei sacri testi», afferma la professoressa Donatella Marazziti, docente del Dipartimento di Psichiatria, Neurobiologia, Farmacologia dell’Università di Pisa, «ma <strong>esiste la depressione estiva</strong>. Stagionale».</p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/08/depressione-estiva.jpeg"><img class="alignright  wp-image-21639" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="depressione estiva" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/08/depressione-estiva-300x225.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>Stagionale non è quella autunnale o invernale?</em></p>
<p style="text-align: justify;">«Si può dire che c’è una depressione per ogni stagione. Dipende dagli individui, dalla loro predisposizione. Probabilmente vengono toccati gli aspetti biologici dei ritmi di sonno e veglia, per effetto della luce. In estate la molla può essere <strong>l’allungamento del fotoperiodo</strong>, in autunno l’opposto».</p>
<p style="text-align: justify;"><em>E sono depressioni diverse?</em></p>
<p style="text-align: justify;">«Guardi, la depressione non ha aggettivi. Piuttosto, d’estate tutti partono, ci sono tanti, specie oggi con la crisi, che non possono permettersi di andare in vacanza, le città si svuotano: quella che colpisce tanti è <strong>depressione o demoralizzazione?</strong> Non bisogna confondere».</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Appunto. E come si fa a distinguere?</em></p>
<p style="text-align: justify;">«Può esistere diagnosi di <strong>depressione solo se ricorrono almeno cinque </strong>dei <a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/preview/i-5-sintomi-della-depressione/4997">sintomi elencati dai manuali di psichiatria</a> e che si possono leggere in calce all’articolo. Quanto agli altri, si può soltanto raccomandare loro di tuffarsi in tutte le attività estive che le città e anche centri minori organizzano».</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Un consiglio che si può dare anche ai veri depressi?</em></p>
<p style="text-align: justify;">«No&#8230; <em>(<a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/mente-e-psiche/come-difendersi-dalla-depressione-estiva/4981" target="_blank">continua a leggere</a>)</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/08/quando-estate-vuol-dire-depressione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>AFFIDAMENTO CONGIUNTO: ATTENZIONE A NON RICATTARE I FIGLI</title>
		<link>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/06/affidamento-congiunto-attenzione-a-non-ricattare-i-figli/</link>
		<comments>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/06/affidamento-congiunto-attenzione-a-non-ricattare-i-figli/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Jun 2012 08:53:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fondazione Umberto Veronesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[affidamento]]></category>
		<category><![CDATA[divorzio]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[separazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.siamodonne.it/siamodonne/?p=18879</guid>
		<description><![CDATA[Che triste pasticcio. I genitori separati sono ancora pieni di rancore e di dolore, ma dovrebbero essere così bravi da gestire al meglio l’affidamento congiunto dei figli, introdotto nel codice civile con la legge n.54 dell’8 febbraio 2006. I figli hanno diritto a passare del tempo con entrambi i genitori, e spesso un giudice decide il calendario nei minimi particolari. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/06/00408864.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18882" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Gavel and Law Books" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/06/00408864-300x300.jpg" alt="" width="210" height="210" /></a>Che triste pasticcio. I <strong>genitori separati</strong> sono ancora pieni di rancore e di dolore, ma dovrebbero essere così bravi da gestire al meglio l’<strong>affidamento congiunto dei figli</strong>, introdotto nel <strong>codice civile</strong> con la legge n.54 dell’8 febbraio 2006. I figli hanno diritto a passare del tempo con entrambi i genitori, e spesso un <strong>giudice</strong> decide il calendario nei minimi particolari. Così i bambini diventano  «beni mobili», pacchi postali. Due giorni con la mamma, due giorni col papà, un week-end con l’uno, un week-end con l’altro, e via così per tutto l’anno, zainetto al piede.</p>
<p style="text-align: justify;">È soltanto un esempio, che non dà conto degli infiniti casi che possono presentarsi. Il ragazzo, magari già <strong>adolescente</strong>, una volta vorrebbe rimanere a casa della mamma perché lì intorno gravita il gruppo di amici che fa una festa, ma il padre si dispiace: «Non vuoi stare con me. Perché non lo dici chiaramente?» Oppure il bambino è ammalato e ha la febbre, ma l’altro genitore non ci crede, e rivendica il suo diritto: «Questo week-end deve stare con me».  Oppure i figli sono più di uno, e quello più grande è costretto a seguire il fratellino, con cui non ha interessi in comune. Che fare, allora?</p>
