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	<title>Siamo Donne &#187; Diari di viaggio</title>
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	<description>ricette di cucina, video ricette, magazine, blog</description>
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		<title>IL MARE È NOSTRO: DIARIO DI UN&#8217;IMMERSIONE CON BOMBOLE E BREVETTO</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 12:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Balestrieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Hobby]]></category>
		<category><![CDATA[brevetto]]></category>
		<category><![CDATA[hurghada]]></category>
		<category><![CDATA[immersione]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo pezzo è scritto per chi tra voi non ha mai provato la sensazione di immergersi con le bombole nelle acque blu del mare, ed è scritto da chi si è innamorato della sensazione di fluttuare a qualche metro di profondità. Ci tengo a precisare che anche lo snorkeling è perfetto per vedere il regno marino e individuare almeno la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/10/Hurghada-285-Copia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13258" title="Hurghada (285) - Copia" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/10/Hurghada-285-Copia.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
<p>Questo pezzo è scritto per chi tra voi non ha mai provato la sensazione di <strong>immergersi con le bombole</strong> nelle acque blu del mare, ed è scritto da chi si è innamorato della sensazione di fluttuare a qualche metro di profondità.</p>
<p>Ci tengo a precisare che anche lo <strong>snorkeling</strong> è perfetto per vedere il regno marino e individuare almeno la metà dei pesci residenti nella specchio d’acqua dove sguazziamo.</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/10/Hurghada-130-Copia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13259" title="Hurghada (130) - Copia" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/10/Hurghada-130-Copia.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
<p>Quello che il bravo turista armato di colorato boccaglio e goffe pinne non sa,<strong> </strong>è che<strong> con un paio di bombole e un necessario brevetto si può scrutare dietro agli scogli che nascondono i pesci </strong>che sono sfuggiti ai colorati boccagli e alle goffe pinne.</p>
<p>Mi spiego meglio: durante la mia prima immersione non ho certo raggiunto i 40 metri di profondità, mi sono semplicemente sdraiata sul fondale sabbioso e con un grande sorriso ho scoperto che dietro agli scogli <em>corallosi</em> e alle alghe più o meno apprezzate dalla massa di turisti che si tuffa nel mare delle vacanze.. si nascondono tantissimi pesci.</p>
<p>Non che siano timidi, no di certo, proseguono semplicemente la loro vita lontano da occhi, pardon maschere, indiscrete.</p>
<p>Senza andare troppo lontano, un <strong>mare</strong> che vi consiglio per lo snorkeling e le immersioni è quello <strong>egiziano</strong> (ideale in questo periodo per chi cerca una vacanza low cost), qui potete trovare una varietà di pesci e colori incredibili, esseri dalle forme più bizzarre e dalle abitudini inaspettate.</p>
<p>Vige come sempre la regola che <strong>più un pesce vi attira per forma e</strong><strong> colore</strong><strong> e più è probabile che questo pesce sia velenoso</strong>.</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/10/Hurghada-272-Copia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13260" title="Hurghada (272) - Copia" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/10/Hurghada-272-Copia.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
<p>A un occhio attento non potrà sfuggire Nemo che rimane alla difesa della sua ondeggiante anemone, o il pesce palla che cerca qualcuno da cui farsi spaventare. E poi ancora le tartarughe che nuotano a rana verso il blu, o i temibili pesci scorpione che sembrano ammaliare in una danza da <em>geishe</em> prima di sferrare il loro attacco letale.</p>
<p>Saltando in mare alla scoperta del mondo marino può addirittura capitarvi di individuare all’orizzonte una pinna, che vi farà esitare qualche secondo prima del tuffo nel timore che possa essere uno squalo… <em>ma è uno squalo quello all’orizzonte?</em> <em>No senti il suo richiamo, quello è un delfino</em>.. e allora SPLASCH!</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/10/Hurghada-286-Copia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13261" title="Hurghada (286) - Copia" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/10/Hurghada-286-Copia.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
<p>Da piccola invidiavo la Sirenetta per tutto il tempo e la calma che poteva passare <em>in</em><em> fondo a</em><em>l mar</em>, ora ho trovato il mio mezzo per poterlo fare. Con un passo goffo il sub si butta in acqua sollevato dal peso delle bombole che sembrano non dover più gravare sulle sue spalle, e sprofonda lentamente <strong>svuotando la mente da mille pensieri, rimane solo il rumore del suo respiro</strong>,<strong> </strong>sfff… shuuu, sfffff… shuuu, ora è come uno dei tanti pesci.</p>
<p>Il mare è nostro.</p>
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		<title>SAUDADE DO BRASIL: VACANZA IN BRASILE</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 09:29:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Balestrieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Viaggio fotografico nel Brasile che incanta, raccontato con la malinconia di chi l'ha assaporato, visto e compreso: ecco la saudade do Brasil.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/07/bahia-10.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11148" title="bahia (10)" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/07/bahia-10.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
