MODA: UNA BATTAGLIA A COLPI DI STILETTO

Moda Mon Amour — di Alizeh de Beauvais il 8 novembre 2009 alle 12:15

A che cosa si ispira la moda oggi, in un tempo in cui ogni canone è sovvertito, capovolto o stravolto, in un’epoca che viene dopo la post-modernità e in cui è ammesso tutto e il contrario di tutto. In un mondo in cui una tendenza ha durata effimera, presto soppiantata da un’altra di segno opposto e altrettanto priva di fondamento?

Che Figura! Collage di Alizeh de Beauvais

Che Figura! Collage di Alizeh de Beauvais

Se da una parte assistiamo al ritorno di pepli e svolazzanti panneggi che rimandano ad uno stile di classica bellezza, sull’esempio delle korai (statuarie fanciulle di pietra, come quelle dell’Eretteo di Atene) o di intangibili dee greche, a significare che il fascino dell’antico e della perfezione estetica non muore mai, d’altro canto la contaminazione di stili penetra ovunque e ha nella moda il suo ambito privilegiato.

Ecco dunque che anche lo stile più classico, il look più etereo e ieratico, si aggiorna  per mezzo degli accessori, proponendo accostamenti inusuali e rivoluzionari, coniugando eleganza e sofisticatezza, non priva di stranezze. L’originalità è un tratto che la moda contemporanea insegue, anche a costo della scarsa vestibilità, dell’assenza di praticità, arrivando fino a sfiorare il ( o a “sforare” nel) ridicolo. Certo molte proposte che si vedono sulle passerelle hanno solo la funzione di richiamare l’attenzione dei media (come i “richiami” dei cacciatori per le anatre, mi si passi la metafora irriverente) e non conosceranno mai il confronto con la quotidianità, con una donna in carne ed ossa.

Ma la tendenza, visto i tempi di crisi, è oggi – anche per le grandi griffes – quella di disegnare capi più portabili, da indossare veramente, e non “abiti civetta”, vestiti iperbolici, che hanno le caratteristiche di opere d’arte più che di capi d’abbigliamento.
Così la distanza tra le donne “vere” e le modelle in passerella un po’ s’accorcia. Il gap tende a scomparire anche per un motivo diametralmente opposto. Le donne che lavorano, ma anche le casalinghe, le giornaliste così come le segretarie o le maestre, le donne-manager tanto quanto le artiste, tendono sempre più a scegliere un look un po’ meno classico, un po’ più stravagante, e – spesso influenzate dai modelli televisivi, di presentatrici e soubrettes - non rinunciano ai tacchi alti neanche per fare la spesa.. Anzi, combattono la guerra in difesa del tacco a stiletto anche negli uffici, come ha mostrato recentemente – tra l’altro- la sentenza di un giudice di Forum ( la trasmissione condotta da Rita Dalla Chiesa su Canale 5) a favore del diritto delle donne a indossare i tacchi a spillo nel luogo di lavoro. “Sono un’icona della femminilità” ha detto il giudice, nonostante le proteste del proprietario dell’azienda che li indicava come strumenti di distrazione per gli altri impiegati.

Ritratto di Dama - Collage di Alizeh de Beauvais

Ritratto di Dama - Collage di Alizeh de Beauvais

Anche i capi più semplici o classici cambiano allora aspetto, si fanno più trasgressivi. Anche il più sobrio e castigato abito nero si trasforma in un’arma di seduzione, se lo si arricchisce di coppe di pizzo, inserti trasparenti, bustier o dettagli in pelle, velluto, bordi di pelliccia o piume. Purché il senso della misura sia rispettato e il vestito non diventi un chiassoso travestimento. E l’abbigliamento resti uno spazio per la libera espressione del sé, e non trasformi la donna in un manichino su cui appendere capi alieni, orpelli firmati ma travisanti il vero volto che si esprime in ciascuna di noi. La battaglia a colpi di stiletto ci dice che la moda può essere uno strumento di autoaffermazione ma anche, al contrario, l’espressione di una rinuncia alla propria identità.

La soglia tra ciò che ciò che orna, “veste” e valorizza, e ciò che invece deforma, rompendo ogni armonia o equilibrio formale, è molto sottile. E così finisce che lo chic spesso sconfina nel kitch.

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© di Alizeh de Beauvais

Artista e osservatrice di moda e di costume


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