<p style="text-align: justify;">La psicologa dell’età evolutiva Simonetta Verdecchia ha una posizione netta: «L’affido congiunto è la soluzione migliore, nessuno lo può contestare. Ma non esiste un diritto dei genitori, esiste soltanto il diritto dei figli. La legge prevede che vadano ascoltati anche loro.»</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Dottoressa Verdecchia, esiste un diritto dei figli a non essere sballottati tra padre e madre?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non ci devono essere partiti presi.  Se un figlio desidera andare alla partita di calcio col padre, deve poterlo fare, anche se sulla carta quel «turno» era della madre. Per mia esperienza, nell’affidamento congiunto l’aspetto rilevante è non avere una casa fissa. Però come viene vissuta questa situazione dipende dall’età del figlio. Per i bambini piccoli la <strong>strutturazione dell’io</strong> è in relazione con un modo di vivere fondato sulla <strong>stabilità</strong>, ma il discorso cambia quando i figli crescono e hanno quindi una <em></em><strong>personalità</strong> più strutturata. Penso che nel corso della separazione varrebbe la pena di riconsiderare, a seconda dell’età dei figli, la divisione dei tempi tra padre e madre.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Quindi  bisogna tornare dal giudice?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non è necessario. Esistono, anche se messi un po’ in ombra negli ultimi anni, i consultori familiari delle Asl distrettuali&#8230; <em>(<a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/pediatria/se-i-figli-di-genitori-separati-diventano-pacchi-postali/4624" target="_blank">Continua a leggere</a>)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/06/Helping-Your-Child-Through-Divorce.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-18883" title="Helping Your Child Through Divorce" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/06/Helping-Your-Child-Through-Divorce.jpg" alt="" width="420" height="300" /></a><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/06/affidamento-congiunto-attenzione-a-non-ricattare-i-figli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LA NUOVA SINDROME DELL&#8217;ERA DIGITALE: LA NOMOFOBIA</title>
		<link>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/04/la-nuova-sindrome-dellera-digitale-la-nomofobia/</link>
		<comments>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/04/la-nuova-sindrome-dellera-digitale-la-nomofobia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 08:20:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fondazione Umberto Veronesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[astinenza]]></category>
		<category><![CDATA[cellulare]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[nomofobia]]></category>
		<category><![CDATA[telefonino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.siamodonne.it/siamodonne/?p=17958</guid>
		<description><![CDATA[«Pensare di perdere il telefonino, restando disconnessi dal proprio mondo di relazioni? Una tragedia» Lo psichiatra Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di neuroscienze dell’azienda ospedaliera Fatebenefratelli di Milano, parla di una nuovissima sindrome, la «nomofobia», abbreviazione del termine coniato in Gran Bretagna (no mobile phobia)  per indicare appunto il terrore di smarrire il  cellulare. I sintomi sono drammatici: «Giramenti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/04/11662-nomofobia-ne-soffre-chi-non-riesce-a-separarsi-dal-cellulare.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-17963" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="11662-nomofobia-ne-soffre-chi-non-riesce-a-separarsi-dal-cellulare" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/04/11662-nomofobia-ne-soffre-chi-non-riesce-a-separarsi-dal-cellulare.jpg" alt="" width="280" height="280" /></a>«Pensare di perdere il telefonino, restando disconnessi dal proprio mondo di relazioni? Una tragedia» Lo psichiatra Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di neuroscienze dell’azienda ospedaliera Fatebenefratelli di Milano, parla di una nuovissima sindrome, la «<strong>nomofobia</strong>», abbreviazione del termine coniato in Gran Bretagna (<em>no mobile phobia</em>)  per indicare appunto il terrore di smarrire il  <strong>cellulare</strong>. I sintomi sono drammatici: «Giramenti di testa,  attacchi di nausea, tremori e sudorazione eccessiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come una droga </strong><strong>-</strong> Sintomi che possono evolvere in tachicardia e dolori al petto. È una sindrome che ha tutte le caratteristiche di una <strong>dipendenza da sostanze di abuso</strong>, e come quelle ha basi biologiche, perché fa riferimento allo stesso circuito cerebrale e ha come mediatore la dopamina.» Uno studio inglese su un migliaio di utilizzatori di cellulare, pubblicato recentemente, ha rivelato che<strong> </strong>il 66% di essi si dichiara «molto angosciato» all’idea di perderlo, e che questa percentuale sale al 76 per cento nei giovani tra i 18 e i 24 anni. Per tutti loro, smarrire il telefonino non solo equivale a perdere i contatti con gli amici, ma anche tutta una serie di servizi considerati ormai irrinunciabili, che sono a