<p>Se la nostra fantasia fosse capace di generare pensieri materici, la spiaggia di Copacabana sarebbe sopraffatta da cumuli di nostri pensieri.</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/07/bahia-8.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11149" title="bahia (8)" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/07/bahia-8.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/07/bahia-7.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11150" title="bahia (7)" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/07/bahia-7.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
<p>Il Brasile è tutto, è Africa ed Europa, è grattacieli ed Amazzonia, ma soprattutto è Carnavao tutto l’anno non solo a Carnevale.</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/07/san-paolo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11151" title="san paolo" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/07/san-paolo.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/07/rio-3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11152" title="rio (3)" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/07/rio-3.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
<p>Un popolo che anche nelle zone povere mantiene un sorriso perché la alegria è bandiera nazionale e va sventolata agli stitici turisti nordici.</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/07/rio-5.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11153" title="rio (5)" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/07/rio-5.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/07/bahia-12.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11154" title="bahia (12)" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/07/bahia-12.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
<p>Ora capisco perché il mondo conosce bene la parola brasiliana saudade.</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/07/rio-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11155" title="rio (1)" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/07/rio-1.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
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		<title>VIAGGI: AL GALOPPO NELLA FRANCIA INESPLORATA</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 09:13:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Balestrieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Parigi, Parigi, Parigi, la bellezza della capitale francese ammalia anche il turista più esperto. Meta tipica degli amori romantici e traguardo di qualsiasi viaggiatore.. i francesi, le baguette, i bohémienne.. Ma basta!!! La Francia non è solo Parigi! [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parigi, Parigi, Parigi, la bellezza della capitale francese ammalia anche il turista più esperto.</p>
<p>Meta tipica degli amori romantici e traguardo di qualsiasi viaggiatore.. i francesi, le baguette, i bohémienne.. Ma basta!!!</p>
<p>La Francia non è solo Parigi!</p>
<p>La Francia è ben altro, è colline verdi, contadini baffuti, casette coperte di fiori, cavalli che spuntano dai canneti, monasteri immersi in campi di lavanda, e soprattutto Champagne e Cassis.</p>
<p>Questa è la Francia <em>non conventionnelle</em> che fa innamorare e che mi ispira a scrivere questo articolo.</p>
<p>Questo autunno sono scivolata tra i campi rossi della Linguadoca, terra anticamente calpestata dai Cavalieri Catari, lì è facile alzare gli occhi al cielo e trovarsi circondati da castelli arroccati, aggrappati alle pietrose montagne come se avessero paura di perdere l’equilibrio.</p>
<p>Giusto per capirci meglio, i Catari erano quelli che combatterono nelle guerre cristiane del Medioevo e che generarono storie e leggende che rendono più affascinanti questi luoghi, per lo più finivano trucidati o trucidavano a loro volta, insomma gente simpatica!</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/06/LINGUADOCA-28.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10900" title="LINGUADOCA (28)" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/06/LINGUADOCA-28.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
<p>Il tour che vi consiglio vi porterà a Montpellier, elegante città francese che amalgama i colori azzurri con un ipnotico profumo di croissant. Attraversata anche dal Cammino di Santiago (qui <em>Pèlerinage de Saint Jacques</em>), è una città fresca e moderna che accoglie i suoi visitatori con le più profonde tradizioni della Regione del Rossiglione.</p>
<p>Il mio consiglio è quello di noleggiare una macchina per non perdersi i colori delle lagune e delle campagne che sommergono questa regione, così potrete arrivare fino a Carcassonne e Narbonne, città che sembrano aver preservato il clima medioevale in tutte le sue caratteristiche più variopinte.</p>
<p>E infine si possono chiudere le nostre stropicciate guide turistiche e rilassarsi sulle coste sempre più catalane dei paesini di Gruissan e Colliure, uno acchiocciolato attorno a un castelletto e uno posizionato a specchio di fronte al collega spagnolo Cadaqués.</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/06/LINGUADOCA-190.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10902" title="LINGUADOCA (190)" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/06/LINGUADOCA-190.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
<p>Borghi dipinti in una realtà poco reale, accarezzati dai pennelli di molti impressionisti e fauvisti, e fonte di ispirazione di diversi poeti. Qui non c’è bisogno di monumenti per ammaliare i visitatori, qui qualsiasi fotografo inesperto diventa un bravo.</p>
<p>Le vostre gambe potranno rilassarsi con delle camminate in spiaggia, i vostri capelli potranno perdersi nel vento delle galoppate a cavallo e le vostre pance potranno gioire della cucina locale e soprattutto dei vini di queste terre che zittiscono qualsiasi sommelier italiano.</p>
<p>Uscendo dal cliché della Costa azzurra, questa volta vale la pena di esplorare questo insolito ovest francese, un po’ lontano dalle nostre coste ma proprio per questo fortunatamente carente di turisti chiassosi.</p>
<p>Tramonti che scendono sulle rosse vigne e mercatini di pesce pittoreschi, un’atmosfera che si può descrivere solo con la parola: “francese” e che non ha nulla a che vedere con la pur sempre spettacolare ma un po’ oberata capitale Parigina.</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/06/LINGUADOCA-28.jpg"></a><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/06/LINGUADOCA-168.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10901" title="LINGUADOCA (168)" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/06/LINGUADOCA-168.jpg" alt="" width="600" height="300" /></a></p>
<p>Giulia Balestrieri</p>
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		<title>VIAGGI: UN GIRO NELL’INDIA DEL DIETRO CARTOLINA</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 12:59:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Balestrieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Reportage dell'India vera, tra misticismi orientali, mucche sacre e meditazione. Viaggio contemplativo alla ricerca della vera anima di questo splendido paese.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Facciamo finta per un momento di non aver letto i mille articoli di Madonna, Lady Gaga e qualsiasi altra icona recentemente convertita alle mistiche religioni orientali e cerchiamo di capire il vero, crudo e sensazionale oriente. Quello che solo Sandokan ha visto.. si ma non Kabir Bedi all’Isola dei famosi, il Sandokan vero! Insomma provate a seguirmi nella vera India…</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/06/india-914.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10728" title="india (914)" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/06/india-914.jpg" alt="" width="550" height="350" /></a></p>
<p>Nell’immaginario mondiale l’India è sempre stata vista come posto di profonda meditazione, di ritrovo di se stessi.</p>
<p>Parliamoci chiaro: chi di noi non ha mai pensato allo stereotipo del giovane ventenne che parte con uno zainone sulle spalle e una riserva di calzini puliti pronto a camminare km e km a piedi, e a prendere bus iper-ultra-sovraffolati per girare queste terre orientali?</p>
<p>Quei giovani che hanno tutti l’aria di sembrare amici di Crocodile Dundee, pronti a partire per lo Zimbabwe domani senza sapere dove si trova, ma in realtà rigorosamente attrezzati con una Guida Touring e una lista di consigli della mamma nel taschino.</p>
<p>Insomma per farla breve, io in India ci sono stata, anche se non con lo zainone sulle spalle, non con una sacca di 20 calzini e senza aver l’aria del io-sopravvivo-anche-senza-l’autan.</p>
<p>Vi voglio raccontare le mie impressioni e vi voglio dire che più mi immergevo nell’India vera e meno mi sembrava un luogo dove trovare il filo d’Arianna.</p>
<p>L’India è il Caos, la puzza, lo sporco, è la vita umana senza ordine e buonsenso.</p>
<p>In una strada fuori da Delhi si possono incontrare mucche, capre, fachiri, scimmie, macchine, scoiattoli, bebè, cani, zoppi, TucTuc, e autobus in evidente overbooking.</p>
<p>Come si fa a sopravvivere in questo casino?</p>
<p>L’impatto con la vita cruda è immediato, basta provare ad attraversare la strada per rischiare di essere stirati da uno a scelta degli elementi citati. La vita ti passa davanti, fai un ultimo rapido balzo verso l’altro capo della strada e respiri la vittoria dell’essere sopravvissuto.</p>
<p>Si bè, respiri è una parola forte, l’aria dell’India non si può certo definire pulita, e forse in alcune zone non si può neanche definire “aria”.</p>
<p>Vivendo cinque anni a Milano sono sempre stata messa in guardia sulle famose polveri sottili, mi chiedo cosa penserebbe un indiano di Delhi se venisse un giorno nella capitale lombarda, probabilmente avrebbe la stessa espressione di Messner finché beve l’acqua Levissima.</p>
<p>Una moltitudine di donne che lavorano, portano vasi, spostano legna, cucinano, vendono, cuciono, allattano, lavano, salutano, e una moltitudine di uomini che giocano a carte o attendono per strada immobili guardando l’orizzonte (forse nell’attesa di un giocatore di carte che si è perso).</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/06/india-739.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10729" title="india (739)" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/06/india-739.jpg" alt="" width="550" height="350" /></a></p>
<p>Ma non voglio darvi l’impressione sbagliata: l’India è bella, stupenda, vera.</p>
<p>Solo non è come quella delle cartoline, ma che importa?</p>
<p>Una donna con il sahari arancione china in mezzo ai cavoli nel mercato della mattina cattura la nostra attenzione più di uno qualsiasi dei nostri monumenti europei.</p>
<p>Svolti un angolo e ancora turbanti rosa, case azzurre, tendaggi rossi, colore e colore.</p>
<p>Tutti i colori che noi abbiamo perso sono scappati in India contaminando questa terra di luce.</p>
<p>Per questo gli hippie americani si perdono qui alla ricerca di qualcosa che la loro cara America non può dare.</p>
<p>La religione c’è, l’aria ne è pervasa, ma non è la religione delle nostre chiese, quella che guai a parlare durante la messa, quella delle candele e delle luci basse e quella delle ginocchia coperte e degli abiti seri.</p>