disposizione con gli smartphone e con i forfait illimitati:  sapere dove si è, chiedere aiuto se l’auto si ferma,  sapere se ci sono intorno dei ristoranti o dei cinema, acquistare il biglietto ferroviario per il week-end, pianificare la serata, eccetera. Spiega Mencacci: «Il cellulare <strong>viene vissuto come una parte di se stessi</strong>, e smarrirlo è inaccettabile.» È sempre più diffuso il fenomeno di averne due, e Mencacci aggiorna la situazione: «Fino al 2010, tra i possessori di due o più cellulari c’erano più maschi, ma nel 2011-2012 le femmine sono passate in testa.» Perché questo  sorpasso? Risponde lo psichiatra: «Con l’accrescimento tecnologico delle funzioni del cellulare, che l’hanno fatto diventare un <em>multitasking</em> , le donne sono consapevoli di poter fare più cose e il loro senso del dovere, che è molto alto, le spinge a iperconnettersi.»</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se si è innamorati</strong> &#8211; Parlando di uomini e donne, viene in mente l’amore. Che cos’ha cambiato il telefonino, nei rapporti affettivi? <em>(<a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/mente-e-psiche/siete-anche-voi-malati-di-cellulare-/4279" target="_blank">Continua a leggere</a>)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/04/600nomofobia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-17964" title="600nomofobia" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/04/600nomofobia.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/04/la-nuova-sindrome-dellera-digitale-la-nomofobia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LA DEPRESSIONE: UN MALE OSCURO</title>
		<link>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/04/la-depressione-un-male-oscuro/</link>
		<comments>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/04/la-depressione-un-male-oscuro/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 14:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Grimaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.siamodonne.it/siamodonne/?p=15474</guid>
		<description><![CDATA[Svegliarsi la mattina, con gli occhi ancora chiusi… aver voglia solo di rimanere là… immobili, al riparo da tutto, al riparo dalla vita… sentire di non farcela, sapere di dover farcela… sensi di colpa… pensare che se non ci si fosse proprio svegliati sarebbe stato più semplice… pensare di sparire, tanto nessuno soffrirebbe per l’assenza… sentire dentro un vuoto che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/04/depression1600x1200.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-17829" title="depression1600x1200" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/04/depression1600x1200.jpg" alt="" width="600" height="455" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Svegliarsi la mattina, con gli occhi ancora chiusi… aver voglia solo di rimanere là… immobili, al riparo da tutto, al riparo dalla vita… sentire di non farcela, sapere di dover farcela… sensi di colpa… pensare che se non ci si fosse proprio svegliati sarebbe stato più semplice… pensare di sparire, tanto nessuno soffrirebbe per l’assenza… sentire dentro un vuoto che si dilata, tanto più quanto la coscienza si sveglia… un vuoto che risucchia, un vuoto senza fine, nel quale tutto può precipitare.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La <strong>depressione</strong>, un male molto diffuso nel nostro secolo e nella società del benessere. Un male oscuro che ha diviso per decenni gli esperti tra quelli che ne attribuivano un’eziologia biologica e quelli che sostenevano l’importanza di fattori psicologici. Oggi i dati disponibili suggeriscono che la depressione sia una combinazione di <strong>fattori genetici, ambientali e psicologici</strong>, ed il disturbo è riconosciuto e inquadrato anche nel Dsm da precisi criteri diagnostici.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure chi non ha mai vissuto la depressione in prima persona, e non è un esperto, tende ancor oggi a negarne l’esistenza come malattia, attribuendo in buona parte la responsabilità alla mancanza di volontà del depresso o addirittura alla mancanza di carattere. Familiari e amici non fanno altro che esortare il depresso a reagire, a non lasciarsi andare, a combattere, come se egli fosse semplicemente un malato di <strong>pigrizia</strong>. Fanno riferimento, altrimenti, alle disgrazie più gravi della vita, per convincerlo della banalità dei problemi che lo affliggono, tendono a minimizzare. Nessuno spazio di contenimento del dolore psichico atroce, vero, concreto che affligge il malato. Il risultato è che la persona depressa non solo si trova a combattere un male terribile, ma deve farlo nella più completa <strong>solitudine</strong>. Una solitudine non concreta (almeno nei casi più felici), ma affettiva: <strong>mancanza di comprensione</strong> autentica del dolore, mancanza di partecipazione ad esso, assenza di qualsiasi sostegno psicologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella mia esperienza come terapeuta posso testimoniare quanto sia difficile far capire questo a chi sta intorno e si prende cura di una persona depresso. Le resistenze dei familiari sono altissime, nascendo da un senso di impotenza che chiunque prova di fronte al dolore psichico “non possiamo assecondare il dolore”, “tentiamo solo di farlo reagire”. Sicura della buona fede di simili interventi, posso solo affermare con tranquillità che tutto questo non solo non serve, ma isola il malato. Accettare che <strong>la depressione è una malattia curabile</strong> è l’unico modo per aiutare chi si trova in queste condizioni ad occuparsene nel modo più opportuno e consapevole.