<p>Il misticismo orientale scende nelle vie, avvolgendo le mucche sacre (almeno una per via) e le loro enormi cacche (molto poco sacre), portandoci fino agli altarini di Ganesha, il dio-salva-tutto.</p>
<p>E poi migliaia di templi, di diversi credo, costruiti uno affianco all’altro, aprendoci gli occhi sul rispetto tra religioni.</p>
<p>Ed è proprio lì che mi viene da chiedermi se non sia sbagliata la scala di misura del paese più evoluto.</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/06/india-692.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10730" title="india (692)" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/upload/2011/06/india-692.jpg" alt="" width="550" height="350" /></a></p>
<p>E così arriva il momento di tornare, con tanti ricordi negli occhi, e dopo aver sperperato tutti i miei averi in mance obbligatorie, faccio un’ultima riflessione su questo senso mistico che non ci appartiene, su questi colori che ci intimoriscono e poi.. e poi sullo sporco, la puzza, la fame, la vita.</p>
<p>Questa è l&#8217;India che ho conosciuto.</p>
<p>Giulia Balestrieri</p>
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		<title>A SAN GREGORIO ARMENO SI RINNOVA LA TRADIZIONE DEL PRESEPE  NAPOLETANO</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Dec 2010 08:07:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Wilma Malucelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Maradona]]></category>
		<category><![CDATA[presepe]]></category>
		<category><![CDATA[presepe napoletano]]></category>
		<category><![CDATA[Sacra Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[San gregorio Armeno]]></category>
		<category><![CDATA[Tiridate]]></category>

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		<description><![CDATA[Un intero quartiere a San Gregorio Armeno rinnova ogni anno la magia del Natale nel solco di una tradizione che affonda le sue radici molto lontano… ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fecero il giro del mondo le immagini di Maradona… nel presepe! Con i pastori, il bue e l’asinello, la statuina dell’idolo dei tifosi napoletani accanto alla Sacra Famiglia segnò la glorificazione di un campione e l’espressione del genio e dell’inventiva dei napoletani.</p>
<p>Un intero quartiere a San Gregorio Armeno rinnova ogni anno la magia del Natale nel solco di una tradizione che affonda le sue radici molto lontano…</p>
<p>Il primo regno cristiano della storia nacque nel 301 in Armenia grazie alla predicazione di San Gregorio: fu lui a diffondere il messaggio della nuova fede alla corte del re armeno Tiridate e a convertirlo miracolosamente insieme al popolo tutto, rafforzando nel contempo l’unità dello stato stesso. Il punto focale della storia armena è questo e Gregorio, che ne fu l’artefice, è l’ “Illuminatore”, il fulcro da cui si irradiarono cultura, arte e vita politica. Ma le spoglie del santo non rimasero in quella terra, nelle regioni del Caucaso: in seguito a drammatiche vicende e fra mille peripezie, approdarono infine a Napoli dove furono custodite nella bella chiesa di San Gregorio Armeno. Perché dunque, verrebbe da chiedersi, le reliquie del santo, protagonista della conversione di questo popolo, da sempre animato da un profondissimo sentimento di identità nazionale cristiana, non riposarono alle falde del biblico monte Ararat, simbolo dell’Armenia? Il fortunoso “trasferimento” si deve ad  alcune monache che fuggirono da Costantinopoli a Napoli, per scampare alla persecuzione da parte di un imperatore bizantino e per mettere in salvo le preziose reliquie minacciate da una furiosa iconoclastia che stava sconvolgendo l’Impero Romano d’Oriente. Le coraggiose suore decisero di salvare le spoglie del santo protettore della loro chiesa, rifondandola lontano in un luogo più sicuro, dove egli avrebbe riposato in pace. Sorse così, nel cuore della città partenopea, una splendida chiesa con l’attiguo monastero, di rara bellezza, da cui si domina l’intero golfo.</p>
<p>Dall’ottavo secolo le reliquie di San Gregorio erano rimaste qui, onorate e venerate, fino a quando nel 2001 Papa Giovanni Paolo II° decise di restituirle al giovane stato armeno, che aveva trovato finalmente libertà e pace e celebrava solennemente i 1700 anni della sua cristianizzazione. Nel quartiere in cui sorge la chiesa di San Gregorio Armeno si è perpetuata la tradizione del Presepe artistico: la via San Gregorio è infatti il cuore della Napoli artigiana, dove la lavorazione e l’intaglio del legno fioriscono da secoli, ed è soprattutto la più celebre strada specializzata nella lavorazione e creazione dei presepi. Qui a novembre e dicembre gli artisti espongono le loro originali creazioni rinnovando e innovando quella tradizione che fin dal 1200, quando San Francesco a Greccio depose in un’umile mangiatoia le immagini della Sacra Famiglia, continua ad affascinare il mondo. E chi visita la storica chiesa può ripercorrere al suo interno la storia di San Gregorio negli splendidi affreschi di Luca Giordano e nei numerosi dipinti che ornano le cappelle laterali; il chiostro del convento, elegante e scenografico, sebbene ricostruito nel 1500, ci riporta a quei secoli lontani in cui si compirono terribili drammi e in cui emerse luminoso il coraggio delle monache armene.</p>
<p>Wilma Malucelli</p>
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		<title>LA “ MADONNA DEL FUOCO” DELLE CANARIE:  LANZAROTE “SANTUARIO” DEI VULCANI</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 14:41:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Wilma Malucelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Davvero spettacolare è il Parco Nazionale dei Vulcani, esteso su una vasta area, che tremende eruzioni, fra il 1730 e il 1736, ricoprirono di lava e cenere, seppellendo ben 14 villaggi. Credenze popolari rimandano a eventi miracolosi e narrano che la Vergine stessa pietosa fermò finalmente il fiume di fuoco e la Virgen de los Volcanes divenne da allora la Patrona dell'isola. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Davvero spettacolare è il Parco Nazionale dei Vulcani, esteso su una vasta area, che tremende eruzioni, fra il 1730 e il 1736, ricoprirono di lava e cenere, seppellendo ben 14 villaggi. Credenze popolari rimandano a eventi miracolosi e narrano che la Vergine stessa pietosa fermò finalmente il fiume di fuoco e la Virgen de los Volcanes divenne da allora la Patrona dell&#8217;isola.</p>
<p><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/lanzarote.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7680" title="lanzarote" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/lanzarote-300x225.jpg" alt="lanzarote" width="300" height="225" /></a></p>
<p>La furia del vulcano da tempo è cessata ma sotto la crosta lavica ribolle ancora il magma e il tremendo calore che emana viene abilmente sfruttato per ottimi barbecue, allestiti dal ristorante &#8220;El Diablo&#8221;, sorto in cima a un cratere. L&#8217;ardita costruzione panoramica si deve al genio di César Manrique, l&#8217;artista di Lanzarote, che volle così valorizzare quella desolata plaga dove  ancora tangibili sono i segni delle forze della natura. Non è possibile avventurarsi a piedi da soli nel parco, poiché le insidie del vulcano sono subdole e pericolose; occorre dunque accomodarsi su un autobus a disposizione dei turisti e godere dal finestrino lo spettacolo emozionante. Pare davvero di essere stati catapultati sulla luna: questo deserto spettrale fu mostrato infatti ai primi astronauti che avrebbero toccato il suolo lunare, perché si abituassero a quel panorama. Ma Lanzarote non è solo l&#8217;isola della solitudine &#8220;cosmica&#8221;, anzi, lungo la costa meridionale è animata, vivace e attraente, senza eccedere mai e senza cadere nel kitch del turismo di massa. Bianchi villaggi, costruiti nel rispetto dei canoni tradizionali, tipici delle Canarie, accolgono i turisti, scesi dal nord Europa alla ricerca di un clima secco e perennemente mite. Chiare e fresche sono le acque del mare alle Canarie, a causa di una corrente fredda che dall&#8217;Atlantico settentrionale arriva a lambirle, abbassandone la temperatura anche in piena estate. Arrecife, il capoluogo dell&#8217;isola, Teguise, Puerto del Carmen sono solo alcune delle località più frequentate ma fortunatamente non cementificate, in virtù di severe norme di rispetto e conservazione del paesaggio naturale. La valorizzazione delle peculiarità dell&#8217;ambiente di Lanzarote, decretata nel 1993 dall&#8217;UNESCO &#8220;Riserva della Biosfera&#8221;, si deve a Manrique e a chi, dopo la sua morte, ne sta seguendo le orme. Spettacolare l&#8217;auditorium che egli ricavò da una grotta naturale scavata nella lava; qui l&#8217;acustica perfetta si coniuga con la suggestione dei riflessi dell&#8217;acqua di un piccolo lago interno dove vivono minuscoli gamberi bianchi ciechi, una specie unica, che popola questa cavità. Dopo essere discesi nel tunnel di lava, è altrettanto bello, nelle giornate limpide, salire al Mirador del Rio, un terrazzo belvedere ideato da Manrique, che lo ricavò da un antico bunker posto a guardia dello stretto canale che separa Lanzarote dalla piccola Isla Graciosa. Da questo balcone affacciato sull&#8217;Oceano a 500 metri d&#8217;altezza, in un unico colpo d&#8217;occhio si possono abbracciare vulcani e mare e si può scorgere l&#8217;Africa così vicina&#8230; tenendo i piedi in Europa.</p>
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		<title>IN VIAGGIO IN EGITTO</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 08:36:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Wilma Malucelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un viaggio in Egitto. Alessandria, faro di civiltà. La splendida capitale dei sovrani tolomei. Tutto cominciò qui, da quella mitica ricchissima biblioteca voluta dai sovrani Tolomei nella loro splendida capitale, che dominò sul Mediterraneo per quasi tre secoli. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ALESSANDRIA, FARO DI CIVILTA&#8217;.<br />
</strong></p>
<p><strong>LA SPLENDIDA CAPITALE DEI SOVRANI TOLOMEI.</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/egitto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7437" title="egitto" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/egitto-300x200.jpg" alt="egitto" width="300" height="200" /></a><br />
</strong></p>
<p>Tutto cominciò qui, da quella mitica ricchissima biblioteca voluta dai sovrani Tolomei nella loro splendida capitale, che dominò sul Mediterraneo per quasi tre secoli. Centro di cultura scientifica e letteraria e faro di civiltà, Alessandria portava nel suo nome il suo destino di dominio. Fondata dal giovane sovrano macedone mentre ancora la lotta contro il nemico persiano divampava, superò qualsiasi altra città e solo Roma poté piegarla e assoggettarla. Teatro degli amori e degli odi di Cleopatra, la settima regina a portare questo nome nella dinastia tolemaica, irradiava luce dal suo porto: sull&#8217;isoletta di Pharos, posta lì davanti, prese nome il fascio di luce che da sempre guida i marinai. Nulla più resta dello spettacolare faro, una delle sette meraviglie del mondo antico: un tremendo terremoto lo fece crollare e inabissare. L&#8217;isoletta stessa ora è collegata alla città