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">a cura di <em>Psicologiapertutti</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-10621" href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/2011/06/papa-in-gravidanza/logomod-37/"><img src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/06/logomod2-150x67.jpg" alt="" width="150" height="67" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-10621" href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/2011/06/papa-in-gravidanza/logomod-37/"></a><a href="http://www.psicologiapertutti.com/" target="_blank">www.psicologiapertutti.com</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/04/la-depressione-un-male-oscuro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>RESILIENZA: QUANDO LE AVVERSITÀ FANNO CRESCERE</title>
		<link>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/04/resilienza-quando-le-avversita-fanno-crescere/</link>
		<comments>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/04/resilienza-quando-le-avversita-fanno-crescere/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 13:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fondazione Umberto Veronesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[equilibrio]]></category>
		<category><![CDATA[psiche]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[trauma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.siamodonne.it/siamodonne/?p=17728</guid>
		<description><![CDATA[Sei resiliente? Molti non capiranno la domanda. Ma in psicologia si parla sempre più spesso di questa relativamente nuova facoltà: la resilienza. Si può  definirla come la capacità di mantenere o di recuperare il proprio equilibrio psichico quando esposti ad un serio evento avverso (come una grave malattia o un trauma ), trasformando tale evento in un’occasione di crescita personale. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sei resiliente? Molti non capiranno la domanda. Ma in psicologia si parla sempre più spesso di questa relativamente nuova facoltà: la <strong>resilienza</strong>. Si può  definirla come la capacità di mantenere o di recuperare il proprio <strong>equilibrio psichico</strong> quando esposti ad un serio evento avverso (come una grave malattia o un trauma ), trasformando tale evento in un’occasione di <strong>crescita personale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/04/flower_in_desert.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-17767" title="flower_in_desert" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/04/flower_in_desert.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma resilienza non è un concetto della fisica?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo domandiamo al professor Mario Maj, direttore del Dipartimento di psichiatria all’Università Sun di Napoli. «Sì, il termine resilienza  deriva dalla fisica, dove indica la capacità di una materia di <strong>assorbire gli urti senza rompersi</strong>. Oggi si ritiene che la resilienza sia in parte legata a caratteristiche della <strong>personalità</strong> dell’individuo già presenti prima del trauma (ottimismo, capacità di autoregolazione, autostima, capacità di <em>problem solving</em>) ed in parte possa svilupparsi a seguito della “sfida” rappresentata dal trauma. La “traiettoria” delle persone che vanno incontro a più traumi significativi nella propria esistenza può essere caratterizzata, infatti, tanto da una vulnerabilità sempre maggiore quanto da una crescente resilienza».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci sono altri elementi che concorrono?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Altre variabili che sono la tendenza ad attribuire un senso alle cose che accadono, la spiritualità e la capacità di utilizzare le risorse esistenti».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Può spiegare meglio l’apporto della spiritualità?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«La spiritualità (intesa come la ricerca di un significato trascendente dell’esistenza, anche ma non necessariamente attraverso una religione) è stata ripetutamente associata a livelli più elevati di resilienza in persone con patologie mentali (depressione) e fisiche (tumori, gravi cardiopatie)».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma la resilienza si ha o si può imparare?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">« Molti ritengono che la resilienza possa essere insegnata ed appresa (cioè, “costruita” attraverso interventi strutturati) e possa essere “misurata” in modo attendibile, consentendo così di valutare gli effetti degli interventi. Nei bambini che sono stati vittime di gravi traumi sono stati studiati con risultati positivi diversi interventi volti a promuovere la resilienza, sia individuali (ad orientamento cognitivo-comportamentale) che mirati alla relazione genitori-bambino. In questo ambito è stato messo a punto e sperimentato il <em>New Beginnings Program </em>per bambini tra i 9 e 12 anni i cui genitori hanno divorziato».