da un terrapieno e lo splendido lungomare, la Corniche, si prolunga per chilometri. E&#8217; bello percorrerlo in carrozzella e gustarne i colori intensi del tramonto, quando &#8220;il sole rapisce la città&#8221;, così dice Giuseppe Ungaretti, che vi era nato nel 1888; è dorata la luce di Alessandria, limpido e terso il cielo, spazzato dal vento che spira dal mare. E proprio in fondo al mare giacciono ancora preziosi reperti archeologici: frammenti di statue, volti di sovrani e divinità, colonne e capitelli di palazzi e templi, l&#8217;intero &#8220;porto sepolto&#8221;, come ricorda lo stesso Ungaretti. L&#8217;archeologia subacquea sta restituendo alla città ciò che il saccheggio di secoli non è riuscito a sottrarle: le sabbie dei fondali marini hanno custodito tesori che riemergono mano a mano che l&#8217;esplorazione e il recupero procedono. Non bisogna dunque cercare ad Alessandria grandiosi monumenti, bisogna invece assaporarne l&#8217;atmosfera, rievocare con gli occhi della mente antichi scenari per avvertirne le suggestioni. Alessandria va scoperta girando a piedi fra le viuzze su cui si aprono i tipici caffè, dove la sera gli uomini si riuniscono a fumare il narghilè e giocare a dama. Per gli occidentali non mancano deliziose pasticcerie, ristoranti dai gustosi menu a base di pesce e locali storici che rievocano i fasti degli anni venti. Sulla centrale piazza Zaghloul si affacciano l&#8217;elegante ristorante Trianon e il &#8220;mitico&#8221; hotel Cecil, un bell&#8217;edificio liberty che da ottant&#8217;anni ospita illustri personaggi. Quanti politici, scrittori, attori sono saliti su quei due ascensori gemelli in ferro battuto fino all&#8217;elegante suite al secondo piano! Nel salone del bar al primo piano, oggi chiamato Monty bar, il generale Montgomery sorseggiava un drink mentre elaborava i piani di guerra contro Rommel, la &#8220;volpe&#8221; che avanzava minacciosamente nel deserto alla volta di Alessandria.</p>
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		<title>50 ANNI DI REVOLUCIÒN CUBANA</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 08:56:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Wilma Malucelli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il mito del Che</strong></p>
<p>E&#8217; gennaio 2009 e sono passati esattamente cinquant&#8217;anni dal trionfo della Revoluciòn castrista: era l&#8217;otto gennaio del 1959 quando i rivoluzionari conquistarono l&#8217;Avana, entrandovi trionfalmente dopo la fuga di Fulgencio Batista, che trovò rifugio a Santo Domingo. Un cinquantenario un po&#8217; &#8220;in sordina&#8221;, senza eccessive celebrazioni, senza proclami&#8230; forse il grave stato di salute di Fidel ha impedito ai Cubani di festeggiare con enfasi la ricorrenza. Qualche manifesto celebrativo, qualche foto d&#8217;epoca degli eroi della Rivoluzione e alcune scritte che inneggiano agli ideali che guidarono il movimento castrista. Ma su tutti domina sempre lui, il Che, ovunque ci segue il suo volto immortalato da grandi fotografi: lo scatto famoso di Alberto Korda, divenuto emblema delle proteste giovanili, simbolo di ideali che non moriranno mai, è il leit-motiv delle generazioni della seconda metà del Novecento, delle loro inquietudini e ribellioni. A Santa Clara incrocio la &#8220;Carovana della Libertà&#8221;, che ripercorre le tappe della Rivoluzione fino a Santiago de Cuba; c&#8217;è anche uno sparuto gruppetto di reduci del &#8217;59, con le divise militari e le medaglie sul petto, che rende omaggio al monumento del Che. Dal 1997 i resti del Comandante, rinvenuti in Bolivia in una fossa comune, riposano nel mausoleo insieme con quelli dei suoi compagni, che trovarono la morte con lui nel paese sudamericano; c&#8217;è anche una donna, la guerrigliera Tania, sepolta nella cripta degli eroi. L&#8217;adiacente museo ripercorre tutte le tappe della vita di Ernesto &#8220;Che&#8221; Guevara attraverso le foto, i documenti e gli oggetti appartenuti a lui: l&#8217;orologio, il binocolo e quel basco che, calato sulla fronte, gli &#8220;imbrigliava&#8221; i capelli. Le numerose immagini ci restituiscono anche la dimensione familiare e privata di quell&#8217;uomo che la tragica morte ha consacrato per sempre alla storia. Ovunque riecheggiano le canzoni dedicate a lui, alcune famose altre meno, ma altrettanto struggenti e melodiose: le cantano dal vivo i moderni menestrelli nella &#8220;Casa della Trova&#8221;, i luoghi di ritrovo per musicisti, dove si ascolta musica sorseggiando un drink. Questi &#8220;trovatori&#8221; incarnano l&#8217;anima profonda del popolo, che nei canti traduce la sua storia e le sue passioni, il suo amore per la vita, la sua nostalgia&#8230;</p>
<div id="attachment_6511" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/img_1807.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6511" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/img_1807-150x150.jpg" alt=" " width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Un mix di tutti colori della pelle e degli occhi, una mescolanza di lineamenti, un caleidoscopio di razze forma il popolo cubano, composito ed eterogeneo, ma armoniosamente fuso all&#8217;interno di quest&#8217;isola così speciale, così unica. Osservo la gente mentre mi aggiro fra i vicoli dell&#8217;Avana vecchia, dove &#8220;miseria e nobiltà&#8221; si mescolano, dove palazzi oggi fatiscenti recano i segni di un passato splendore, che riemerge via via dopo i recenti interventi di recupero voluti dall&#8217;Unesco.</p>
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		<title>VIAGGIO IN MEDIO ORIENTE parte II</title>
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		<pubDate>Sun, 02 May 2010 06:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Reni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sulla via che ci conduce verso il sud della Giordania, abbiamo due tappe d’obbligo: il Monte Nebo, da dove Mosè vide la Terra Promessa prima di morire, e il Mar Morto, situato nel punto più basso della terra ( a 397 m sotto il livello del mare) in cui, a causa dell’elevata salinità, si galleggia come turaccioli. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Sulla via che ci conduce verso il sud della Giordania, abbiamo due tappe d’obbligo: il Monte Nebo, da dove Mosè vide la Terra Promessa prima di morire, e il Mar Morto, situato nel punto più basso della terra ( a 397 m sotto il livello del mare) in cui, a causa dell’elevata salinità, si galleggia come turaccioli.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Finalmente, dopo centinaia di km di terra desertica, eccoci a Petra. L’attesa di vedere il famoso sito archeologico è grande, ma la visione di sguincio tra le pareti scoscese del canyon, della famosa facciata del palazzo dei Nabatei, lascia tutti senza fiato e senza la minima traccia di disattesa. Il gioco di luce ed ombra sulla roccia arenaria che cangia dal rosa al rosso ocra, a seconda dell’inclinazione del sole, rende ancora più spettacolare la visione di ciò che via via si rivelerà come un vasto ed articolato comprensorio archeologico, con palazzi, tombe, un anfiteatro e colonnati, a testimonianza del fastoso passato. La città fu costruita nel III secolo a.C. dai Nabatei che letteralmente la scavarono lungo le falesie rocciose, in una zona di controllo strategico delle rotte commerciali che collegavano Gaza e il Mar Rosso a Damasco e all’Arabia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/petra03.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6315" title="petra03" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/petra03-225x300.jpg" alt="petra03" width="225" height="300" /></a><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il sole che non molla la sua presa su di noi, fino al tramonto, contribuisce a farci sentire onesti retributori di tanta magnificenza, così a lungo celata al mondo. Petra, infatti fu scoperta quasi ‘per caso’da Johan Ludwig Burckhard che in viaggio da Damasco al Cairo, a Jerash, sentì alcuni racconti relativi alle rovine nascoste fra le montagne del Wadi Musa. Apprese anche però, che gli abitanti del luogo erano molto diffidenti nei confronti degli stranieri, così vestito da beduino, parlava inoltre perfettamente l’arabo, si inventò una scusa con la guida e i portatori e potè, anche se fugacemente, visitare il favoloso sito. Grazie a lui, è stata rivelata al mondo l’esistenza della ‘città rosa’.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il Wadi Rum, qualche km più a sud, a un’ora e mezzo di pullman, è il nostro assaggio di avventura a contatto con il deserto e i suoi graffiti ultramillenari incisi nella roccia. In bilico sulle Toyota scassate, lungo le piste di sabbia, percepiamo, avvolti nei nostri turbanti posticci, per sopravvivere alla canicola, quale ardore deve avere suscitato in Lawrence d’Arabia quella terra indomita, giusto retaggio dei suoi guerrieri e non un bottino di un popolo lontano e in marsina.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il viaggio, da quel momento, si volge verso nord, sulla strada del ritorno, e ci fa dono dell’ultima perla, nella città romana di Jerash, a nord di Amman.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Le vestigia romane ci accolgono con l’arco di trionfo dell’Imperatore Adriano, del 129 d.C. e si aprono ai nostri occhi con un susseguirsi di templi, teatro e piazza colonnata da cui si diparte il cardo maximus, la strada principale delle città romane, nota anche come strada colonnata, tra i meglio conservati nel mondo. Jerash raggiunse l’apice del proprio sviluppo nel III secolo quando le venne conferito lo status di colonia, dopo che già Traiano, annettendo il regno dei Nabatei (106 d.C. circa), aveva fatto affluire alla città enormi ricchezze.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il lungomare di Tel Aviv, alla vigilia della partenza, decisamente sulla via del ritorno, ci accoglie elegante, senza traccia d’inquietudine, nemmeno remota, con i suoi moderni palazzi bianchi quasi lambiti dalle onde del Mediterraneo, consentendoci un riposo ancora in itinere, grazie al quale ci sentiamo veterani viaggiatori già desiderosi, al cospetto del mare, di nuove partenze.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/petra02.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6314" title="petra02" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/petra02-200x300.jpg" alt="petra02" width="200" height="300" /></a><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
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		<title>VIAGGIO IN MEDIO ORIENTE</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 11:45:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Reni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di viaggio]]></category>