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Che “uso” si può fare di questa facoltà? </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>(<a href="http://www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/mente-e-psiche/come-trovare-la-forza-di-reagire-alle-avversit-/4112" target="_blank">Continua a leggere</a>)</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/04/resilienza-quando-le-avversita-fanno-crescere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>ANORESSIA: RICONOSCERLA SUBITO SI PUÒ?</title>
		<link>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/04/anoressia-riconoscerla-subito-si-puo/</link>
		<comments>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/04/anoressia-riconoscerla-subito-si-puo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 08:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Grimaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[anoressia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.siamodonne.it/siamodonne/?p=15467</guid>
		<description><![CDATA[Allarmante è il dato emerso dalla ricerca condotta da alcuni esperti dell’ Ospedale Niguarda di Milano, dove si trova uno dei centri più importanti d’Italia per la diagnosi e la cura dei disturbi alimentari. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Leggo.it nell’articolo “Anoressia, una paziente su quattro arriva tardi alle cure”. Come è già ben evidenziato dall’articolo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/04/anoressia2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-17667" title="anoressia2" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/04/anoressia2.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Allarmante è il dato emerso dalla ricerca condotta da alcuni esperti dell’ Ospedale Niguarda di Milano, dove si trova uno dei centri più importanti d’Italia per la diagnosi e la cura dei <strong>disturbi alimentari</strong>. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista <a href="http://www.leggo.it/articolo.php?id=89086" target="_blank">Leggo.it</a> nell’articolo “Anoressia, una paziente su quattro arriva tardi alle cure”.</p>
<p style="text-align: justify;">Come è già ben evidenziato dall’articolo, nell’individuazione precoce di un disturbo del comportamento alimentare, una maggiore attenzione da parte della famiglia e dei medici di base potrebbe contrastare il meccanismo di <strong>negazione</strong> tanto diffuso nelle pazienti all’inizio della malattia. Infatti, la prima fase dell’<strong>anoressia</strong> è caratterizzata da un senso di onnipotenza per cui ci si sente in grado di fare tutto, competenti ed estremamente capaci sia a livello cognitivo che a livello fisico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/04/anoressia1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17668" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="diet" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2012/04/anoressia1-260x300.jpg" alt="" width="182" height="210" /></a>Aumentano, pertanto, le prestazioni a scuola come a lavoro, in palestra o nell’ambiente circostante, portando a risultati scolastici e lavorativi brillanti, estenuanti passeggiate ed eccessiva attività sportiva. Questo non fa che camuffare, nell’ambiente familiare e sociale, il <strong>malessere</strong> espresso dalla malattia e dilatare il tempo di accesso alle cure, rendendo la prognosi più sfavorevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Visto che, nella maggiorparte dei casi, la fase di esordio dell’anoressia è compresa <strong>tra i 15 e 16 anni</strong>, è importante che genitori, insegnanti e medici di base siano capaci di individuare i segni di tale disturbo, che possono essere sintetizzati nei seguenti punti: inizio di una dieta ferrea, dimagrimento, maggiore rigidità nella scelta delle cose da mangiare, fissazione rispetto ad alcuni cibi, attività fisica eccessiva e aspetto emaciato, amenorrea (scomparsa del ciclo mestruale per almeno tre mesi). Per quanto riguarda le relazioni con gli altri, si nota una tendenza al perfezionismo, maggiori aspettative nei confronti di se stesse, ipercontrollo e ipercriticismo.</p>
<p style="text-align: justify;">a cura di <em>Psicologiapertutti</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-10621" href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/2011/06/papa-in-gravidanza/logomod-37/"><img src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/06/logomod2-150x67.jpg" alt="" width="150" height="67" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-10621" href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/2011/06/papa-in-gravidanza/logomod-37/"></a><a href="http://www.psicologiapertutti.com/" target="_blank">www.psicologiapertutti.com</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.siamodonne.it/siamodonne/2012/04/anoressia-riconoscerla-subito-si-puo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