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		<description><![CDATA[Un viaggio in Medio Oriente, come suggerisce Gianna Nannini nella sua canzone, è un’avventura in una terra dal fascino speziato e dalle profonde ed intricate radici culturali e religiose, in cui il senso dell’ospitalità si mescola con un deciso senso dell’onore e con una suscettibilità di sentimenti, che noi occidentali proviamo ormai solo negli ingorghi stradali. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Un viaggio in Medio Oriente, come suggerisce Gianna Nannini nella sua canzone, è un’avventura in una terra dal fascino speziato e dalle profonde ed intricate radici culturali e religiose, in cui il senso dell’ospitalità si mescola con un deciso senso dell’onore e con una suscettibilità di sentimenti, che noi occidentali proviamo ormai solo negli ingorghi stradali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Israele e Giordania, in un binomio reso inscindibile dagli eventi storico-politici, sono quasi sempre abbinate, grazie alla contiguità geografica, per chi, in visita a Gerusalemme, non volesse farsi sfuggire le mirabilie di Petra o l’incredibile deserto del Wadi Rum.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/jerusalem-1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6268" title="jerusalem-1" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/jerusalem-1-300x200.jpg" alt="jerusalem-1" width="300" height="200" /></a><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">‘Siamo tutti figli di Abramo’, recitano i saggi delle tre religioni monoteistiche, che nella loro capitale morale e spirituale, Gerusalemme, si intersecano senza mai confondersi. Gerusalemme, intagliata nella pietra bianca, incastonata da mura millenarie, è un gioiello architettonico che brilla al tramonto, soffuso della luce color cipria del sole sulle sue pietre intrise di storia, in cui spicca la cupola d’oro della moschea di Omar. Circondata dalle colline punteggiate di chiese che testimoniano nel silenzio degli ulivi e dei cipressi<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>ciò che avvenne più di duemila anni fa, è<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>anche un miracolo, pur se controverso, della storia dell’uomo, che ha pensato se stesso in relazione all’Assoluto. Miracolo, per la convergenza storica dei diversi aspetti cruciali di tale relazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Si accede alla Città Vecchia tramite porte, eredità lasciata da Solimano il Magnifico, che ne ordinò la costruzione tra il 1537 e il 1542, e che introducono al dedalo misterioso di vicoli, tra cui la Via Dolorosa, da cui si accede ai luoghi sacri per eccellenza venerati dagli ebrei, dai cristiani e dai mussulmani: il Muro del Pianto, il Santo Sepolcro e la Cupola della Roccia, in un’inscindibile miscellanea di emozioni. E’ come percorrere il tunnel delle meraviglie che ci sorprende in modo sempre diverso e ci fa rimanere a bocca aperta. Il pulviscolo delle confessioni segmenta la divisione di chi legge in modo diverso le scritture: armeni, copti, sciti, sunniti ed ortodossi, tutti riuniti attorno ai siti sacri, impugnando i loro diritti e venendo anche alle mani quando l’atmosfera si ‘accende’.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><a href="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/wailing-wall-jerusalem2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6270" title="wailing-wall-jerusalem2" src="http://www.siamodonne.it/siamodonne/wp-content/uploads/wailing-wall-jerusalem2-300x200.jpg" alt="wailing-wall-jerusalem2" width="300" height="200" /></a><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Nelle ore della preghiera, in giorni diversi a seconda della confessione, le botteghe chiudono i battenti e segnano gli invisibili confini della città. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il Venerdì Santo, giorno della Pasqua ebraica, noi del gruppo, partito da Mantova il giorno precedente, ci troviamo in giro per la Città Vecchia in ordine sparso, ognuno immerso nella sua intima esplorazione; seguendo in modo spontaneo il flusso di ebrei ortodossi che come nero sciame, elegante, composto, e silenzioso, con altrettanti bambini al seguito, si dirige verso il suo luogo di culto, accedo sospinta dalla folla, non senza prima passare al vaglio dei rilevatori elettronici, al cospetto del venerando Muro del Pianto, il magnete di tanta folla, non festosa ma sicuramente compunta, che ripercorre ogni volta la memoria di una diaspora millenaria di un popolo che fatica a trovare la pace e che solo nel 1948 ha trovato una patria. Il Muro, alla luce calda del tramonto, si staglia forte e massiccio e si sente in modo tangibile che ciò che rimane del tempio di Salomone, dopo la terribile distruzione perpetrata da Tito e che ha lasciato gli ebrei orfani della loro città, rappresenta il sacro luogo identitario di un popolo, perennemente in bilico fra stabilità ed erranza, fra guerra e pace, fra passato e speranza del futuro. In silenzio, anch’io ho affidato al vetusto testimone la mia speranza mortale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Dopo la visita a Betlemme che con il suo muro’politico’ ci ha ricordato di essere in territorio palestinese mentre le sue chiese parlano di un passato ben più vivacemente mescolato, con la Basilica della Natività che è luogo evocativo della nascità di Gesù e la più antica chiesa tuttora in funzione, voluta da Elena Augusta, madre di Costantino nel IV secolo, ci rechiamo a Nazareth, centro della Galilea, in cui i crociati fecero costruire due chiese, una dedicata all’Annunciazione e l’altra all’Arcangelo Gabriele. Arriviamo a Nazareth percorrendo la valle del Giordano, ombreggita da palmeti in lunghe file ordinate che la dicono lunga, assieme alla terra coltivata dei Kibbutz, sulla caparbia capacità degli ebrei di stllare vita da una terra austera. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Arrivando al Ponte di Allenby, evocatore del lungo periodo di protettorato inglese in Palestina, passiamo il controllo accigliato della dogana israeliana e ci ‘consegnamo’ a quella giordana, in vista della prossima tappa del nostro viaggio: Petra, direzione sud-sud-est!</span></p>
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